di Donato Altomare


Il popolo del cielo

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QUANDO LE RADICI

Il suo modo di muoversi era anormale. Camminava piegato in avanti, ma con indifferenza, quasi la sua deformità non esistesse. Era giovane, sotto la trentina. Viso quadrato, grandi occhi da sognatore ma espressione decisa; capelli lisci, corti e neri.
Uno scaricatore dell'astroporto, come per caso, gli sfiorò la gobba. Tra quella gente rozza esisteva ancora la superstizione. - Siete voi Jonathan Grey?
Era stato l'unico passeggero a scendere dalla prima classe. Giù, nel centro dell'astronave, per tutta la traversata aveva rumoreggiato una ciurmaglia di Cacciatori ansiosi di giungere su Canis 3 per gettarsi alla caccia dei Volatori e strappar loro le preziose ali.
- Devi essere la mia guida - rispose il giovane annuendo.
- Ramon Gutierrez per servirvi, signore.
- Bene. Fammi strada. Non conosco questo posto.
L'astroporto era vicino alla città. E se molti girarono lo sguardo verso di lui, non era solo per la gobba. I suoi vestiti erano lussuosi per quel ghetto.
- Volete acquistare un'arma? Ho un amico che ha il meglio. E a prezzi onesti.
- Non sono qui per cacciare.
- Capisco, signore, ma vi consiglio sempre un'arma per difesa. Nel pianeta ci sono migliaia di Volatori che ce l'hanno a morte con i terrestri. E non si può dar loro torto. Ogni anno ne uccidiamo centinaia.
Jonathan non rispose. Continuava a camminare a occhi bassi. Il suo sguardo era assolutamente impenetrabile. Per nulla scoraggiato, Gutierrez tornò alla carica: - Se non siete qui per la caccia, dev'esserci un'altra buona ragione. Ci vogliono un mucchio di soldi per raggiungere questo posto dimenticato da ogni dio.
- Affari. - Laconico.
L'afa era pesante. Si attenuava solo di notte o salendo sui giganteschi ammassi montuosi che increspavano la superficie del pianeta. Era in cima a quelle montagne che si annidava il Popolo del Cielo. E veniva spinto sempre più in alto, verso picchi sempre più inaccessibili, dalla spietata caccia dei terrestri.
- Capisco. - Con leggera ironia. - Allora siete qui per comperare le ali direttamente, senza mediazione. E' una buona idea, ma dovete pur avere un uomo di fiducia che sappia trattare con i Cacciatori. Sapete, non è gente raccomandabile. Sono furbi. Io potrei darvi una mano, senza pretendere le percentuali dei mediatori. Mi accontenterei solo di mille crediti ad ala. Come vedete non è molto, e per un fortunato caso ho un amico che ve ne venderebbe tre a ventimila crediti l'una. E' un affare, credetemi...
Jonathan si fermò di colpo. I suoi occhi si puntarono sull'uomo come coltelli affilati. Poi l'afferrò per il corpetto sdrucito e lercio e lo sollevò da terra mostrando una forza non comune.
- Ascoltami bene. Parlerò una sola volta. Cosa credi? Solo perché ho pattuito con te il doppio d'un normale ingaggio pensi forse che io sia un imbecille? Prima vuoi vendermi un'arma per difesa, poi delle ali a un prezzo ridicolmente basso. Ficcati bene in testa che conosco ogni cosa dei Volatori, so che non sono capaci di far male a un insetto, non si difendono neanche. Per i Cacciatori è poco più di un tiro a segno. Basta solo scovarli. E le ali del tuo... amico. Cosa sono, rubate o false? Al mercato libero dell'astroporto otterrebbero tre volte il prezzo che mi hai chiesto. E senza mediazione.
Mollò la presa. L'uomo piombò a terra e si rialzò di scatto. Il suo sguardo era mutato, colmo d'ira mal repressa. Si guardò intorno ad accertarsi che nessuno avesse fatto caso a loro, poi tornò a sorridere. Solo con le labbra.
- Perdono, signore, non sapevo...
- Non c'è nulla da sapere. Ma voglio dirti un'ultima cosa. Ovviamente non hai letto tutte le clausole del contratto. Ti sei impegnato a guidarmi ovunque, senza limiti d'altezza e di direzione e ad obbedire ai miei ordini purché non siano contro legge. Quello che devi però ricordare sempre è che ti sei impegnato a non fare domande. Mai.
La guida grugnì un assenso: - D'accordo, signore. Non avrete più occasione di lamentarvi di me - e riprese a camminare con gli occhi bassi dopo aver sibilato tra i denti un "maledetto gobbo."

* * *

La stanza era piccola ma pulita. L'albergo si chiamava L'Angelo d'Oro e l'insegna ostentava la riproduzione in pirite di un Volatore.
Gli aborigeni erano del tutto simili agli uomini, con in più due splendide gigantesche ali che partivano dalle spalle, proseguivano lungo la schiena, i fianchi, le gambe per finire in prossimità dei piedi. Era stato un popolo felice finché gli uomini non avevano scoperto una particolare caratteristica delle ali. Dalla robusta fibra nervosa che ne costituiva l'impalcatura veniva estratto un preziosissimo siero in grado di sconfiggere il morbo di Hky, incurabile e che mieteva decine di giovani vite, poiché colpiva i bambini fino a un anno d'età. Solo con quel siero li si poteva salvare. E c'era un unico modo per strappare le ali a un Volatore: ucciderlo.
Guardandosi, allo specchio Jonathan si lavò accuratamente. Era giusto uccidere per salvare altre vite? Strinse le labbra e si adagiò sul letto. Chiuse gli occhi. Era giusto? Si girò di fianco; era l'unico modo per riuscire a dormire.

* * *

- Questo è Hermano Foco. Ha la migliore squadra di portatori di Canis 3.
L'uomo grugnì un saluto. Lo si sarebbe detto fratello di Gutierrez, ma forse ingannava lo stesso volto furbo, la stessa barba ispida, gli occhi freddi. Per non dire dello stomachevole odore di gin che aleggiava intorno a entrambi.
- Quando sarete pronti per la partenza?
- Noi siamo sempre pronti, signore. E' il nostro mestiere.
- Molto bene. Ci muoveremo all'alba. Verso il massiccio di Hokr.
I due "gemelli" si scambiarono un'occhiata perplessa.
- Ma non c'è nulla, lì. Poi bisogna superare il crepaccio Diablito.
Jonathan non gli prestò la minima attenzione: - Non voglio armi con noi - continuò - né trappole aeree. Spero che l'attrezzatura sia ottima.
- La migliore.
- Lo credo bene, per quanto me l'avete fatta pagare. In ogni caso domattina controllerò personalmente. - E senza aggiungere nient'altro si girò, allontanandosi con passo caracollante.
Gutierrez lo seguì con lo sguardo grattandosi la barba dura: - Pensi sia matto o cosa? Chissà che diavolo cercherà a Hokr.
- Non mi frega nulla. - Il tono di Hermano era malevolo. - Ha un mucchio di quattrini e questo mi basta. Che facciamo, lo sgozziamo adesso o dopo?
- Dopo. Per ora lascialo stare. Mi incuriosisce. Sembra un tipo che sa bene ciò che vuole. Per buttar via con indifferenza tanto denaro deve star dietro a qualcosa di prezioso.
L'altro annuì piano. Poi si girò e seguito dall'amico andò ad ubriacarsi come ogni sera.

* * *

Continua



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