di Vanni Mongini


Klaatu Barada Nikto

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CINEMA

Continua il grande ciclo di articoli di Giovanni Mongini che esploreranno l'intero sistema solare, osservando gli astri attraverso due diverse lenti, quella della scienza e quella, un po' deformante, del cinema di fantascienza. Dopo la Luna, questo mese viaggiamo verso Marte.

Capitolo 2. I segreti del pianeta rosso

War of the Worlds
"Verso la metà del ventesimo secolo nessuno avrebbe creduto che l'attività umana potesse essere osservata così attentamente e con tanta penetrazione da intelligenze superiori a quelle dell'uomo. Eppure, attraverso gli infiniti spazi celesti, sul pianeta Marte, esseri dall'intelletto vasto e spietato, esaminavano la nostra Terra con occhi vogliosi tracciando, con fredda determinazione, i loro piani contro di noi. Marte dista dal sole 225 milioni di chilometri e, da secoli, si trova negli ultimi stadi del raffreddamento tanto che, di notte, la temperatura scende molto al di sotto dello zero anche al suo equatore. Gli abitanti di questo pianeta morente guardavano attraverso lo spazio con istrumenti di eccezionale precisione, cercando un altro mondo in cui poter emigrare... Di tutti i mondi che i marziani potevano osservare solo la nostra Terra era la più temperata e possedeva un'atmosfera nebulosa indice di fertilità. Gli uomini non sospettavano quale tremendo destino li aspettasse e non si rendevano conto che, dalle profondità dello spazio "qualcuno" li sorvegliava con tanto bramoso interesse..."
(La Guerra dei Mondi di Byron Haskin - 1953)

Marte con gli occhi della Fantasia

Nella pellicola del 1953 La Guerra dei mondi del regista Byron Haskin, prodotto da George Pal e liberamente tratta dall'omonimo romanzo di Herbert George Wells, i marziani invadevano il nostro pianeta per fuggire dal loro mondo ormai destinato alla morte certa.
Questa visione del rosso pianeta è quella classica che, fino a non molto tempo fa, era considerata la più attendibile, almeno in base alle osservazioni astronomiche che venivano compiute da Terra. Marte mantenne intatto il suo senso di mistero e non esiste ancora oggi in tutta la letteratura e cinematografia fantascientifica un altro pianeta così citato e che ha regalato alla fantasia tante storie e tante ambientazioni suggestive. Ancora adesso, come nel film di Tim Burton Mars Attacks!, i suoi marziani, piccoli e verdi, vengono quasi considerati con un misto d'affetto e di nostalgia. Gli esempi cinematografici e letterari potrebbero essere infiniti, d'altra parte non possiamo fare a meno di ricordare che l'esordio della ormai storica collana I Romanzi di Urania diventata poi, in seguito solo Urania, è avvenuto proprio con un romanzo ambientato sul rosso pianeta e cioè con Le Sabbie di Marte di Arthur C. Clarke e con Il Clandestino dell'Astronave di Lester Del Rey.

Mars Attacks!
I sogni dell'uomo avvengono attraverso i suoi pensieri, ingigantiti dalla forza dei suoi desideri, forgiati dal mondo che lo circonda. Iniziò con inciderli sulle rocce, proseguì scrivendoli sulla sabbia, sulla pietra e poi sulla carta e poi, quando i mezzi tecnici lo resero possibile, cominciò a dare forma ai suoi sogni facendoli vedere, mostrandoli su un piccolo e traballante schermo per poi passare al colore, al suono stereofonico, al cinemascope, al cinerama. Portandoli in tutte le case attraverso la televisione e le videocassette, abbandonando i primi rudimentali mezzi che gli permettevano di mostrarli in tutta la loro ingenua falsità ed affidandosi al freddo, tecnologico e matematico computer per trasformarli in immagini rutilanti e realistiche. Questo sogno ha il nome generico di cinema e Marte ne fu uno dei grandi protagonisti.
Ricordiamo il 1924 con Aelita (Mezhrobpom) diretto da Jakov Protazanov e tratto da una storia di Tolstoi. Come ogni buona aliena che si rispetti anche la crudele regina marziana Aelita può, attraverso una sofisticata apparecchiatura, osservare da vicino la Terra e, in questo modo, si avvede che uno scienziato ed il suo assistente stanno per giungere con un razzo su Marte. Lo scienziato si innamora di Aelita mentre l'assistente guida gli schiavi alla rivolta.
Non dobbiamo dimenticare, nel 1939, Mille chilometri al Minuto di Mario Mattioli, anche se il volo verso il pianeta s'interrompe quasi sul nascere. Ma uno dei primi esempi fu un piccolo film, nato da due produttori indipendenti e nato anche per far concorrenza al Kolossal Uomini sulla Luna (Destination Moon) che George Pal stava producendo.
Uscì pochi mesi prima del suo concorrente e la sua sceneggiatura fu modificata in modo che un viaggio sulla Luna diventasse, forse fin troppo audacemente, un volo attraverso gli spazi siderali fino al pianeta Marte. Si trattava di RXM Destinazione Luna (Rocketship XM) di Kurt Neumann (1949).
Cinque astronauti giungevano sul rosso pianeta per trovarlo abitato da umanoidi degenerati allo stato preistorico causa un conflitto nucleare globale. Nessuno dei terrestri si salveràperché anche gli ultimi tre superstiti, ripartiti con l'astronave in gran fretta, cadranno privi di carburante sulla Terra dopo aver avvertito il mondo dei pericoli del conflitto atomico.
Il finale assolutamente insolito rese e rende ancora oggi il film anomalo nella cinematografia del genere. Due anni dopo, nel 1951, il rosso e misterioso mondo torna alla ribalta con il film Volo a Marte (Flight to Mars) di Lesley Selander, girato a colori, una girandola di rossi e di viola intensi dovuti al Cinecolor, un tipo di colore meno realistico dell'ormai conosciuto Technicolor ma che dava alla pellicola degli effetti molto suggestivi.
Anche in questo caso gli astronauti giunti su Marte, usando la stessa astronave del precedente film, trovano degli abitanti di aspetto perfettamente umano ma questi hanno un livello tecnologico superiore a quello dei terrestri tranne che nel volo spaziale. Poiché il veicolo terrestre è sepolto sotto una coltre di neve, i marziani aiutano gli astronauti a costruire una seconda nave spaziale allo scopo di poter poi invadere il nostro pianeta. Accortisi della minaccia i terrestri ripartono portandosi dietro un ambasciatore marziano ed un'avvenente marziana ad uso e consumo del pilota del razzo...
I marziani ci rendono la visita nel 1953 con il classico La guerra dei Mondi (The War of the Worlds) di Byron Haskin, forse la più famosa invasione marziana cinematografica, oscar per gli effetti speciali.

Invaders from mars
Nonostante i loro poderosi e suggestivi mezzi d'invasione saranno i germi terrestri a mettere fuori combattimento gli alieni i quali, non demordendo, torneranno parecchi anni dopo in un serial televisivo. Ci riprovano lo stesso anno con Gli Invasori Spaziali (Invaders from Mars) di William Cameron Manzies, i biechi invasori scavano un tunnel nella sabbia e da lì risucchiano gli esseri umani ai quali inseriscono un'apparecchiatura per controllarne pensieri e movimenti. Nulla da fare, questa volta basterà un bambino a distruggerli. Per inciso andrà loro male anche nel remake del 1986 ad opera di Tobe Hooper ed intitolato Invaders (Invaders from Mars).
Il film piùcompleto ed anche tecnicamente più esatto è, ancora una volta, prodotto da George Pal e s'intitola La Conquista dello Spazio (Conquest of space) di Byron Haskin, del 1955.
Il film è la storia quasi documentaristica di un viaggio verso il rosso pianeta secondo le conoscenze di allora e seguendo i progetti dello scienziato tedesco Werner von Braun. Fu lui a permettere agli americani di andare nello spazio con sonde spaziali ed anche di atterrare sulla Luna ma questo, oggi, nessuno sembra più ricordarlo. Il volo su un Marte molto simile a come potrà essere nella realtà si conclude con la speranza di poter un giorno far risorgere il rosso pianeta a nuova vita. Marte appare di sfuggita, quasi come una guest star, nel film di Edward Bernds Mondo senza Fine (World Without End) del 1956.
Un gruppo di astronauti sorvola sì il rosso pianeta ma, tornando sulla Terra, incappa in una barriera spazio temporale che li scaraventa sul nostro mondo ma nel 2508 alle prese con i cavernicoli che abitano la superficie e con dei terrestri geneticamente morenti i quali vivono nel sottosuolo.
Nel 1957 Roger Corman porta sullo schermo Il Vampiro del Pianeta Rosso (Not of this Earth). L'alieno che giunge sul nostro pianeta quale precursore di un'invasione, proviene dal pianeta Marte solo per la versione italiana del film, comunque la citazione era d'obbligo.
L'anno successivo ancora una volta i terrestri giungono su Marte grazie al film di E.L.Cahn Il Mostro dell'astronave (It! The Terror from Beyond Space). Ancora una volta il nostro astronomico vicino di casa ha visto la propria civiltà distruggersi in un conflitto nucleare ma uno dei degenerati superstiti sale, non visto, sulla navicella terrestre e comincia ad uccidere i membri dell'equipaggio che sta tornando sulla Terra. Solo togliendo l'aria dall'astronave saràpossibile eliminarlo.

Angry Red Planet
Ispirandosi a Ultimatum alla Terra di Robert Wise il regista Ib Melchior gira, nel 1959, Marte distruggerà la Terra (The Angry Red Planet). Ancora una volta siamo noi che facciamo visita al rosso pianeta ma i suoi superintelligenti abitanti non vogliano aver nulla a che fare con un popolo violento ed arretrato come il nostro e rispediscono indietro l'astronave con un messaggio chiaro e definitivo: cavoli vostri se tornate qui... Poiché è dimostrato che il nome di Marte, al pari di quello di un attore famoso, attira pubblico al botteghino, ecco che esso viene affiancato a Jerry Lewis nel film Un Marziano sulla Terra (Visit to a Small Planet - 1960) di Norman Taurog. In realtà non si sa per nulla da dove proviene questo strano e sciocco alieno che giunge sulla Terra allo scopo di studiare i terrestri ma il successo commerciale è assicurato. Un raro esempio di cinematografia russa ci viene dato dal cortometraggio Stazione Spaziale K-9 dallo sconosciuto titolo originale sovietico (In America fu editato come Space Station K-9). La regia è di Timodici Lievciuk (1961). Una spedizione russa parte per il pianeta Marte ma i cattivi americani cercano di sabotare il viaggio. Poiché l'equipaggio statunitense si trova ad un certo punto del volo in pericolo, i generosi sovietici si precipitano a salvarli. Questo però è costato loro del carburante. Devono quindi accontentarsi di atterrare su Deimos, uno dei satelliti di Marte, e vedere il rosso pianeta sorgere davanti a loro. Torneranno sulla Terra portandosi dietro gli americani che hanno salvato da morte certa.

Uno dei film migliori ambientati su un suggestivo anche se inverosimile pianeta Marte è il film di Byron Haskin S.O.S. Naufragio nello Spazio (Robinson Crusoe on Mars - 1964). Un astronauta americano è l'unico superstite di una navicella che orbitava attorno al pianeta.
Atterrato sul suolo marziano egli è costretto a lottare per la sopravvivenza. Incontra un umanoide alieno portato su Marte da un gruppo di astronavi appartenenti ad un mondo lontano che usa lui e gli altri suoi simili come schiavi per scavare le rocce di Marte. I due, il terrestre e l'extraterrestre, si alleano e decidono di fuggire verso il polo marziano cercando di nascondersi alle navi aliene fino a che una spedizione terrestre non giungerà a salvare lui ed il suo nuovo amico. L'ambientazione marziana, ottenuta nella Valle della Morte, è comunque suggestiva. Il film parla di fratellanza cosmica ed è liberamente ispirato al romanzo di Daniel Defoe Robinson Crusoe.
Dello stesso anno, e cioè del 1964, è l'italianissimo I Marziani hanno Dodici Mani di Castellano e Pipolo. Avventure pseudocomiche, interpretate da Paolo Panelli, su dei marziani in visita sulla Terra.
Passiamo ora al 1965 ma restiamo in Italia con il film di Antonio Margheriti (conosciuto anche come Anthony Dawson o Anthony Dasies o, ancora, come Anthony M. Dawson) I Diafanoidi vengono da Marte.
Nuvole assassine attaccano una stazione spaziale. I terrestri dovranno andare su Marte per sventare la minaccia.

Quatermass and the pit
Non è molto onorevole per noi sapere che proveniamo da umanoidi che i marziani usavano come schiavi. E' quanto succede nel film del 1967 per la regia di Roy Ward Backer L'Astronave egli Esseri Perduti (Quatermass and the Pit), altro episodio del famoso professor Quatermass. La mente marziana cerca ancora di dominare la Terra ma, ancora una volta e grazie al sacrificio di uno scienziato, il nostro pianeta è salvo.
L'anno successivo riceviamo ancora una volta la visita minacciosa di un alieno dal pianeta rosso nel film L'Invasione: Marte attacca Terra (Destination Inner Space) di Francis Lyon. Tutto questo accade nel titolo italiano però. In realtà non sappiamo da dove provenga di preciso questa ridicola e brutta copia de Il Mostro della Laguna Nera che attacca una base sottomarina dopo essere nato da una capsula trovata a bordo di un disco volante. L'interesse verso il pianeta Marte sta cominciando a raffreddarsi. A parte la crisi del genere fantascientifico che tornerà in auge solo grazie all'avvento di Guerre Stellari e solo quando anche i critici saranno costretti ad ammettere che pure 2001: Odissea nello Spazio è un film di fantascienza, esiste il desiderio da parte del pubblico ed anche degli sceneggiatori di spaziare oltre i confini marziani. Inoltre ben altri problemi affliggono la tempestosa umanità inquieta: l'inquinamento ed il disastro ecologico verso il quale stiamo correndo per cui problemi come i voli spaziali si spengono subito dopo il primo volo sulla Luna e solo il pericolo corso dagli astronauti di "Apollo 13" risveglia, per un breve momento, l'interesse dei mass media, ma è un fuoco destinato a sopirsi di nuovo sotto le ceneri... Qualche sporadico esempio perògiunge ancora fino a noi. Dimentichiamoci immediatamente del film Uomini di Marte (Mars Men) di Seika Den, altro precursore dei Manga, una battaglia tra mostri per il possesso di una statua dei magici poteri, potevamo fare a meno di attendere il 1976 per arrivare a questo...Poi il film di Lucas invade gli schermi e decreta la fine di Marte come pianeta citabile, troppo vicino, troppo limitativo per chi deve Arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima o sapere che Tanto tempo fa in una Galassia lontana lontana..." o, peggio ancora, venire a conoscenza che, nello spazio, nessuno può sentirti urlare..."

Anche Luigi Cozzi non rinuncia a Marte nel suo film Contamination del 1980. Da questo pianeta, infatti, arriva una nuova minaccia per la Terra. Una spedizione di due astronauti giunge su Marte ed uno dei due viene dominato ed assimilato da una feroce intelligenza marziana. Tornato sulla Terra questi comincia ad espandere per il mondo delle uova che a contatto con il corpo umano, lo fa esplodere. Il secondo astronauta ed una scienziata sconfiggono il malvagio ed un ciclope alieno, il quale ricorda molto da vicino la regina di Alien, e di nuovo il pericolo è sventato, forse...
Nel 1982 il regista polacco Piotr Szulkin realizza una curiosa versione del romanzo di Herbert George Wells e porta quindi sullo schermo La Guerra dei Mondi Il Prossimo Secolo (Nastepne Stulecie) dove i marziani sono accolti con gioia dai terrestri e trattati come benefattori, peccato che il piatto preferito dai marziani sia il sangue umano e pur di poter godere dei servigi degli alieni i terrestri rendono obbligatoria la donazione del sangue.
Nel 1985 non giunge sui nostri schermi sia televisivi che cinematografici il film di Lance Lindsay Star Crystal, storia di un misterioso cristallo trovato su Marte dal quale nasce una specie di Alien che massacra l'equipaggio. Quando la tentacoluta creatura riuscirà a penetrare nel computer di bordo le sue malvagie intenzioni si annulleranno ascoltando i canti ecclesiastici ed egli diventerà un alieno buono e pronto a fare del bene.
Attendiamo quindi il 1990 per trovare un Marte degno di nota nel film di Paul Veroheven Atto di Forza (Total Recall). Un pianeta in via di colonizzazione dove un industriale domina questo mondo lontano sfruttandone a suo piacimento le risorse. L'uomo tiene nascosto una catena di reattori trovati nelle viscere del pianeta e di costruzione sconosciuta i quali potrebbero rendere la velenosa aria di Marte perfettamente respirabile. Nel 1996 il divertente Mars Attacks! (Mars Attacks) di Tim Burton ci riporterà nel vecchio e divertente clima degli anni '50 con i diabolici, dispettosi marziani, che vogliono invadere la Terra a bordo di dischi volanti e la tecnologia computeristica è già venuta incontro alle esigenze degli spettatori odierni per cui il risultato è ben più suggestivo di quello che un tempo si sarebbe ottenuto.

My favorite martian
Martin il Marziano (My Favorite Martian - 1998) di Donald Petrie è interpretato da Christopher ("Doc") Lloyd nel ruolo di un marziano il quale, a causa di un guasto, precipita accidentalmente sulla Terra con la sua astronave. Un giornalista televisivo (Jeff Daniels), nella speranza di fare lo scoop giornalistico del secolo, vorrebbe rivelare a tutto il mondo l'esistenza dell'alieno ma questi frustra ogni suo tentativo. Alla fine non solo diventeranno amici ma il reporter l'aiuterà addirittura a riparare l'astronave. Il film, della Walt Disney Production, s'ispira ad una serie televisiva inedita in Italia dal titolo My Favorite Martian che andò in onda, negli Stati Uniti, dal 29 Settembre del 1963 fino al 4 settembre del 1966 ed interpretato, nel ruolo di Martin il Marziano, da Ray Walston il quale torna in questo film in un breve cameo dove interpreta ancora lo stesso personaggio del serial.

Mission To Mars
Tornato prepotentemente di moda, ecco altri films ambientati sul pianeta Rosso: Mission to Mars (Mission to Mars - 2000) di Brian De Palma, una rivisitazione quasi mistica di Marte dove scopriamo di essere discendenti dei marziani, abitatori di un mondo condannato e rifugiatisi tra le stelle, Ghosts of Mars (Ghosts of Mars - 2000) di John Carpenter e Red Planet (Red Planet - 2000) di Anthony Hoffman dove Marte resta l'ultima speranza davanti ad una Terra ormai ecologicamente distrutta.
Tra le uscite televisive ed in videocassetta vogliamo ricordare prima di tutto Cronache Marziane (Martian Cronicle) di Michael Anderson, del 1979. Una trasposizione che non distrugge completamente il romanzo di Ray Bradbury (per la precisione un insieme di racconti cuciti assieme) solo perché la storia è comunque troppo suggestiva e I Marziani invadono la Terra (Lobsterman from Mars) del 1988 di Stanley Sheff, un film nel film, demenziale come pochi ma, forse, proprio per questo, più divertente di altri. Non ricordate a Tony Curtis di averlo interpretato...

Marte con gli occhi della realtà

Red Planet
Nella sua realtà cosìcome appare attraverso i dati raccolti fino a questo momento. Le prime osservazioni effettuate su questo pianeta sembravano quanto mai interessanti: le immagini al telescopio mostravano delle calotte polari che scomparivano e riapparivano in tempi ben determinati e di conseguenza si venne a conoscenza che Marte aveva delle stagioni, questo perché, come succede per la Terra, il suo asse è inclinato sul piano dell'eclittica e quindi la luce solare vi arriva con inclinazioni differenti e questo determina il caldo o il freddo della sua superficie, da qui le stagioni. In piùMarte ruotava, come la Terra, attorno al proprio asse in un periodo di tempo estremamente simile al nostro, da qui il giorno e la notte. La sua distanza dal Sole è una volta e mezza quella della Terra, mentre il nostro pianeta occupa il terzo posto dal Sole Marte è al quarto, quindi riceve meno luce e calore. Le sue dimensioni sono circa la metà di quelle terrestri e di conseguenza anche la gravità è inferiore. Un uomo che sulla Terra peserebbe settanta chili su Marte si troverebbe a pesarne circa 27.
Anche l'atmosfera marziana fu oggetto di studio e gli spettrometri poterono determinarne la composizione. Non è certamente aria respirabile per noi in quanto è composta, per oltre il 95 % di anidiride carbonica, al 2,7 per cento di azoto e con tracce di argo, circa l'1,6 %, ed è purtroppo quasi totalmente priva di vapore acqueo le cui tracce raggiungono circa lo 0,03 %. Sono lontani i tempi in cui l'astronomo Giovanni Schiapparelli, osservando il rosso pianeta, credette di vedere sulla sua superficie dei canali che consideròdi evidente costruzione artificiale, segno quindi di tracce di vita e di intelligenza. Questi canali, secondo la sua ipotesi, sarebbero stati scavati dai marziani per assicurare al pianeta una consona irrigazione e permettere così, durante lo sciogliersi dei ghiacci polari, di raccogliere le acque marziane in condotti che attraversavano tutte le zone del pianeta rendendole fertili ed adatte alla coltivazione.
Insomma Marte sembrava sì un pianeta vecchio e avviato verso la strada dell'estinzione ma ancora vivo anche se i suoi abitanti lottavano quotidianamente e duramente con e per la vita. Malgrado la componente atmosferica, non certo adatta alla vita animale e vegetale e malgrado che la temperatura su Marte vada da 120 gradi sotto zero al Polo Sud d'inverno, ai zero gradi dell'equatore, la speranza di trovarvi delle forme di vite non scomparvero mai, si ridimensionarono solamente passando dalle forme marziane evolute e senzienti a quelle primitive e magari anerobiche, cioè non bisognose di ossigeno per sopravvivere.
Con l'avvento dell'era spaziale l'astronomia ed in particolare la conoscenza del nostro Sistema Solare compìpassi da gigante soprattutto grazie a sonde spaziali lanciate in orbite d'intercettazione per rilevare dati e fotografare pianeti e satelliti.

La prima ricognizione fotografica su Marte fu condotta da una piccola sonda americana dal peso di 26 chili, il Mariner 4. Lanciata da Cape Canaveral, la famosa base di lancio a Tampa, in Florida il 28 Novembre 1964, incrociò Marte il 14 Luglio dell'anno successivo "sfiorandolo" a 9800 chilometri dalla sua superficie. Nel 1969 fu la volta di Mariner 6 e Mariner 7 lanciate rispettivamente il 25 Febbraio ed il 27 Marzo. La prima delle due passò a solo 3.300 chilometri dalla superficie del pianeta il 31 Luglio e, il 5 di Agosto, fu la volta di Mariner 7 che lo sorvolò a 3.518 chilometri di distanza. Prima di perdersi per sempre nello spazio le due sonde effettuarono misure molto precise della composizione chimica dell'atmosfera e della temperatura notturna e diurna sulla superficie del pianeta. Il 13 Novembre del 1971 il Mariner 9 entrò in orbita attorno a Marte. Dopo aver inviato sulla Terra 7329 immagini e trasmesso dati per 349 giorni la sonda precipitò sulla sua superficie il 27 Ottobre del 1972. Non tutti i lanci, purtroppo, ebbero esito positivo: il Mariner 3 si perse nello spazio e stessa sorte toccò al Mariner 8 lanciato l'8 Maggio del 1971. Anche l'Unione Sovietica, dapprima interessata a Marte e poi a Venere tentò dei lanci con pessimi risultati ma tra le imprese riuscite ricordiamo almeno Mars 2 e Mars 3 nel 1971, Mars 5 e Mars 6 nel 1973. Con Mars 2, Mars 3 e Mars 5 i Russi riuscirono anche a far sganciare delle piccole sonde ed a farle atterrare sul pianeta ma le protagoniste principali della esplorazione marziana furono le sonde Viking. I primi due lanci vennero effettuati il 20 Agosto ed il 9 Settembre del 1975 con due sonde dal notevole peso di 3.519 chilogrammi l'una e divise in due parti: l' Orbiter, dal peso di 2.325 chilogrammi e destinato a restare in orbita attorno al pianeta. Da essa si sarebbe sganciato un modulo di 1.194 chilogrammi denominato Lander con il compito di atterrare dolcemente su Marte per compiere esperimenti ed inviare immagini. I Viking 1 e 2 sganciarono i loro Lander rispettivamente il 20 Luglio ed il 3 Settembre del 1976 che atterrarono felicemente sul pianeta rosso scattando fotografie ed analizzando tracce di terreno nei loro laboratori situati all'interno dei veicoli stessi usando una sorta di braccio retrattile il quale prelevò campioni di terreno per esaminarlo ma senza ottenere risultati definitivi e probanti ma, anzi, dando luogo a dispute non ancora sopite sul risultato effettivo di questi esperimenti. Le loro missioni terminarono l'anno successivo, il 30 Maggio ed il primo Giugno del 1977 ma le apparecchiature che erano state calibrate per le ricerche geofisiche e meteorologiche continuarono ad inviare dati ancora per parecchio tempo. Uno dei primi risultati fu purtroppo quello di cancellare totalmente l'esistenza dei mitici canali marziani i quali, in realtà,risultarono essere un gioco d'ombre e di strutture dovute alla distanza con la quale erano state effettuate le osservazioni telescopiche. Ma altri misteri parvero profilarsi all'orizzonte marziano...
Uno dei fotogrammi inviati sulla Terra dalla sonda Viking 1 e precisamente quello classificato come 35A72, scattato da un altezza di 1.500 chilometri e che comprendeva un'area di circa 50 chilometri mostrava delle configurazioni che potevano anche sembrare artificiali.
Fra tutti spiccava un volto gigantesco simile a quello di una sfinge che la NASA già all'epoca liquidò come un gioco di ombre e di luci.

Fino al 1980 questa sembrava l'unica fotografia scattata nella zona denominata Cydonia, un sito che si trova a circa 40 gradi di latitudine Nord rispetto ad un altro misterioso luogo chiamato Elysium, dove vennero fotografate delle strutture le quali proiettavano ombre triangolari e pentagonali. Il diametro medio di queste strutture, oggi conosciute con il nome di piramidi sarebbe di tre chilometri per quelle triangolari e del doppio per quanto riguarda quelle pentagonali. Ma torniamo al nostro volto e precisamente a quando, forse un po' troppo misteriosamente, la NASA cavò fuori dal suo cappello tecnologico una seconda fotografia archiviata come 70A13 scattata 35 giorni marziani dopo la prima ed in condizioni di luce differente.
Questo evento rese possibile confrontare le immagini e, seguendo la diversa lunghezza delle ombre, si ottennero le dimensioni di questo Volto lungo oltre due chilometri e mezzo, largo quasi due ed alto ottocento metri. A circa sedici chilometri dalla misteriosa immagine che richiama, grazie al suo nemes (un copricapo usato dai faraoni egizi), una sfinge, sorge un'altra struttura detta, dal nome dei suoi scopritori, Piramide D & M, una piramide a base pentagonale. La sua strana caratteristica sarebbe di presentare un allineamento quasi perfetto con l'asse nord-sud di rotazione del pianeta esattamente come la Grande Piramide d'Egitto. E' alta quasi ottocento metri, il suo lato più corto misura un chilometro e mezzo e l'asse più lungo è di tre chilometri. Ma se si pensa che le stranezze contenute nella zona di Cydonia finiscano qui ecco che si viene smentiti da una serie di altri curiosi manufatti come il forte, dotato di due margini talmente diritti che sembrano quasi tagliati con il coltello, e la città, un insieme rettilineo di strutture massiccie nel quale si collocano delle piramidi più piccole. Alcune di esse formano un angolo retto con delle strutture più grandi. Il ricercatore americano Richard Hoagland ha elaborato una teoria secondo la quale la zona di Cydonia con le sue strutture sarebbe parte integrante di un grande centro rituale ed avvalora la sua ipotesi considerando altre strutture come la Piazza della Città, la quale sarebbe un insieme di figure, quattro per la precisione, tutte quante attorno ad una quinta di dimensioni più piccole. Il tutto, visto però da ben 1.500 chilometri d'altezza, farebbe pensare ad una croce di collimazione che si trova esattamente al centro di un lato della città. Secondo un componente del Mars Project britannica tutto questo insieme di manufatti ed altri ancora non darebbero alcun credito all'ipotesi della casualità ma farebbero pensare a qualcosa di artificiale pur se corroso dal tempo. Poco prima di morire il famoso scienziato ricercatore Carl Sagan dichiarò che il Volto su Marte non era altro che una struttura sottoposta ad un lento processo di erosione geologica che sta durando da secoli. Le fotografie prese in tempi recenti dal Mars Global Surveyor tendono a dimostrare, praticamente senza ombra di dubbio, la natura geologica della cosiddetta Sfinge la quale altro non sarebbe, almeno secondo le ultime chiarissime fotografie, che una forma collinare senza alcun aspetto nascosto o di evidente artificialità. Purtroppo però c'échi non si arrende nemmeno di fronte all'evidenza e sospetta un chissà quale assurdo "cover - up" da parte della NASA la quale, al contrario, sarebbe ben contenta se potesse dimostrare al mondo che un vero mistero o una certa possibilità di vita alberga ancora sul pianeta Marte perché questo scatenerebbe una corsa frenetica, con conseguente sovvenzioni in danaro da parte del governo americano verso il Pianeta Rosso e sostituirebbe quella gara spaziale tra russi ed americani che portò l'uomo sulla Luna e permise, per contagio tecnologico, un ulteriore progresso in molti altri campi come la medicina, la metereologia, la conservazione dei cibi ed altro ancora. La dimostrazione di questo fatto è data dalla scoperta di un frammento meteoritico che le analisi chimiche battezzarono come proveniente dal pianeta Marte e che fu probabilmente scagliato fuori dall'atmosfera marziana milioni di anni fa. Per altri millenni il pezzo di roccia vagò nello spazio per poi precipitare sulla Terra. Esaminato dagli studiosi, al suo interno, sarebbero state trovate delle tracce di quelle che sono state ipotizzate come forme di vita primitiva marziana: dei batteri risalenti ad almeno tre miliardi di anni fa, anche se poi studi recenti li avrebbero classificati come delle formazioni cristalline, questo è bastato per accendere l'interesse per il rosso pianeta, per fare in modo che una sonda orbitale, la "Mars Global Surveyor", stia ancora sorvolando Marte e per far scendere sulla sua superficie un piccolo robot semovente che ne ha esplorato la superficie antistante la zona di discesa.

Alle 19:05 del 4 Luglio 1997 il "Mars Pathfinder" è atterrato su Marte dopo un periodo di 21 anni dalle sonde Viking. In questo caso non possiamo parlare però di atterraggio morbido in quanto la sonda, è letteralmente precipitata sul pianeta alla velocità di sette chilometri e mezzo al secondo dopo che un paracadute ed un sistema di razzi ne avevano rallentato la caduta. Pochi istanti prima di toccare il suolo marziano, gli air - bag di cui era dotata si sono gonfiati ed hanno attutito l'impatto con il terreno e proteggendo strumenti e veicolo che si trovavano all'interno. La sonda, dopo aver rimbalzato varie volte, si è fermata definitivamente sul suolo del pianeta. Gli strumenti erano però già in funzione ancora prima che la navicella arrivasse al suolo rilevando dati sulla composizione dell' atmosfera marziana e fu in questo modo che gli scienziati a Houston poterono constatare che, a circa 80 chilometri dalla superficie di Marte, c'era una temperatura estremamente bassa: circa 175 gradi sotto zero. Il posto scelto per l'atterraggio si chiama Ares Vallis ed è situato in quello che si presumeva fosse il letto di un deposito alluvionale, ad un latitudine di circa 19 gradi a Nord dell'equatore. Fatte le debite proporzioni è come se fosse atterrato in Messico. Su Marte, in quella zona, all'epoca dell'atterraggio era piena estate per cui la temperatura che fu rilevata in tutto il periodo della missione oscillò tra i meno settantotto gradi per la notte ed i meno otto per il giorno.

Gli air - bag si sgonfiarono ed una scaletta di discesa permise, se pur con qualche iniziale difficoltà, la discesa del piccolo robot cingolato denominato "Sojourner" il quale ha cominciato a camminare tra le numerose rocce marziane esaminandole. Grazie allo studio chimico di queste rocce si poté stabilire con certezza che su Marte, un tempo, l'acqua era presente in notevoli quantità. Anche in questo caso gli ufologi si sono scatenati e e molti ciarlatani hanno creduto di vedere, tra le rocce di cui è cosparso il rosso suolo di Marte, gli oggetti più strani con torri e cupole in lontananza. Alcune foto divulgate dalla NASA sarebbero state, a loro dire, falsate. Un insieme di ciarlataneria che certamente non fa del bene alla seria e professionale ricerca ufologica. L'11 Dicembre del 1998 fu lanciato alla volta di Marte il "Mars Climate Orbiter" il quale fallì la sua missione di posarsi sul suolo marziano a causa di un incredibile e stupido errore tra due centri di controllo sulla Terra i quali si scambiavano i dati usando sistemi di misura diversi, infatti il primo usava il sistema metrico americano ed il secondo quello decimale, il risultato fu che nessuno si accorse che la sonda era molto più bassa del dovuto per cui s'incendiò nell'atmosfera marziana. Il 3 Gennaio del 1999 fu la volta del "Mars Polar Lander/ Deep Space 2". Il suo arrivo su Marte, e precisamente nella regione polare del pianeta, era prevista per le ore 21,15 (Ora italiana) di Venerdì 3 Dicembre dello stesso anno. La sonda doveva iniziare la procedura automatica di atterraggio 54 minuti prima di quel momento. Dopo cinque minuti dall'avvenuto atterraggio si sarebbero dovuti dispiegare i pannelli solari e dopo altri diciannove minuti il primo segnale sarebbe stato inviato sulla Terra dalla superficie del pianeta. Ma tutto fu silenzio. Ulteriori tentativi di mettersi in contatto con le sonde "microprobe" le quali, separatisi dal Mars Polar all'atto dell'atterraggio, avrebbero dovuto infilarsi nel suolo marziano alla velocità di 600 chilometri all'ora, non ottennero risultati. Da Marte uno sconsolato, triste ed ancora inspiegato silenzio. Forse i motori per la discesa non hanno funzionato a dovere, o forse ci sono stati problemi con uno scudo termico dichiarato fin da prima della partenza diffettoso anche se pur sempre entro i limiti di tolleranza, o forse ancora il paracadute che doveva ulteriormente frenare la caduta non si è aperto, di preciso non si sa ma poiché resta strano che nemmeno i microprobe abbiano trasmesso qualcosa, si è portati a pensare che che i due stadi non si siano separati in vista del suolo marziano, così come era previsto, per cui la sonda sarebbe precipitata al suolo impossibilitata a compiere qualsiasi manovra e non avrebbe potuto, quindi, nemmeno poter sganciare i piccoli e praticamente indistruttibili sensori. Sul pianeta è tornato il silenzio. Marte appare ora come un mondo morto e la poca acqua che sarebbe ancora presente si addenserebbe tutta nelle zone polari. Eppure Marte non è sempre stato così perché tutto lascerebbe pensare che una volta fosse un pianeta con un clima più umido, con un'atmosfera ben diversa da quella attuale, ricca d'acqua. Al suolo ci sarebbero stati dei fiumi e dei laghi e, forse, persino un oceano. L'acqua era presente in grandi quantità sul pianeta e lo dimostrerebbero alcuni dei crateri più antichi che portano tracce di colate di fango e sono state notate anche alcune tracce di erosione tipicamente provocate da ghiacciai ora scomparsi. Inoltre dei sottili e sinuosi canali costellano la superficie marziana ed anche dei grandi canali di deflusso terminanti in depressioni ricoperte di sedimenti. Il clima di Marte è cambiato rapidamente, troppo rapidamente, rispetto ai tempi geologici, come se una grande catastrofe avesse impedito al pianeta di continuare la sua marcia verso la vita. Se si eccettua la Terra che è riuscita a sopravvivere alle catastrofi geologiche pur cambiando totalmente le forme di vita che la dominavano, tutti gli altri pianeti del sistema solare sono stati devastati da impatti catastrofici, tutti senza eccezione perché, pur se non ne possiamo avere la prova visuale anche i giganti gassosi come Giove, Saturno, Urano e Nettuno, devono essere stati investiti da corpi vaganti come fu il recente caso di Giove, bersagliato dai frammenti di una cometa denominata Schumacher - Levy.

All'inizio dei tempi, quando il sistema solare era in formazione ed anche dopo, quando ancora era giovane, il rischio di impatto con altri corpi era altamente più probabile. Si pensa infatti che la collisione od anche solo lo "sfioramento" di un corpo delle dimensioni di Marte abbia causato la nascita della Luna perché quindi non pensare che anche Marte abbia visto il suo evolversi interrotto da una catastrofe che ne ha sconvolto la superficie cambiandone completamente il volto e l'aspetto? Alcune cicatrici presenti sul pianeta rosso darebbero per valida questa ipotesi come il lungo e profondissimo canyon, la Valles Marineris, in realtà un insieme di spaccature lungo 4.000 Km, profonda seimilaquattrocento metri e larga anche 640 Km (sul fondo della quale sarebbe stata scoperta l'acqua che affiorerebbe dalle profondità del suolo marziano. Una scoperta di vitale importanza per il futuro insediamento umano sul pianeta rosso), o come una serie di grandi vulcani, primo fra tutti, il Monte Olympus il quale ha una base così vasta che coprirebbe tutta la Gran Bretagna, alto 28 mila metri. Se questo è vero e se un giorno potrà essere dimostrato, non possiamo che provare un grande senso di tristezza per quello che sarebbe potuto essere il gemello della Terra. Verso il pianeta Marte si volge l'occhio umano, l'unico mondo dove potrà costruire una colonia, l'unico mondo dove, con il tempo e con le opportune risorse tecnologiche, potrà ricostruire la vita. Qualcuno sta già studiando come portare Marte all'età del ferro sfruttando le ricche risorse petrolifere del pianeta ma il primo quesito cui occorre rispondere è se, all'interno del pianeta, esistono ancora delle falde d'acqua.
Dall'atmosfera marziana sarà possibile produrre ossigeno liquido e metano da utilizzare come propellente e fonte di riscaldamento e con lunghi, lunghissimi procedimenti chimici, almeno secondo le tecniche attuali, sarebbe possibile rendere l'atmosfera marziana respirabile nel tempo di più di una generazione di coloni, un tempo astronomicamente minimo, oppure sperare di trovare un reattore bello pronto come nel film Atto di forza ma questa è un altra storia... Marte ha poi un altro vantaggio rispetto alla Terra: quello di possedere due lune come Phobos e Deimos, scoperti nel 1877 e curiosamente previsti da Jonathan Swift nel suo I viaggi di Gulliver. Due ciottoli di modeste dimensioni, rispettivamente di 24 e 15 chilometri di diametro ma importantissimi come basi d'appoggio e di rifornimento. Quindi il rosso pianeta, argomento ambito per ogni autore di fantascienza che si rispetti, sarà anche la prossima meta di ricerca con altre sonde automatiche. Se poi gli uomini, grazie alla scoperta dell'acqua sulla Luna, potranno porre una base permanente sulla sua superficie, il balzo verso Marte, data la bassa gravità lunare, sarà ancora più facile ed economico. Nel frattempo, in attesa dell'arrivo del primo uomo su Marte, evento pronosticato verso il 2020, altre sonde verranno lanciate verso il pianeta rosso e gli altri pianeti a noi vicini e ne è prevista anche una diretta verso Plutone, l'unico mondo non ancora immortalato in immagini. Il famoso meteorite marziano ha mostrato un altro enigma agli studiosi presentando tracce di magnetite di indubbia origine biologica.
Tutto ciò che abbiamo usato per la guerra, l'energia, le risorse tecnologiche, le tecniche di precisione, possono essere usate per esplorare nuovi mondi, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima...tranne che con la fantasia.




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