di Anna F. Dal Dan


Eganiana
Distress

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SPECIALE

..."Quello che cerco di fare in genere è strappare via la superficie delle cose rimanendo nel contempo tanto scrupolosamente razionale e scientificamente rigoroso quant'è possibile, a costo di irritare un sacco di gente."...
Prima dello scioglimento dell'intreccio succederanno molte cose. Ci sono una storia d'amore piuttosto frustrante con Akili Kuwale, che ha rinunciato sia ad avere un genere che ad avere un sesso, un incontro con il colera e la inevitabile limitatezza dell'esistenza, una rivelazione mistica da parte di un ateo, la società anarchica dell'atollo pirata con il suo rito di iniziazione, cioè un'immersione nella terraferma, un'invasione di misteriosi guerrieri invisibili e la spettacolare autodifesa dell'isola artificiale, e alla fine l'apoteosi dell'umanità, cosa che peraltro nei libri di Egan avviene con una certa regolarità.
Alla fine, che cos'è Distress? Un libro sull'umanità, e l'essere coscienti. Un Artistico Volontario dice ad Andrew: "Qual è il modo più intellettualmente pigro di cercare di avere la meglio in una discussione? [...] Dire che il tuo avversario manca di umanità. Pensa a tutte le categorie di persone che sono state classificate come non umane, da varie culture, in varie epoche. Schiavi. Donne. I malati mentali. I sordi. Gli omosessuali. Gli ebrei. I bosniaci, i croati, i serbi, gli armeni, i curdi..." In Distress la definizione di umanità si allarga a dismisura, mentre ogni definizione più ristretta diventa per qualcuno una prigione. E tutti cercano di evadere da questa prigione: la prigione del sesso, del genere, delle convenzioni sociali, della nazionalità, perfino del modo in cui è fatto il proprio cervello. Tutti cercano di essere liberi, e non determinati. Ma in un mondo in cui le leggi fondamentali stanno per essere definite una volta per tutte, affermate, dimostrare e comprese, non si restringe fino ad annullarsi la libertà? E in un mondo in cui tutti sono distanti e diversi, ci si può tendere una mano? Non sarebbe meglio essere ignoranti? Non sarebbe meglio essere illusi?
La risposta di Egan è chiara, ma non è una risposta facile. "Io non credo" dice un personaggio, "che l'onestà porti alla follia. Non credo che ci sia bisogno di illusioni per restare sani di mente. Non credo che la verità sia disseminata di trappole, pronte a inghiottire chiunque pensi troppo. Non c'è un abisso in cui cadere... a meno che uno non se lo scavi."
O per meglio dire, la risposta è una risposta che dà disagio: "La verità è qualunque cosa ti facciano passare." "No, quello è il giornalismo. La verità è quello da cui non puoi scappare."

Fine




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