racconto di
Alberto Cola


Delos Ex Machina
Chandra, sogna la neve che brucia

Pagina 5 di 6 - 1 < 2 < 3 < 4 < 5 > 6 - versione stampa

RACCONTO

- Non è semplice.
- Non ho detto che lo sia. Altrimenti avrei usato qualcun'altro per metà del compenso. Non perda tempo a spiegarmi cose ovvie.
Il volto di Due Facce Sung è talmente indurito da sembrare scolpito nella pietra. Mi volto e a passi lenti punto verso l'uscita. - Le farò sapere - dico.
Un secondo, forse due. - Sa perché mi chiamo Due Facce?
Sento i suoi occhi che bruciano la mia schiena. Resto in silenzio, di spalle.
- No? Bene, mi fido di lei, Arran. Non mi costringa a mostrarle l'altra.

  • " Dire a un cieco: vedi com'è bello il giardino se la città sarà buia?"

    Afsoon Sheshbolooki - Pensieri, Teheran

Un ghost.
Appena dietro la torre dell'orologio dello Star Ferry Terminal, la punta meridionale di Kowloon è come un'istantanea annebbiata. Mama Xiao chiude dietro di sé la porta della soffitta e, per quanto possibile, lascia fuori i rumori del palazzo.
Un ghost. Ci chiamavano così, per sfregio, con la nostra computer/muta subderma all'avanguardia; irrintracciabili perché il collegamento stesso siamo noi, senza altra mediazione con la rete che il nostro corpo, capacità di reazione ridotta a un decimo, penetrazione istantanea, da un sistema industriale a una caffettiera automatica. Niente dati grezzi come puzzles da ricostruire manualmente, solo puro flusso e noi ci siamo in mezzo, mentre i byte si mischiano al sangue, vengono recepiti dai nodi del tessuto connettivo, si pavoneggiano con i neuroni e danzano una Sinapsi on my mind.
Ho chiamato la mia muta Eve. Il suo cervello ce l'ho nel midollo spinale, ma è come se la sentissi in tutto il corpo; col tempo le sue ramificazioni sono cresciute, ma dicevano che era normale con i cavi sintogenici di cui è dotata e la cui crescita lei sola gestisce. Fin nel cervello.
Dicevano anche che era un rischio, ma dopo l'incidente l'unica alternativa che avevo era di restare paralizzato. E poi si tratta di un bambino all'inizio, che cresce dentro di te prendendo possesso di quello che nel tuo corpo non va, con rispetto però. Eve mi permette di lavorare e il suo istinto materno a volte mi consola. Io sono la parte umana che le manca, e lei ricambia dando un senso ai miei spazi intercellulari vuoti, ammesso che l'anima si trovi lì.
Due facce Sung si sbaglia, la media è di uno su mille. A me è andata bene, almeno finché io ed Eve non decideremo che può bastare.
Quasi sei ore di collegamento. Stacco la mano dal dataterm a forma di palla e percepisco i files d'interfaccia defluire dai nervi; mi resta solo la forza per pensare mentre Eve si assicura che i suoi parametri e le mie funzioni corporee si stabilizzino. Ha succhiato un bel po' dell'elettricità che sono in grado di produrre.
Niente di niente. Miracle ha lasciato dietro di sé solo una scia di dati grezzi e cercarlo è tempo perso. Nessuno, neanche chi l'ha creato, è riuscito a capire che ormai è diventato altro. Forse un ghost anche lui.
Chandra vive un sonno agitato. Si sveglia nell'esatto istante in cui mi sdraio accanto a lei sul letto, gli occhi sbarrati.
- Sai - esordisce, senza neanche il bisogno di raccogliere i pensieri, - ho fatto un sogno, ancora una volta. Però non lo ricordo, come gli altri.
- Allora non era un sogno triste. Col tempo li ricorderai.
Stringe le labbra, tesa nei suoi pensieri, ignara della collera che fuori da qui grava sulle spalle della gente. Poi la sua espressione cambia, come la voce.
- Sento il temporale che arriva.
I suoi occhi, sempre così pieni di promesse. Mi aggrappo a questo strano rapporto, che mi disturba e confonde allo stesso modo. E la bocca di lei, come un liquore dolce. Mentre la stringo risponde ai miei baci, sorridendo a metà e mordendomi le labbra. Ogni volta è come sentire delle chiuse che si aprono. Ho ancora percezione di me, vedo lo spazio reale, sento la pressione dei cavi con Eve che reagisce attivandosi da sola, entrando in sintonia con l'essenza di Chandra in una simbiosi che mi rifiuto di capire. E' come un'atmosfera i cui cambiamenti avverto come una ventata tiepida fin dentro le ossa, carica di bruciante energia.
Continua




Se avete racconti che ritenete adatti per Delos, inviateli, in formato rtf, alla Redazione Narrativa di Delos, delos.script@fantascienza.com: saranno letti e accuratamente valutati dalla nostra selezionatrice Milena Debenedetti.

Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione in tutto o in parte del testo e delle fotografie senza la previa autorizzazione della direzione di Delos Science Fiction e degli aventi diritto.