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| Un momento della premiaziione durante l'assemblea di Palermo: al centro Silvia Treves, a destra Daniele Scaglione, il presidente della sezione italiana di Amnesty International |
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Si è conclusa la prima edizione del Premio Omelas, il concorso dedicato ai racconti sui diritti umani patrocinato da Amnesty International. La premiazione è avvenuta a Palermo, nel corso dell'Assemblea Generale di Amnesty International Italia. Ecco il resoconto della manifestazione.
Cari amici, chi scrive non ha potuto purtroppo essere presente alla Italcon di Torino, per l'ottima ragione che la sera del 29 aprile 2001, davanti al pubblico dell'
Assemblea Generale di Amnesty International Italia, era ad assistere e preparare la consegna del Premio Omelas da parte del presidente di AI Italia,
Daniele Scaglione, a
Silvia Treves. Ci sarebbe piaciuto che voi foste quaggiù e noi fossimo laggiù, ma ahimè la cosa presenta (ancora per poco, ci auguriamo) dei piccoli problemi tecnici. Ad ogni modo, vorremmo farvi partecipi di come è andata (bene) e dell'interesse e simpatia suscitati dal Premio Omelas fra il pubblico della Assemblea generale di Palermo.
Siccome erano stati distribuiti gadget e materiale informativo vario con il logo di Omelas, quasi tutti sapevano almeno genericamente cos'era, e abbiamo raccolto anche diverse adesioni di appassionati di fantascienza e insistenti richieste da parte di tutti di rendere i racconti vincitori in qualche modo disponibili al pubblico (ci stiamo pensando). Al momento della premiazione, Daniele Scaglione si è dimostrato un buon conoscitore e simpatizzante del genere, ha citato la vicinanza di
Star Trek alle tematiche care ad Amnesty International e parlato affettuosamente dell'astronauta
Spiff di Calvin e Hobbes, aggiungendo che non è detto che trattare dei diritti umani debba essere sempre per forza una cosa seriosa e plumbea, ma che si può fare anche divertendo. E' stato un discorso affettuoso e simpatico, che ci ha fatto molto piacere.
Sappiamo da quello che ci dicono gli amici presenti a Torino che anche lì c'è stato interesse per Omelas, che adesso è meglio conosciuto di prima, e che la premiazione del secondo e terzo posto è stata accompagnata dagli interventi efficaci di
Enrica Zunic (pseudonimo di Enrica Lozito) ed
Ernesto Vegetti.
Un ripassino
E quindi speriamo che molti di voi sappiano già che cos'è Omelas, ma pensiamo che giovi comunque dire qualche parola di spiegazione. Omelas è un premio istituito da Amnesty International, che viene accordato ad un racconto incentrato sul tema dei diritti umani. Non si tratta semplicemente di dare un riconoscimento formale: noi aspiriamo ad avvalerci dei punti di forza della fantascienza, la sua capacità di analisi, di immaginazione, di denuncia e di ispirazione per riflettere e far riflettere sui diritti umani, la loro violazione, la loro difesa.
Uno specchio deformante e una casa sull'albero
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| Andrea De Porti (giurato di Omelas...) strozza Emiliano Farinella |
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Infatti, a molti l'accostamento fra fantascienza e Amnesty International può sembrare un po' strano, ma a noi sembra che le cose non siano affatto distanti. Perché dunque fantascienza e diritti umani? Vediamo di dire due parole.
La fantascienza è - almeno - analisi e immaginazione. Prende qualcosa del nostro mondo, o qualcosa che manca dal nostro mondo, e lo mette sotto una lente, lo amplifica, vuoi proiettandolo nel futuro, vuoi immaginandone l'impatto sul presente, vuoi immaginando un passato diverso, o un universo parallelo. La fantascienza costruisce un intero universo, fondamentalmente diverso da quello in cui abitiamo, un universo la cui unica realtà è nell'immaginazione, che sta nella testa dell'autore e dei lettori (o spettatori) ma che lì in quel luogo protetto funziona e si comporta come se fosse in tutto e per tutto vero. In questo senso la fantascienza usa l'immaginazione per costruire un laboratorio d'analisi nella testa di chi accetta la sfida, un luogo in cui vedere meglio, e magari riflettere.
In questa operazione può essere, in momenti diversi ma a volte anche contemporaneamente, uno specchio deformante che mostra l'inferno e un monito, oppure una casa sull'albero, piacevole e sicura, in cui rifugiarsi. La fantascienza è stata spesso accusata di essere escapista, di fornire un mezzo per evadere dalla realtà, e questo è vero, ma forse in modo meno semplice di quanto si pensi.
In effetti, quando non dipinge quadri spaventosi sul futuro, in cui le cose possono andare molto male, la fantascienza offre mondi meravigliosi da esplorare, società favolosamente pacifiche e avanzate, nuove forme di liberazione, nuove capacità, e mondi in cui finalmente tutto va bene. Ma le due cose non sono in contrapposizione e non si dividono lungo le linee dell'utopia-distopia come può sembrare. Un'utopia, la descrizione di un mondo migliore, può essere la dimostrazione amara di come i vizi e gli errori e le tragedie persistano anche nel migliore dei mondi possibili; una distopia, che dipinge un futuro da incubo di oppressione e infelicità, può essere l'affermazione umile del permanere della speranza, anche nelle condizioni peggiori.
Dall'una e dall'altra cosa quindi è difficile scappare, nella fantascienza: il peso di quello che può andare male, e la speranza di un futuro migliore. Queste sono le stesse cose che inducono la gente a occuparsi della difesa dei diritti umani, o forse, meglio, della lotta perché essi si affermino.
Il mondo al di là delle colline
Non saremmo entrati in Amnesty International se ci mancasse la capacità di vedere. Se non ci rendessimo conto degli inferni, dei Grandi Fratelli, dei Mondi Nuovi, degli Abissi d'Acciaio che ci circondano. Se non vedessimo il verme che rosicchia le Magnifiche Sorti e Progressive. Come lettori di fantascienza siamo abituati all'ignoto e all'alieno, come difensori dei diritti umani siamo ben consci del disumano e dell'inimmaginabilmente mostruoso che ci circonda, proprio qui su questa Terra, appena al di là delle colline, oltre il nostro mondo sicuro e privilegiato. E a volte nemmeno troppo distante. Come fantascientifici siamo abituati a immaginare come le cose possano cambiare. Come difensori dei diritti umani, cerchiamo modi concreti per farle cambiare.
Ma, soprattutto, non saremmo entrati in Amnesty International se non avessimo avuto dentro di noi un piccolo mondo sicuro e protetto in cui far vivere la speranza. Come lettori di fantascienza sappiamo che i mondi immaginari non sono reali, ma sappiamo anche che sono reali per noi, nella nostra mente. Come difensori dei diritti umani sappiamo che la realtà è intollerabile, insopportabile, e non saremmo in grado di fare nulla per cambiarla se non avessimo un mondo immaginario dentro di noi in cui abbiamo trionfato. Sappiamo che questo mondo non esiste e forse non esisterà mai, ma in quel luogo protetto e virtuale possiamo percorrerlo e viverci dentro, e ci dà la forza necessaria per agire. Per noi, quindi, la fantascienza e la lotta per i diritti umani in fondo coincidono, coincidono in quel terreno impalpabile e solidissimo che è la speranza.
Temi sui diritti umani
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| (persona rimossa su sua richiesta), Anna F. Dal Dan, Emiliano Farinella e Silvia Treves, la vincitrice del premio, davanti al teatro Massimo di Palermo |
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Sul frontone del Teatro Massimo di Palermo, dove è nato Omelas, sta scritto
"L'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita - vano è delle scene il diletto ove non miri a preparar l'avvenire". Vogliamo fare nostro questo sentimento, anche se siamo meno categorici di Basile sulla vanità dell'arte. Il premio Omelas è solo alla sua prima edizione, e ci aspettiamo ancora molto dagli artisti, da quelli che sanno lanciare uno sguardo lucido oltre le colline. Viviamo in un mondo sempre più unito e interconnesso, in cui però sembra estendersi lo sfruttamento più che la valorizzazione delle risorse umane; in cui la guerra non è più un affare fra eserciti, ma prende di mira i civili e non solo accidentalmente, ma deliberatamente, per farne vittime o ostaggi; in cui da una parte si fa sempre più astratta e spersonalizzata, un affare di macchine e di tecnici, e dall'altra viola ogni precedente regola di umanità, fino alla formazione di eserciti di bambini drogati; in cui tutti sono costretti o vogliono occuparsi di tutti, a volte per porgere aiuto, a volte per portare morte; in cui il progresso potrebbe garantire vita e benessere a tutti, ma finisce per offrire queste cose solo a pochi selezionati privilegiati. In cui masse di disperati inseguiti dalla guerra, dalla miseria, dalla persecuzione cercano di fuggire, e trovano per lo più porte chiuse e indifferenza. Viviamo in un mondo in cui non si viene più perseguitati solo per le proprie opinioni o azioni politiche, ma per la propria etnia, il proprio colore, la propria religione, il proprio sesso. In cui la tortura non è più solo un metodo di punizione o per estrorcere informazioni, ma viene usata scientemente e freddamente come strumento di intimidazione e controllo politico di intere comunità.
Alcune di queste disgrazie sono nuove, o in rapido mutamento. Altre sono con noi fino dall'inizio dei secoli. Spesso la reazione di una persona normale è cercare di evitare di saperle. Non si tratta di indifferenza o insensibilità, ma di proteggersi da un dolore intollerabile, da una sensazione insopportabile di impotenza e di rabbia di fronte all'ingiustizia, al sopruso, alla tragedia. Ma dagli scrittori, dagli artisti, dai fantascientifici, che non hanno paura dell'ignoto e del disumano, noi ci aspettiamo che squarcino questo velo protettivo. Noi ci impegnato a fornirvi i dati, e vi chiediamo solo di avere il coraggio di lasciarvi ispirare da questi dati. Tenete d'occhio il nostro sito, e induritevi quel tanto che basta ad ascoltare. E restituiteci visioni, analisi, immaginazione. E speranza.
"Forse il luogo verso cui si dirigono è ancora più incredibile e inimmaginabile di Omelas. Forse non esiste nemmeno. Però sembrano sapere bene dove stanno andando, quelli che si allontanano da Omelas."
Risultati Finali Premio Omelas 2001
Sezione A
Primo Classificato
Cielo Clemente di Silvia Treves
Secondo Classificato
Un mondo migliore di Francesco Grasso
Terzo Classificato
Blocco 13 di Alberto Cola
Finalisti:
L'altra riva di Lino Aldani
Il Vecchio e il Male di Anna Maria Bonavoglia
Mille Colline di Franco Ricciardiello
Segnalati:
Acque Oscure di Vittorio Catani
Due Dispari di Giuseppe De Micheli
Ramòn e Jonathan di Daniele A. Gewurz
Alieno Canta per me di Giuliano Giachino
Nede di Enrico Girardi
Reintegrazione di Alberto Lavoradori
Il segreto di Marco Merlini
Il risveglio di Silvia Morante
La consegna di Adriano Muzzi
La fine migliore di Michele Piccolino
La Terra può attendere di Renato Pestriniero
Il giorno del giudizio di Roberto Sturm
L'ultima lacrima di speranza di Ivo Torello
Linea di Frontiera di Eugenio Raimondo Tamburini
Sezione B
Non è stato individuato alcun racconto adeguato a giungere in finale, lo staff ha comunque deciso di segnalare alcuni racconti:
Omelas il prezzo della felicità di Francesca Bellantoni
Vivere in un sogno di Susy Rose Neuhauser
Tela Celina di Davì Salvatore
Verso la fine di Antonio Nicolò Zito
Le pergamene di Padre Jacinto