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AUTORI |
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| Ugo Malaguti | |
Delos: Millennium. Quarant'anni di fantascienza di Lino Aldani e Ugo Malaguti. Il tuo primo racconto lo hai scritto a sei o a otto mesi di vita? Idiozie a parte, che effetto ti fa potere allestire una raccolta simile?
Ugo Malaguti: A sette anni di età mi fu regalata la mia prima macchina per scrivere, era una portatile svizzera rossa, credo di marca Simtype, e cominciai subito a scrivere raccontini, indovina di quale natura? Fantascienza, naturalmente. Da quel momento ho continuato a scrivere quasi esclusivamente a macchina (adesso al computer, ma non cambia molto) e credo che l'uso della macchina per scrivere sia stato troppo prematuro: infatti non sono mai riuscito a sviluppare una calligrafia decente, e generalmente per concentrarmi devo scrivere, appunto, a macchina, non riesco a concentrarmi sugli appunti presi a mano.
Scherzi a parte, ho sempre avuto la passione di scrivere, e di far scrivere: alle elementari vessavo i miei compagni e le mie compagne di scuola, obbligandoli/le a vergare quotidiani su fogli di quaderno, e raccogliendoli amorevolmente, dando giudizi, consigli, valutazioni.
In pratica, credo di essere già nato gravato da forme pesanti di demenza senile: il resto è venuto come conseguenza naturale...
Se vuoi sapere quando invece ho cominciato a pensare sul serio di poter essere pubblicato, ti dirò che è stato il 24 dicembre 1960, quando comprando all'edicola il nuovo numero di Oltre il Cielo vi trovai sopra stampato il racconto che avevo spedito a settembre senza credere effettivamente che qualcuno l'avrebbe preso in considerazione. Fu uno choc di esaltazione, con pericolosi allargamento dell'ego. La stessa emozione che da allora provo quando concludo e pubblico qualcosa di mio.
La stessa emozione che provo adesso, realizzando Millennium. In questo caso, però, è un'emozione ancora più variegata. Mi piace l'idea di rimettere in circuito storie mie e di Lino che non si trovavano più. Mi piace soprattutto aver riunito insieme a noi, nello stesso volume, anche vecchi amici che ho sempre ammirato. Parlo della tua presenza con l'introduzione, parlo delle illustrazioni di Festino, parlo della bibliografia di Vegetti. Ecco, è questa combinazione che mi stimola in maniera particolare. Non saprei descriverti meglio la cosa. Quando avrò tra le mani il bestione - parlo del libro - ti sarò più preciso.
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Delos: È vero quel che penso io, e che scrivo nell'introduzione, cioè che le tematiche "sociologiche" degli anni Sessanta ti stessero un po' strette e che tu abbia invece (s)palle d'autore molto più ampie?
Malaguti: Credo che ciascuno di noi viva diversi periodi, nella vita, e che preferirne uno a un altro sia sostanzialmente o un errore, o insoddisfazione. È vero che il divertimento che provavo scrivendo fantascienza archeologica e d'avventura non me l'ha più restituito nessuno. E credo che siano stati proprio quei racconti nei quali mi divertivo a farmi voler bene dai lettori, che poi mi hanno perdonato tutto o quasi. Il periodo della fantascienza sociologica è durato poco, ma scrivere in quel modo mi riusciva abbastanza facile. Poi i miei interessi si sono allargati e ho cercato altre soluzioni. Le (s)palle ciascuno le ha della propria misura. Importante è non caricarle di un peso eccessivo, per non romperle.
Delos: Quali sono, a tuo giudizio, i maggiori punti di contatto tra la narrativa tua e quella di Aldani, e quali i maggiori punti di divergenza?
Malaguti: Qui le risposte sono semplicissime, ne parlavamo a opera conclusa con Lino. 1) Nessuno; 2) Tutti. È questo l'aspetto stimolante di un libro realizzato insieme.
Delos: Tu, come del resto Lino, hai vissuto da protagonista quattro decenni di fantascienza in Italia. Sei in pratica una stratificazione geologica vivente. Mi potresti riassumere il sapore e il senso di questi decenni fantascientifici, assolutamente ai livelli che preferisci?
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Malaguti: L'unico problema è che non posso essere raffinato e utilizzato come carburante nei momenti delle peggiori crisi petrolifere, né usato per il riscaldamento fossile. Per il resto, è vero, questi quattro decenni mi si sono stratificati addosso. Il primo, ovviamente, era quello degli entusiasmi, dei sogni, delle lotte. Lo ricordo pieno di vita, vivacissimo, con grandi idee dappertutto, con liti furiose ma anche con rappacificazioni improvvise. Un decennio pieno di belle persone, davvero. Il secondo l'ho vissuto in trincea, ho avuto le soddisfazioni più grandi, è stato quello nel quale la fantascienza ha raggiunto i vertici, in Italia. Il terzo lo ricordo come un decennio di calma, nel quale l'unico problema delle poche idee che circolavano era che non erano abbastanza confuse per poter essere scambiate per grandi e cerebrali idee. Il quarto decennio lo vedo un po' più mosso, con più vita da parte dei protagonisti, ma anche con un impigrirsi della gente, tutti a rifugiarsi nel privato e nel dollaro e a dimenticare di essere anche persone capaci di sognare. Speriamo nel quinto, nel sesto e nel settimo. O in quelli successivi. Lo sai che sono i primi centocinquant'anni quelli più duri. Il resto dovrebbe scorrere liscio.