

"Se c'è qualcosa di cui sono certo, è che comprendere com'è fatto il mondo reale, come funziona il cervello umano, da cosa sorgono la morale, le emozioni, le decisioni, è essenziale per poter prendere qualunque tipo di posizione morale che, nel lungo periodo, abbia senso. E se questo vuol dire essere chiamato 'meccanicista', pazienza."
Può sembrare strano aprire il profilo di quello che è riconosciuto come il migliore scrittore vivente di fantascienza hard con una citazione che parla di morale ed emozioni. Ma non c'è contraddizione, e in effetti, la grandezza di
Greg Egan sta proprio nel fatto che nella sua opera, scienza e coscienza sono indistinguibili, dipendenti l'una dall'altra, fuse in sintesi perfetta. La speculazione è una questione umana, e quindi questione di sentimenti, di vita vissuta, di filosofia, morale e politica.
Quella che tenete far le mani,
Luminous, è la seconda antologia personale di Egan, dopo
Axiomatic. Comprende alcuni dei migliori racconti brevi di uno degli scrittori di racconti brevi più celebrati della fantascienza, in grado di gettare uno sguardo lucido, ma non per questo a volte meno appassionato, amaro, furente e inquieto, su quello che fa di noi esseri umani nel terzo millennio: l'incrocio e a volte lo scontro di natura e coscienza. La fantascienza hard, che tanto spesso è gelido gioco intellettuale, qui viene restituita a quello che fa della fantascienza un luogo così privilegiato: la possibilità di riflettere, da esseri umani, sulla scienza. E non nascondersi dietro il catastrofismo pessimista, né illudersi con un ottimismo ingenuo. Egan non è né apocalittico né integrato. Non viene a dirci che viviamo in un inferno, ma nemmeno nel migliore dei mondi possibili. Viene a dirci che viviamo in un mondo che dobbiamo comprendere, se vogliamo dargli un senso: perché gli unici che possano dargli un senso, fornirgli uno scopo, dargli un'anima, siamo noi. E quello che rende i suoi racconti tanto ipnotici, che dà una sensazione di vertigine e di meraviglia nel leggerli è che ha il dono, tanto raro, di guardare obliquamente, di pensare a conseguenze, implicazioni, dilemmi, paradossi, che alla maggior parte di noi sfuggirebbero per sempre. Per dirla con l'autorevole rivista di divulgazione inglese
The New Scientist: "L'universo può essere più strano di quanto ce lo immaginiamo, ma sarà dura che riesca ad essere più strano di quanto se lo immagina Egan."
Egan è un personaggio schivo, ma niente affatto timido nel parlare di ciò che gli sta a cuore. Di lui si conoscono i dettagli biografici essenziali, è nato a Perth, in Australia, nel 1961 e si è laureato in matematica, ma non ha mai accettato di sottoporsi al modesto culto della personalità che circonda gli scrittori, anche gli scrittori di fantascienza. Non è mai stato visto ad una convention e non coltiva il fandom. La maggior parte dei suoi colleghi non sa nemmeno che faccia abbia. Ma nel prendere posizione non è né timido né schivo, e ha quel particolare tipo di intransigenza che viene dall'avere le idee chiare, e nel non curarsi troppo se queste idee non sono ben accette da tutti quanti. La sua novella
Oceanic, per esempio, gli è valsa il primo Hugo, ma ha anche irritato una grossa fetta di lettori perché postula audacemente che il sentimento religioso abbia una base biologica. Il suo ultimo romanzo,
Teranesia, contiene oltre a una trama estremamente coesa e dei personaggi ottimamente caratterizzati anche un attacco assolutamente spietato alla corrente culturale del postmodernismo, che gli ha senz'altro procurato molti nemici.
E' difficile immaginare un autore più "hard" di Egan, e da diversi punti di vista. Matematico per formazione, programmatore di computer per professione e per passione, Egan ha lavorato a lungo per un istituto di ricerche mediche, da cui ha assorbito la sua non comune conoscenza della biologia, e delle sue implicazioni. Ma solo chi non conosce bene gli scienziati può meravigliarsi di come tutta la sua opera esprima un profondo, appassionato umanesimo. La cosa straordinaria di tutta la sua opera, non solo i racconti ma anche i notevoli romanzi, come
Quarantine,
Permutation City,
Distress,
Diaspora e
Teranesia, è che si trova in quel punto d'incrocio forse possibile solo alla fantascienza in cui una precisa, fattuale conoscenza dello stato dell'arte della scienza si incrocia con la riflessione filosofica, etica, e le anima con il soffio vitale dell'interesse umano. Perché la conoscenza per Egan è una questione morale, e l'essere umani vuole dire stare in un universo da comprendere, a cui dare valore, a cui conferire bellezza: "La mia idea di bellezza non ha nulla a che fare con la sopravvivenza: di tutte le cose che l'evoluzione ha creato, quelle che mi sono più care sono quelle che più facilmente potrebbe schiacciare e spazzare via la prossima volta che si rigira nel suo sonno. Se vedo in natura qualcosa che ammiro, il mio istinto è di afferrarlo e scappare via: copiarlo, migliorarlo, farlo mio. Perché sono io a dargli valore per ciò che è. Alla natura non importa un accidente." (Teranesia).
Teranesia, è l'ultimo romanzo edito, e rappresenta in un certo senso una svolta: mentre finora la critica ha rimproverato a Egan, a torto o a ragione, una certa mancanza di spessore umano dei personaggi,
Teranesia riesce meglio dei romanzi precendenti a fondere in una sintesi convincente la speculazione metafisica e biologica e la storia personale, le emozioni, le ragioni, del protagonista, Prabir Suresh. La sua storia, le sue convinzioni, la morte tragica dei genitori, la sua lotta per salvare e crescere la sorella, diventano parte inseparabile della risoluzione dell'enigma biologico che ha il centro nell'isola del titolo, Teranesia.
L'attività letteraria di Egan era nata circa una decina di anni fa sulle pagine di
Interzone, la piccola rivista inglese di qualità dove Egan ha pubblicato buona parte della sua prima (ed eccellente) produzione di racconti.