di Anna F. Dal Dan


Eganiana
Teranesia

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SPECIALE


I dati resi pubblici da Grant conducono alla scoperta di una proteina responsabile delle mutazioni, e un biologo brasiliano avanza l'ipotesi che questa proteina riesca a riscrivere il DNA dell'ospite sulla base della probabilità di successo evolutivo calcolata su tutti i mondi possibili mediante un meccanismo quantistico. E' un'ipotesi controintuitiva e audace, che tutti si affannano a smentire - ma senza riuscirci. In effetti, la proteina che mira, scegliendo i picchi di probabilità più favorevoli in tutti i mondi possibili (ciecamente, obbedendo solo ad una legge necessaria) a perpetuare copie di sé stessa è l'unica possibile ragione dell'enigma di Teranesia, cioè dell'esistenza di specie di cui non si capisce il vantaggio evolutivo. La proteina accelera esponenzialmente l'evoluzione "dirigendola" verso lo stato quantistico più vantaggioso. Terribilmente simile all'aereo che fa cadere dall'alto, ingiustamente, irrazionalmente, la rovina sulla famiglia di Prabir per un errore stupido fatto in buona fede, la proteina fa il suo interesse, sacrificando non solo gli individui ma addirittura le specie che fa mutare.
Su Teranesia Prabir scopre di essere lui stesso infettato dalla proteina mutagena. E' solo a questo punto che egli si rende conto di come buona parte della sua ossessione con l'isola derivi dal senso di colpa di avere causato la morte dei suoi genitori, e dal desiderio di nascondere questo fatto a Madhrusee. E' solo allora che si rende conto che la sua vita è stata sempre intrecciata al tentativo di comprendere e, in ultima analisi, sfuggire, ad una spinta evolutiva che nel suo procedere cieco può obliterare da un momento all'altro tutto quanto abbiamo di più caro e prezioso. Prabir viene raggiunto da Madhrusee mentre la proteina lo sta trasformando in qualcosa di non più umano, qualcosa che fornisca alla proteina più probabilità di autoperpetuazione. Solo in extremis, in una scena molto emotiva, Madhrusee riesce a "ingannare" la proteina e a estrarla dal corpo di Prabir, riuscendo a giocare l'evoluzione in favore di un individuo meno utile ad una cieca autoperpetuazione, ma a lei molto più caro.
Teranesia è un romanzo concentrato, diretto, preciso. Si occupa della natura, dell'evoluzione e del suo significato. E straccia brutalmente l'illusione di una natura benevola, o anche solo razionale, che persegua un qualche bene. L'universo, la natura, l'evoluzione, non sono né razionali né buoni. Seguono meccanicamente e ciecamente un percorso obbligato, che non conosce valore, affetto, amore, ammirazione. Qualunque valore, bene e senso va ricercato fra gli umani, fra quello che costruiscono e di cui si prendono cura. Ad un certo punto l'amante di Prabir, Felix, gli riferisce una teoria su quale potrebbe essere il vantaggio evolutivo dell'omosessualità: fornire adulti in più che si prendano cura dei bambini. A questo Prabir reagisce con furia: lo offende e lo ferisce che il suo amore e la sua tenerezza per Madhusree vengano ridotti ad un meccanismo per perpetuare la specie. Se l'amore e la bellezza sono state create dall'evoluzione, non c'è ragione per essergliene grati: "La mia idea di bellezza", dice Prabir a Martha Grant, "non ha nulla a che fare con la sopravvivenza: di tutte le cose che l'evoluzione ha creato, quelle a cui tengo di più sono anche quelle che l'evoluzione più facilmente potrebbe schiacciare e spazzare via la prossima volta che si rigira nel sonno. Se vedo qualcosa di ammirevole nella natura, il mio primo desiderio è di afferrarlo e scappare: copiarlo, migliorarlo, farlo mio. Perché sono io quello che gli dà valore per quello che é. Alla natura non frega un cazzo."
La furibonda polemica contro il postmodernismo che occupa il breve ma intenso spazio centrale del libro potrebbe far credere che ci si trovi di fronte ad un libro positivista, di ingenua adorazione del reale. Nulla di più lontano dal vero. L'unico valore che emerge da Teranesia, dalle sue mutazioni cieche e distruttive, dirette verso un bene solo astrattamente matematico, è quello dell'umanesimo. Non ci sono principi o traguardi al di fuori dell'umanità. Non ci sono scopi ulteriori. Il lieto fine del libro sta nel sorriso con cui Madhusree annuncia, accarezzando la fronte di suo fratello, felice e commossa: "La vita è senza significato."

Fine




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