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INTERVISTA |
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Boselli: Non sempre i "ritorni" sono resurrezioni, peraltro. Zagor è un prodotto seriale, ma è anche e soprattutto una grande saga narrativa. Nessuno si stupisce se nel canto trentaquattresimo dell'Orlando Furioso si ritrova un personaggio che compariva nel canto diciottesimo, in quanto quel poema è, si sa, affollato di personaggi. Beh, è così anche per Zagor. I comprimari sono svariate decine ed è giusto che anche le generazioni più giovani s'imbattano di tanto in tanto in Guitar Jum, Digging Bill, Bat Batterton, il vampiro Rakosi. Non sono "ritorni". Sono personaggi che aspettano dietro le quinte il momento di rientrare in scena.
Delos: E' indubbio che il livello delle storie di Zagor di oggi sia molto più alto di quello di dieci o quindici anni fa. Probabilmente voi due siete gli eredi più degni del grande Guido Nolitta e la speranza è che di Zagor si continui a parlare sempre più volentieri del suo presente che del suo passato. Come avete iniziato e che cos'è cambiato oggi rispetto ad allora nel vostro modo di lavorare e di porvi di fronte al personaggio e al suo mondo?
Boselli: Io ho cominciato cercando di recuperare l'epos del personaggio e ho continuato tentando di rinnovare ed estendere il "senso del meraviglioso" tipico della saga zagoriana.
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Burattini: Io ho cominciato proponendomi di riportare Zagor al tipo di avventure e al modo di narrarle tipico di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, ovvero lo sceneggiatore che aveva creato il personaggio, e delle cui storie ero sempre stato innamorato. Durante i primi tempi, pieni di difficoltà, mi accorsi che le mie idee per rinfrescare la serie riportandola a tematiche e stilemi tipicamente nolittiani non erano del tutto praticabili, e che il rinnovamento avrebbe dovuto essere tentato non tornando al passato (cosa del resto impossibile visto che io non ero Nolitta, per quanto mi sforzassi di fargli il verso) ma cercando strade nuove verso il futuro tenendo conto della tradizione, senza però impantanarsi, almeno nelle intenzioni, in storie già viste o ripetitive.
Delos: La quantità di viaggi che Zagor ha compiuto in questi ultimi anni attraverso l'America, l'Europa e l'Africa può essere dovuta al fatto che, ritorni a parte, la foresta di Darkwood è ormai superata (esaurita, troppo sfruttata) come ambientazione?
Boselli: Zagor è un vagabondo e quindi abbiamo pensato, circa dieci anni fa, di farlo viaggiare per un po' in lungo e in largo. Però, siccome Darkwood è un universo infinito, può anche restarsene un po' a casa.
Burattini: Darkwood è stata una grande invenzione di Guido Nolitta: il regno della fantasia, un mondo incantato dove tutto può succedere e dove tutti gli scenari dell'avventura sono lì, a disposizione. A Darkwood ci sono deserti infuocati e montagne innevate, giungle e paludi, canyons e foreste. In uno spazio circoscritto ma senza confini, sono a portata di mano i popoli più diversi, non solo tutto un assortimento di tribù indiane e di comunità bianche di vario genere e provenienza, ma ci troviamo quelli che non ci dovrebbero essere, come i vikinghi o i giapponesi. Del resto a Darkwood ci atterrano i dischi volanti e ci non-vivono i vampiri. Gli scenari e le possibilità narrative sono infinite, pur nella fondamentale e sostanziale limitatezza degli intrecci narrativi già sottolineata da Aristotele. Se, a un certo punto, abbiamo sentito il bisogno di uscire da Darkwood non è stato tanto per l'esaurimento di una miniera d'oro troppo a lungo sfruttata, e neppure per lasciar riposare un campo troppo a lungo arato. Abbiamo semplicemente sentito il bisogno di portare Zagor a passeggio per la Storia, che è una delle facce della Geografia. Dunque, uscendo da Darkwood, lo Spirito con la Scure si è scontrato con la Realtà (e c'è una realtà anche nella leggenda). Fuori dalla sua foresta, il nostro eroe ha incontrato popoli diversi nella loro collocazione spazio-temporale, o con miti comunque inseriti in un contesto culturale e antropologico ben documentato, o con problematiche legate a fatti ed eventi che non era possibile decontestualizzare. Insomma: Darkwood c'è, e appunto per questo c'è anche la possibilità di uscirne, qualche volta.
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Delos: Che rapporto avete con Cico, la mitica spalla di Zagor? E' per voi un peso doverlo sempre far "lavorare" in tutte le storie oppure vi è congeniale un personaggio così macchiettistico e prevedibile?
Boselli: Secondo me, Cico è fondamentale. Per portare avanti la storia e per permettere all'eroe di dialogare e avere un contraddittorio con qualcuno. Io uso Cico dividendolo avventurosamente da Zagor per creare un filo narrativo separato.
Burattini: Come autore di ben quindici albi speciali dedicati al pancione, non c'è dubbio che io di Cico sia un fan sfegatato. Certo, quando il personaggio fu creato, i tempi erano diversi e Nolitta giustamente poteva usarlo in modo diverso. Per esempio, dando ai suoi siparietti comici degli spazi che oggi sono impensabili, con i ritmi attuali imposti dall'evolversi delle tecniche narrative in accordo con i gusti del pubblico. Tuttavia è rimasta e deve rimanere l'impostazione iniziale, con il messicano chiamato a sdrammatizzare con i suoi interventi la tensione e a farsi carico del punto di vista del lettore, uomo qualunque tanto quanto Zagor è eroe.
Delos: Mauro, alcune tue storie appaiono come un chiaro omaggio ad autori come Edgar Allan Poe, William Hope Hodgson, Robert Ervin Howard, H. P. Lovecraft. Credo che i casi del cacciatore di mostri Andrew Cain, fratello gemello di Solomon Kane, e dell'agente speciale Raven, alter ego di Poe, siano esemplari. Per il futuro hai in serbo qualche altro cameo e quali sono le letture che ricordi con maggior piacere?