raccontata da Riccardo Valla


Il robot (prima parte)

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STORIA DELLA FANTASCIENZA

3. Il ritorno nel Settecento


Con la diffusione dell'alchimia e della scienza naturale in Occidente, sembrerebbe che questo genere di immagini dovesse aumentare, ma invece scompare per ricomparire nel Settecento. Probabilmente l'immagine del "robot" non sorge dall'idea dei progressi che si possono conseguire con la scienza, ma da un'idea dell'uomo come elemento di una società ordinata. Il Primo Imperatore seguiva la scuola filosofica legista, che voleva abolire tutte le vecchie tradizioni e creare una società perfettamente burocratizzata; i suoi successori reintrodussero il confucianesimo e ritornarono alle vecchie tradizioni. Anche nella storia buddista del Terminator, la civiltà di "Roma" che produce i "guerrieri metallici animati" è una società rigorosamente organizzata. Così, nel Settecento, il ritorno dell'immagine del robot si accompagna alle proposte di una maggiore organizzazione sociale, quando circolavano suggerimenti come il falansterio, un singolo edificio capace di ospitare una falange di cittadini, o il panopticon, l'edificio costruito in modo che il suo interno possa essere costantemente oggetto i osservazione.
Nell'immaginazione del Settecento, l'aspetto interessante di questo tema è che la "meccanizzazione" è vista come un fenomeno positivo, un "miglioramento" rispetto alla forma naturale: gli strumenti musicali automatici realizzati dai meccanici dell'epoca sono più precisi dei suonatori veri, e lo stesso vale per gli "automi" che venivano costruiti all'epoca per divertire i principi. Il fatto che si dedicasse tanta attenzione alla costruzione di questi giocattoli sottintende però un giudizio preciso: che l'imitazione meccanica sia migliore dell'originale.
Questa ammirazione per la copia meccanica è visibile in Hoffmann. Nel famoso racconto che ha ispirato l'opera I Racconti di Hoffmann, il protagonista si innamora di una donna perfetta, che però è una bambola costruita da un orologiaio; cent'anni dopo, il francese de l'Ile Adams scriverà un racconto analogo, Eva futura, con protagonista una bambola meccanica costruita dall'inventore Edison, e in questa tradizione rientra un po' anche la donna robot del film Metropolis.
Nella prima parte dell'Ottocento, la macchina più complessa costruita dall'uomo fu il calcolatore di Babbage, ma non sembra che qualcuno si sia ispirato a quello. Compaiono alcune sporadiche immagini: il giocatore di scacchi di E.A. Poe, l'"uomo a vapore delle praterie" di un feuilleton americano degli anni 1850: un uomo meccanico, azionato dal vapore, che nelle illustrazioni del fascicolo dell'epoca trascina un carretto (lasciandosi alle spalle gli indiani che lo inseguono).

4. Gli anni 1920


Il tema degli uomini meccanici non pare riscuotere molto interesse per una quarantina d'anni, ma ritorna negli anni 20 sotto vari aspetti. L'esempio più noto, quello dei "lavoratori" della commedia di Capek che ci hanno dato il nome "robot", presentava in realtà una sorta di cloni o di prodotti della biologia, più vicini al personaggio del mostro di Frankenstein, sia come origine sia come psicologia: si tratta di uomini che, diversi a causa della loro origine, non sono accettati dall'umanità come uguali. Anche il "mostro di metallo" di un romanzo di Abraham Merritt è un essere vivente, un "alieno", fatto di metallo; tuttavia è nato e non è stato costruito. Vero robot è invece quello già citato del film Metropolis, anche se all'autrice del testo, Thea von Harbou, la moglie di Lang, dev'essere stata ispirata dai vari film girati all'epoca sul personaggio dell'Alraune, la radice di mandragora che diventa donna per sedurre gli uomini e dannarli.


In questo gruppo si inserisce anche un curioso romanzo italiano del 1932, L'uomo di fil di ferro, ambientato in un non precisato futuro. In esso, nelle vicinanze delle officine dell'inventore italo-americano Fabbri, si nota occasionalmente la presenza di uno strano individuo che esce incolume dallo scontro con un camion, salva persone che cadono dal tetto, e alla fine scopriamo essere Zeta Otto, un uomo meccanico: il primo di un gruppo di operai meccanici che il proprietario delle officine intende costruire. L'automa, nei suoi vagabondaggi, ha avuto la prova che non solo il suo fisico, ma anche la sua intelligenza è superiore a quella degli esseri umani e questo l'ha convinto di doversi impadronire del potere; con gli altri uomini meccanici conquista perciò la città di Roma. Finirà però per cadere nello spleen perché è innamorato e non è umano, e insieme ai suoi compagni scende nel Tevere: di lì, sott'acqua, raggiungono il mare. Gli uomini, a loro volta, dopo avere provato il pericolo delle macchine, rinunciano a quello sviluppo "artificiale" e riscoprono la natura (noi diremmo l'ecologia).
Tutti questi sono esempi di robot un po' fuori del tipo più noto, che è Robbie the Robot del film Il pianeta proibito. Per giungervi bisogna però passare attraverso due personaggi, uno famosissimo, Isaac Asimov con le sue "leggi della robotica", e l'altro poco conosciuto, ma altrettanto importante nel suggerire l'immagine del robot: l'illustratore Frank R. Paul, autore delle "copertine robotiche" della rivista americana Wonder Stories.

1- continua

Fine




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