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Van Vogt (seconda parte)
Il romanzo si basa su alcune efficaci immagini, sia scientifiche sia emotive: la scoperta di Gosseyn che i suoi ricordi sono falsi (è per spunti come questo che si parla di van Vogt come maestro di Dick), la sua rinascita in un corpo nuovo, i poteri mentali legati alla presenza di "un pezzo di cervello in più" (tema che compariva anche in Slan), la macchina delle selezioni, la dimensione enorme della civiltà galattica e dei suoi prodotti (navi lunghe chilometri, come nella tradizione di E. E. Smith). Il successo di questo romanzo è però legato a una considerazione di fondo che non viene detta espressamente ma è sottintesa, ossia il problema della continuità della coscienza. Si può parlare di una stessa identità quando si tratta di due corpi come in Gosseyn? E' Gosseyn I che rinasce o semplicemente Gosseyn II è un altro individuo con i ricordi di Gosseyn I? Per la fantascienza, in genere, e diversamente dalla religione, il problema non sussiste: per la fantascienza, la personalità è la somma dei ricordi. Perché la fantascienza giunga a dubitarne occorrerà attendere l'arrivo di Dick.
Una storia molto bizzarra, nella vena dark e weird di van Vogt, è L'occhio dell'infinito (The Cronicler, Astounding, ottobre 1946), una storia a metà tra quelle di universi paralleli e quelle di vampirismo. Nell'universo parallelo al nostro c'è l'antichissima e decadente città di Naze, abitata da uomini con tre occhi dotati di armi del futuro e di cinture antigravità. La sua antica civiltà è decaduta a causa dell'uso delle "tazze" che trasformano il sangue in una droga irresistibile (ecco un'altra delle "macchine intelligenti" di van Vogt: i bastoni da preghiera, le macchine che leggono il pensiero in Non-A e Isher, le armi dei Negozi). Un uomo del nostro mondo, nato casualmente con tre occhi, dapprima intravede la realtà parallela e infine vi penetra e viene coinvolto nei suoi intrighi di potere. Un romanzo che contiene spunti tra il "giallo" e il Weird Tales. Negli anni seguenti van Vogt completa alcuni cicli e soprattutto si dedica a una lunga serie di racconti pieni di idee interessanti, che preannunciano la grande stagione del racconto breve, quella che negli anni 50 vide all'opera Brown, Sheckley, Tenn e molti altri. Ne parleremo il prossimo mese.
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