di Giuseppe Iannozzi


Eymerich contro il Castello

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LIBRI

In questo nuovo episodio del ciclo dell'Inquisitore Eymerich magistralmente scritto da Valerio Evangelisti, Eymerich deve soprattutto combattere le "insidie della femminilità"; Donna Leonor (o Estrella), amante e di Pietro il Crudele e del fratellastro Enrico, anche lei, molto sottilmente, finisce con l'indurre in tentazione l'Inquisitore. Eymerich si ribella ma non ne ha quasi la forza fisica: mentalmente (forse spiritualmente) è deciso a non cadere in tentazione, ma fisicamente è debilitato, i suoi quarantanove anni reclamano un po' di felicità, una felicità che alla fine arriverà anche se durerà pochi istanti. Myriam e Leonor si fondono nell'angelo dei Giudei, Metatron: l'angelo è allo stesso tempo angelicato ed incarnato nella figura di Myriam ma anche voluttuoso nelle sembianze di Donna Leonor. Metraton, l'angelo dei Giudei, porterà in salvo l'Inquisitore insieme a Myriam e Leonor e durante il volo verso la salvezza, Eymerich assaggerà la felicità dei sensi, per rifiutarla, una volta in salvo, adducendo la scusa (per lui realtà) che tutto è stato un sogno. Inutile tentar di fargli ammettere la verità; l'Inquisitore rimane saldo sulle sue posizione e chiude definitivamente il discorso dei malefici del castello di Montiel e del presunto coito avuto con Myriam (e Donna Leonor), "Lo scopo della mia vita non è la felicità... Tu e Eleonor siete la stessa persona... due incarnazioni di quel demonio lussurioso, di Lilith... Quando mancano altre spiegazioni, anche una artificiosa va bene."
In questa avventura predomina il fantastico: Evangelisti ha lasciato da parte gli inserimenti fantascientifici per meglio evidenziare l'aspetto umano, fantastico e mitologico del suo personaggio; il risultato è un romanzo spietatamente attuale che evidenzia la fragilità dell'anima umana e le mille contraddizioni che in essa covano, contraddizioni attualissime che l'uomo moderno del Duemila non ha ancora risolto immerso com'è in una fittizia campagna pubblicitaria di ritorno alla spiritualità, una spiritualità basata più sull'iconoclastia che non sulla religiosità.
"Il Castello di Eymerich" è l'ultimo di una lunga serie: Valerio Evangelisti, nato nel 1952, bolognese, nel 1994 vince il premio Urania con Nicolas Eymerich, inquisitore, fanno seguito Le catene di Eymerich (1995), Il corpo e il sangue di Eymerich (1996), Il mistero dell'inquisitore Eymerich (1996), Cherudeck (1997) e Picatrix, la scala per l'Inferno (1998). I romanzi incentrati sulla figura di Eymerich, il crudele inquisitore, hanno riscosso notevole favore in Italia ma anche, e soprattutto, all'estero: tradotti in Francia, Spagna e Germania, nel 1998 hanno valso a Evangelisti il Grand Prix de l'Imaginaire e, nel 1999, il Prix Tour Eiffel, i più prestigiosi premi francesi dedicati alla fantascienza e alla letteratura fantastica.
Nella postfazione all'ultima avventura dell'Inquisitore, Valerio Evangelisti spiega che Eymerich "era nato attorno al 1320 e morto nel 1399. Una sua biografia (Emilio Grahit y Papell, El inquisidor Frai Nicolás Eymerich, Geroma, 1878) riporta anche il testo inciso sulla sua lapide funeraria: Hic jacet R. P. Fr. Nicolaus Eymerici, qui fuit predicator veridicus, inquisitor intrepidus & doctor egregius. Nam ultra XI sacra volumina compilavit, & etiam XL annis pro fide cattolica viriliter decertavit." Inutili o quasi i tentativi di Valerio Evangelisti per rintracciare la tomba dell'Inquisitore: "...Una scaletta pericolosa e sconnessa, che parte dalle adiacenze del chiostro, conduce a una porticina nascosta dai rampicanti, ermeticamente chiusa. Non esistono altre vie di ingresso: né sui lati della costruzione, né sulla sommità, gremita di turisti... Lascio Gerona un po' a malincuore, ma con in mente l'immagine di una scale semisommersa, in cui ogni gradino è una pietra tombale. Laggiù, nel silenzio e sotto il pelo dell'acqua, è forse l'ultima vestigia della tomba di Eymerich. A ben vedere, non si poteva immaginare sepolcro più adeguato."
"Il castello di Eymerich" è un romanzo di fantasia ma anche storico con profondi spunti filosofici, un romanzo che ci restituisce le atmosfere gotiche del Nome della Rosa di U. Eco, ma che si fa apprezzare per il linguaggio chiaro e l'intelligente fantasia da un pubblico decisamente più eterogeneo rispetto a quello del Nome della Rosa (in tanti l'hanno letto, ma solo pochi l'hanno veramente compreso...) Valerio Evangelisti trascina il lettore nella "sua storia" senza violentare l'intelligenza del lettore, molto più semplicemente lo avvince con la sua stregoneria letteraria, un merito questo non da poco!

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