
Disconnessione in corso
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Sono nato a Genova, dove risiedo, ventisette anni fa; da circa metà del tempo leggo horror e fantascienza. Tra i miei autori preferiti ci sono H.P. Lovecraft, James Ballard, Clive Barker. Ho una passione viscerale per il cinema di David Cronenberg. Scrivo da qualche anno e sono arrivato finalista a qualche premio, tra cui l'Alien e il Cristalli Sognanti. Ho vinto il Lovecraft del 2000 con il racconto Voci, mentre un altro racconto sarà pubblicato sul prossimo numero di Carmilla. Attualmente sto dedicandomi a un romanzo horror di ispirazione lovecraftiana. Riguardo a Disconnessione in corso posso soltanto dire che non sono un luddista, come si potrebbe credere... ma altresì penso che l'impatto dell'informatica sulla psiche umana sia un territorio ancora tutto da esplorare e irto di insidie, probabilmente assai meno benigno di quello che vorrebbero farci credere.
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Con un computer impiantato nel midollo spinale, David conosce sempre l'ora con precisione atomica.
20:30:00 e tra le orecchie pulsa la sigla di
GlobalTime: bassi riverberati e strumenti etnici. Seduto sulla poltrona nera nella stanza senza altro arredamento, guarda balenare sotto le palpebre i titoli delle principali notizie. Insieme a dinamitardi indipendentisti, dive dell'interattivo e prodotti in offerta lancio, una moltitudine di messaggi gli affolla la mente:
qual è la tua opinione? Partecipa ai sondaggi!
21:52:41 e dal frigorifero prende il latte di soia comprato quel pomeriggio. In un nanosecondo, il chip intessuto nel cartone umido registra una diminuzione di peso all'interno della confezione e si collega alla rete neurale di David; ne preleva i dati di dominio pubblico e li trasmette via satellite alla sede della
SweetMilk, Inghilterra. Al secondo sorso di bevanda, il computer annuncia che c'è un nuovo messaggio:
il nostro latte ti piace? Descrivi le sensazioni che provi bevendolo! Puoi vincere magnifici premi!
22:09:34 e David visualizza brani sparsi di Nietzsche e Feuerbach scovati in un cimitero di pagine web in disuso. Non fa in tempo a cominciare a leggere che la messaggeria riprende a pulsare come un dente cariato:
vuoi condividere le tue idee? Ci sono duecentosedici forum dove si sta discutendo di filosofia, religione, ateismo e argomenti simili.
22:51:27 ed è sdraiato a letto. Tiene gli occhi aperti, fissi su una porzione di muro dove ombre scialbe s'incrociano e si rafforzano. A intervalli regolari serra e riapre le palpebre per sovrapporre alle ombre l'impronta fosfenica di un fotogramma pornografico, che osserva dissolversi lentamente. Dopo un poco, sostituisce l'immagine con quella di un bambino focomelico; serra e riapre le palpebre; poi sostituisce l'immagine con quella di un corpo umano parzialmente dissezionato; serra e riapre le palpebre... Nonostante i filtri notturni, il computer lo avvisa:
c'è un messaggio prioritario del Centro di Igiene Mentale.
23:12:50 e vuole soltanto dormire.
Il computer comincia allora a suonare una melodia ipnotica; comunica col terminale del letto, che asseconda l'anatomia spigolosa di David adattandovisi con fruscii discreti; disattiva gli schermi sotto le palpebre; regola il battito cardiaco, la respirazione e un'altra dozzina di funzioni corporee di cui David ignora il nome. (Il computer provvede immediatamente a recitare a tempo con la musica ipnotica:
sudorazione, funzionalità renale, metabolizzazione di zuccheri e proteine...) Quindi conclude domandandogli che genere di sogni desideri fare quella notte.
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Il giorno successivo, 9:11:15.
Erika occhieggia David e incurva le labbra sui denti perfetti. Non sorride a lui, ma a ciò che sta per farle.
Entrambi sono fisicamente presenti in uno degli uffici-ambulatorio della InfoSkin; pareti bianche, mobilio di linee nere stilizzate, una vasca cilindrica che contiene piccole meduse vive. Al di là della finestra, il sole accende di luce tersa la costa e le palazzine arenose. Il mare, placido, splende di piccoli barbagli.
David conosce Erika Klager da quando si è rivolta alla InfoSkin: ex ballerina della compagnia
Ancient Arts and Entertainment, da quattro anni è affetta dalla patologia indicata dai medici con l'esoterico acronimo AieM e comunemente chiamata l'
Allergia, con la A maiuscola; si tratta di una malattia venerea, ma definirla
Allergia aiuta a circoscriverla tra i disturbi tollerabili. La verità è assai diversa: chi contrae l'AieM rigetta ogni computer organico e, se non muore di setticemia, è comunque tagliato fuori dall'era della comunicazione assoluta, esiliato dal villaggio globale. Per questo tutti sentono un gran bisogno di esorcizzarla.
La cartella clinica di Erika è un sommario sorprendentemente ricco di innesti abortiti, tanto da sembrare un manuale di patologia; la sua pelle è istoriata da due sistemi sviluppati in eleganti diademi tribali, un Micromac Skin 13 e un Dermatronic Tatoo, entrambi rigettati e per questo non funzionanti: le ricoprono la schiena, le natiche ben tornite e parte delle braccia, formando un complesso motivo di spirali e serpentine sinuose. Sono la topografia del suo talento perduto: trentamila passi di danza, combinazioni motorie e inchini diventati materia organica inerte. A un esame macroscopico si direbbero soltanto vecchi tatuaggi scoloriti.
David fissa gli occhi della ragazza, retroilluminati di blu elettrico, che, in un istante, si fanno rosa sinché due vortici neri non coprono anche la sclera irritata. - Sono lenti al plasma - spiega lei, - piccoli computerini da oreficeria. Devo toglierle?
David annuisce. - Sì, potrebbero creare dei problemi di configurazione.
Erika si sfiora l'occhio destro e quella che sembra una lacrima si deposita sul polpastrello. La lascia cadere in un flacone contagocce preso dalla borsetta, poi ripete l'operazione con l'altro occhio.
- Non le provocano allergia? - domanda David, la voce solo apparentemente interessata.
- Un po', ma cerco di tenerle finché posso. Amo filtrare il mondo attraverso un computer. Anche se sono un sistema rigido e devo programmarle prima di metterle, m'illudo sempre che siano qualcosa di più intimo. Ovviamente non c'è alcuna connessione nervosa.
- Ovviamente - le fa eco lui.
- Senza questa risorsa morirei - confessa banalmente Erika. - Comunicare alla velocità della luce e tutto il resto, mi capisce, no? La perfetta espressione delle mie potenzialità...
la danza - . Trae un respiro tremolante e osserva il suo nuovo computer anallergico, che adesso David tiene fra le mani, sigillato in una confezione di plastica trasparente. Si stringe nelle spalle e ostenta un sospiro. - Certo, ho computer sugli occhi, nei piercing, nei capelli, dentro i vestiti, persino intessuti nella biancheria intima. Ma voglio di più. Voglio di nuovo la connessione neurale. - Un istante di silenzio, poi rivolge a David uno sguardo implorante, a palpebre sbarrate, da sotto in su, come un cartone animato giapponese; - lei è in grado di prevenire un altro rigetto? - domanda mentre il sorriso le s'arriccia in due graziose fossette sulle guance.
- La mia specialità è inventare forme, il resto è compito dei medici - dice David. E' la risposta standard, scritta sul manuale della InfoSkin. - Comunque non è difficile da installare - soggiunge aprendo con uno strappo la confezione sterile. Si tratta del miglior ritrovato in fatto di computer anallergici: nutrito per tre giorni col sangue di Erika, ne ha assimilato il bagaglio cromosomico. In termini strettamente legali, fa già parte del suo corpo.
Lei si alza dalla sedia, si toglie la maglietta scoprendo il seno piccolo e perfetto, quindi si sdraia prona sul lettino accanto alla scrivania. Dopo averle accuratamente disinfettato la pelle con gli ultravioletti, David fa aderire alla schiena la sottile membrana gelatinosa e, un istante dopo, la ragazza sussulta. Lui l'avverte: - sentirà un po' di bruciore finché i connettori non avranno raggiunto il midollo spinale.
Ma non è il dolore. - E' solo l'emozione - spiega Erika, - è così ogni volta. Come il primo bacio. - Nuovamente sorride; i denti brillano perfetti.
David attende qualche minuto quindi, con la penna laser, comincia a guidare la crescita del computer. Sviluppa il sistema in volute e spirali art noveau, stile Klimt, che vanno a coprire i sistemi rigettati. La pigmentazione, come ha deciso lei, tende all'azzurro; solo in qualche punto David azzarda riflessi più chiari che conferiscono al disegno un luminoso rilievo.
Erika stringe le dita affusolate al bordo del lettino e si sforza di rimanere immobile, e ciò nonostante prende a muoversi quasi impercettibilmente, come se immaginasse di far ruotare le natiche sul fulcro di un pene in erezione. - Che meraviglia - mormora a suo completo uso e consumo.
David dirige la crescita del computer nell'incavo della schiena, sino a chiudere la simmetria del disegno in una congiunzione di curve d'un azzurro quasi fosforescente. Sotto la pelle stanno già intessendosi le terminazioni sintetiche, avviluppandosi alle capillari ramificazioni del sistema nervoso. David solleva la penna laser con un gesto veloce, fa un passo indietro e studia la propria opera. - Adesso si spogli completamente, per favore.
Erika si mette a sedere sul lettino e affaccia lo sguardo da sopra la spalla candida; i suoi occhi ammiccano. - Come sta venendo?
- Per adesso, meravigliosamente - dice David, sforzandosi di non lasciar trasparire il solito malumore nella voce e riuscendo persino a sembrare credibile. Non perché il tatuaggio non gli stia riuscendo come voluto, ma perché ormai l'entusiasmo dell'
artista è scomparso. I primi tempi, forse, se ne sarebbe detto sinceramente soddisfatto... ormai, però... non fosse altro che disegnare a mano è diventato una mera illusione di controllo, un'azione abbastanza sacra e rituale da essere anche vuota e inutile, che qualsiasi computer saprebbe compiere decisamente meglio. Se si ferma a riflettere su quante cose sono cambiate dentro di sé, sa già che il proprio computer interverrebbe immediatamente con messaggi da questo e da quel centro per il recupero delle personalità asociali. Per un istante soltanto, il sorriso si stempera in un'accenno di smorfia. Erika non se n'avvede e continua a rimirare il nuovo tatuaggio intelligente, fremendo un poco per il vago dolore/piacere prodotto dall'espansione delle terminazioni nervose sintetiche.
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Ore 21:44:12 e che David sia ubriaco non ha nulla a che fare con Erika Klager; semplicemente sta tentando di far tacere il proprio computer.
Come per ogni altra cosa, i problemi sono proporzionali al livello di coinvolgimento. Il fatto di essere nato privo degli arti inferiori non ha certo agevolato la sua indipendenza: a due anni era già connesso alla rete globale, quindi con un certo anticipo rispetto agli altri bambini, che a norma di legge devono esserlo al compimento del terzo anno di vita: così ha conosciuto il mondo attraverso l'interfaccia di un computer,
co-co è stata la prima parola che ha pronunciato (intanto che papà e mamma battevano le mani), e ha imparato a pensare costantemente guidato, incitato e vigilato dalla morbida voce interiorizzata di
co-co, appunto il suo computer.
Adesso, le gambe di David sono un Beta VX espanso, stratificazione di decine di sistemi, sempre più evoluti: dentro ci sono ancora le sue gambe di bambino, rimodellate; nei ginocchi, i piedini paffuti: su tutto, l'involucro della materia spugnosa del computer, cioé la propria pelle clonata. Il computer di bordo dell'Apollo 11, con cui meno di cento anni prima l'uomo era sbarcato sulla Luna, aveva la capacità di elaborazione di un diecimilionesimo della rete neurale che gli attraversa ogni singola vertebra.
Si passa le mani tra i capelli e sbuffa in modo un po' teatrale, tanto per ribadire a se stesso di essere ubriaco. E più il suo computer impegna tutta la biochimica del corpo per mantenerlo sobrio e vigile, più David tracanna vodka direttamente dalla bottiglia, mentre ciondola le gambe artificiali oltre il bordo del letto e suda dentro ai vestiti.
Erika Klager.
Potrebbe generare simulacri di Erika e godersi la sintetizzazione della sua bellezza pallida e concreta. Se non lo fa è perché il controllo assoluto lo atterrisce invece di eccitarlo. Dispone di 126 minuti di Erika, memorizzati intanto che la tatuava, il suo corpo visto da ogni angolazione possibile, con ottime panoramiche da dietro. Più che sufficenti per generare un modello iper realistico con
Selflover 2.0 o altri programmi del genere. Ma si limita a far scorrere negli schermi sotto le palpebre i 126 minuti come suo nonno guardava le videocassette. Avanti, indietro, fermo immagine. Nessuna interattività. Nulla di
virtuale. La realtà sarà pura percezione, ma nelle simulazioni gli pare che manchi sempre qualcosa. Non certo l'anima. La spiritualità non c'entra. Anzi: il sesso virtuale
è spirituale: è il frutto delle epidemie, della paura del contatto fisico, del dolore, dell'alito che può
anche avere un cattivo odore. Il sesso virtuale è una lucente sinfonia di entità incorporee avatarizzate in un luogo fatto di gigabytes e nuvole frattali. Quel qualcosa che manca è proprio il peso della carne. Non è questione di superfici e colori, ma di ciò che sta sotto la pelle. E' la carne, il sangue, i rumori intestinali. Il computer riproduce le superfici intorno ad un puro nulla idealizzato. Il nulla metafisico delle anime danzanti.
Sdraiato sul letto sfatto, David emette un rutto gracidante. Quasi con rabbia si ficca una mano dentro i pantaloni, si estrae il pene e comincia a masturbarsi senza trasporto, troppo confuso, troppo pensieroso. Ecco che arrivano i soliti messaggi:
scambio virtuale di coppia... vuoi condividere il tuo orgasmo? Vuoi essere stimolato dalle migliori cyber-entraineuse della rete? Ci sono duecentonovanta messaggi di persone che vogliono assaporare il tuo piacere. Self-lover 3.0, l'evoluzione del desiderio. Sodoma 12.0, per dare sfogo ai tuoi gusti più bizzarri...
Scuote il capo, e sbuffa di nuovo. Continua a far scivolare le dita sul pene, sempre più lontano da quel gesto meccanico. Poi, all'improvviso, viene trafitto da un crampo alle viscere; il suo computer ha deciso di espellere la vodka con un conato violento. Si sporge oltre il bordo del letto e vomita sul pavimento. Riconosce il cibo rigurgitato.
Bioburger Natura... naturalmente buonissimi! E' sempre connesso.
Vuoi condividere la tua esperienza? Ci sono centododici messaggi di gruppi contro l'alcolismo.
David anela alla solitudine, al silenzio, all'oblio. Vorrebbe che, almeno per mezz'ora al giorno, il suo computer tacesse.
Messaggio prioritario del Centro per la Prevenzione dei Comportamenti Asociali. Vuoi condividere la tua esperienza? Vuoi discuterne? Messaggio prioritario: sei invitato al Forum permanente sulle tossicodipendenze. Mal di testa? Nausea? Usa Perfecto, l'analgesico-antiemetico completamente biologico!
Non può fare altro che sentirsi patetico. Ubriaco, con il sapore di acido che gli brucia in gola, non riesce nemmeno a masturbarsi. Dopo l'ennesimo sospiro si domanda qual è il lato di Erika che lo attrae di più.
E, in un istante di quella che potrebbe persino essere lucidità, si risponde:
l'AieM. La benedizione virale.
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Il giorno dopo, 10:15:44.
Nell'ufficio buio, David guarda Erika provare alcuni dei diecimila passi di danza appena installati nel nuovo computer anallergico: il corpo nudo della ragazza traccia sinuosi mandala a mezz'aria, nastri di luce bioelettrica, scie fosforescenti che svaniscono lentamente nel buio.
Quindi, sorridente, sudata, il corpo palpitante, Erika va a sedersi davanti a David. Incrocia le gambe sul pavimento e riprende fiato. In fine ammicca. - E' davvero come rinascere. E' un'emozione... - non trova la parola. Serra gli occhi mentre interroga il computer (deve sforzarsi perché, forse, ha perso l'abitudine) - estasiante.
David annuisce e le sfiora la pelle del collo, dove due serpenti rossi aumentano e diminuiscono la luminosità a tempo col suo respiro accelerato. Per un istante i loro computer entrano in connessione. David percepisce la sua felicità nella forma di un suono intenso, che le esplode da dentro come un'energia troppo a lungo trattenuta. Pare un vento caldo che si direbbe spiri in una sera d'estate; una felicità radiante che s'esprime attraverso simboli abbastanza universali perché David possa condividerla... si ritrae, disgustato. Sospira e si guarda le dita, quindi le passa sui pantaloni di lino, con un gesto assolutamente volontario, che gli costa un notevole sforzo, perché il computer tenta di impedirlo. (E la messaggeria si riempe immediatamente:
gruppo Luce nelle Tenebre... per curare le psicosi asociali. Quand'è stata l'ultima volta che hai fatto controllare il tuo amato computer? Ci sono quattrocentoquarantasei forum dove si discute di problemi comportamentali!)
Mentre guarda la ragazza sorridere, sente nella testa l'eco residua della sua felicità coatta. E' come una sensazione di sporcizia interiore, di ovvietà e patetiche illusioni; un'infinita teoria di corpi collegati uno all'altro attraverso cordoni ombelicali fatti di computer di carne:
uno schifo! pensa in fretta, e un nanosecondo dopo s'aggiungono altre decine di messaggi:
vuoi curare le tue idee? Tu odi il mondo ma il mondo ti ama: il parere degli esperti. Il filosofo risponde. Prova gli antidepressivi Taxisto. Ci sono settantacinque messaggi di gruppi per la cura delle tendenze asociali...
- Non sarebbe meraviglioso se tutti noi fossimo costantemente uniti, ogni emozione condivisa, come un unico organismo. - David annuisce e si guarda riflesso negli occhi della ragazza e sente l'impellente necessità di allontanarsi da lei, ma no, la vuole accanto, perché è tanto preziosa l'infezione che porta dentro di sé.
Le ombre scivolano su di loro, nella grande stanza, allungandosi come acquerelli, dissolvendole nel buio liquido. - Tutti per tutti, meravigliosamente congiunti - insiste Erika, come incorporea in quella foschezza cinerea.
Allora David richiama alla memoria immagini di boschi in fiamme, di metropoli infinite, di immense distese di cemento, e di gente, corpi umani ammassati, brulicanti come insetti, che tutto inglobano e divorano. Cerca di farle fluire lungo il braccio, nelle strade digitali di tatuaggi sottocutanei, sino alle dita. E tocca Erika.
L'effetto non è immediato; la ragazza si alza, va sino alle vetrate e guarda a lungo la spiaggia, in silenzio. David rimane a osservarla, massaggiandosi lentamente l'avambraccio che crede di sentir bruciare, come se quelle immagini gli avessero raschiato da dentro le vene. Poi Erika scoppia a piangere. Inaspettatamente, assurdamente, dice: - il dodo! Noi esseri umani abbiamo massacrato il dodo perché non ci pareva abbastanza aggraziato per esistere.
David ride. Il computer lo informa che ci sono altre decine di messaggi prioritari da quello e da quell'altro gruppo di prevenzione contro i comportamenti asociali. - Gli esseri umani - continua a dire Erika tra le lacrime, - si sono divorati fra loro. Hanno divorato quasi ogni cosa.
- Noi esseri umani siamo il capolavoro di Dio - la imbecca David, senza smettere di ridere. Questa è bella. Il dodo: chissà da dove è saltato fuori.
- E le case. I palazzi. Le città. Sono come tumori in metastasi... metastasi... metas... - s'impappina, si regge al muro come se stesse per perdere l'equilibrio. China e scuote il capo.
David cerca di trattenere quella risata, si preme le mani sulla bocca, intanto che le messaggerie si riempono sino a dargli l'impressione che possano esplodere, e con esse una vena del cervello.
Centosedici messaggi. Respira pesantemente dal naso.
Duecentonove messaggi. S'accorge che non sta ridendo davvero: piuttosto scarica la tensione, sussulta di uno spasmo interiore.
Trecentosessantasei messaggi. La sensazione di avere un cuneo piantato in mezzo alla fronte, diritto dentro la testa.
Il computer di Erika, un po' per volta, riporta la calma dentro di lei. Sopprime uno a uno i messaggi cattivi, cancella ogni immagine. Ristabilisce lo
statu quo. Il processo si palesa sul viso della ragazza, che poco per volta si distende. S'asciuga le lacrime. Il silenzio della stanza è solo apparente. David crede quasi di poter ascoltare i messaggi che riempono il cervello della ragazza.
Non si deve essere asociali. Si deve essere un'unica grande famiglia. - Sì, il capolavoro di Dio. Il dodo s'è estinto per cause naturali - Erika ripete quello che sente, - noi cooperiamo e cresciamo in armonia...
Non aggiunge altro: torna al centro della stanza e riprende a danzare.
David serra le palpebre e sente solo il rumore dei suoi piedi nudi e il suo respiro. Distrattamente, mentre cancella i messaggi che continuano ad arrivare, gli viene da pensare che quel matrimonio alchemico fra carne e silicio era ovvio sin dai tempi in cui s'era diffusa la moda dei tatuaggi biomeccanoidi in stile classico, alla Giger. Era un tempo di computer esterni all'uomo, con funzioni separate, interfacce rigide e confini ben definiti. Ma quanto poteva resistere l'uomo alla fredda incorruttibilità dell'inorganico? (
Ci sono trentasei messaggi con la risposta a questa domanda. Ascolta il parere del filosofo!) Il corpo aveva sempre sognato di diventare una macchina. L'era delle Grandi Epidemie non aveva fatto che accelerare questo processo, rendendolo irreversibile. Con la febbre alta, morendo di encefaliti varie, defecando interiora e sangue, col sistema immunitario a pezzi per qualche ceppo mutante di AIDS, non era poi così strano invidiare il proprio PC. (
Vuoi condividere le tue riflessioni? Partecipa al forum permanente sui grandi temi della filosofia sociale!)
David s'accorge di essere stanco. (
Vuoi nuove scariche di adrenalina?) Raggiunge Erika e lei si ritrae con uno scatto: probabilmente non se ne accorge nemmeno: è il suo nuovo computer che protegge se stesso. Si guardano. Nel buio, la ragazza è un fantasma. Il corpo nudo, palpitante, i tatuaggi che s'accendono a ogni respiro. David le fa un cenno di saluto. Allora è proprio Erika a toccarlo. Dal contatto con la sua pelle, David riceve ondate di immagini rassicuranti: bambini che ridono, famiglie felici, persone che si abbracciano e si stringono la mano, tutti unanimemente fieri di essere umani. - Ci vediamo domani per installare gli altri passi. Poi potrai tornare a danzare in pubblico.
Erika annuisce. - Lo sto già facendo. - sul suo viso non c'è più alcuna traccia delle lacrime.
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Ore 01:46:13 e David viene svegliato da una scarica di adrenalina.
C'è un messaggio prioritario dalla InfoSkin. Si mette seduto sul letto, intanto che gli schermi sotto le palpebre si attivano. Il suo campo visivo viene occupato dalla faccia tesa del suo principale, Margherita, occhi da gatta e dredd biondi e rossi. - C'è un problema - dice lei. - Si tratta di Erika Klager. Sta rigettando.
Se Margherita potesse vedere il mezzo sorriso che dischiude le labbra di David, gli ordinerebbe di sottoporsi a una perizia psichiatrica. Ma non lo vede: David ha messo un calzino su tutte le microcamere sparse per la casa. - Ha chiesto di te - aggiunge la donna.
David si alza e si massaggia la nuca come se cercasse di riattivare il cervello. A farlo, nel giro di pochi secondi, è il suo computer, che dirige la biochimica sino a renderlo perfettamente vigile.
Comincia a vestirsi, la strana sensazione di essere il colpevole di ciò che sta succedendo. E' soltanto il computer, e lo sa. Se Margherita leggesse dentro la sua mente (forse sta già facendolo) si renderebbe conto una volta per tutte di avere alle sue dipendenze un perfetto asociale con tendenze autodistruttive. (David pretende di correggere questa parola e insinua la coscienza all'interno del vocabolario del proprio computer.
Non sono autodistruttivo. Piuttosto stanco. Insomma, gli dice,
non voglio che farti stare zitto una volta per tutte. Correzione impossibile. Accesso negato. Parametri errati. C'è un messaggio prioritario dell'assistenza tecnica.)
Durante il tragitto, si diverte a leggere, sovrappensiero, qualche messaggio:
tutti insieme; la magnifica sensazione di non sentirsi mai soli; comunica, espanditi, dì cosa pensi; sii sociale, sii fraterno. Cammina in fretta nella scura graveolenza della città vecchia, immerso nella sua mole imperitura e muffita. Invano, con progressive ritinteggiature, s'è tentato di dissimularne la decrepita identità. Il cielo d'un nero senza sostanza, striato di nubi notte-lucenti, sovrasta i palazzi composti di pietra e vetro fuligginoso.
Quando arriva alla InfoSkin, cancella ogni maledetto messaggio. Il bello degli antichi computer, pensa, era che funzionavano con l'elettricità.
C'erano cavi che potevano essere strappati.
C'è un messaggio prioritario del gruppo Luce nelle Tenebre. Partecipa alle sedute globali. Sii sociale. Accresci il tuo amore per il prossimo. Non pensare cose cattive.
Trova Erika seduta davanti alla scrivania, nell'ambulatorio. Ha una flebo attaccata al braccio. I suoi occhi sono immobili e spenti. Nella penombra, pare una statua di sale: sembra che solo sfiorandola si possa polverizzare. - Non riesco più a farlo funzionare - dice piano, la voce simile a un ronzio nel silenzio pressante delle ore che precedono l'alba.
- Non è colpa tua - risponde David. - E' il tuo corpo che sta ribellandosi. - L'accarezza, non certo per consolarla, ma come per scambiare un tacito cenno di assenso alla sua biologia ribelle. Ma il computer l'intercetta, e lo rispedisce al mittente nella forma di un centinaio di messaggi dei soliti gruppi ecumenico-informatici. David percepisce una fitta di dolore alle tempie, e sbuffa, mentre tutte le messaggerie si riempono, traboccano evangelici pistolotti d'amore universale e rimproveri che lo blandiscono come un genitore farebbero col figlioletto maleducato. A sua volta rigetta i messaggi, gli allontana con uno sforzo di volontà.
Il corpo di Erika non gli è mai sembrato tanto attraente; risale con gli occhi le curve muscolose delle sue gambe, sino alla curva delle natiche, là dove prolifera l'AieM.
- Non posso continuare così - dice la ragazza. - Non senza la connessione neurale.
Il computer interviene con alcuni suggerimenti:
sii buono con lei. Rassicurala. Tranquillizzala. Falla sentire ancora connessa al mondo...
- Imparerai ad ascoltare il silenzio - le dice invece David, non perché pensa che possa capire le sue parole, ma perché è quello che dice a se stesso. - Conoscerai l'incanto della solitudine.
Erika si alza di scatto, lo spinge lontano, cammina a ritroso, rovescia una poltrona e cade sulle ginocchia singhiozzando.
Senza nemmeno rendersene conto David aumenta il contrasto dell'immagine che sta guardando. Poi aggiunge un poco di rosso. E' come se volesse evidenziare la carne della ragazza. Ma non serve a nulla: ha l'anima digitale, Erika. E' una simulazione che cammina. Non c'è posto per la carne nel suo corpo, solo per l'idealizzazione di una massa. David le sfiora quel corpo nervoso, artificialmente adattato ai più popolari canoni di bellezza. La carne si ritrae al suo tocco, i muscoli si contraggono in una sorta di spasmo. Erika: vorrebbe acido da batteria al posto del sangue. Vorrebbe ossa di titanio, vorrebbe un computer dentro la testa che faccia danzare la sua anima fra le nuvole frattali di luoghi che esistono per puro arbitrio.
I pensieri di David si dissociano. Sciamano in branchi. Collimano e si scontrano. Un rictus nervoso gli deforma per un istante la simmetria del viso.
Vuoi condividere i tuoi pensieri? Parliamo di estetica? Il parere del sociologo. Le regole dell'attrazione. Ci sono centoquattro nuovi messaggi. Sii sociale. Sii caritatevole.
Erika accarezza piano la fronte di David. - Senti la sua voce, adesso, non è vero?
Lui annuisce. Finge un sorriso. Immagina la propria espressione. Il computer la ricostruisce. David serra le palpebre e vede il proprio viso simulato sovrapporsi a quello di Erika. Il sorriso fasullo è un taglio nella pelle.
- Nulla mi spaventa più della solitudine - dice la ragazza come se parlasse tra sé, - essere isolati significa essere morti. - Fa una lunga pausa di silenzio; alla fine gli sfiora una spalla, ma non incrocia i suoi occhi, guarda alternativamente il pavimento e la propria mano. - Voglio fare l'amore con te. E voglio farlo connessa. Voglio che partecipi quanta più gente possibile.
David sogghigna. Poi, senza farselo ripetere, comincia a baciarla sul collo, intanto che le sue mani stringono quasi con cattiveria il seno, lo soppesano, e le dita s'insinuano sino ai capezzoli. Allora il computer comincia a protestare:
questa persona è contagiosa. Ma David si sforza di ignorarlo e di estendere la propria presenza in quanti più luoghi possibile.
Le fa scorrere una mano nelle mutandine e si mette ad armeggiare coi propri pantaloni. Quindi le afferra la testa e la bacia, assaporando la saliva dolce che contiene il virus AieM.
Attraverso il contatto fisico, per un istante, mostra a Erika un vuoto compresso nero come un cielo senza stelle e lei che galleggia in quel vuoto. Se non avesse la bocca impegnata comincerebbe a ridere. Erika sbarra gli occhi davanti ai suoi. Le lenti al plasma disegnano un punto interrogativo nero su sfondo giallo. Si stacca. Mormora piano: - Dammi la connessione, ti supplico. La connessione totale...
Lo sta facendo. Sta già esaudendo il suo desiderio. Lascia che ogni messaggio si apra, sbocci come un fiore, gli avviluppi il cervello. Lancia lui nuovi messaggi di invito. Poi ordina al proprio computer di trasferire ogni immagine, ogni sensazione, ogni messaggio a Erika attraverso la lingua, la pelle, il glande. Le allarga le gambe e le scosta le mutandine, quindi la penetra, digrignando i denti, e percepisce il godimento di una moltitudine di sensi connessi ai suoi: il computer gli comunica che almeno quarantamila persone stanno masturbandosi in quel preciso istante, gustando l'amplesso come se fosse un normale porno interattivo. Per un istante serra le palpebre e vede un brulichio di cenere elettrica, leggermente rosé, in cui ogni pixel è la microscopica immagine di una faccia sudata e lasciva. C'è anche un ronzio, che sottende alla visione come una colonna sonora, un rumore altalenante di migliaia e migliaia di mani che stuzzicano, sbattono e spremono organi genitali. Fa voltare la ragazza e la penetra da dietro. Comincia a colpirla violentemente, e lei mugola, ruota il bacino, si morde le nocche, completamente assorbita da un orgasmo multimediale/mediatico. Tiene gli occhi caparbiamente chiusi, per vedere la cenere arrossata negli schermi sotto le palpebre e ascoltare ogni vibrazione della sinfonia della carne. - Io sono la società - ringhia David, forse senza connettere, intanto che la penetrazione si fa sempre più profonda ad ogni colpo di reni. - Sta ferma - le sbraita nelle orecchie; spinge il pene più profondamente possibile nelle budella, divaricandole le natiche. Una linea scarlatta cola lentamente tra le gambe della ragazza. Subito David raccoglie il sangue con le dita, che poi succhia, pregando che l'AieM lo benedica con una carica virale sufficiente a contagiarlo. - Io sono tutti quelli che hai davanti, che stanno guardandoti. Sono il mondo intero - dice con i denti sporchi di sangue. Erika ansima a tempo col suono prodotto dal suo pubblico. David la afferra dai fianchi e stringe la carne come se volesse strapparla. - Sono il tuo pastore. Sono la tua religione. Sono ogni informazione che ti mangia il cervello.
Erika prende a urlare, e va incontro al movimento di David.
L'orgasmo lo addenta alla testa. Lo acceca. La cenere elettrica esplode. Alla fine si stacca. Il pene sporco di sangue e feci. Nelle orecchie il suono della coalescenza del tutto. Sorride. Sudato marcio. Erika si volta, si passa una mano tra le gambe e sorride e indica David, che si guarda il pene floscio, e rivolge la propria risata a lui, ma i suoi occhi lo oltrepassano, non lo vedono affatto. - Grazie, grazie, grazie... - cantilena.
- Sta' zitta - fa lui portandosi alla bocca tutto quello che riesce a raccogliere con le dita.
Ma Erika è felice al punto di sciogliersi in lacrime. - Abbiamo goduto di mille e mille orgasmi in un unico istante. Io ero te mentre mi scopavi. Ero te e tutti quanti. Grazie, grazie...
David alza gli occhi su di lei. Non le sembra di vederla nelle tenebre. Ci sono solo i suoi tatuaggi. Fantasma di curve e spirali seriche. Fosforescenza umana. Quando i tatuaggi si spengono, è come se restasse solo.
Nella solitudine si fa largo un messaggio prioritario:
un'altra volta usa i profilattici Comdox. La protezione che c'è anche se non si sente.
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Ore 6:33:33
Questo non l'ho disegnato io pensa David guardando le nuove configurazioni del computer tatuato sulla pelle di Erika. L'ha convinta a dormire da lui, così adesso può osservare la reazione allergica. La stessa che, a quanto indicano i suoi programmi autodiagnostici, sta per colpire anche lui.
Per un po' il computer sembra crescere simmetricamente, poi inizia una rapida espansione caotica. Succede, è scritto su qualsiasi manuale di patologia. E' l'effetto dell'AieM. Dovrebbe svegliarla, ma preferisce non farlo.
Per prima la schiena: le spirali s'ingrossano sino a diventare cerchi simili a capezzoli. Le volute art noveau si fanno tentacoli. Un reticolo di terminazioni si diparte dal terminale gelatinoso, adesso turgido e scuro come cuoio. Sembrano vene in rilievo, non seguono alcun ordine. In meno di mezz'ora raggiungono le braccia ed Erika continua a dormire sebbene respiri con crescente affanno. L'armonico blu dei disegni s'annerisce come se stesse marcendo. Il respiro accelera e un sibilo le scorre in gola ogni volta che inspira. Ancora David aggrotta le sopracciglia ma non la sveglia; le urla e i pianti gli rovinerebbero la meraviglia di quello spettacolo.
Appoggia la mano sulla pelle ancora sana del ventre, aspettando di sentir crescere la carne sotto il palmo. Quando succede è come se decine di vermi s'aprissero la strada sotto l'epidermide. David sorride, perché lo solleticano.
Poi, purtroppo, Erika si sveglia da sola, perché sembra che non riesca più a respirare. Attonita, per un lungo momento, si guarda nella semi tenebra che sgrana i colori in una generica tinta grigio polvere. L'urlo che alla fine le prorompe dalla gola sembra poter sfondare le pareti. Sbarra gli occhi e guarda la propria pelle animata dalla metastasi allergica del computer impazzito. Disperatamente, con gesti rabbiosi, s'afferra brani di pelle ispessita, li graffia con le unghie e li strappa via. Le connessioni nervose le scivolano fuori dai pori, fili semi trasparenti, trascinandosi dietro piccole gocce di sangue che imperlano la pelle. Urla, respira, urla. Le lenzuola bianche si tingono di rosso. Rosso vivo, luccicante, assolutamente reale.
Alla fine sviene, nuda, sporca di sangue e sudore, esausta. Accanto al letto la sua pelle computer, molliccia, è stranamente simile a una placenta.
David sorride e per la prima volta nella sua vita, si sente davvero felice.
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Un giorno a caso di un tempo non calcolabile.
David è steso in un letto della clinica convenzionata alla sua assicurazione, senza gambe, coi monconi quasi completamente cicatrizati. Alla fine, prima di essere dimesso su una sedia a rotelle, sarà costretto a pagare l'intera parcella. Il
Tribunale Contro i Crimini Asociali ha sentenziato che il contagio è stato volontario. Ma David sarà ben lieto di farlo, anche se non gli resterà praticamente un soldo in tasca.
Perché adesso è libero. Libero come mai prima di questo momento.
Poi entra un gruppetto di persone vestite di bianco. Al collo strani simboli religiosi che brillano. Facce sudaticce e felici. Si dispongono intorno al letto, continuando a sorridere. Uno di loro dice: - abbiamo un messaggio di fratellanza per te.
Un secondo aggiunge: - anche se hai perduto la connessione, grazie a noi potrai ritrovare la via della comunicazione. - Un altro chiede: - hai mai letto Sant'Agostino? - Una donna tarchiatella, frangetta e sorriso ebete: - grazie a noi sarai riammesso nella comunità - . Un altro ancora soggiunge: - il tuo male è un fardello.
David, troppo stordito dagli analgesici, non può che protestare debolmente, col solo risultato di accendere i loro sorrisi di rafforzata solidarietà. - Non temere. Possiamo controllare noi la tua messaggeria.
- Possiamo leggere le notizie del giorno per te.
- Vuoi parlare di qualcosa? Vuoi renderci partecipi delle tue idee?
- Parliamo di filosofia? Di Gesù? Discutiamo della Bibbia?
- Condividiamo questo momento!
- Abbiamo un messaggio di fratellanza per te!
David chiude gli occhi. Scuote il capo. Sorride di pura autocommiserazione.
- Noi siamo il gruppo
Luce nelle Tenebre. Passerai con noi i prossimi tre anni. Così ha disposto il Tribunale.
-
Noi siamo la tua nuova connessione al mondo reale.