
Arriviamo così ad un autore assai caro al sottoscritto. Parlo di
James Ballard. Ebbene sì, anche il geniale Ballard ha scritto un racconto imperniato sugli scacchi! Ovviamente un autore su cui l'influenza dell'arte surrealista e il tentativo di portare alla luce tramite simboli il contenuto profondo dei personaggi sono sempre vivi non può mancare all'importante appuntamento con le sessantaquattro caselle: mezzo di indubbio valore allegorico e quindi decisamente utile al proprio stile. Si tratta di una delle tante perle, dal titolo
L'Ultima Mossa, nel quale Ballard offre un ottimo esempio di racconto ricco di atmosfera e suspance. Si raccconta con maestria la storia di Constantin (uomo in attesa di esecuzione, relegato in una piccola villa circondata da un muro) e del suo carnefice Malek. In questa oscura casa non esistono ornamenti, non esistono oggetti di alcun genere, tranne i ripiani semi voti di una libreria sulla quale sono riposti alcuni libri ed una scacchiera in mogano intagliato. Il condannato non essendo di temperamento "flemmatico o filosofico" dedica le sue giornate di attesa alla scacchiera, invitando Malek a sfidarlo. Ma il vero gioco del racconto è un altro. E' un gioco più profondo, più psicologico. Infatti, durante lo svolgimento dei match, Constantin cerca di sapere di più sulla morte che lo aspetta. Ma Malek poco si fa sfuggire e l'ombra della morte che può arrivare da un minuto come tra dieci anni spaventa sempre più il personaggio ballardiano. Tra una mossa e l'altra Constantin apprende che il suo carnefice conosce perfettamente il giorno e la data, l'ora e il minuto dell'esecuzione, e ciò rende ancor più drammatica la sua situazione interiore: "Esaminò la scacchiera facendo scorrere lo sguardo sulle file aperte delle regine e degli alfieri, come se la risposta al suo presente enigma fosse leggibile in quei lisci passaggi". Come si può notare, il fascino misterioso del nobil gioco nell'ambito della letteratura fantascientifica come arma allegorica, viene sfruttata da Ballard anche e soprattutto come messaggio tipicamente "inner-space", lo spazio interno che si contrappone all' "outer-space", tipico della Space Opera.
Malek, con i lineamenti pesanti e amorfi di chi impersona l'apparato statale, rimane calmo e imperturbabile, mostrando nel corso delle partite anche una determinata prontezza, di cui inizialmente ne sembrava privo.
Ma in tutti questi movimenti i pezzi di legno sembrano non essere i trentadue adagiati sulla scacchiera, bensì i due personaggi che continuamente danno l'impressione di possedere una forza di gioco sintomatica del potere nascosto di entrambi. Ogni nuovo giorno, nella tetra villa sotto la pioggia autunnale, Constantin perde energie, mentre Malek aumenta il potenziale potere sul prigioniero. Dopo due mesi i match giocati da Constantin sono un vero disastro; dopo poche mosse inizia a giocare a casaccio, mettendo allo sbaraglio i pezzi, che Malek prontamente decima. Soltanto per un attimo, tra le tante partite, il condannato gode di un buon gioco, con un gambetto di pedone che obbliga l'avversario a cedere il centro scacchiera; partita indubbiamente allegorica in quanto il momento favorevole viene sfruttato come momento di fuga, quasi riuscita. Ancora una voIta i pezzi bianchi e quelli neri sono la personificazione di Malek e Constantin: le posizioni di entrambi sono sempre ambigue, come se ad ogni loro mossa effettiva vi fosse la virtuale e analoga disposizione sulla scacchiera, come se ogni loro pensiero fosse paragonabile ad una nuova partita, dove l'avversario rimane misteriosamente pronto a rispondere con varianti infinite. E quando gli avversari cominciano a sentirsi più uniti, quando i pezzi bianchi cercano di allearsi ai pezzi neri i conti non tornano più: non è ammessa nel gioco degli scacchi questa variante impazzita. E lo stesso accade a Constantin, nel momento in cui crede "il pezzo nero nemico" suo complice, la sua unica speranza; ma anche in questo caso l'allegoria verso il gioco è sempre viva, così il pezzo "Constantin-Bianco" e il pezzo "Malek-Nero" non sono teoricamente e praticamente in possibilità di allearsi. Il pezzo bianco ballardiano commette un gravissimo errore nel credere ad un ipotetico pezzo nero "amico", e questo gli varrà la propria già sepolta vita, in quella glaciale villa fuori dal mondo, mentre l'autunno si congeda per lasciare spazio al freddo vento invernale. Un freddo vento di morte.
Un'altra grossa sfida scacchistica investe i due personaggi creati da
Roger Zelazny, nel racconto intitolato
La Variante dell'Unicorno. Il primo personaggio è un uomo mentre il secondo è, appunto, un Unicorno. Questi si incontrano in un vecchio Saloon e svolgono una partita amichevole. Tra una mossa ed una caraffa di birra (gli Unicorni adorano la birra!) Martin, l'essere umano, viene a conoscenza del fatto che il suo sfidante ha la capacità di influenzare gli eventi dell'umanità e portarla alla prevedibile distruzione. Da qui nasce la proposta di una sfida tra l'uomo e l'imbattibile scacchista Tlinger, con in palio, in caso di vincita di Martin, il mancato esercizio della volontà dell'Unicorno sul destino della Terra e dell'umano. Comincia così un match nel quale Martin può, come stabilito, sospendere la partita quando desidera e prendersi un intero mese di riposo. L'incontro vede Martin in possesso dei pezzi bianchi (cane spesso accade ai "buoni" della situazione!): 1. e4. L'unicorno istantaneamente porta il pedone in e5. Segue: 2. Cf3, Cc6; 3. Ab5, Cf6; 4.0-0, C:e4; 5. d4, Cd6. Naturalmente lo svolgimento del gioco è inframmezzato da un colloquio che proprio alla quinta mossa finisce per infuriare Martin, il quale chiede la prima sospensione. Dalle prime mosse si intravede la sicurezza e la spavalderia dell'Unicorno, in contrapposizione alla debolezza psicologica dell'uomo, il quale sente necessario prendersi la pausa mensile per scaricare la mente e poter tornare indietro sulle posizioni, come se fossero solamente problemi teorici. Quindi, in pratica, un modo particolare per scrollarsi di dosso momentaneamente la grossa responsabilità della posta. Può apparire strano, ma psicologicamente Martin si trova a suo agio davanti a problemi di gioco che non lo investono direttamente. Da qui la necessità di cambiare aria spesso e studiare la posizione dell'incontro come se fosse un "esterno". E proprio cambiando aria incontra Grend il Piedone, buffo personaggio che vive nella grande foresta che oltre ad avere due enormi piedi possiede grandi capacità nell'analisi del gioco scacchistico. Grend, come tutti i Piedoni, è abituato a giocare tutto a mente e gli unici sfidanti all'altezza sono, guarda caso, solo gli Unicorni. Martin sfrutta questa capacità proponendo l'esatta posizione della partita in corso con Tlingel , sperando di ottenere un completo panorama delle varianti valide da giocare. Durante questo studio l'uomo insegna a Grend quanto sia buona la birra, e gli promette tanta ottima bevanda quanto maggiore è il suo aiuto nello svolgimento del match.
E qui il racconto prosegue a tappe, tra l'incontro vero e proprio con l'Unicorno, nel quale l'umano attua le mosse previste con il Piedone, e gli incontri nella grande foresta con Grend, quando le risposte dell'Unicorno esulano dalle varianti prese in considerazione precedentemente.
Martin, nella grande foresta, fa la conoscenza di Rael, un grifone amico di Grend. Ai fini del racconto sembrerebbe un personaggio superfluo, se non fosse che Zelazny ci prepara ad un finale impensato, inedito, e soprattutto che esula dallo stereotipato risultato finale comportante l'annientamento o la salvezza della Terra. E' vero che l'autore si diverte nell'infocato finale a creare una certa atmosfera tesa e angosciante che alla fine sfocia in un'imparziale patta, ma è anche vero che poche righe più avanti liquida l'inesatto fulcro del racconto con le testuali parole dell'Unicorno: "Lascia perdere. Ci ho già rinunciato da parecchio a questa idea. Ho deciso che dopotutto non mi sarebbe piaciuto vivere qui. Ho dei gusti un po' più difficili, io."
Ebbene ciò che interessava all'autore era fare incontrare tutti e quattro i personaggi e altri ancora (ognuno con punti di vista originali e differenti), per la formulazione di uno speciale gruppo di ricerca per lo studio delle cause che portano la specie sulla via d'estinzione. Roger Zelazny offre per la prima volta al lettore una "variante" inattesa, nella quale si prende gioco della particolare atmosfera creata con l'incontro scacchistico tra Martin e Tlingel, che però liquida volutamente nel momento più tragico con un inaspettato capovolgimento ideologico del pericoloso Unicorno.