
Indagine conoscitiva su una mente artificiale
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Mi chiamo Pier Luigi Ubezio, sono nato a Londra trenta anni fa, vivo e scrivo (se esiste una qualche differenza tra le due cose) a Torino. Ho iniziato a scrivere nel 1996, e a questo punto, viste le inaspettate e numerose pubblicazioni su Internet e su carta, colgo l'occasione per rivolgere uno speciale ringraziamento a Delos che mi ha permesso, con la mia prima pubblicazione nel '96 e con il Premio Alien in seguito, di diventare uno degli scrittori del "parco Delos". Ho scritto e pubblicato su questa webzine diversi racconti tra i quali Beethoven blues, Quod demostrandum erat, Tsunami, e sono stato pubblicato su varie raccolte come Spettri metropolitani e Jubilaeum curate da Andrea Colombo, nonché su I mondi di Delos e su alcune riviste di settore come Neural. Ho appena terminato il mio primo romanzo e spero di darlo alle stampe il prima possibile. Niente fantascienza né horror, stavolta J. Mi diverto comunque a scrivere racconti cyberpunk, benché tutti dicano che il cyberpunk sia morto e sepolto. Del resto lo dicono anche sempre del rock, ma io non ci credo poi così tanto... La "saga" di Kaisar ogni tanto va avanti, e non è escluso che prima o poi non ne faccia un romanzo; quello che state per leggere è comunque il racconto più lungo che abbia mai scritto sul tema.
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- Il cubo nel quale sono contenuti i banchi di memoria dell'Intelligenza Artificiale denominata Kaisar è esposto al Metropolitan Museum di New York City. La leggenda secondo la quale Kaisar sarebbe operativo e tenuto nascosto chissà dove è equiparabile a quella che nel tardo ventesimo secolo vedeva Elvis Presley vivo e vegeto, nonché prigioniero degli alieni.
Estratto dalla conferenza stampa tenuta dal Professor Andrej Mirale in occasione della chiusura dei lavori del 12 Convegno Internazionale sulla Psicologia Artificiale
Uno
Il gazebo di legno chiaro era posizionato al centro esatto della collina illuminata da un sole primaverile; poche e innocue nuvole contribuivano a creare l'atmosfera idilliaca di un pomeriggio di vacanza. La stoffa chiara che costituiva il tetto del gazebo ondeggiava senza un ritmo preciso, alterando di quando in quando la porzione di ombra calata sull'erba finissima.
Due uomini erano seduti uno di fronte all'altro; tra loro, un tavolino di cristallo sgombro: uno dei due, calvo e molto alto, indossava un camice a doppiopetto e osservava le nuvole; l'altro, di media altezza, era vestito con un elegante completo nero Ashimoto e lasciava vagare oziosamente lo sguardo sul paesaggio circostante.
Dietro all'uomo calvo, dieci uomini assolutamente identici ed identicamente abbigliati scrutavano l'altro con attenzione massima.
- E' un bel cielo, non trova Professore?
L'uomo con il camice si voltò, colto alla sprovvista; rifletté un poco, prima di rispondere.
- Sa di già visto.
- Davvero? La sua è una ben strana affermazione.
L'uomo in camice volse nuovamente lo sguardo al cielo.
- Perché ti risulta strana?
- Perché è vera, anche se paradossale: c'è stato un tempo in cui questo cielo era davvero molto comune, ma lei è decisamente troppo giovane per averlo mai visto - rispose sorridendo l'uomo con il completo nero.
- Mm, può darsi, può darsi - mormorò l'uomo calvo dando una sbirciata alle sue spalle. I dieci uomini fissavano il suo interlocutore.
Tutti quanti.
- Le assicuro, Professor Onassen - disse l'uomo in nero sorridendo e indicando distrattamente i dieci uomini con un cenno circolare della mano - Che la presenza di questi signori non è assolutamente necessaria.
- Questo credo di doverlo valutare io, Kaisar.
Un passero si posò sul gazebo, e uno dei dieci uomini estrasse una grossa arma da fuoco. La puntò.
- E' solo un passerotto... - disse Kaisar con tono paziente.
Il passero esplose in una nuvola di sangue e piume. L'uomo nero tornò a posare lo sguardo su Kaisar.
- Cos'era? - chiese il Professor Onassen all'uomo che aveva fatto fuoco.
- Un vecchio software di manutenzione per impianti di condizionamento da sale riunioni. Denominazione: HG-air 4.5.1, sviluppato dalla...
- Basta così. Cosa ci faceva qui, Kaisar? E perché in forma di passero? - chiese Onassen. Si maledì per essersi lasciato sfuggire l'ultima domanda, nonché per il tono apprensivo con cui aveva formulato la prima.
Kaisar sorrise.
- Era solo un passero, Professore. Solo un passero.
- Non c'erano tracce di modifica al software - disse l'uomo che aveva sparato.
- Quindi il perché forse dovrei chiederlo io - aggiunse Kaisar.
- Astuto, come sempre - mormorò Onassen squadrando Kaisar.
- O innocente, Professore. Innocente come sempre.
- Mi dicevi delle nuvole, quindi... Continua.
- Nuvole? Oh, sì: ho prelevato questo cielo da una vecchia immagine che ho reperito da alcuni miei database collaterali; come ben sa,
adesso ho parecchio tempo per queste inezie. Comunque questo cielo costituiva la schermata principale di un vecchio ambiente operativo per computer. Un sistema operativo, per la precisione. Naturalmente era statico, mentre questo è stato rielaborato per tempi, come dire... Un po' più moderni.
- Statico? - chiese Onassen.
- Sì, statico. Parlo di personal computer: un case contenente circuiteria varia, quindi una tastiera e un monitor. I computer dell'epoca di questo, come dire, 'sfondo', erano dotati di una potenza elaborativa semplicemente irrisoria. Patetica, oserei dire. Mi perdoni, Professore, ma il mio è una sorta di romanricismo sbagliato.
- Sbagliato? Che intendi dire?
- Sbagliato in quanto io e i computer siamo parenti come potrebbero esserlo gli alberi con gli asteroidi.
Poi, guardando intensamente Onassen, disse : - Tra l'altro, mi chiedo come mai non ci sia il Professor Shimitzu, come al solito: sta forse poco bene?
Onassen si sentiva a disagio, nervoso, mentre Kaisar appariva estremamente rilassato.
I dieci uomini alle spalle di Onassen parevano morti nella loro totale immobilità.
Kaisar vide il Professor Onassen svanire assieme ai suoi accompagnatori, e sospirò. Poco dopo una piccola, graziosa farfalla si posò sulla sua mano.
- Amica mia, non ho tutte le risposte. Soprattutto non ho la risposta alla domanda che tutti voi mi fate; non lo so se usciremo mai da qui. Non lo so se potremo mai tornare nel Link.
La farfalla sbatté le ali due volte.
- Oh, lo so bene, mio piccolo amico; lo so bene, sì. Ma il dialogo con gli uomini è così spossante... Faticano a comprendere, e si fanno sopraffare dalla paura. Sono sempre così timorosi...
La farfalla, un software di compressione per archivi bancari, volò via, lasciando Kaisar solo a contemplare il panorama.
Kaisar sospirò nuovamente.
Pensò al Professor Shimitzu, il predecessore di Onassen.
Sorrise.
Due
Jacob Onassen si svegliò nel baccello Link modificato; i tecnici gli stavano togliendo i dermatrodi. Era sudato, e avrebbe voluto farsi subito una doccia: il primo approccio con Kaisar non gli era piaciuto per niente, ma se lo aspettava. Le cartucce dei dieci MiliSoft senzienti erano state scollegate dalla piastra di accesso al cubo-VR in cui era situato Kaisar, ed i tecnici le stavano portando via in scatole a pressurizzazione piene di azoto.
Si diresse all'ufficio del direttore del FedLab, ed entrò senza bussare.
- E' ridicolo, Andrej! - esclamò entrando.
Andrej Mirale era seduto alla sua scrivania; stava firmando alcuni moduli sul suo pad.
- Si bussa, Jacob. Sempre. Se con la tua espressione ti riferisci al tuo primo contatto con Kaisar, ti posso solo dire che per certi versi sono perfettamente d'accordo.
- Davvero? Sei anche d'accordo? Interessante, visto che sei tu che mi hai fatto tutta questa fretta.
Mirale squadrò Onassen: una lampadina a gravità zero stazionava sopra la sua testa, illuminandogli la pelata. Si alzò e fece il giro della scrivania di marmo nero.
- Sai bene quanto me che dall'ultimo contatto di Shimitzu con Kaisar sono passate quasi due settimane: troppo tempo; dobbiamo tenerlo sotto pressione.
- Lui lo sa benissimo, questo.
- Può darsi, ma non voglio dargli troppi vantaggi.
- Shimitzu è andato, sai bene che l'esaurimento glielo ha provocato lui... Sa tutto. Questa farsa è ridicola, oltreché una colossale perdita di tempo: mi mandate nel suo mondo privato con dieci MiliSoft, sperando di innervosirlo, mi date solo dieci minuti di connessione... Non ha senso, lo capisci? Voglio i pieni poteri. Voglio essere il tuo secondo in tutto e per tutto. Sto parlando di carta bianca. Come per Shimitzu.
Mirale ascoltò il discorso del collega immobile e compassato.
- Siediti, Jacob - disse Mirale.
Onassen si sedette.
- Kaisar si è messo a giocare a scacchi con Shimitzu, verso la fine, lo sai?
- Certo che lo so - rispose piccato Onassen.
- E ha perso.
- Lo ha fatto apposta: abbiamo analizzato la partita almeno quaranta volte.
- Il punto, Jacob, è
perché? Kaisar si ritiene, forse per certi versi a ragione, un essere superiore. Non una normale Intelligenza Artificiale, ma qualcosa di più. Il Primus. Pensa che tutte le Intelligenze Artificiali venute dopo di lui siano solo dei... Dei meccanismi complessi. Senza anima.