
Affrontiamo un argomento generalmente poco trattato dalla critica specializzata. Si tratta di un filone non molto conosciuto, che ha comunque a suo attivo alcune "perle" nel campo della narrativa. Parlo dei fantascacchi, quell'insieme di racconti e talvolta romanzi, nei quali il nobil gioco svolge parte importante.
Sottolineo che questo mio breve lavoro non si prefigge assolutamente di definirsi una "storia completa dei fantascacchi", ma piuttosto traccia a grandi linee un tragitto che si accosta ad altri brevi scritti fantascacchistici, apparsi nel corso di molti anni di critica e saggistica. Una rassegna che non può avere per forza di cose pretese di completezza, ma che dipinge un quadro senz'altro significativo dei più importanti contributi alla "fantascienza scacchistica".
Per la stesura di questo articolo mi avvarrò, in alcune sue parti, della serie di articoli curati dal sottoscritto per la rivista bimestrale di comunicazione scacchista degli Anni Settanta
L'Arcimatto, diretta da
Maurizio Mascheroni (oggi curatore di uno dei maggiori siti sugli scacchi,
www.maskeret.com, e che ringrazio per la realizzazione delle due immagini riportate più avanti raffiguranti la posizione di gioco di due esempi che cito). Certo, qui il discorso è leggermente diverso, visto che il lettore di Delos la fantascienza la vive quotidianamente e pertanto molte delle introduzioni risulterebbero pressoché inutili e scontate. Per questo riutilizzerò soltanto i pezzi più consoni alla trattazione dell'argomento, evitando i tanti interventi introduttivi già pubblicati. E' evidente, in tutta onestà, che il gioco degli scacchi non ha un vero debito verso la fantascienza, ma risulta tuttavia vero che spesso il nostro genere letterario preferito è stato affascinato da questo gioco non poche volte.
Per un giusto approccio credo sia necessario suddividere il discorso in tre parti ben distinte:
1) Romanzi nei quali la trama è generalmente imperniata sul gioco degli scacchi
2) Racconti nei quali gli scacchi rappresentano la parte predominante del testo
3) Romanzi e racconti nei quali il nobil gioco svolge un ruolo secondario, in taluni casi minimo, seppur presente e simbolicamente valido.
I romanzi scacchistici
Andiamo con ordine e partiamo dal primo punto. Considererò, esemplificando, soltanto due famosi titoli, entrambi diversi sia per significato che per trama, ma legati da un comune denominatore: il gioco degli scacchi.
Sul numero 224 di Galassia, curata da Gianni Montanari, viene pubblicato
Pianeta Morphy, il cui autore è lo scrittore, curatore e scacchista rumeno
Adrian Rogoz. Divenuto nel 1955 direttore di "Colectia Povestiri Stiintifico-Fantasticel' (rivista di divulgazione scientifica), lo ricordiamo per il suo enorme e problematico romanzo "Omul si Naluca" ("L'Uomo e il Fantasma"), nonché per la sua vasta produzione di racconti e romanzi brevi.
Nell'introduzione a
Pianeta Morphy, Montanari conclude dicendo: "Controllate anche la vostra conoscenza degli scacchi, visto che ci siete, e fate tesoro delle note inserite da Lino Aldani o dall'autore. Potrebbe servire magari a farvi innamorare degli scacchi, se già non li conoscete." Ed effettivamente queste parole hanno del profetico, almeno per quanto mi riguarda. Si narra la storia di Dav Bogar, grande giocatore di scacchi, forse il più grande, che vive gran parte della sua vita sulle astronavi. Per lui gli scacchi non sono semplicemente un gioco, e il confronto con una abilità superiore o almeno pari alla sua diventa l'unico mezzo per verificare la sua esistenza. Questa bravura nel nobil gioco induce Dav a dubitare persino della sua umanità, mentre la propria ostinata ragione di vita è trovare un avversario come solo lui desidera. Il nostro personaggio non può far altro che ricercare questo sfidante sul Pianeta Morphy, il mondo che ospiterebbe l'ultima creazione scacchistica del più grande giocatore mai esistito.
La prima partita che l'eroe rogoziano affronta è contro Varalainis, che si conclude dopo quattro ore di gioco con una patta; qui si scopre che il grande Dav, pur giocando benissimo, non conosce il significato di "Siciliana", "Gambetto di Re", ecc.
"Poteva capire che certe aperture o gambitti portassero il nome dei campioni dei vecchi tempi, iniziatori di quelle configurazioni, anche se egli le aveva adottate infinite volte senza conoscerne il nome. Ma che una partita si chiamasse Spagnola, Indiana Est, Siciliana, era veramente assurdo. Nella mente di Dav non esistevano varianti in senso convenzionale. Era quella la più terribile scoperta alla quale era arrivato studiando il volume avuto da Mer Hlavon. Gli scacchisti del passato uccidevano il gioco tagliuzzandolo in una infinità di sequenze, slegate fra loro, oppure affiancate in modo accidentale ed arbitrario. Forse soltanto alcuni strani giocatori come Morphy, Alechin, oppure Aruaria avevano visto sulla tavola delle sessantaquattro caselle qualcosa che andava ben oltre le ordinatissime sequenze di sobrie e austere strutture."
Dav è convinto di soffrire di una malattia camuffata sotto l'etichetta dell'invincibilità. Da qui nasce la sua ricerca di un essere che possegga un intelletto maggiore del suo, per poter essere battuto e liberarsi di questo complesso, perché di complesso si tratta.
Esaminiamo due frasi, con relative note, del libro in questione:
"Sei un integralista nato", aveva commentato Dav usando l'espressione del celebre quadro R. R. (1)"