Trenta giorni: L'ingaggio
Tutto cominciò quando era un giovane assistente alla ricerca presso l'Istituto di Medicina Legale di Barcellona, nei primi mesi del 2009. A medici che lavoravano nel suo ospedale fu consegnato un curioso questionario proveniente da una società mai sentita: PSG, Private Sanitation Group; oggetto: Opinioni varie da parte di medici e biologi, pubblici e privati, sul lavoro che conducono e quali modificazioni potrà subire in futuro.
Aveva risposto quasi controvoglia a quelle domande con diverse crocette e commenti vari, tra una pausa per il caffè e un'autopsia, poiché non aveva molto tempo da dedicare a quelle cose. Per di più, il pacco di fogli del questionario non poteva essere portato via dall'ospedale e quindi andava compilato subito.
Le domande erano di diverso genere, alcune coerenti, altre completamente fuori argomento: È favorevole alla clonazione? Quante volte il suo ordine ha chiesto aumenti di stipendio? Si sente solo? Se la sentirebbe di essere il principale dirigente di un intero ospedale con tutte le relative responsabilità? È ambizioso?
Sembrava uno di quei test pseudo psicologici che si trovavano nelle riviste per casalinghe e di conseguenza non gli dette importanza. Altri nel suo reparto non lo compilarono nemmeno.
Un anno e mezzo più tardi diventò aiuto patologo grazie al suo cervello e a molti sacrifici. Aveva 28 anni in quel periodo; portava i capelli brizzolati e una barba uniforme su tutto il volto che copriva parte dei suoi connotati come un tappeto naturale; il naso era piccolo e ben modellato mentre i suoi occhi marrone scuro non lasciavano quasi distinguere le pupille dall'iride.
Era il periodo in cui lui e sua moglie avevano divorziato e il figlio di 2 anni era stato affidato a lei. Niente di grave nella sua vita, secondo lui. Non glien'era mai fregato un granché di sua moglie e di suo figlio; aveva sposato Estrella in parte per zittire le sue urla isteriche sul fatto che non l'amava (ed era verissimo) e in parte perché l'aveva messa incinta.
Ben presto si era accorto di quanto fosse poco interessante la vita coniugale; tornandosene a casa non ricercava, non sperimentava, non costruiva. Trovava solo un ambiente oppressivo; quattro mura con dentro un bambino frignone e una moglie che gli chiedeva fino alla nausea baci e carezze. Non aveva mai provato in vita sua niente di più opprimente e alla fine si era stancato.
Sulle prime lei non aveva voluto divorziare, ma poi era stata costretta a cedere; Roberto Terana sapeva rendersi insopportabile quando voleva, e non era stato difficile per lui renderle la vita impossibile fino al giorno in cui non aveva posto quella benedetta firma su quel pezzo di carta.
E così era rimasto solo con il suo lavoro che gli assorbiva gran parte del tempo e delle passioni. Era nato per il lavoro, se lo ripeteva spesso; di giorno in giorno diventava sempre più bravo, ambizioso e capace. Il suo cervello si sviluppava con la velocità di un bicipite allenato dai pesi; a volte si immaginava, durante gli studi, di vedere il proprio cervello contrarsi sotto lo sforzo dei ragionamenti proprio come il muscolo di un culturista; immaginava di vederlo sudare, di vederlo irrobustirsi sempre di più.
Aveva di certo una fantasia sfrenata; l'aveva sempre avuta fin da piccolo quando sua madre lo chiamava ancora "topino". Gli spiegava che il topo era piccolo, veloce e intelligente: sapeva uscire dai labirinti, ingannare le trappole, sapeva ragionare. Proprio come lui.
Poi scoprì la genetica.
Si specializzò nella genetica degli eucarioti e nella genetica virale in breve tempo e con ottimi risultati, tanto che riuscì a farsi assegnare al laboratorio di ricerca dell'Università di Madrid sul virus dell'epatite C.
Fu proprio in quel periodo che gli arrivarono diversi altri questionari, non meno di cinque, scaglionati a una distanza media di circa un anno l'uno dall'altro; stranamente, arrivarono solo a lui.
Gli argomenti trattati erano diversi, ma comunque eterogenei e, a suo parere, assolutamente inutili: Dove le piacerebbe lavorare? Ha qualche personale idea che vorrebbe sviluppare nel campo della ricerca medica? Cosa ne pensa della situazione politica internazionale?
I questionari, sempre organizzati dalla PSG, non avevano nessuna pretesa; si era liberi di rispondere con una crocetta o con un breve commento in stampatello, oppure di lasciarli vergini. Tuttavia Terana licompilò con attenzione.
Dopo qualche tempo, da aiuto ricercatore fu promosso Direttore alla Ricerca con sua grande sorpresa. Certo, si meritava quel posto da tempo, poiché era più bravo di tutta la gente che aveva conosciuto in quegli ambienti, eppure... un angolo del suo cervello non poté fare a meno di collegare istintivamente la promozione a quei questionari.
Il tizio che c'era prima, un incallito scapolo come lui che fumava in continuazione, tale Ortega, non si era licenziato per lasciargli il posto nella graduatoria, ma era stato ucciso con un colpo di pistola alla testa, in casa sua. Alcuni parlarono di una disgrazia, altri di un delitto passionale peraltro improbabile (Ortega era schivo, scorbutico e decisamente brutto, ripetevano sempre in sua assenza le persone che volevano parlare male di lui); dopo qualche giorno, comunque, l'interesse per quella vicenda scomparve.
Terana però sentiva dentro di sé che qualcosa intorno a lui stava muovendosi, qualcosa di burocraticamente enorme che lo stava guidando verso una meta sconosciuta. Era solo un'impressione che quei questionari gli avevano dato, niente di più, e non ci pensava spesso per paura di credersi paranoico. Ma, almeno per quanto ne pensava, era una sensazione dannatamente tangibile; da quando aveva compilato il terzo questionario, (era solo una sensazione, pensava, solo una sensazione) l'ambiente scientifico aveva iniziato a dargli credito sempre di più e in maniera esponenziale.
Per esempio, pochi anni prima, lui e il suo staff avevano scoperto l'esistenza di un altro gene ritenuto responsabile del tumore alla mammella oltre a BRCA1 e BRCA2, e lo avevano chiamato TEOG3 (OG stava per oncogene e TE erano le prime due lettere del suo cognome); una scoperta non da poco, eppure non aveva ricevuto molti elogi, a parte le pubblicazioni sul "Lancet" e su "Scientific American". E non era neanche stato promosso a ricercatore di ruolo.
Dal terzo questionario in poi, però, la comunità scientifica cominciò a rivalutarlo per quella scoperta e già negli ambienti medici si iniziò a parlare di Terana come di un luminare. Inoltre, venne promosso a un grado più elevato.
Quello scoppio di fama era casuale, si chiedeva lui, o era collegabile a quel terzo questionario che lui aveva compilato?
Non riusciva a levarsi dalla mente una delle domande del questionario; ma una sola domanda non avrebbe di certo acceso in lui la convinzione che qualcosa stava cercando di portarlo a sé mediante fili invisibili se non fosse stato per l'omicidio Ortega.
Sapeva benissimo che Ortega non si sarebbe mai schiodato dalla sua cattedra di Direttore alla Ricerca se non fosse morto; quel posto, a meno che non si verificasse un miracolo, avrebbe potuto scordarselo. Era al corrente che certi ricercatori e docenti ordinari si attaccavano come ostriche alla loro cattedra.
Ma il "miracolo" era avvenuto: gli era arrivato il terzo questionario e in esso una domanda lo aveva colpito particolarmente per la sua crudezza: Considera lecito l'omicidio compiuto da un'istituzione dello Stato se dietro di esso si celano importanti interessi per il progresso della nazione?
Terana ci aveva riflettuto sopra per qualche secondo e poi aveva risposto di sì; aveva letto Il Principe di Machiavelli e gli era piaciuto molto per la praticità con cui certi problemi si potevano risolvere a scapito della lealtà e delle leggi. Intuiva anche quante sottili trame tendessero le istituzioni ogni giorno nei confronti di questa o di quella persona, di conseguenza non gli sembrava valesse la pena mentire su ciò di cui era convinto: se qualcuno vuole che tu perda, perderai. Se qualcuno vuole che tu vinca, vincerai.
E quando Ortega era morto in quel modo, la sua mente aveva fatto il collegamento. Niente di più di un sospetto, pensava. Se nella domanda di quel questionario ci fosse stato scritto, invece della parola omicidio, la parola licenziamento, Ortega sarebbe stato licenziato? La mente di Terana aveva perso ore su questi ragionamenti, poi si era reso conto di quello che stava facendo (stava sognando ad occhi aperti, come sempre) e aveva smesso di pensarci.
Nel corso degli anni successivi, Terana si specializzò ulteriormente in anatomia umana, teratologia ed oncologia virale con ottimi risultati, diventando ben presto uno degli elementi di maggior rilievo nel panorama della medicina spagnola.
Poi, improvvisamente, la svolta.