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SPECIALE |
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Delos: Iniziamo con la domanda di prammatica: hai incontrato qualche difficoltà particolare nel tradurre quei racconti?
Riccardo Valla: La principale difficoltà l'ho incontrata prima di iniziare la traduzione: non trovavo il volume originale. Infatti, leggendo "luminous" l'avevo presa per una parola francese e avevo messo il libro nella pila dei libri francesi... In genere la prosa di Egan è chiara e non presenta difficoltà di interpretazione, tutt'al più qualche volta non è ben chiaro a che teoria scientifica si riferisca. In genere però la sua scienza è quella che si trova su Le Scienze e nei libri di "scienza cognitiva" (quelli che stanno a metà tra la filosofia e l'informatica). Il suo gergo è quello. Solo alcuni punti all'inizio dell'ultimo racconto Il tuffo di Planck non mi erano del tutto chiari, per esempio quando collega la dilatazione del tempo alle traiettorie curve di una particella, anche perché affronta quegli argomenti da un punto di vista diverso da quello consueto. Egan cita un modello di Sacharov, sarebbe interessante controllare che cosa ha preso da Sacharov e che cosa ha messo lui.
| ..."La mia idea di bellezza non ha nulla a che fare con la sopravvivenza: di tutte le cose che l'evoluzione ha creato, quelle che mi sono più care sono quelle che più facilmente potrebbe schiacciare e spazzare via la prossima volta che si rigira nel suo sonno. Se vedo in natura qualcosa che ammiro, il mio istinto è di afferrarlo e scappare via: copiarlo, migliorarlo, farlo mio. Perché sono io a dargli valore per ciò che è. Alla natura non importa un accidente."... | |
Delos: In che senso "ha messo lui"?
Valla: Molte volte si ha l'impressione che a Egan, dopo avere letto qualche articolo scientifico, venga voglia di dire la sua. Ora, la risposta, in questi casi, consiste nel fare un esperimento e nel mandare un altro articolo alla rivista. A Egan piace così tanto l'idea che gli è venuta, però, da non voler correre il rischio che l'esperimento la neghi, oppure non può fare un esperimento perché si tratta di qualche idea non sperimentabile. Allora la mette in un racconto. C'è tutta una tradizione di esperimenti non fattibili, almeno nel campo della fisica, e hanno perfino un nome tedesco, che significa esperimenti di pensiero. Ecco, Egan va da lì in su. In quel racconto, per esempio, risponde a un vecchio problema, ossia se l'universo non sia l'interno di un buco nero. Secondo Egan non lo è: cadendo in un buco nero, si impiega un tempo infinito prima di arrivare al centro (Egan dice "computazione infinita", cioè durata infinita della vita, visto che chi parla sono dei computer, i quali "vivono", appunto, finché "computano"), ma con la progressiva riduzione delle dimensioni si arriva a un punto in cui non si possono più mantenere i rapporti geometrici iniziali. Ecco cosa a Egan premeva dire. Non so se ho capito bene il suo discorso, ma non mi ha convinto del tutto: mi pare che anche la geometria dello spazio dovrebbe comprimersi progressivamente. Credo perciò che quelle parti espongano teorie di Egan, non di altri.
Delos: Infatti, una delle domande che si fanno sempre i lettori di Egan è fin dove arrivi la scienza e dove inizi la fanta-scienza.
Valla: In genere è abbastanza facile distinguere le realizzazioni già effettuate da quelle prevedibili e da quelle fantascientifiche. Uno dei racconti in cui si vede meglio questa differenza è Eva mitocondriale. Il racconto si basa su una ricerca in cui, analizzando il DNA di un gran numero di persone, si cerca di capire quanto sia antica l'umanità. Ora, il metodo è normalmente usato per trovare la diffusione delle razze umane, ma si basa su elementi più grandi, per esempio i gruppi sanguigni. Per citare uno studioso che lo usa, Cavalli-Sforza l'ha impiegato per studiare le correnti migratorie europee. Sono anche parecchi anni che si studiano alcune proteine come l'emoglobina e si confrontano tra loro quelle delle varie specie animali. Perciò il metodo esiste. Meno convincente è la possibilità che si possa trovare un legame chimico come quello cercato dal protagonista, e anche la possibilità che si riesca ad analizzare il DNA con i sistemi velocissimi che compaiono nel racconto. Oggi come oggi - a meno che non si siano dimenticati di informarmi! - il procedimento per "mappare" il DNA è sempre lo stesso. Si prende il tratto di DNA da analizzare e lo si "amplifica", cioè se ne fa una buona quantità di copie. Per fare le copie si usano le parti delle cellule che copiano il DNA negli organismi viventi. Poi si fanno quattro gruppi e ciascuno viene trattato con un "qualcosa" (un enzima) che spezza il DNA in corrispondenza di una delle quattro basi e mette sul punto del taglio un "marcatore" radioattivo. Naturalmente spezza la catena in un punto a caso, ma alla fine si ottengono tanti pezzi di catena di lunghezza diversa. Si mettono le varie catene in un campo elettrostatico e queste si spostano di più o di meno a seconda della lunghezza. A quel punto si appoggia una pellicola fotografica e la base "marcata" impressiona la pellicola. Si hanno così quattro pellicole, una per base, e mettendole una a fianco dell'altra si ricava l'ordine delle basi. Ora, oggi non è che siamo come vent'anni fa, che ci voleva un anno a "sequenziale" il DNA di un fago da 3000 basi, ma un po' di tempo ci vuole, e soprattutto non si può prendere il DNA che è dentro le cellule e analizzarlo con qualche sistema di risonanza magnetica, come accenna Egan. Dunque, le sue macchinette per analizzare il DNA sono fantascientifiche. Però Egan, in quel racconto, vuole esprimere una sua idea sull'evoluzione della specie umana, ossia che le mutazioni si concentrano su certi punti del DNA, e che si annullano a vicenda: di conseguenza è inutile cercare di risalire indietro, perché la situazione confusa odierna è altrettanto confusa quanto quella di 200 mila anni fa.