racconto di
Leo Gambsberg


Delos Ex Machina
L'ultimo libro

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RACCONTO

L'autore

Sono nato nel 1967 a Milano, dove tuttora vivo e lavoro. Di giorno sono il direttore marketing di un noto editore elettronico, ma con il calare delle prime ombre della sera mi abbandono alle mie antiche passioni: il jazz, il disegno, i giochi di ruolo e - naturalmente - la letteratura fantastica. Ho contratto il "virus dello scrittore" molto presto, ma mi sono deciso a rendere pubbliche le mie opere solo in età matura; sono stato infatti scoperto in occasione del Premio Lovecraft 1999. Sono uno scrittore eclettico, che alterna scenari di intensa drammaticità a parodie picaresche. Finalista e segnalato al Lovecraft, all'Alien, al Cristalli Sognanti e al Courmayeur, sono alle prime armi in fatto di pubblicazioni, ma la mia recente uscita su Delos (con L'epopea dell'Euphrates) è stata molto apprezzata dai lettori. La mia esperienza professionale a diretto contatto con le tecnologie dell'informazione mi ha reso molto sensibile al tema dell'informatica del futuro. Secondo me, la rivoluzione delle tecnologie dell'informazione sta solo movendo i suoi primissimi e barbari passi, e il futuro ci riserverà parecchie sorprese: una realtà che supererà di molto le fantasie della più sfrenata SF.
Credo sia acceso: ci sono dei buffi graffiti sul visore, e un altoparlantino mi fa dei bip. Uno, due, tre, quattro... Starà funzionando, questo coso? Proviamo.

Introduzione a cura dell'autore. Quello che state leggendo - se lo state leggendo - dovrebbe essere nella migliore delle ipotesi un racconto alfabetico. E se lo state leggendo, siete evidentemente paleoglotti, archeologi della semantica o sistemi di scansione molto avanzati. Oggi è il... 37-22, se non sbaglio. Anno del topo.

Ho deciso di reagire, in maniera lineare e perfettamente futile, a un nuovo fottuto dannatissimo attacco di sgretolamento, quando ti senti addosso tutto quello che non vorresti sentirti addosso. Dicono che è un effetto collaterale dell'aconnessione. Ma so bene che un rimedio c'è, e mi concentro anima e corpo in qualcosa di straordinariamente fantastico, come ad esempio il prologo dell'ultimo libro che mai verrà scritto.

Prologo: e se cambiassi aria per un po'? Mica tanto, giusto il tempo perché si sistemino un po' le cose! E se entrassi nel ventre del primo cargo mercantile che si parcheggia in orbita? E' sempre stato il mio sogno: dormire sonni surgelati giusto per qualche secolo.

Il futuro, lo dico sempre, esiste solo in grammatica. Oggi sono qui - o così sono sommariamente propenso a credere - e - per la prima legge di Eraclito (o era Erodoto?) - nel contempo non ci sono. Il mio essere - voglio dire - è in vero un divenire, e il mio divenire - essendo teso al futuro - esiste soltanto statisticamente. Non credo di essermi spiegato ma non importa. In futuro tutto sarà più chiaro.

Uhm. Non devo dimenticare che il flusso dei miei pensieri si fa parola scritta, in tempo reale: meglio pensare più ordinatamente, sequenzialmente. Dunque facciamo un passo indietro.

Ho sempre adorato i libri, ancor più delle anfore e delle automobili. Ricordo la prima volta: al portale Urania avevano aperto un intero ramo museale con esposizione di reperti virtuali. "La parola scritta: i primi passi verso l'informazione", questo era - credo - il titolo della mostra. Non capivo bene di cosa si trattasse, ma avevo solo trent'anni, e poche e confuse informazioni nella mia interfaccia celebrale. Più avanti ebbi modo di approfondire meglio: gli antichi - in mancanza di supporti più acconci - inventarono un sistema di rappresentazione grafica della parola affinché un'informazione potesse essere trasmessa ed archiviata. Molto ingegnoso, molto affascinante: ve li immaginate quegli astrusi parrucconi tutti intenti a dividere lettere e sillabe e associarle le une alle altre per riprodurre simbolicamente i suoni con cui comunicavano? Ma non c'erano interfacce cerebrali, allora, né registratori di alcun genere, e questo parve a tutti il sistema più pratico per non fare casino.

Quando la rivoluzione informatica del ventunesimo secolo mutò radicalmente il significato di "linguaggio", la parola scritta divenne un ottimo argomento di tesi universitaria, e null'altro. Troppo convincenti le trasmissioni cerebrali dirette, le rappresentazioni iconiche olografiche, i chip proprietari: chi aveva più bisogno di spaccarsi gli occhi per leggere? Così almeno è spiegato nei Repertori Marziani, e loro la sanno lunga...

Vent'anni fa manifestai al mio angelo custode l'intenzione di imparare a leggere, e questi/lui cercò di farmi capire che non era un'attività molto utile: le informazioni scritte sono state tutte riversate nei nostri archivi, e leggere significa imparare lingue morte e sepolte, con grammatiche estremamente complesse e del tutto prive d'intuitività. Mi cimentai ugualmente, ma i risultati non furono granché esaltanti: dopo due anni di fatiche abbandonai l'impresa, e decisi di approfondire soltanto l'aspetto generale della questione. Sono un analfabeta, insomma, l'equivalente di un anumerico del terzo millennio e di un aconnesso del giorno d'oggi. E la cosa mi ha incuriosito al punto che ho deciso di aconnettermi per tentare un parallelismo delle due condizioni.

Si è spesso portati a credere che un aconnesso non abbia accesso ad alcun tipo di informazione, e che tanto meno sia interessato a cercarla. Niente di più falso. Quando mi stufo di giocare a Kubik e di bere surrogati alcolici, trovo nei Repertori Marziani e negli Archivi Atlantici infiniti teratoni fuori linea, pronti a soddisfare ogni mia curiosità. Forse non si tratta di archivi aggiornatissimi, ma ho notato che nel mio caso specifico più la mia fonte di informazioni è vecchia, migliore è il contenuto.

Essere aconnessi è una condizione che in fondo non mi dispiace. Certo un po' solipsistica, e spossante, ma peraltro era questo l'unico modo di realizzare il mio sogno. Vi ho già parlato del mio sogno? Accidenti, l'arte di esprimersi per parola scritta è andata certamente perduta, ma mi era parso... Dovrei tornare indietro? Come faccio a scoprire se l'ho già scritto... E' sequenziale, per cui dovrei riavvolgere, o... 'fanculo, lasciamo perdere!

Per farla breve, mi sono messo in testa di scrivere un libro: l'Ultimo Libro, per l'esattezza. E un bel giorno - cioè oggi - mi sono attaccato in testa il fixfluxus, che scrive ciò che voi leggete. Per chi non lo conosce, il fixfluxus è un aggeggio che qualche secolo fa spopolò e rese megacrediti al suo inventore, di cui ora non ricordo il nome. Se non ne avete mai sentito parlare, sono spiacente ma da me non riceverete molte altre informazioni tecniche: non ho la più pallida idea di come funzioni. Quel che è certo è che registra - o almeno dovrebbe - i pensieri coscienti che transitano in un'area particolare del cervello per poi tradurli in testo scritto. Mi sono procurato questo cimelio per quattro soldi in un mercato decentrato della rete, ma purtroppo le istruzioni non sono automatizzate, anzi: ironia della sorte, sono scritte in un bel libricino di similcarta...

Quand'ero più giovane ho scoperto che il primo libro vero e proprio mai scritto fu la tal Omerea di un certo Ulisso - un autore dell'Antica Europa - e si trattava - se ricordo bene - di un poema in versi che narrava del lungo viaggio di un certo Omero, appunto, in luoghi fantastici e ai più sconosciuti (il che non sorprende, trattandosi di luoghi fantastici). Da allora a oggi c'è di mezzo la storia dell'uomo, che è uscito dalle caverne, si è depilato e ha cominciato a inventare utensili sempre più complessi per facilitarsi la vita. Non sempre questo gli è riuscito al meglio, e la stessa astrusità di discipline come la calligrafia e la grammatica lo stanno a dimostrare, ma il suo inarrestabile cammino di civiltà l'ha infine portato a creare (con il determinante contributo del caso) la prima macchina pensante. Da quella rete neurale da quattro soldi alla Grande Mente Superiore il passo è stato in realtà brevissimo, e ora possiamo dedicarci a tempo pieno alle nostre gozzoviglie, fintantoché GMS e le sue infinite periferiche provvedono a noi.

Ma torniamo al mio prologo: un giorno mi sono detto che ormai libri non ne avrebbe scritti più nessuno, perché nessuno li avrebbe letti, ed era pertanto alla mia portata il primato storico di essere l'ultimo scrittore. Per questo ho deciso di comprare il fixfluxus e di mettermi all'opera. Sembrava un gioco da ragazzi, ma fin dalle prime stampate mi sono accorto che qualcosa non funzionava: come si può scrivere un libro senza avere una storia da raccontare? E che luoghi fantastici - sulla falsariga di Ulisso - potrei descrivere io, specie ora che non sono più connesso?

Il compito è dunque duplice: sono scrittore - ovvero estensore - di questo libro e nel contempo inventore dei contenuti da narrare. E per sancire quanto sopra mi sono dato uno splendido pseudonimo: Omesso, che sarebbe la fusione di Omero - l'eroe protagonista - e Ulisso - il sommo vate.

RRRRrrrrrr hhhshshshsowtp Che succede? whtruàiop wiu eàrt cazzocazzocazzocazz ocazzocazzocazzocaz z ocazz ocazzocazzocazzo uhjjuhjj jjjh jj

Non preoccupatevi, è che questo aggeggio ogni tanto... Beh, si tratta di un catafalco di almeno trecento anni fa! Non c'è da stupirsi più di tanto se perde qualche colpo! Peraltro debbo dire che andrebbe regolato da qualche parte su "poema in versi" o qualcosa del genere, ma il libretto delle istruzioni - come vi ho già scritto - mi è del tutto inservibile, e io non oso certo riprogrammare questo accrocchio. Dovrò accontentarmi. Ma di che mi preoccupo? Se sono l'ultimo scrittore, il mio pubblico sarà necessariamente assai poco pretenzioso...

Ma torniamo a... di cosa stavo scrivendo? Già, sempre il prologo, con il sottoscritto in cerca di contenuti per il suo primo ed ultimo capolavoro. Ma prima di entrare nel vivo vorrei proprio rileggermi: credo che la mia stesura non sia un granché fluida, e vorrei ricomporre un po' questo dannato prologo. Il problema è che non so proprio come fare: con questo tasto accendo il fixfluxus, e con quest'altro lo spengo. Per stampare mi occorrerebbe ovviamente una stampante, ma temo di aver finito la similcarta, e non è certo roba che si possa trovare così facilmente al giorno d'oggi! Un momento, proviamo questo bottoncino giallo...

EeeEEeEeEEEEkkkkkkkkkkkkk jygjygjygjb j caaaaa zz zzz zoooo froggg gogog go go jkklò à à à àà Ancora? okkokokokokok BONK BOK BK B fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii bum

Epilogo: non sempre le cose vanno come vorremmo.

Mi sono permesso di mettere in memoria queste poche frasi qualora qualcosa fosse andato storto, giusto per non lasciare senza finale il mio seppur incompiuto capolavoro. Evidentemente qualcosa non ha funzionato: posso essere morto io nel corso delle mie "epiche gesta" o - assai più probabilmente - deve essersi guastato il fixfluxus, cosa che ho temuto fortissimamente fin dal momento dell'acquisto. Non ci si può proprio fidare dei rigattieri periferici della rete: devono essere convinti che se non ti rifilano una fregatura non fanno per bene il loro mestiere.

Ad ogni modo, e comunque siano andate le cose, il fatto è che non ho potuto completare l'estensione del mio scritto, il che farebbe sfumare il mio progetto. Questo è un dato che vorrei tuttavia commentare a priori: il primo uomo che riuscì a scrivere un vero libro, riuscendo con immane sforzo a completare la sua opera dopo chissà quante notti insonni, litigate in famiglia, crisi d'ispirazione e attacchi di sgretolamento, aveva forse per le mani una penna laser, una bacchetta, uno scalpello, una tastiera, un qualsiasi coso ma certamente non - e mi ci gioco il bypass - un fixfluxus comprato da qualche imbonitore della rete.

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