di Anna F. Dal Dan


Eganiana
Teranesia

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SPECIALE

Spesso l'evoluzione diventa il simbolo stesso della necessità benigna: il sollecito spingere di un principio benevolo verso il miglior adattamento, il miglior bene. L'universo sembra grazie ad essa abitato da una finalità giusta, nobile e ragionevole. L'evoluzione conduce necessariamente, infallibilmente, verso il vantaggio della specie. Ma davvero l'universo in cui viviamo è così buono, ragionevole e sollecito?


Prabir Suresh ha nove anni e vive in un'isola delle Molucche con i genitori, due scienziati indiani, e la sorella Madhusree, che ha poco più di un anno. Tutto va bene nella sua vita. L'isola è tutta sua, popolata di creature che Prabir sa essere immaginarie, eppure teme. La scuola e gli amici sono a portata di satellite. Figlio di scienziati, membri della Associazione Razionalista Indiana, Prabir è un ragazzo intelligente, curioso, ma è anche tenero con Madhusree. Ha dato lui un nome all'isola, che è così piccola e trascurabile da non essere mai stata battezzata. L'ha chiamata Teranesia. Su Teranesia vive una forma di farfalle mutanti che sembrano sfidare ogni legge evolutiva, e i suoi genitori sono arrivati fin lì inseguendo alcuni esemplari nel tentativo di scioglierne il mistero.
Ma attorno a loro c'è la guerra. Suo padre assicura a Prabir che la cosa non li minaccia, e gli dice di non essere spaventato. Il vecchio regime oppressivo crollerà, gli dice suo padre, è solo questione di tempo. Così, quando un'occasionale amica sulla rete manifesta preoccupazione per lui, Prabir le manda un messaggio pieno di ingenua, trionfalistica retorica sovversiva. E siccome i suoi genitori gli hanno imposto di non rivelare la sua identità, lo fa usando il nome di suo padre.
Il disastro ne segue cieco, sproporzionato e terribile: un aereo arriva, sorvola quello che si ritiene un covo di ribelli, e bombarda l'isola. Prima il padre e poi la madre di Prabir, che tenta di salvare il marito, muoiono dilaniati.

Questo è quello che si chiama sperimentare sulla propria pelle la lotta per la sopravvivenza. Prabir, che forse da solo si sarebbe lasciato morire, viene spinto dalla necessità di salvare Madhusree. Raccontandosi favole rassicuranti a cui quasi riesce a credere - che i genitori li aspettino sull'isola di Ambon - arma un gommone, prende la sorella e fugge sull'oceano. Dopo un viaggio spaventoso e un incontro troppo da vicino con la guerra, lui e la sorella finiscono in un campo profughi australiano. Dopo qualche mese nell'ambiente ostile del campo Prabir capisce che non può farcela da solo, e anche se un po' a malincuore, si rassegna a chiedere l'aiuto degli unici parenti rimasti, una zia che vive a Toronto.
A Toronto, Prabir si accorge di avere ottenuto la salvezza fisica solo per entrare a far parte di una famiglia che rappresenta un insulto e un'onta per tutto ciò che i suoi genitori gli hanno insegnato a credere: la zia è una donna generosa e benintenzionata, ma parla a Prabir dicendo cose come "Ho deciso che tu e tua sorella dobbiate essere esposti ad una narrativa sia maschile che femminile. Anche se sono testi fluidamente sessuati, per poter decifrare e contestualizzare le vostre esperienze trarrete un gran beneficio dal familiarizzarvi con almeno i due modelli binari fondamentali". Ha un master in Studi su Diana Spencer (il suo compagno ha un PhD in Teoretica X-Files), scrive articoli che definisce come "matematici" in cui afferma che per ovviare all'ostilità dei computer per le donne bisogna costruire una nuova macchina, il transputer, in cui ogni zero è sostituito con un uno e viceversa ("I computer non hanno mica dei piccoli numerini dentro", la contesta Prabir brutalmente) e porta i due bambini a vedere uno spettacolo chiamato BladeRunner(tm) SulGhiaccio(tm) con MusicaNelloStileDi(tm) GilbertESullivan(tm). In breve, conclude Prabir orripilato, sua zia era "contro tutto ciò a in cui avevano creduto i suoi genitori: l'uguaglianza fra uomo e donna, la separazione fra ricerca scientifica e interesse personale, l'idea stessa della ricerca onesta della verità." Prabir la disprezza e la teme con tutta l'intransigenza e la passione di un adolescente, e un adolescente che ha idealizzato i genitori morti, scienziati e razionalisti.
Più di qualunque altra cosa, Prabir vuole salvare la sorella dall'influenza della zia. Per questo è disposto a rinunciare a tutto: a studiare, ad avere una vita propria, ad avere una vita sentimentale - perché scopre molto presto di essere omosessuale, e teme che questo gli potrebbe costare la custodia della sorella. Prabir vive in funzione solo di Madhrusee, del renderla felice e consapevole. Madhusree diventa una biologa, e Prabir ne è incredibilmente fiero. Ma poi viene l'annuncio che lo precipita in un terrore irrazionale e cieco: Madhusree vuole unirsi ad una spedizione che riprende, dopo tanti anni, lo studio delle anomalie genetiche di Teranesia. Prabir cerca di fermarla, ma non ci riesce, e allora la sugue.
Nelle Molucche Prabir si unisce ad una biologa free-lance scozzese, Martha Grant, e assieme raccolgono una gran quantità di dati sulle anomalie genetiche, che sembrano diventate una vera epidemia. Si tratta di mutazioni inquietanti e inspiegabili, perché sembra che qualcosa stia accellerando esponenzialmente l'evoluzione, ma in direzioni tali che portano alla distruzione non solo degli individui, ma delle specie. Non si riesce a capire quale possa essere il vantaggio evolutivo di queste mutazioni. Madhrusee, raggiunta, è furibonda per l'intervento di Prabir e gli annuncia la sua intenzione di condurre la spedizione proprio a Teranesia, dove si trovano i resti del lavoro dei loro genitori. Prabir vede in Teranesia l'epicentro di tutti i suoi terrori, e che pensa che solo tenendola lontana potrà salvarla. Allora la batte sul tempo, facendosi condurre lì da Martha Grant (a cui rivela la storia e posizione dell'isola a condizione che ella accetti di pubblicare i dati raccolti, e non di tenerli riservati come vorrebbe il suo sponsor, una industria farmaceutica giapponese).

Continua




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