|
|
Pagina 1 di 3 - 1 > 2 > 3 - versione stampa |
INTERVISTA |
![]() |
Delos: Kandrax non è il primo degli arcicattivi di Zagor da voi resuscitati nel corso di questi ultimi anni. Personalmente ho un ottimo ricordo delle ultime avventure del professor Hellingen, dell'alchimista Hegel Von Axel e del vampiro Rakosi, molto innovative rispetto alle storie precedenti e di gran lunga più terrificanti. Questa volta in quale direzione si è spinto il vostro lavoro di rielaborazione e di aggiornamento dei personaggi e del background della vicenda?
![]() |
Mauro Boselli: Anche questa volta mi sono sottratto a quella che sembra una regola dei "seguiti" al cinema, cioè usare gli stessi comprimari e fare una storia molto simile alla precedente. Il ritorno di Kandrax sarà invece molto diverso dalle due precedenti avventure del druido: diviso in tre storie collegate, con tre diversi disegnatori e diversi ambienti. Non so se sarà ben riuscito, ma di sicuro sarà sconcertante.
Delos: Stando alle anticipazioni dell'ultimo Speciale, il nuovo scontro tra Kandrax e Zagor vedrà coinvolto un gran numero di comprimari: il signore del male Donn the Dark, la strega guerriera Nemain, i demoni Fomhoir dell'isola delle ombre e, dall'altra parte, Oisin, Mac Morna, Mac Lia e molti altri. Che cosa potete dirci di questi nuovi arrivi e del loro mondo di origine, la terra di Erin? Quali sono gli elementi presi a prestito dalla mitologia celtica e quali quelli frutto dalla vostra fantasia?
![]() |
Boselli: Da appassionato del folklore celtico, ho pensato di usare una "tranche" della nuova saga di Kandrax per offrire un'altra divagazione fantasy sul genere de Il principe degli Elfi (Speciale Zagor n. 11, del 1999). Gli alleati di Zagor saranno Finn Mac Cumhail, suo figlio Oisin e gli altri eroi della Compagnia dei Fianna (che ho anche chiamato "eroi del ramo rosso" in omaggio a Cuchulainn). Sono tutti presenti nel "ciclo epico di Finn" delle leggende irlandesi. E lì troviamo pure le sorelle Morrigan, Nemain e Macha, sposata a Donn, il dio dei morti. Veri sono anche i nomi dei mostri, delle battaglie, delle località, dei riti magici... è come se Zagor fosse finito per circa 130 pagine in una storia di Harold Shea, l'incantatore incompleto di De Camp, che, come sapete, viaggiava nelle dimensioni dei romanzi e delle epopee. Marco Torricelli si esalta, con questo genere di storie: i suoi disegni sono favolosi!
Delos: Molti sono contrari al ritorno dei vecchi nemici morti e (apparentemente) sepolti. Io credo che in un'opera seriale e flessibile come Zagor, le risurrezioni possano starci benissimo, ma voi che cosa potete dire a vostra eventuale discolpa?
![]() |
Moreno Burattini: Occorre distinguere, innanzitutto, fra nemici creduti morti che "a volte ritornano" e la riapparizione sulla scena di caratteristi e comprimari. Nel primo caso, le "resurrezioni" sono, se non addirittura richieste a gran voce, e insistentemente, dai lettori (come talvolta succede), almeno desiderate da moltissimi, piuttosto che avversate. Un tormentone ricorrente nelle domande che ci sentiamo rivolgere quando incontriamo il pubblico nelle varie mostre è appunto il fatidico quesito su "quando tornerà Supermike" piuttosto che "quando tornerà Hellingen". Del resto, gli eroi dei fumetti (ma anche della narrativa in senso lato) risultano, da sempre, tanto più grandi quanto più forti, numerosi, malvagi e ben caratterizzati sono i loro nemici. Se Superman o l'Uomo Ragno, ma anche Tex o Zagor, se la vedessero ogni volta solo con ladri di polli, non ci sarebbe storia. Dunque, il successo di un personaggio è basato anche sugli avversari che si trova di fronte, e che deve faticare per battere. E' chiaro che se un nemico riesce a dare del filo da torcere all'eroe, e dunque a provocare brividi e suscitare emozioni, autori e lettori vogliono rivederlo all'opera. A volte i nemici vengono immaginati come protagonisti di una storia soltanto, ma finiscono per prendere la mano agli autori e si rifiutano di morire. Altri, costruiti a tavolino per chissà quali e quanti ritorni, invece restano lì e non si rivedono più.. Talvolta pare che personaggi, buoni o cattivi che siano, vivono di vita propria, o muoiono di morte propria, indipendentemente dai progetti che gli autori hanno su di loro. Se il personaggio che non vuol morire è dato per morto, ci vuol poco (o ci vuol tanto, ma ci si riesce lo stesso) per resuscitarlo, perché non era mai morto davvero: aveva continuato a vivere nelle emozioni dei lettori. E si sa che chi non muore si rivede.