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Prima che mio figlio nasca
Tora Peis aveva quarantotto anni quando decise di ritornare a Bonela e di comprarsi un appartamentino, un terzo piano: camera, saloncino, cucina e bagno. Ventitré anni prima era partita per Roma con Sante, e per dieci anni i due avevano fatto una buona vita. Poi, quando ormai non ci speravano più, lei era rimasta incinta. E subito aveva cominciato a fare certi strani sogni: che s'immergeva piano piano in un mare bianco come il latte; e che dentro la pancia aveva un bambino con le unghie già formate e i capelli e i denti. Sogni così. Premonitori disse poi, quando il bambino si presentò strappandole le viscere. E che poi, a tredici anni, le ammazzò il marito sbranandolo con i suoi denti da squalo. E che, col padre ancora rantolante, le aveva ringhiato contro: - Se parli t'ammazzo anche a te! Lei s'era rincantucciata. E quando vennero i carabinieri a prenderlo, lui, tra i denti, aveva soffiato: - Tanto dove scappi, prima o poi t'acchiappo! Adesso è davanti allo specchio che si dondola un poco sulle gambe, si tira su la gonna fino alle ginocchia, e poi più su, fino a lasciar scoperte le cosce che ha bianche e lisce. Sante le diceva che le sue cosce profumavano. E' almeno un buon profumo? Chiedeva lei. Sì, rispondeva immancabilmente lui. La foto di Sante è sopra il canterano. Tora lo guarda e lo trova bello. Anzi, bellissimo. E' in divisa e pare un dio meridionale.
Quando gli aveva detto di essere incinta Sante le aveva baciato la pancia e lei gli aveva accarezzato i capelli. Poi quando venne il momento di scegliere il nome, decisero che quel figlio sarebbe stato femmina.
Fin dai primi tempi, dacché aveva saputo che era incinta, Sante aveva preso l'abitudine di appoggiare l'orecchio sulla sua pancia e poi giurava e spergiurava di sentire una specie di raschio, un qualcosa che grattava. Lei diceva che si sbagliava, che non poteva essere, che lei non sentiva ancora niente. Poi ci fu il primo spasmo lancinante. L'ebbe a circa tre mesi. Fu improvviso: lei si contrasse, sbarrò gli occhi, e rimase senza fiato.
Adesso Tora Peis attraversa il paese che sembra tirato a lucido, come sempre dopo una giornata di pioggia; l'aria è tersa e le pareti delle case sembrano lavate di fresco. Dinanzi, proprio in fondo alla via che taglia in due il paese, Tora vede il monte Saru che s'erpica contro il cielo e lo copre: sembra un fondale teatrale.
Quando le fecero la prima ecografia i medici si congratularono con lei. Se avete racconti che ritenete adatti per Delos, inviateli, in formato rtf, alla Redazione Narrativa di Delos, delos.script@fantascienza.com: saranno letti e accuratamente valutati dalla nostra selezionatrice Milena Debenedetti. Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione in tutto o in parte del testo e delle fotografie senza la previa autorizzazione della direzione di Delos Science Fiction e degli aventi diritto. |