punti di vista diversi di Mario Roberto Quaglia

Ciò che s'incontra qui appartiene alla Grande Famiglia delle Tracce di Quaglia, cioè quella roba che avanza quando qualcuno che si chiama Quaglia esiste senza farne segreto.


Il figlio del Capitano Nemo

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PENSIERO STOCASTICO

Come Philip Dick è capace di smontare la realtà e di far crollare tutte le certezze. Come Robert Sheckley è capace di riderci sopra. Ma per quanti paragoni si possano cercare, l'unica cosa certa è che Roberto Quaglia è unico. E forse è una fortuna.

Tuttavia il pezzo di questo mese non è di Roberto Quaglia, bensì di Mario Roberto Quaglia. Qual'è la differenza? Chiedetelo a Roberto. O a Mario. O a Quaglia.

Il figlio del Capitano Nemo

"Il figlio del Capitano Nemo" è il titolo di un film che non esiste, esso è solo un pretesto per fare alcune riflessioni sulla "rappresentazione della realtà", "vedere e prevedere", "conoscere e riconoscere".

Questa la storia:
Una bella scienziata, sopravvissuta ad un naufragio in alto mare, viene salvata e portata a bordo del Nautilus. Non il romantico Nautilus liberty dell'iconografia classica, pieno di ingranaggi, pulegge e di grandi oblò dai quali potere osservare magnifici paesaggi sottomarini; ma una macchina moderna, per certi versi simile ai sottomarini nucleari, in grado di navigare sempre in immersione, senza oblò e piena di diavolerie per indagare, sentire, tastare ed interagire col mondo esterno (radar, sonar, baffi retrattili ecc..).
Il capitano, naturalmente, è Nemino: "Il figlio del capitano Nemo".
Nemino è nato a bordo, non è mai uscito dal sottomarino e quindi non avendo un'esperienza diretta del mondo esterno non può fare altro che tastare, con i sensori del suo mezzo, il tenebroso ambiente entro il quale sta navigando per individuare i pericoli da evitare e le opportunità da cogliere.
Ad un certo punto i nostri sono nella sala di comando, la stanza è quasi completamente occupata da un grosso tavolo rotondo e luminoso. Il Capitano Nemino, indicando alla bella scienziata il tavolo, dice con orgoglio:
- La Mappa dell'Universo!.
Sul tavolo sono disegnati degli anelli concentrici e una pletora di piccoli automi, interpretando il sonar ed i sensori di bordo, riposiziona continuamente su di esso delle sagome colorate zeppe di simboli e di contrassegni.
- Questo è il Nautilus - dice il capitano mostrando la sagoma al centro del tavolo.- e tutto in torno è rappresentato ciò che, in base alle nostre informazioni, prevediamo di incontrare durante la navigazione.
- Il nostro futuro, sostanzialmente...
- Vede, ogni anello rappresenta una unità di navigazione e contando gli anelli possiamo anche prevedere con una certa precisione "ove nel tempo" incontreremo ciò che sul tavolo è rappresentato. Le sagome che sono posizionate sugli anelli più esterni verranno da noi raggiunte tra circa sei unità di navigazione, ma stiamo progettando nuovi sensori ed un nuovo tavolo in grado di portare a 12 unità la nostra capacità di prevedere il futuro.
Questa sagoma scura circondata da uncini, per esempio, è la più pericolosa perché è dura, impenetrabile e, anche se sfiorata (a causa degli uncini di cui è cosparsa) è in grado di aprire i fianchi del Nautilus come se fossero quelli di un mollusco. Per fortuna, come vede, non si muove così, una volta individuata, per noi è facile girarle intorno.
- Mi scusi, ma Lei sta parlando degli scogli, delle rocce...
- Scogli, rocce? Non so cosa siano. Per quello che mi riguarda preferisco riferirmi ad essa come una "Massa-dura-e-piena-di-uncini", così quando ci avvicineremo per raccogliere quelle gustose alghe rosse che oggi Lei ha tanto gradito a colazione, non mi dimenticherò di usare tutte le cautele del caso.
Anche questa macchia azzurra rappresenta un ostacolo duro ed impenetrabile ma, anche se si muove lentamente, è molto meno pericolosa dell'altra, infatti è liscia, fredda e senza uncini sulla sua superficie. Sciogliendo i blocchi che ricaviamo da essa, otteniamo l'acqua di cui abbiamo un gran bisogno.-
-..Ma questo è un iceberg! , mormorò la donna....
Così tra una sorpresa, un equivoco e una scoperta, il film prosegue rintuzzando prima l'attacco del solito "calamaro gigante", evitando poi "l'Isola vulcanica che esplode" ed infine emergendo indenne dai fondali profondi ove le lampadine diventano tremule ed il fasciame paurosamente miagola per la pressione.

Il film termina, naturalmente, con Nemino che, per amore della bella naufraga, accetterà di abbandonare il Nautilus e di seguirla nel favoloso mondo dei MacDonald e della Cocacola.

Il mondo sensoriale del Nautilus.

Il povero Nemino come abbiamo visto non si può dire che sia messo proprio bene: è nato a bordo, è vissuto sempre in immersione, non ha mai visto il mondo esterno e, per un imperativo introiettato e non meglio precisato, non può o non vuole venire a galla.
Sa per esperienza che fuori dal sottomarino ci sono i pesci, le succulente alghe rosse di cui tutti a bordo sono ghiotti e le "miniere" di acqua potabile, ma sa anche che per ottenere quanto a loro serve bisogna navigare attraverso "tenebrosi spazi zeppi di insidie" e che la sua responsabilità di Capitano gli impone di "prevedere con ragionevole anticipo" cosa incontrerà il Nautilus durante la navigazione.
Si ricorda ancora di quella terribile volta in cui il Nautilus interagì violentemente con una di Quelle-Cose-Dure-Ed-Impenetrabili. Era giovane allora, ma visse con gli altri le febbrili manovre per evitare la catastrofe, la gioia dello scampato pericolo, il fervore delle riparazioni ed infine la ricerca di sensori più sofisticati in grado di rendere più efficiente e "profonda nel futuro" la loro capacità di prevedere la possibile presenza di Quelle-Cose-Dure-Ed-Impenetrabili e poterle evitare.
I primi sensori messi a punto furono dei lunghi baffi sottili e rigidi posizionati sulla prua del Nautilus, essi erano in grado di "tastare" lo spazio tutt'intorno nel verso di navigazione e qualora fossero entrati in contatto con Quelle-Cose-Dure-Ed-Impenetrabili avrebbero trasmesso al Nautilus una pressione misurabile o si sarebbero spezzati. Ma in questa "pre_collisione" il piccolo danno subito (la rottura di un baffo per esempio) avrebbe fatto suonare le sirene del pericolo trasformandosi in informazione e sintomo del pericolo imminente, ed avrebbe consentito loro di evitare il peggio, con repentine inversioni di marcia o brusche manovre laterali.
L'uso di questi sensori primitivi si combinò in seguito con altri più sofisticati, messi a punto successivamente, e la capacità di Nemino di effettuare previsioni divenne sempre più accurata e tempestiva. Per esempio l'aggiunta di un Sonar aveva reso possibile prevedere la presenza di Quelle-Cose-Dure-Ed-Impenetrabili anche parecchie ore prima di incontrarle, ed in fine l'idea di rappresentare sul tavolo i simboli di ciò che gli strumenti individuavano intorno al Nautilus, aveva fornito un potente mezzo per immaginificare la realtà esterna, prevedere meglio il futuro e rendere più sicura la navigazione.
Purtroppo il giovane Nemino, per amore della bella scienziata, decide di abbandonare il Nautilus e di seguirla nel New Jersey a caccia di bambini, perciò non sapremo mai come si sarebbe evoluto il suo sottomarino, ma sappiamo che aveva già trovato il modo di sostituire il tavolo rotondo con un insieme di proiezioni olografiche in grado di rappresentare il "mondo esterno desunto" in una unica immagine tridimensionale, che stava perfezionando un "casco integrale" col quale avrebbe potuto percepire l'immagine del modo esterno, cosi ricostruita, direttamente intorno a se e che stava studiando un paio di guanti speciali attraverso i quali le sue mani, utilizzando le appendici del sottomarino, avrebbero potuto sentire, tastare ed interagire direttamente col mondo esterno.
Chissà forse prima o poi il piccolo Nemino avrebbe finito col percepirsi lui stesso al centro di questa Weltanschauung decidendo "come muoversi" e controllando de visu l'attività delle "sue appendici". Forse prima o poi avrebbe finito con l'identificarsi addirittura col suo sottomarino... forse, ma questo non lo sapremo mai.



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