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L'epopea dell'Euphrates
La voce lenta e indolente di Onk Beluga risuonava ora dal vivo nelle orecchie del giovane Cip Zelyatta, tornato al suo posto di mozzo nella cabina di comando dell'Euphrates. - Senti un po', ragazzo: ho deciso di farti una proposta. Che tu sei perfettamente libero di accettare o di rifiutare. Il comandante si dondolava sulla sua poltrona reclinabile, con un sigaro lungo venti centimetri che dondolava a sua volta dai suoi labbroni e una bottiglia di whisky nella mano destra, penzolante oltre il bracciolo. - Non ho mai fatto una proposta del genere a nessuno dei miei mozzi, sino a ora, per cui dovresti esserne molto fiero. Il più grasso fra i contrabbandieri del grappolo Mamex sorrise sornione a queste parole, e si calò un altro abbondante sorso di whisky. Tuttavia, proprio nel vedere la bottiglia ormai semivuota, si distrasse, cambiando discorso. - Certo, ragazzo, che non si vede spesso un carico di whisky e sigari che se ne vaga solo soletto nello spazio in attesa che passi di lì una buon'anima disposta a metterlo in salvo! He-he. Il comandante era ovviamente ubriaco fino al midollo. I cadaveri delle bottiglie precedentemente vuotate rotolavano rumorosamente sul pavimento della cabina ad ogni sobbalzo dell'Euphrates. Cip Zelyatta tentò di riportare il suo superiore sull'argomento, senza distogliere lo sguardo dalla partita di "spaccalocchio" che lo teneva impegnato ormai da due ore. - Già. Ma mi stavi forse dicendo qualcosa? - Chi? Ah, sì! Una proposta: ho una bella proposta per te, piccolo mutante astemio. Sentimi bene: io e te facciamo una società, nel senso che io ci metto la mia esperienza di imprenditore intergalattico e tu un po' di capitali. Entriamo tutti e due al cinquanta per cento: cinquanta io e cinquanta... - Onk Beluga esitò, avendo evidenti difficoltà nell'inquadrare il suo interlocutore - Ma dove ti sei cacciato! - Sono qui, capo. - Ah, sì: eccoti. E cinquanta tu, dicevo. - E cosa ce ne facciamo della società? - Come sarebbe! Fondiamo un'impresa senza scopo di lucro per il recupero delle astronavi perdute nello spazio! Il cliente ci racconta dov'è il rottame, e noi glielo andiamo a prendere. Semplice, no? - Già, semplice. Ma cosa ci guadagnamo? - Cip Zelyatta sobbalzò leggermente, avendo superato in quell'istante il suo record stagionale. - He-he! Ehi, ragazzo, ma bisogna proprio dirti tutto! Noi... - Onk Beluga abbassò il tono di voce sino a bisbigliare - mica glielo riportiamo tutto intero, il carico! - Ah, no? E il cliente naturalmente non si accorge che la massa della nostra astronave si appesantisce... - Bravo: qui è il lampo di genio! Perché sai noi cosa ci portiamo sempre dietro nel doppiofondo della stiva? Eh? Prova un po' a indovinare! - Ci portiamo dei container vuoti? - Risposta errata! Te lo dico io cosa ci portiamo: una bella collezione di macigni! Cip Zelyatta mise in pausa lo "spaccaocchi" e si voltò a fissare con commiserazione il comandante della nave, che non mostrò di avvedersene mentre ridacchiava gongolante. In quel preciso istante quattordicimila bottiglie di pregiatissimo whisky esplosero nella stiva, infradiciando irreparabilmente ventisettemila sigari Havana. - A proposito, - biascicò Onk Beluga, chiaramente ignaro dell'accaduto - ti sei ricordato di pressurizzare la stiva come ti avevo chiesto?
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