di Anna F. Dal Dan


Eganiana
Distress

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SPECIALE

"Va bene. E' morto. Avanti, adesso potete parlargli." Così comincia il secondo libro di Greg Egan, Distress.


E' il 2055, si può tornare dalla morte - per qualche, orribile, minuto. Ci sono cinque sessi principali, compreso quello asessuato, e si sono dovuti inventare nuovi pronomi per chi non è né maschio né femmina. Miliardari eccentrici, o forse non solo eccentrici, si sono fatti sostituire tutti i nucleotidi del DNA con molecole funzionalmente analoghe, ma chimicamente diverse, acquisendo una perfetta immunità a qualunque malanno possa colpire un mammifero convenzionale. Una lobby di Autistici Volontari chiede che sia legalizzata l'operazione di resezione dell'area di Lamont, quella che permette ai "normali" esseri umani di sentire, o forse di illudersi soltanto di sentire, un sentimento di intimità con i loro simili - meglio vivere soli, che essere illusi. Le più recenti tecniche diagnostiche possono leggere nella mente. E un gigantesco atollo artificiale è stato costruito nell'Oceano Pacifico da idealisti, o pirati, a seconda dei punti di vista, utilizzando biotecnologie rubate e senza pagare il copyright.
E una nuova, enigmatica malattia si sta diffondendo senza apparente ragione o causa, un attacco di profonda angoscia e disperazione che colpisce a casaccio, la Sindrome da Ansietà Clinica Acuta: Distress, cioè Disagio.

"Arthur C. Clarke aveva suggerito che qualunque tecnologia sufficientemente avanzata sarebbe stata indistinguibile dalla magia", dice il protagonista, Andrew Worth, "ma se un giornalista scientifico ha una sola responsabilità, à quella di impedire alla legge di Clarke di applicarsi alla tecnologia umana, agli occhi degli esseri umani." Ed è quello che lui cerca di fare, ma non è facile, perché: "Quando la gente smette di comprendere come funzionano davvero le macchine che li circondano, il mondo in cui abitano comincia a dissolversi in un incomprensibile territorio onirico. La tecnologia oltrepassa il controllo, trascende la discussione, evoca solo odio oppure adorazione, alienazione o dipendenza" e lui si trova a produrre documentari terroristici sugli orrori della scienza, che chiama "frankenscience", perché questo è quello che chiede il pubblico. E gli specialisti in bioetica se ne vanno in giro con T-shirt che proclamano: "Dite NO alla TOE"! Perché questo è un mondo sull'orlo, sull'orlo del Tutto: sta per essere enunciata la Theory Of Everything, la Teoria del Tutto.
O meglio, una delle tante. Tre fisici stanno per presentare tre teorie rivali ad una conferenza che si tiene su Stateless, l'atollo pirata, e una di loro è Violet Mosala, ventisettenne fisica sudafricana vincitrice del Nobel, su cui Andrew vuole girare un documentario biografico. Lo vuole perché spinto da un certo spirito missionario divulgativo, lo vuole perché in fondo ammira Mosala e il suo atteggiamento intransigente e politicamente audace ("Non è necessario che io dimentichi o perdoni alcun atto di schiavismo, rapina, imperialismo o patriarcato per poter studiare fisica, e per farlo con tutti gli strumenti intellettuali di cui ho bisogno."), ma lo vuole soprattutto perché l'alternativa è di lavorare sul Disagio, e la cosa, oscuramente, lo terrorizza. Così arriva su Stateless, cerca di mettersi in pari con le sue cognizioni di fisica in modo da poter spiegare al vasto pubblico una teoria che spieghi tutto l'universo, incontra e documenta le manifestazioni di protesta di diversi contestatori che si oppongono alla TOE - perché rovinerà la magia dell'ignoto, perché diverrà strumento di tecnica oppressiva, perché ritengono la conoscenza troppo pericolosa per l'umanità e vogliono sostituirla con una mitologia edificante - ma poi le cose si fanno bizzarre.
Lentamente attorno ad Andrew si dipana il complotto di un gruppo di Antropocosmologi, gente che all'inizio Andrew non riesce a prendere sul serio: sostengono che l'universo è giustificato e permesso da un unico individuo che lo comprenda, che chiamano la Chiave di Volta. Violet Mosala, che probabilmente sta per formulare la TOE e quindi comprendere l'universo, è la Chiave di Volta... ma il problema è che una fazione del movimento è convinta che comprendendo l'universo ne annullerà lo scopo, e l'Universo cesserà di esistere. Violet Mosala, quindi, va uccisa prima che sia troppo tardi.

..."Quello che cerco di fare in genere è strappare via la superficie delle cose rimanendo nel contempo tanto scrupolosamente razionale e scientificamente rigoroso quant'è possibile, a costo di irritare un sacco di gente."...
Prima dello scioglimento dell'intreccio succederanno molte cose. Ci sono una storia d'amore piuttosto frustrante con Akili Kuwale, che ha rinunciato sia ad avere un genere che ad avere un sesso, un incontro con il colera e la inevitabile limitatezza dell'esistenza, una rivelazione mistica da parte di un ateo, la società anarchica dell'atollo pirata con il suo rito di iniziazione, cioè un'immersione nella terraferma, un'invasione di misteriosi guerrieri invisibili e la spettacolare autodifesa dell'isola artificiale, e alla fine l'apoteosi dell'umanità, cosa che peraltro nei libri di Egan avviene con una certa regolarità.
Alla fine, che cos'è Distress? Un libro sull'umanità, e l'essere coscienti. Un Artistico Volontario dice ad Andrew: "Qual è il modo più intellettualmente pigro di cercare di avere la meglio in una discussione? [...] Dire che il tuo avversario manca di umanità. Pensa a tutte le categorie di persone che sono state classificate come non umane, da varie culture, in varie epoche. Schiavi. Donne. I malati mentali. I sordi. Gli omosessuali. Gli ebrei. I bosniaci, i croati, i serbi, gli armeni, i curdi..." In Distress la definizione di umanità si allarga a dismisura, mentre ogni definizione più ristretta diventa per qualcuno una prigione. E tutti cercano di evadere da questa prigione: la prigione del sesso, del genere, delle convenzioni sociali, della nazionalità, perfino del modo in cui è fatto il proprio cervello. Tutti cercano di essere liberi, e non determinati. Ma in un mondo in cui le leggi fondamentali stanno per essere definite una volta per tutte, affermate, dimostrare e comprese, non si restringe fino ad annullarsi la libertà? E in un mondo in cui tutti sono distanti e diversi, ci si può tendere una mano? Non sarebbe meglio essere ignoranti? Non sarebbe meglio essere illusi?
La risposta di Egan è chiara, ma non è una risposta facile. "Io non credo" dice un personaggio, "che l'onestà porti alla follia. Non credo che ci sia bisogno di illusioni per restare sani di mente. Non credo che la verità sia disseminata di trappole, pronte a inghiottire chiunque pensi troppo. Non c'è un abisso in cui cadere... a meno che uno non se lo scavi."
O per meglio dire, la risposta è una risposta che dà disagio: "La verità è qualunque cosa ti facciano passare." "No, quello è il giornalismo. La verità è quello da cui non puoi scappare."




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