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CINEMA |
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"Verso la metà del ventesimo secolo nessuno avrebbe creduto che l'attività umana potesse essere osservata così attentamente e con tanta penetrazione da intelligenze superiori a quelle dell'uomo. Eppure, attraverso gli infiniti spazi celesti, sul pianeta Marte, esseri dall'intelletto vasto e spietato, esaminavano la nostra Terra con occhi vogliosi tracciando, con fredda determinazione, i loro piani contro di noi. Marte dista dal sole 225 milioni di chilometri e, da secoli, si trova negli ultimi stadi del raffreddamento tanto che, di notte, la temperatura scende molto al di sotto dello zero anche al suo equatore. Gli abitanti di questo pianeta morente guardavano attraverso lo spazio con istrumenti di eccezionale precisione, cercando un altro mondo in cui poter emigrare... Di tutti i mondi che i marziani potevano osservare solo la nostra Terra era la più temperata e possedeva un'atmosfera nebulosa indice di fertilità. Gli uomini non sospettavano quale tremendo destino li aspettasse e non si rendevano conto che, dalle profondità dello spazio "qualcuno" li sorvegliava con tanto bramoso interesse..."
(La Guerra dei Mondi di Byron Haskin - 1953)
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Uno dei film migliori ambientati su un suggestivo anche se inverosimile pianeta Marte è il film di Byron Haskin S.O.S. Naufragio nello Spazio (Robinson Crusoe on Mars - 1964). Un astronauta americano è l'unico superstite di una navicella che orbitava attorno al pianeta.
Atterrato sul suolo marziano egli è costretto a lottare per la sopravvivenza. Incontra un umanoide alieno portato su Marte da un gruppo di astronavi appartenenti ad un mondo lontano che usa lui e gli altri suoi simili come schiavi per scavare le rocce di Marte. I due, il terrestre e l'extraterrestre, si alleano e decidono di fuggire verso il polo marziano cercando di nascondersi alle navi aliene fino a che una spedizione terrestre non giungerà a salvare lui ed il suo nuovo amico. L'ambientazione marziana, ottenuta nella Valle della Morte, è comunque suggestiva. Il film parla di fratellanza cosmica ed è liberamente ispirato al romanzo di Daniel Defoe Robinson Crusoe.
Dello stesso anno, e cioè del 1964, è l'italianissimo I Marziani hanno Dodici Mani di Castellano e Pipolo. Avventure pseudocomiche, interpretate da Paolo Panelli, su dei marziani in visita sulla Terra.
Passiamo ora al 1965 ma restiamo in Italia con il film di Antonio Margheriti (conosciuto anche come Anthony Dawson o Anthony Dasies o, ancora, come Anthony M. Dawson) I Diafanoidi vengono da Marte.
Nuvole assassine attaccano una stazione spaziale. I terrestri dovranno andare su Marte per sventare la minaccia.
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Anche Luigi Cozzi non rinuncia a Marte nel suo film Contamination del 1980. Da questo pianeta, infatti, arriva una nuova minaccia per la Terra. Una spedizione di due astronauti giunge su Marte ed uno dei due viene dominato ed assimilato da una feroce intelligenza marziana. Tornato sulla Terra questi comincia ad espandere per il mondo delle uova che a contatto con il corpo umano, lo fa esplodere. Il secondo astronauta ed una scienziata sconfiggono il malvagio ed un ciclope alieno, il quale ricorda molto da vicino la regina di Alien, e di nuovo il pericolo è sventato, forse...
Nel 1982 il regista polacco Piotr Szulkin realizza una curiosa versione del romanzo di Herbert George Wells e porta quindi sullo schermo La Guerra dei Mondi Il Prossimo Secolo (Nastepne Stulecie) dove i marziani sono accolti con gioia dai terrestri e trattati come benefattori, peccato che il piatto preferito dai marziani sia il sangue umano e pur di poter godere dei servigi degli alieni i terrestri rendono obbligatoria la donazione del sangue.
Nel 1985 non giunge sui nostri schermi sia televisivi che cinematografici il film di Lance Lindsay Star Crystal, storia di un misterioso cristallo trovato su Marte dal quale nasce una specie di Alien che massacra l'equipaggio. Quando la tentacoluta creatura riuscirà a penetrare nel computer di bordo le sue malvagie intenzioni si annulleranno ascoltando i canti ecclesiastici ed egli diventerà un alieno buono e pronto a fare del bene.
Attendiamo quindi il 1990 per trovare un Marte degno di nota nel film di Paul Veroheven Atto di Forza (Total Recall). Un pianeta in via di colonizzazione dove un industriale domina questo mondo lontano sfruttandone a suo piacimento le risorse. L'uomo tiene nascosto una catena di reattori trovati nelle viscere del pianeta e di costruzione sconosciuta i quali potrebbero rendere la velenosa aria di Marte perfettamente respirabile. Nel 1996 il divertente Mars Attacks! (Mars Attacks) di Tim Burton ci riporterà nel vecchio e divertente clima degli anni '50 con i diabolici, dispettosi marziani, che vogliono invadere la Terra a bordo di dischi volanti e la tecnologia computeristica è già venuta incontro alle esigenze degli spettatori odierni per cui il risultato è ben più suggestivo di quello che un tempo si sarebbe ottenuto.
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La prima ricognizione fotografica su Marte fu condotta da una piccola sonda americana dal peso di 26 chili, il Mariner 4. Lanciata da Cape Canaveral, la famosa base di lancio a Tampa, in Florida il 28 Novembre 1964, incrociò Marte il 14 Luglio dell'anno successivo "sfiorandolo" a 9800 chilometri dalla sua superficie. Nel 1969 fu la volta di Mariner 6 e Mariner 7 lanciate rispettivamente il 25 Febbraio ed il 27 Marzo. La prima delle due passò a solo 3.300 chilometri dalla superficie del pianeta il 31 Luglio e, il 5 di Agosto, fu la volta di Mariner 7 che lo sorvolò a 3.518 chilometri di distanza. Prima di perdersi per sempre nello spazio le due sonde effettuarono misure molto precise della composizione chimica dell'atmosfera e della temperatura notturna e diurna sulla superficie del pianeta. Il 13 Novembre del 1971 il Mariner 9 entrò in orbita attorno a Marte. Dopo aver inviato sulla Terra 7329 immagini e trasmesso dati per 349 giorni la sonda precipitò sulla sua superficie il 27 Ottobre del 1972. Non tutti i lanci, purtroppo, ebbero esito positivo: il Mariner 3 si perse nello spazio e stessa sorte toccò al Mariner 8 lanciato l'8 Maggio del 1971. Anche l'Unione Sovietica, dapprima interessata a Marte e poi a Venere tentò dei lanci con pessimi risultati ma tra le imprese riuscite ricordiamo almeno Mars 2 e Mars 3 nel 1971, Mars 5 e Mars 6 nel 1973. Con Mars 2, Mars 3 e Mars 5 i Russi riuscirono anche a far sganciare delle piccole sonde ed a farle atterrare sul pianeta ma le protagoniste principali della esplorazione marziana furono le sonde Viking. I primi due lanci vennero effettuati il 20 Agosto ed il 9 Settembre del 1975 con due sonde dal notevole peso di 3.519 chilogrammi l'una e divise in due parti: l' Orbiter, dal peso di 2.325 chilogrammi e destinato a restare in orbita attorno al pianeta. Da essa si sarebbe sganciato un modulo di 1.194 chilogrammi denominato Lander con il compito di atterrare dolcemente su Marte per compiere esperimenti ed inviare immagini. I Viking 1 e 2 sganciarono i loro Lander rispettivamente il 20 Luglio ed il 3 Settembre del 1976 che atterrarono felicemente sul pianeta rosso scattando fotografie ed analizzando tracce di terreno nei loro laboratori situati all'interno dei veicoli stessi usando una sorta di braccio retrattile il quale prelevò campioni di terreno per esaminarlo ma senza ottenere risultati definitivi e probanti ma, anzi, dando luogo a dispute non ancora sopite sul risultato effettivo di questi esperimenti. Le loro missioni terminarono l'anno successivo, il 30 Maggio ed il primo Giugno del 1977 ma le apparecchiature che erano state calibrate per le ricerche geofisiche e meteorologiche continuarono ad inviare dati ancora per parecchio tempo. Uno dei primi risultati fu purtroppo quello di cancellare totalmente l'esistenza dei mitici canali marziani i quali, in realtà,risultarono essere un gioco d'ombre e di strutture dovute alla distanza con la quale erano state effettuate le osservazioni telescopiche. Ma altri misteri parvero profilarsi all'orizzonte marziano...
Uno dei fotogrammi inviati sulla Terra dalla sonda Viking 1 e precisamente quello classificato come 35A72, scattato da un altezza di 1.500 chilometri e che comprendeva un'area di circa 50 chilometri mostrava delle configurazioni che potevano anche sembrare artificiali.
Fra tutti spiccava un volto gigantesco simile a quello di una sfinge che la NASA già all'epoca liquidò come un gioco di ombre e di luci.
Fino al 1980 questa sembrava l'unica fotografia scattata nella zona denominata Cydonia, un sito che si trova a circa 40 gradi di latitudine Nord rispetto ad un altro misterioso luogo chiamato Elysium, dove vennero fotografate delle strutture le quali proiettavano ombre triangolari e pentagonali. Il diametro medio di queste strutture, oggi conosciute con il nome di piramidi sarebbe di tre chilometri per quelle triangolari e del doppio per quanto riguarda quelle pentagonali. Ma torniamo al nostro volto e precisamente a quando, forse un po' troppo misteriosamente, la NASA cavò fuori dal suo cappello tecnologico una seconda fotografia archiviata come 70A13 scattata 35 giorni marziani dopo la prima ed in condizioni di luce differente.
Questo evento rese possibile confrontare le immagini e, seguendo la diversa lunghezza delle ombre, si ottennero le dimensioni di questo Volto lungo oltre due chilometri e mezzo, largo quasi due ed alto ottocento metri. A circa sedici chilometri dalla misteriosa immagine che richiama, grazie al suo nemes (un copricapo usato dai faraoni egizi), una sfinge, sorge un'altra struttura detta, dal nome dei suoi scopritori, Piramide D & M, una piramide a base pentagonale. La sua strana caratteristica sarebbe di presentare un allineamento quasi perfetto con l'asse nord-sud di rotazione del pianeta esattamente come la Grande Piramide d'Egitto. E' alta quasi ottocento metri, il suo lato più corto misura un chilometro e mezzo e l'asse più lungo è di tre chilometri. Ma se si pensa che le stranezze contenute nella zona di Cydonia finiscano qui ecco che si viene smentiti da una serie di altri curiosi manufatti come il forte, dotato di due margini talmente diritti che sembrano quasi tagliati con il coltello, e la città, un insieme rettilineo di strutture massiccie nel quale si collocano delle piramidi più piccole. Alcune di esse formano un angolo retto con delle strutture più grandi. Il ricercatore americano Richard Hoagland ha elaborato una teoria secondo la quale la zona di Cydonia con le sue strutture sarebbe parte integrante di un grande centro rituale ed avvalora la sua ipotesi considerando altre strutture come la Piazza della Città, la quale sarebbe un insieme di figure, quattro per la precisione, tutte quante attorno ad una quinta di dimensioni più piccole. Il tutto, visto però da ben 1.500 chilometri d'altezza, farebbe pensare ad una croce di collimazione che si trova esattamente al centro di un lato della città. Secondo un componente del Mars Project britannica tutto questo insieme di manufatti ed altri ancora non darebbero alcun credito all'ipotesi della casualità ma farebbero pensare a qualcosa di artificiale pur se corroso dal tempo. Poco prima di morire il famoso scienziato ricercatore Carl Sagan dichiarò che il Volto su Marte non era altro che una struttura sottoposta ad un lento processo di erosione geologica che sta durando da secoli. Le fotografie prese in tempi recenti dal Mars Global Surveyor tendono a dimostrare, praticamente senza ombra di dubbio, la natura geologica della cosiddetta Sfinge la quale altro non sarebbe, almeno secondo le ultime chiarissime fotografie, che una forma collinare senza alcun aspetto nascosto o di evidente artificialità. Purtroppo però c'échi non si arrende nemmeno di fronte all'evidenza e sospetta un chissà quale assurdo "cover - up" da parte della NASA la quale, al contrario, sarebbe ben contenta se potesse dimostrare al mondo che un vero mistero o una certa possibilità di vita alberga ancora sul pianeta Marte perché questo scatenerebbe una corsa frenetica, con conseguente sovvenzioni in danaro da parte del governo americano verso il Pianeta Rosso e sostituirebbe quella gara spaziale tra russi ed americani che portò l'uomo sulla Luna e permise, per contagio tecnologico, un ulteriore progresso in molti altri campi come la medicina, la metereologia, la conservazione dei cibi ed altro ancora. La dimostrazione di questo fatto è data dalla scoperta di un frammento meteoritico che le analisi chimiche battezzarono come proveniente dal pianeta Marte e che fu probabilmente scagliato fuori dall'atmosfera marziana milioni di anni fa. Per altri millenni il pezzo di roccia vagò nello spazio per poi precipitare sulla Terra. Esaminato dagli studiosi, al suo interno, sarebbero state trovate delle tracce di quelle che sono state ipotizzate come forme di vita primitiva marziana: dei batteri risalenti ad almeno tre miliardi di anni fa, anche se poi studi recenti li avrebbero classificati come delle formazioni cristalline, questo è bastato per accendere l'interesse per il rosso pianeta, per fare in modo che una sonda orbitale, la "Mars Global Surveyor", stia ancora sorvolando Marte e per far scendere sulla sua superficie un piccolo robot semovente che ne ha esplorato la superficie antistante la zona di discesa.
Alle 19:05 del 4 Luglio 1997 il "Mars Pathfinder" è atterrato su Marte dopo un periodo di 21 anni dalle sonde Viking. In questo caso non possiamo parlare però di atterraggio morbido in quanto la sonda, è letteralmente precipitata sul pianeta alla velocità di sette chilometri e mezzo al secondo dopo che un paracadute ed un sistema di razzi ne avevano rallentato la caduta. Pochi istanti prima di toccare il suolo marziano, gli air - bag di cui era dotata si sono gonfiati ed hanno attutito l'impatto con il terreno e proteggendo strumenti e veicolo che si trovavano all'interno. La sonda, dopo aver rimbalzato varie volte, si è fermata definitivamente sul suolo del pianeta. Gli strumenti erano però già in funzione ancora prima che la navicella arrivasse al suolo rilevando dati sulla composizione dell' atmosfera marziana e fu in questo modo che gli scienziati a Houston poterono constatare che, a circa 80 chilometri dalla superficie di Marte, c'era una temperatura estremamente bassa: circa 175 gradi sotto zero. Il posto scelto per l'atterraggio si chiama Ares Vallis ed è situato in quello che si presumeva fosse il letto di un deposito alluvionale, ad un latitudine di circa 19 gradi a Nord dell'equatore. Fatte le debite proporzioni è come se fosse atterrato in Messico. Su Marte, in quella zona, all'epoca dell'atterraggio era piena estate per cui la temperatura che fu rilevata in tutto il periodo della missione oscillò tra i meno settantotto gradi per la notte ed i meno otto per il giorno.
Gli air - bag si sgonfiarono ed una scaletta di discesa permise, se pur con qualche iniziale difficoltà, la discesa del piccolo robot cingolato denominato "Sojourner" il quale ha cominciato a camminare tra le numerose rocce marziane esaminandole. Grazie allo studio chimico di queste rocce si poté stabilire con certezza che su Marte, un tempo, l'acqua era presente in notevoli quantità. Anche in questo caso gli ufologi si sono scatenati e e molti ciarlatani hanno creduto di vedere, tra le rocce di cui è cosparso il rosso suolo di Marte, gli oggetti più strani con torri e cupole in lontananza. Alcune foto divulgate dalla NASA sarebbero state, a loro dire, falsate. Un insieme di ciarlataneria che certamente non fa del bene alla seria e professionale ricerca ufologica. L'11 Dicembre del 1998 fu lanciato alla volta di Marte il "Mars Climate Orbiter" il quale fallì la sua missione di posarsi sul suolo marziano a causa di un incredibile e stupido errore tra due centri di controllo sulla Terra i quali si scambiavano i dati usando sistemi di misura diversi, infatti il primo usava il sistema metrico americano ed il secondo quello decimale, il risultato fu che nessuno si accorse che la sonda era molto più bassa del dovuto per cui s'incendiò nell'atmosfera marziana. Il 3 Gennaio del 1999 fu la volta del "Mars Polar Lander/ Deep Space 2". Il suo arrivo su Marte, e precisamente nella regione polare del pianeta, era prevista per le ore 21,15 (Ora italiana) di Venerdì 3 Dicembre dello stesso anno. La sonda doveva iniziare la procedura automatica di atterraggio 54 minuti prima di quel momento. Dopo cinque minuti dall'avvenuto atterraggio si sarebbero dovuti dispiegare i pannelli solari e dopo altri diciannove minuti il primo segnale sarebbe stato inviato sulla Terra dalla superficie del pianeta. Ma tutto fu silenzio. Ulteriori tentativi di mettersi in contatto con le sonde "microprobe" le quali, separatisi dal Mars Polar all'atto dell'atterraggio, avrebbero dovuto infilarsi nel suolo marziano alla velocità di 600 chilometri all'ora, non ottennero risultati. Da Marte uno sconsolato, triste ed ancora inspiegato silenzio. Forse i motori per la discesa non hanno funzionato a dovere, o forse ci sono stati problemi con uno scudo termico dichiarato fin da prima della partenza diffettoso anche se pur sempre entro i limiti di tolleranza, o forse ancora il paracadute che doveva ulteriormente frenare la caduta non si è aperto, di preciso non si sa ma poiché resta strano che nemmeno i microprobe abbiano trasmesso qualcosa, si è portati a pensare che che i due stadi non si siano separati in vista del suolo marziano, così come era previsto, per cui la sonda sarebbe precipitata al suolo impossibilitata a compiere qualsiasi manovra e non avrebbe potuto, quindi, nemmeno poter sganciare i piccoli e praticamente indistruttibili sensori. Sul pianeta è tornato il silenzio. Marte appare ora come un mondo morto e la poca acqua che sarebbe ancora presente si addenserebbe tutta nelle zone polari. Eppure Marte non è sempre stato così perché tutto lascerebbe pensare che una volta fosse un pianeta con un clima più umido, con un'atmosfera ben diversa da quella attuale, ricca d'acqua. Al suolo ci sarebbero stati dei fiumi e dei laghi e, forse, persino un oceano. L'acqua era presente in grandi quantità sul pianeta e lo dimostrerebbero alcuni dei crateri più antichi che portano tracce di colate di fango e sono state notate anche alcune tracce di erosione tipicamente provocate da ghiacciai ora scomparsi. Inoltre dei sottili e sinuosi canali costellano la superficie marziana ed anche dei grandi canali di deflusso terminanti in depressioni ricoperte di sedimenti. Il clima di Marte è cambiato rapidamente, troppo rapidamente, rispetto ai tempi geologici, come se una grande catastrofe avesse impedito al pianeta di continuare la sua marcia verso la vita. Se si eccettua la Terra che è riuscita a sopravvivere alle catastrofi geologiche pur cambiando totalmente le forme di vita che la dominavano, tutti gli altri pianeti del sistema solare sono stati devastati da impatti catastrofici, tutti senza eccezione perché, pur se non ne possiamo avere la prova visuale anche i giganti gassosi come Giove, Saturno, Urano e Nettuno, devono essere stati investiti da corpi vaganti come fu il recente caso di Giove, bersagliato dai frammenti di una cometa denominata Schumacher - Levy.
All'inizio dei tempi, quando il sistema solare era in formazione ed anche dopo, quando ancora era giovane, il rischio di impatto con altri corpi era altamente più probabile. Si pensa infatti che la collisione od anche solo lo "sfioramento" di un corpo delle dimensioni di Marte abbia causato la nascita della Luna perché quindi non pensare che anche Marte abbia visto il suo evolversi interrotto da una catastrofe che ne ha sconvolto la superficie cambiandone completamente il volto e l'aspetto? Alcune cicatrici presenti sul pianeta rosso darebbero per valida questa ipotesi come il lungo e profondissimo canyon, la Valles Marineris, in realtà un insieme di spaccature lungo 4.000 Km, profonda seimilaquattrocento metri e larga anche 640 Km (sul fondo della quale sarebbe stata scoperta l'acqua che affiorerebbe dalle profondità del suolo marziano. Una scoperta di vitale importanza per il futuro insediamento umano sul pianeta rosso), o come una serie di grandi vulcani, primo fra tutti, il Monte Olympus il quale ha una base così vasta che coprirebbe tutta la Gran Bretagna, alto 28 mila metri. Se questo è vero e se un giorno potrà essere dimostrato, non possiamo che provare un grande senso di tristezza per quello che sarebbe potuto essere il gemello della Terra. Verso il pianeta Marte si volge l'occhio umano, l'unico mondo dove potrà costruire una colonia, l'unico mondo dove, con il tempo e con le opportune risorse tecnologiche, potrà ricostruire la vita. Qualcuno sta già studiando come portare Marte all'età del ferro sfruttando le ricche risorse petrolifere del pianeta ma il primo quesito cui occorre rispondere è se, all'interno del pianeta, esistono ancora delle falde d'acqua.
Dall'atmosfera marziana sarà possibile produrre ossigeno liquido e metano da utilizzare come propellente e fonte di riscaldamento e con lunghi, lunghissimi procedimenti chimici, almeno secondo le tecniche attuali, sarebbe possibile rendere l'atmosfera marziana respirabile nel tempo di più di una generazione di coloni, un tempo astronomicamente minimo, oppure sperare di trovare un reattore bello pronto come nel film Atto di forza ma questa è un altra storia... Marte ha poi un altro vantaggio rispetto alla Terra: quello di possedere due lune come Phobos e Deimos, scoperti nel 1877 e curiosamente previsti da Jonathan Swift nel suo I viaggi di Gulliver. Due ciottoli di modeste dimensioni, rispettivamente di 24 e 15 chilometri di diametro ma importantissimi come basi d'appoggio e di rifornimento. Quindi il rosso pianeta, argomento ambito per ogni autore di fantascienza che si rispetti, sarà anche la prossima meta di ricerca con altre sonde automatiche. Se poi gli uomini, grazie alla scoperta dell'acqua sulla Luna, potranno porre una base permanente sulla sua superficie, il balzo verso Marte, data la bassa gravità lunare, sarà ancora più facile ed economico. Nel frattempo, in attesa dell'arrivo del primo uomo su Marte, evento pronosticato verso il 2020, altre sonde verranno lanciate verso il pianeta rosso e gli altri pianeti a noi vicini e ne è prevista anche una diretta verso Plutone, l'unico mondo non ancora immortalato in immagini. Il famoso meteorite marziano ha mostrato un altro enigma agli studiosi presentando tracce di magnetite di indubbia origine biologica.
Tutto ciò che abbiamo usato per la guerra, l'energia, le risorse tecnologiche, le tecniche di precisione, possono essere usate per esplorare nuovi mondi, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima...tranne che con la fantasia.