La Bujold in topless
Tutte le statistiche lo confermano: un titolo che suona arrapante dona a un articolo su internet buone probabilità di essere letto. Dunque ammettetelo: avete cliccato su questa pagina cedendo a un allupato impulso da satiro. Be', concedetemi il gioco di parole: niente satiri, avete di fronte solo satira. La signora Lois McMaster Bujold, ospite del vasetto "Sotto spirito" di questo mese, non ha nulla da temere: la sua virtù non è in pericolo, vogliamo solo omaggiarla e, perché no, ridere un po' con lei.
La Signora degli Hugo: non c'è altro modo di definire
Lois McMaster Bujold. Ammirati e attoniti di fronte alle vagonate di premi e riconoscimenti letterari arraffati dalla scrittrice americana, la domanda porge spontanea: come diavolo si fa a vincere tanti Hugo? Dal momento che il suddetto premio viene assegnato dal pubblico dei lettori e non da una giuria ristretta, le maligne ipotesi (
Li avrà pagati? Se li sarà fatti tutti?) che altri riconoscimenti multipli fanno normalmente sorgere (ad esempio, non so, verso chi vince per due volte il Premio Urania) sono evidentemente senza fondamento.
Esiste dunque una "formula Bujold" per il successo letterario? Se sì, quale potrebbe essere? E come si fa (magari!) a replicarla?
Di certo, l'universo narrativo creato dalla Bujold, in cui la scrittrice invariabilmente ambienta le sue storie, ha il merito di essere robusto, fascinoso e intrigante. Per chi avesse l'orrida colpa di disconoscere l'opera della Bujold, ricordiamo in due parole di cosa si tratta... Il protagonista indiscusso dei romanzi della scrittrice americana è Miles Vorkosigan, l'erede di una delle grandi famiglie nobiliari di Barrayar, pianeta dominato da una casta di nobili guerrieri (i Vor) e da una concezione sociale/politica a metà strada tra il feudalesimo e il Padrino parte III. Miles è un personaggio convincente e umanissimo, sfigato come pochi (quando sono cominciati i suoi guai non era neppure ancora venuto al mondo, è nato gracile e nanerottolo in un mondo che considera il vigore fisico un valore primario), ma dotato di una parlantina straordinaria, di una capacità di inventare balle stratosferiche e di infinocchiare le persone da fare invidia a Silvio Berlusconi.
I più riusciti romanzi della Bujold (ricordiamo
L'apprendista,
Il gioco dei Vor,
Barrayar,
I due Vorkosigan) seguono più o meno lo stesso riuscitissimo canovaccio, che vede Miles cacciarsi in guai allucinanti e apparentemente senza soluzione, da cui invece esce all'ultima pagina (non solo sano e salvo, ma anche trionfatore) grazie a truffe/doppi giochi/imbrogli e un'abilità d'
intelligence a metà strada tra LeCarré e Nanni Loy. Il lettore non riesce a staccarsi dalla vicenda perché (come in un giallo in cui l'assassino si riveli all'ultima riga) la curiosità di vedere come il protagonista riuscirà a cavarsela diviene insostenibile.
La formula della Bujold sembra quindi la classica "
crea un personaggio vincente e non lo mollare più" che del resto ha fatto la fortuna di tanti altri scrittori (ad esempio, in Italia, Valerio Evangelisti). Ma è sufficiente questo per spiegare la pioggia di premi Hugo? Crediamo di no. L'aver inventato un Forrest Gump fantascientifico (le affinità tra Miles Vorkosigan e il personaggio interpretato da Tom Hanks sono tali che viene da chiedersi chi abbia ispirato chi) è solo una parte della risposta. L'ulteriore merito della Bujold è quello di aver saputo costruire, intorno al suo eroe (o meglio, antieroe) un background straordinariamente concreto, variegato e credibile, uno scenario da Dinasty galattica, un intreccio di vicende e personaggi da telenovela (nel senso buono del termine) fantascientifico, una vera e propria Soap Space Opera.
Onore al merito, dunque. Da sinceri appassionati delle rocambolesche vicende di Miles Vorkosigan, ci sentiamo autorizzati a omaggiare la brava e ingegnosa Lois con un "falso d'autore" che, lo diciamo sperando di non deludervi, è un capello meno perfido e "bastard inside" dei nostri standard tradizionali (un capello
corto, ovviamente). Buona lettura.
Il gioco dei SurviVor
di Lois McMaster Bujold (?)
Il conte Aral Vorkosigan entrò nella stanza con passo nobile e virile. Indossava la divisa verde del suo rango, l'ampio petto ornato da un campionario di mostrine militari e decorazioni araldiche, un paio di stivali lucidissimi e un mantello con lo stemma della casata, risalente all'epoca dell'imperatore Turi Vorbarra, passato alla storia per aver sbudellato tutti i membri della propria famiglia che non fossero guerci e che non sapessero preparare alla perfezione il budino di riso.
Il conte accennò un compito inchino nei riguardi di Lady Vorkosigan, che meditava assisa sul divano arabescato dai migliori pellicciai di Vorbarr Sultana, che a dispetto del nome non è un attrice di film porno di serie C bensì la capitale del pianeta Barrayar.
- Vi vedo pallida, mia diletta Cordelia. - osservò preoccupato - Gradite un cordiale?
Lady Vorkosigan scosse nobilmente il capo. - Un pensiero mi turba, mio diletto sposo.
- E quale, di grazia?
La donna gettò signorilmente lo sguardo oltre i drappi svolazzanti alla finestra, verso i monti Dendari che chiudevano l'orizzonte e cingevano la tenuta di Vorkosigan Surleau, che a dispetto del nome non è un alcolico sardo bensì la residenza estiva dei conti Vorkosigan.
- Trepido per la sorte di nostro figlio. - confessò.
Le labbra del conte si aprirono in una risata.
- Ah, ah! Rido di voi... - poi si ricompose - Miles sa cavarsela in ogni situazione, mia diletta. Lo ha dimostrato.
Lady Vorkosigan abbozzò, tutt'altro che convinta. - Lo so: le cose che ci mettono alla prova sono un dono, e le prove difficili sono un dono più grande. Fallire una prova è una disgrazia, ma rifiutare una prova è rifiutare un dono della vita, e talvolta questo è peggio e più irrevocabile di una disgrazia. Per questo non vi preoccupa che sia scomparso, vero?
- Non saprei, mia diletta: non ci ho capito una vor-mazza.
La donna congiunse il polso alla fronte in un gesto altamente drammatico. - Ah, noi Vorkosigan siamo tenuti a non uscire mai dal sentiero dell'onore, ma cosa si può fare quando tutte le scelte sono poco commendevoli?
- Null'altro che proseguire impavidi nel cammino di un Vor, mia diletta.
Lady Vorkosigan meditò a lungo sulle parole del marito. - Dite il giusto, mio amato sposo. Ma invero c'è una cosa che ancora mi sfugge.
- Cosa, di grazia?
- Perché parliamo come due deficienti?
Il conte Vorkosigan scrollò le spalle. - Non saprei, ma visto che abbiamo spazzolato la bellezza di quattro Hugo e due Nebula con questo frasario da fotoromanzo ottocentesco, temo che ce lo terremo ben stretto... mia diletta - aggiunse.
Lady Vorkosigan si alzò e prese a camminare nervosamente sul pavimento rivestito di pregiati marmi di Escobar, che a dispetto del nome non è un Caffè all'aperto bensì un pianeta noto per i suoi artigiani.
- La ragione è dalla vostra, mio diletto Aral. Eppure, ardo dal desiderio di riabbracciare mio figlio. Dove sarà?
- La pazienza dovrà esservi compagna, mia diletta Cordelia... E comunque, credetemi, la lontananza dalla vor-corte non potrà che giovare a Miles.
- Per quale motivo, mio amato vor-sposo?
Il Conte Vorkosigan sfiorò con le dita la lama affilata del coltello che portava alla cintura dai tempi di Komarr, che a dispetto del nome non è una donna pettegola albanese bensì il pianeta sede della più famosa campagna militare barrayariana.
- Devo rammentarvi, mia diletta Cordelia, che l'imperatore Bepi Vorbarra è in settimana bianca, e che il perfido ducaconte Vorstrunz ha agio di ordire le sue losche trame per la conquista del vor-potere. L'inetto primo ministro Vorpirla, senza l'appoggio dell'imperatore, è un burattino nelle mani di Vorstrunz, il quale a sua volta è influenzato dal partito filo-espansionista di Vorrambo e Vordamme, che vorrebbero portare Barrayar alla guerra contro Escobar e Colonia Beta (che a dispetto del nome non è un profumo sponsorizzato da una delle protagoniste del Grande Fratello bensì un pianeta). L'unico che può opporsi a Vorstrunz è Gigetto Vorbarra, leader del partito vor-pacifista nonché cugino dell'imperatore da parte di fava. Vorstrunz non può colpirlo direttamente, perché i membri della famiglia reale sono intoccabili (fuorché dallo stesso imperatore, che invece può farne spezzatino ogni qualvolta si alzi con la Luna storta). Perciò Vostrunz cerca di istigare Pipotta Vorbarra, nipote prediletta dell'imperatore, a sedurre Gigetto Vorbarra, in quanto sa che uno scandalo erotico-incestuoso lo farebbe cadere in disgrazia. Per riuscire nel suo diabolico vor-piano, però, Vorstrunz deve prima indebolire la posizione del Primo Consigliere di corte, cioè del sottoscritto. Siccome però un attacco diretto a me sarebbe troppo prosaico per un cultore della strategia laterale come Vorstrunz, egli mira certamente a mettermi in difficoltà mediante aggressioni ai miei interessi e alla mia famiglia. Difatti, proprio stamattina ho trovato la mia vor-bicicletta con le vor-gomme a terra, e il mio nanetto da giardino Vorrolo vilmente sfigurato. Io temo che Vorstrunz possa mirare a Miles: se succedesse qualcosa a nostro figlio, la linea di discendenza dei Vorkosigan verrebbe interrotta, le stirpi collaterali rialzerebbero la testa, Pipotta Vorbarra acquisterebbe più autonomia, Gigetto Vorbarra potrebbe cader vittima delle sue maliziose grazie, Vorramb e Vordamme potrebbero acquisire la maggioranza al Consiglio, l'imperatore dovrebbe tornare a scapicollo a Vorbarr Sultana, il fante va sotto la regina, il cinque di cuori sul sei di picche, i fiori sono completi e con i quadri posso andare a pinnacolo. Capite ora, mia diletta?
- Non dovreste farvi le canne così presto al mattino, mio diletto vor-sposo.
- Rilassatevi dunque, mia diletta. E credetemi: ovunque sia finito, Miles starà benissimo.
...
- 'asp! Aiutatemi! Non so nuotare!
- Minchia, ma sei in trenta centimetri d'acqua! Alzati!
- Sono già in piedi! Aiuto!
- Ma chi sei, il fratello basso di Pupo? E va bene, eccomi!
Sollevato per la collottola, Miles venne depositato sulla spiaggia, dove vuotò disgustosamente lo stomaco dell'acqua che aveva dovuto ingoiare. Il suo salvatore, un tipo alto, calvo e dalle movenze frenetiche, lo guardava con commiserazione.
- Certo che decidere di venire qui senza saper nuotare è proprio una minchiata. Si può sapere perché l'hai fatto?
- Non so di che parli. - ribatté con dignità Miles.
- Uhm, in effetti forse non lo sappiamo neppure noi. - ammise l'altro. Si rivolse al gruppetto sdraiato all'ombra delle palme. - Tu perché sei qui, Marco?
- Mi' fratello... - biascicò l'interpellato, grattandosi con dovizia la nuca con il piede sinistro - Mi' cugino... gli amici mia...
- E tu, Franco?
- Per manifestare l'affermazione della cultura dei vincenti come dimostrazione dello spirito darwiniano che nel contesto sociale del mondo d'oggi è obnubilato dall'azione dei mediocri in quanto tali e perdenti nella misura in cui...
- Sì, va be', vaffanculo. E tu, Miliza?
- Eh?
- Perché sei qui, Miliza?
- Eh?
- Dicevo, per quale motivo hai scelto di venire...
- Eh?
- Una sfida con te stessa? La tua affermazione di donna, di artista?
- Eh?
- Ok, Miliza, lascia stare, ecco la tua noce di cocco.
Il tizio alto sospirò, sedette a gambe incrociate sulla sabbia e prese a trafficare con un groviglio di canne, foglie di fico e liane intrecciate. Miles gli si avvicinò incuriosito.
- Ehm.. Scusami...
- Adolfo. - disse l'altro, senza interrompersi.
- Adolfo, volevo chiederti... Dove siamo? Che cosa... ?
- Scusami, non posso darti retta: sto costruendo un motore diesel con materiali di fortuna.
- Un motore diesel? E che diavolo te ne fai su un'isola deserta?
- Lo mostro in giro tutto contento e mi faccio dire dagli altri quanto sono bravo. Poi lo distruggo e mi metto a costruire un acceleratore di particelle subnucleari usando la paletta e il secchiello per la sabbia.
- Capisco... - Miles si allontanò prudentemente. Ma non aveva fatto neppure venti passi quando venne arpionato da una brunetta con in testa un cappello di stoffa e addosso meno stoffa che sul cappello.
- Ehi. - squittì la brunetta - E tu chi sei? Un nuovo concorrente? Non importa... Io sono Francesca. Non avrai intenzione di votarmi al prossimo Gran Consiglio, vero? Voglio dire, non te l'ho ancora data, ma solo perché è la prima volta che ti vedo. Ripariamo subito: vieni.
Miles tentò di divincolarsi, ma la brunetta, usando solo due dita, lo trascinò senza sforzo dietro un cespuglio, dove lo denudò in otto secondi netti e cominciò a porchizzarlo.
- Ascoltami. - tentò il barrayariano - Ci troviamo in grave pericolo.
- Uh? - fece la ragazza, intenta ad acconciargli braccia e gambe nella posizione dell'iguana tropicale.
Miles si dibatté invano. - La mia navetta è stata abbordata da un incrociatore Cetagandano mentre era sulla rotta per il Gruppo Jackson, che malgrado il nome non è un casa editoriale specializzata in informatica ma un'importante snodo del commercio galattico. Viaggiavo in incognito per un'importante missione del servizio segreto barrayariano, e non so come i cetagandani (che a dispetto del nome non sono cetacei discepoli della non-violenza bensì i nostri nemici giurati) hanno intercettato le nostre comunicazioni. Per non essere catturato mi sono eiettato e ho tentato un ammaraggio di fortuna. L'urto con gli scogli ha danneggiato i sostentatori della capsula di salvataggio, ho dovuto abbandonarla insieme a tutta la mia attrezzatura... Perciò sono qui senza una radio, senza un fucile al plasma, senza la mia tuta spaziale, senza la mia frusta neuronica, senza neppure uno storditore, e i cetagandani sono certamente alla mia ricerca. Devo mettermi in contatto con la nostra flotta e dare le coordinate per la squadra di soccorso. D'altra parte, i cetagandani potrebbero intercettare la trasmissione, quindi...
- Guarda che non devi farla tanto lunga, se vuoi dirmi che sei finocchio. - brontolò la ragazza, rimettendosi in piedi contrariata - Be', l'importante è che non mi voti al Gran Consiglio. L'hai promesso, eh? Ci vediamo, ciao.
- Questa gente deve essere naufragata da troppo tempo... - osservò Miles tra sé - Sono completamente impazziti.
Il giovane tentò di rivestirsi, ma la sua uniforme da ufficiale barrayariano era stata ridotta letteralmente a pezzi dalle unghie allupate della brunetta. Riuscì a stento a riciclare qualche brandello di stoffa a mo' di perizoma.
- Mio padre direbbe che la situazione attuale non è consona all'onore di un Vor. - commentò - D'altra parte, non è peggiore della merda in cui mi sono trovato quella volta su Dagoola, o quella volta su... su tutti i posti in cui sono stato, a dire il vero.
Restando cautamente al riparo della vegetazione, Miles studiò meglio il bizzarro gruppetto che bivaccava sulla spiaggia. A parte la schizofrenia chiaramente palese in ciascuno di loro, c'era qualcos'altro che suonava strano. Miles intuì che non erano semplicemente, come lui, vittime di un naufragio. Perché, ad esempio, c'erano telecamere appese alle palme? Doveva investigare meglio.
Un rumore improvviso lo fece sobbalzare. D'istinto, si nascose in un cespuglio, cosa che gli riusciva particolarmente bene, visto che per statura avrebbe potuto passare inosservato in un campo di trifoglio.
Un tizio vestito con un completo sahariano troppo lindo e pinto per aver subìto un naufragio pontificava davanti a una telecamera. Aveva tratti del viso grossolani, carnagione olivastra e la gestualità di un autotreno con rimorchio. Miles tese le orecchie.
- E' il venticinquesimo giorno di permanenza sull'isola. - stava dicendo il tizio - Andiamo a vedere come se la cavano i superstiti dei Kuna e dei Tolote, e poi...
D'improvviso, sotto lo sguardo perplesso di Miles, il tizio scoppiò in lacrime. - Ma no, basta! Datemi un cappio, non ce la faccio più!
La luce della telecamera si spense, segno che chi controllava l'apparecchio, chiunque fosse, aveva staccato il collegamento. Vincendo la cautela, Miles lasciò il suo nascondiglio.
- Che succede, amico?
Il tizio in sahariana si era seduto a terra con la testa tra le mani, e continuava a piangere come un vitello. - Ma si può avere una sfiga simile? Il Grande Fratello ha avuto più share del Papa, e invece questa trasmissione non la vedono nemmeno i genitori dei concorrenti! Quando siamo andati a intervistarli hanno detto "Mio figlio sull'isola di Survivor? Credevo che fosse andato a mare a Fregene!"... E pensare che ho dato il culo a metà dei dirigenti del Network, per essere scelto come conduttore! Io mi ammazzo!
Poi sembrò accorgersi della presenza di Miles. - E tu chi sei? Non sapevo che ci fossero pigmei, ai Caraibi...
Miles non aveva colto perfettamente l'allusione, ma intuiva che non era qualcosa di gratificante. - Sei fuori strada, amico.
L'altro saltò su. - Un momento! Lei è della Produzione, vero? Avete scoperto i veri dati dell'Auditel? Va bene, lo ammetto, li ho falsificati un pochino, però in buona fede. Vi prego, datemi un'altra possibilità. Vi scongiuro!
Mentre l'uomo implorava ai suoi piedi, il cervello di Miles lavorava freneticamente. Non aveva ancora elaborato una strategia, ma decise di andare a orecchio. Come sempre.
- E' vero, mi hanno mandato dalla Produzione. - confermò - Il boss è molto preoccupato. Ha deciso di darti un'ultima possibilità... Ma, d'ora in avanti, tu seguirai i miei ordini. E senza discutere.
Un'espressione di sollievo illuminò il viso dell'altro. Continuava a piangere come un tapiro, ma questa volta le lacrime erano di gratitudine.
- Senza dubbio, dottore. Come vuole lei, dottore. Grazie infinite, dottore.
- Chiamami Miles, e smettila di frignare.
L'uomo si asciugò gli occhi e il naso. - Posso chiederle, dottor Miles, come mai io non l'ho mai vista, in Mediaset?
La domanda era pericolosa, ma Miles replicò col sogghigno spavaldo, falso e ipnotico che si era appositamente costruito in lunghi anni di addestramento allo specchio. - Sei proprio sicuro di non avermi visto?
- Be', a guardarla meglio... La statura, il fisico, e soprattutto il sorriso che ha in questo momento, mi ricordano... - l'altro sbiancò - Oddio, ma lei non sarà mica il figlio del megapresiden...
- Shhh! - lo zittì Miles, lieto che il suo bluff, come sempre, avesse avuto successo - Niente nomi.
L'altro si affrettò ad ubbidire. - Che devo fare, dottore?
Miles sorrise di nuovo. - Ora ti spiego.
...
- Kuna! Tolote! Sfida per il progresso! - esclamò il tizio in sahariana, sbucando sulla spiaggia in compagnia di Miles.
Il gruppetto di sedicenti naufraghi rumoreggiò.
- Di già? Minchia, ma non ne abbiamo fatta una ieri?
- Ma tu guarda che cazzimm'!
- Lieto di misurarmi nel cimento con spirito vincente e darwiniano che del resto è la mia filosofia vitale finanche quando zappo il mio campo di fave e...
- Mi' fratello... mi' cugino...
- A chi la devo dare oggi?
- Eh?
Il conduttore tossicchiò. - La sfida di oggi è piuttosto impegnativa, e sarà affrontata in condizioni particolari: come prima cosa, coprite tutte le telecamere.
Un po' perplessi, il gruppetto eseguì l'ordine, usando frasche di palma e foglie dei banani come approssimativi paraventi.
Quando fu certo che tutte le telecamere fossero accecate, il conduttore proseguì. - Compito di oggi è recuperare, tramite immersioni, quanta più attrezzatura possibile da un'imbarcazione affondata che si trova... dove si trova, dottor Miles?
Il barrayariano indicò il mare aperto. - Laggiù, oltre gli scogli. Il fondale non dovrebbe esser più profondo di cinque-sei metri.
Il conduttore annuì con deferenza. - Tutto chiaro, Kuna e Tolote? Allora andate. Ora!
- Un momento. - obiettò la brunetta - Perché è il finocchietto che dà gli ordini, adesso?
- E' vero. - aggiunse Adolfo - Chi è quel nano? E' spuntato solo stamattina: stava affogando sul bagnasciuga.
Il conduttore fece per intervenire, ma Miles, che aveva dato un'occhiata ai dossier sui concorrenti che l'altro gli aveva fornito, aveva già pronta una linea d'azione.
- Io sono il presidente del Gran Consiglio dell'isola. Finora non mi sono mai fatto vedere, ma ho potere di veto su tutte le vostre votazioni, e posso decidere di espellere chiunque tra voi in qualunque momento.
- Presidente del Gran Consiglio? E chi l'ha eletta?
- Volete un'elezione? D'accordo... - Miles sfoderò il suo migliore sorriso e la parlantina a mitraglia che lo aveva reso famoso per tutta la galassia - Prometto meno zanzare per tutti, un milione di nuove noci di cocco, pioggia ridotta al 20% e solo per i redditi più bassi. Non ci sono altri candidati, ma anche se ci fossero rifiuto di confrontarmi con loro. Allora, chi è contrario? Nessuno? Bene, da oggi sono il vostro presidente.
- Wow! - Francesca lo fissava estasiata - Mi perdoni, Presidente. Posso almeno leccarle i piedi?
- Scusi se ho dubitato, dottore. - gli sussurrò il conduttore all'orecchio - Ora la riconosco perfettamente.
Uno dopo l'altro, i naufraghi raggiunsero gli scogli e si tuffarono. Nel giro di un'ora avevano già recuperato un'attrezzatura completa per la comunicazione sub-orbitale, sei fucili al plasma, due fruste neuroniche, cuffie, binocoli tattici e gli stivali coi rialzi di Miles. Il barrayariano li indossò subito, raggiungendo finalmente il metro e trenta che era la sua corporatura di rappresentanza.
- Va bene, truppa. Potete riposarvi, adesso.
Il gruppetto, stremato, si stese sulla spiaggia, riuscendo a malapena a commentare l'impresa.
- Minchia, che sudata!
- Aggio preso pure 'nu bello pruppiciell'!
- Mi' fratello... mi' cugino...
- Eh?
Il conduttore si rivolse al barrayariano. - Che facciamo adesso, dottor Miles?
- Aiutami con questo comunicatore. Devo lanciare un segnale di SOS alla flotta.
- Ehm... non la seguo, dottore.
- Non ha importanza, obbedisci e basta.
L'altro annuì servilmente. Mentre spostava le manopole seguendo le indicazioni di Miles, trovò il coraggio di insistere. - Mi assicura che manterrò il mio posto, dottore?
- Hai la mia parola di Vor. - replicò distrattamente Miles, osservando i quadranti dello strumento.
- La sua che?
- Non so bene cosa sia, ma mio padre lo dice sempre, quindi dovrà valere qualcosa.
- Suo padre? Ah, allora va bene, dottore.
Miles completò la sequenza e si mise a scrutare il cielo. - Ehi! Hanno fatto presto!
Il conduttore si fece schermo con la mano. - Un elicottero? Qualcuno che aspettava, dottore?
Miles diede un'occhiata col binocolo tattico. Storse all'istante la bocca. - Direi di no. E' una nave da battaglia cetagandana di classe Destroyer. Temo che abbiano tracciato la discesa della navetta... Immagino che prenderanno me come ostaggio e cancelleranno le tracce vaporizzando l'isola. Con voi sopra.
L'altro batté le palpebre. - Sta scherzando, vero?
- Temo di no. - Miles si alzò in piedi - Presto, andiamo.
Precipitatosi sulla spiaggia, prese a pedate i naufraghi che riposavano. - Ognuno di voi prenda un fucile al plasma e si metta in riga dietro di me!
- Cos'è, un'altra minchia di sfida per il progresso? - protestò l'esausto Adolfo.
- In piedi, sergente! - sibilò Miles - E, da questo momento, chiamami ammiraglio!
Come Miles aveva previsto, il naufrago scattò automaticamente sull'attenti. Anche gli altri imbracciarono il fucile e, seppure con qualche goffaggine, si misero in formazione.
- Ehm... dottore? - fece il conduttore in sahariana - Che succede?
- Silenzio! Prendi le telecamere e portale qui. Subito!
La nave cetagandana atterrò sulla spiaggia sollevando una nube di sabbia e terriccio. Sul fianco dello scafo si aprì un portello circolare. Sulla soglia apparve il pilota-comandante. Dall'uniforme e dai tatuaggi di casta, Miles riconobbe un ghem-lord, che a dispetto del nome non è un bergamasco puzzone bensì un esponente dell'alta nobiltà cetagandana.
- Le suggerisco di arrendersi, Vorkosigan. - disse con un sogghigno.
- E' lei che deve arrendersi. - replicò tranquillamente Miles.
Il cetagandano sbarrò gli occhi. - Scherza? Un Destroyer in assetto da battaglia contro una mezza dozzina di straccioni che non si reggono neppure in piedi? Ma dove li ha trovati? Lei mi delude, Vorkosigan.
- Ah! Mi spiace informarla che questi "straccioni", come li chiama lei, sono i Survivor, esemplari selezionati e temprati da prove durissime, e rappresentano il meglio che si possa trovare su questo pianeta: contro di loro non ha scampo.
Il cetagandano scoppiò in una sonora risata. - Lei ha fama di essere il più grande contaballe galattico, Vorkosigan, ma questa volta ha battuto ogni record. Avanti, si consegni e facciamola finita.
- D'accordo, comandante, l'ha voluto lei. - Miles si rivolse alla sua approssimativa truppa, che aveva l'aria di non aver capito una beata mazza di quanto stava accadendo, anche perché il dialogo tra i due extraterrestri si era svolto in cetagandano demotico. - Kuna e Tolote, vi farà piacere sapere che il combustibile standard delle navi cetagandane è costituito da fettuccine al ragù e da peperonata con le cotiche. I serbatoi di questa nave ne sono pieni.
All'unisono, i naufraghi cominciarono a sbavare. Poi si udì come un rumore di zoccoli e qualcosa di simile al muggito di una mandria di rinoceronti che si gettasse al galoppo. Un istante dopo, il comandante cetagandano era riverso a terra con impronte di sandali e piedi nudi sulla faccia. Dall'interno dell'astronave, alle sue spalle, giungevano imprecazioni furibonde e clangore di lamiere sventrate.
- Cosa... che è successo? - balbettò il cetagandano.
- Un sorriso per i posteri, comandante. - lo canzonò Miles, riprendendolo con una telecamera - Ecco, così.
Furibondo, il cetagandano si rimise in piedi sfoderando le armi. - Io faccio un massacro! Vi vaporizzo tutti! Uomini, a me!
- Al tempo. - lo bloccò Miles - Farebbe meglio a preparare una giustificazione per i suoi superiori. Quando vedranno questo filmato vorranno sapere come mai un ghem-lord si lascia sopraffare e abbordare da... come li ha chiamati? Straccioni che non si reggono in piedi?
Il cetagandano arrossì violentemente dietro i tatuaggi. - Lei non oserà, Vorkosigan! Mi dia quella telecamera!
- Troppo tardi. Temo che il filmato sia già stato trasmesso via satellite. Credo che la sua carriera militare non avrà molto seguito. Può scegliere tra un suicidio onorevole e...
- E...? - ripeté il cetagandano, inebetito.
- ...e una richiesta di asilo politico. Incidentalmente, visto che mi trovo spiacevolmente bloccato qui, potrebbe darmi uno strappo fino a Barrayar con la sua nave (sarà meglio fermare i Survivor, prima che la divorino). Per riconoscenza io potrei intercedere presso le autorità di Vorbarr Sultana. Che ne dice?
Il ghem-lord era distrutto. - Ora capisco perché i miei compatrioti che hanno avuto la sfortuna di confrontarsi con lei sono tutti ricoverati per esaurimento nervoso, Vorkosigan.
Miles sorrise. - Bene. Saluto i miei e si parte. Ah, ovviamente la cabina di comandante spetta a me. Niente in contrario, vero?
Il cetagandano svenne.
...
I Survivor, conduttore sahariano in testa, guardavano Miles con aria stralunata. Li aveva tanto imbottiti di chiacchiere che si sentivano rincoglioniti in maniera indicibile, e soprattutto capaci di credere a tutte le incredibili cazzate appese per i capelli con cui il barrayariano aveva loro spiegato gli ultimi avvenimenti.
- Michia, certo che gli effetti speciali di Mediaset sono proprio fantastici. - commentò Adolfo.
- Mi' fratello, mi' cugino. - approvò Marco.
- E' con spirito vincente di puro stampo darwiniano che narrerò questi accadimenti alle mie amate piante di fave rosse. - commentò Franco.
- L'importante è che nessuno mi voti. - aggiunse Francesca.
- Eh? - fece Miliza.
Mentre accompagnava Miles al portello dell'astronave, ribattezzata "Nave delle Libertà" dal nuovo comandante, il conduttore in sahariana gli rivolse l'ultima domanda.
- La mia ammirazione per lei è sconfinata, dottore... - sussurrò - Voglio dire, sono praticamente certo che tutto ciò che ci ha raccontato siano balle, ma sulla sua bocca suonano così bene... Come fa?
Miles sistemò meglio i risvolti della tuta che era stata del comandante cetagandano e che, piegata dodici volte, era più o meno adatta alla sua taglia. - Ah, amico mio, la gente ama sentirsi raccontare balle. E la tua gente più di tutti. E' un piacere raccontare balle a persone come voi. Uno potrebbe dirvi qualsiasi cazzata e voi non solo la berreste, ma probabilmente lo votereste alle elezioni e gli dareste la maggioranza assoluta Camera e Senato. Siete fantastici!
- Uh... grazie. - fece il conduttore, un po' perplesso. - E in bocca al lupo per il viaggio.
Miles replicò per l'ultima volta mentre il portello si richiudeva.
- Sono io che vi dico "in bocca al lupo". Su questa penisola ne avrete bisogno molto più di me, credetemi.
- Siamo su un'isola! - obiettò il conduttore. Gli rispose solo il rombo dei propulsori cetagandani.
La nave decollò e scomparve tra le nubi, e lui non capì se quello di Miles era stato un lapsus. O qualcos'altro.
FINE