di Marco Della Corte


Trenta giorni: L'ingaggio

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Smise di pensare a quelle cose subito dopo, ne sentiva già troppi di quei discorsi in televisione. Ma una cosa gli rimase ben salda in testa, un aggettivo: l'Equilibratore.
Si era distratto e aveva perso un pezzo del discorso di McComb; non sapeva di cosa stesse parlando adesso. Niente di importante, sperò. Riprese subito il filo del discorso.
- ... di conseguenza, non abbiamo molti cervelli come lei al nostro servizio, ma abbiamo gli strumenti con cui farla lavorare a dovere. Così, per finire il discorso, il governo britannico ha offerto la nostra collaborazione nel predisporre la sede del nuovo centro di ricerca per le armi biologiche. Esso sarà supportato da fondi provenienti principalmente dal polo Euro-Americano, ma a tutti gli effetti sembreranno fondi privati. Il centro di ricerca sorgerà nel bunker dell'ospedale di Primrose Hill che verrà costruito a tempo di record tra poche settimane e che sarà un'ottima copertura per i suoi lavori. Ulteriori informazioni sulla struttura dell'ospedale, sull'organigramma e sulla nuova burocrazia ospedaliera le saranno inviati quanto prima, se accetterà l'incarico.
- Ma gli infermieri... - disse quasi involontariamente Terana. Fu interrotto subito dopo:
- Infermieri, dottori, primari, saranno tutti altamente selezionati da un apposito comitato Euro-Americano. Alcuni di loro svolgeranno una doppia mansione: ospedaliera in superficie, di ricerca e appoggio nel bunker. Altri solo una delle due. Nel bunker stesso ci saranno poi altri collaboratori di diverse nazionalità, i migliori in qualunque campo. Non badiamo a spese. Ci saranno anche agenti della polizia segreta e scorte armate, ovviamente. Nessuno potrà entrare o uscire senza essere tenutosotto stretto controllo.
- E chi comanderà l'operazione?
- Io sarò il responsabile alla sicurezza, assieme a un altro mio pari grado. L'unico Direttore Responsabile allo sviluppo e alla ricerca sarà lei, assieme ad un suo secondo che coordinerà tutte le sue funzioni, potrà approvarle o meno e le amministrerà al meglio, anche se credo che potrebbe fare benissimo tutto da solo. Sappiamo dei suoi eccellenti risultati nel campo della ricerca e credo proprio che non ci deluderà. Un suo collega mi ha detto che lei ha un Q.I. di 192 e che sarebbe potuto diventare un ragazzo prodigio. È vero?
Un ricordo d'infanzia gli emerse lento e inevitabile dal cervello. Qualcosa che aveva sentito attraverso la porta di camera sua prima di andarsene a letto. La voce di suo padre: Niente violinisti dodicenni né bambini con gli occhi attaccati al monitor di un computer. Per nessuna cosa al mondo voglio vedere mio figlio usato da quegli stronzi di scienziati per vedere cosa riesce a fare! Io non voglio che segua questa strada! Non è una macchina, è un uomo!
- Sì - rispose quasi a fatica Terana. - Avrei potuto diventarlo.
E invece no, gli aveva detto suo padre in mille modi diversi, fino alla nausea. Non diventerai un vegetale tutto cervello e niente scatole. Per diventare uomini non basta studiare come dei deficienti; bisogna anche vivere la vita.
Ma lui la viveva già la sua vita, che bisogno aveva degli amici, della ragazza e di tutto il resto? Se voleva essere felice chiudeva gli occhi e si immaginava quello che voleva. Con l'intelligenza che si ritrovava, i sogni che faceva ad occhi aperti sembravano più concreti di quello che poteva toccare con le sue mani. Di fantasia ne aveva a volontà, sentiva solo il bisogno di ampliare le sue conoscenze fino all'inverosimile. E più suo padre gli berciava di uscire al sole a divertirsi, più lui, testardamente, come ogni ragazzo che vuole trasgredire le regole impostegli dai genitori, usciva e frequentava le biblioteche di nascosto.
Ma era sempre rimasto un sognatore, Roberto. Il "topino" sognava di inventare razzi a propulsione illimitata, medicine in grado di sconfiggere il cancro e l'AIDS, e... Armi.
Certo, un uomo barbuto, intelligente e determinato come lui aveva sempre voglia, come un bambino, di combattere una guerra e di stravincerla con le sue armi: un missile invisibile agli occhi e ai radar di tutti, un fucile al plasma, un cannone a elettroni... tutte cose con cui aveva giocato da ragazzo e con le quali continuava a giocare mentalmente anche adesso.
Non si preoccupava di chiedersi se era il caso di giocare alla guerra mentalmente, come un bambino, alla sua età; quello era il suo divertimento, no?
Niente gite, donne ogni tanto (non sapeva il perché, ma era ritenuto incredibilmente affascinante), niente droghe. Solo escursioni mentali.
La voce di McComb lo riportò bruscamente alla realtà:
- Con le capacità di cui si trova in possesso e con le più avanzate apparecchiature che la scienza medica e biologica possono offrirle, siamo potenzialmente a cavallo.
Rifletté per un attimo, poi aggiunse: - Potenzialmente. In termini pratici, ci vuole una buona idea.
E lui ne aveva di idee, eccome. A decine.

Aveva aspettato decenni, ma alla fine il momento era arrivato; ora poteva finalmente giocare come voleva lui: niente sport, niente giochi stupidi; solo le sue mani, il suo cervello e centinaia di persone pronte ad eseguire i suoi ordini. Era il paradiso, pensò. Stava vivendo in un paradiso.
Sorrise, mettendo in risalto i denti bianchi in mezzo alle guance barbute. Nel frattempo McComb si accese un sigaro ed aspirò due boccate in fretta, sbuffando capriole di fumo verso l'alto.
- Intendiamoci bene, Terana: gli americani e gli europei sono disperati, le hanno provate tutte. L'unica strada che non è stata sfruttata appieno per quanto riguarda le armi è quella della biologia. Vogliamo qualcosa di completamente nuovo, rivoluzionario, insospettabile, letale e soprattutto controllabile. Lei, assieme a me, è qui per questo: per creare un essere vivente o un qualcosa di biologico che come arma sia meglio di una bomba atomica o di un laser di grande portata.
Qualcuno borbottò qualcosa e il borbottio si tramutò ben presto in un rumore di fondo. I presenti si stavano scambiando opinioni a bassa voce, quasi sospettosamente. Il tizio biondo li zittì con un gesto della mano. Non era affatto calmo, a prima vista, e aveva i suoi motivi. Movimenti di truppe erano stati rilevati dall'area dell'Ex Tibet verso nord; truppe cinesi, probabilmente in viaggio verso la Russia per addestramenti, per scambi reciproci di tecnologie, per un gemellaggio. Chi lo sapeva? Erano certi soltanto che quelle truppe si stavano muovendo, ed erano tante.
Terana si accomodò meglio sulla sedia, cercando di mascherare la sua euforia. Poi chiese:
- Quando dovremmo cominciare?
McComb gli rispose subito dopo: - La fase organizzativa e di progettazione comincia esattamente da domani, quella di sviluppo pratico appena l'ospedale sarà pronto. Lei avrà a disposizione due alloggi, il suo alla periferia di Londra e quello nel bunker sotto l'ospedale.
Sorrise come non aveva fatto in vita sua da anni, sbuffò qualche boccata di fumo e guardò il militare accanto a lui che a sua volta si voltò verso Terana con sguardo duro e impenetrabile. Poi disse, rompendo il suo silenzio: - Mi sembra di intuire che lei accetta il nostro incarico.
Terana si alzò in piedi, imitato subito dopo da McComb. Le altre persone rimasero a sedere in silenzio, nervose. Alcuni di loro prendevano appunti con una calligrafia e un codice illeggibili, altri semplicemente osservavano la scena. Nessuno di loro aveva distintivi o stemmi che lo rendesse identificabile come membro di chissà quale organo burocratico.
Tutto si svolse come in un sogno: McComb che si alzava e gli veniva incontro, la sua mano destra che si protendeva con il palmo aperto verso di lui alla ricerca di un patto inossidabile; gli applausi di approvazione dei presenti svegliarono Terana da uno stato molto simile al dormiveglia; la sua mano destra, senza che lui se ne fosse reso veramente conto, stringeva saldamente quella di McComb. Una frase uscì spontaneamente dalla sua bocca:
- Sono al vostro servizio.
Gli applausi continuarono ad ubriacarlo per lungo tempo ancora. Quello fu l'attimo più bello di tutta la sua vita, l'attimo in cui capì di avere tutti gli strumenti necessari per poter passare alla storia come desiderava da una vita. Giurò a se stesso che ce l'avrebbe fatta, mentre la mano di McComb sembrava trasmettergli chissà quali energie.

Per gentile concessione dell'Editrice Nord

Fine



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