racconto di
Enrica Zunic'


La discesa interrotta dal rosa e dal blu

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RACCONTO

- E' questo il materiale? Pesano una ventina di chili meno di quanto dovrebbero e per muoversi quasi strisciano. Il denaro che diamo non è scadente. Datecene altri.

Unghia Nera si avvicinò ad Eures e ruppe il silenzio.
- Questo, ad esempio.

Tentò di afferrargli il mento. Eures aveva le braccia immobilizzate dalla guardia, ma con uno scatto del capo morse la mano umana. La reazione di Unghia Nera fu spaventosa. Non colpì Eures né indietreggiò. Lasciò la mano in bocca allo Shakti affondando un po' il pugno in gola e offrendo il braccio, come fa chi ha l'abitudine a domare cuccioli rabbiosi. Sorrideva.
Tolmos in quella voce senza collera vide confermata la fama antica e orribile della specie nemica e le ragioni del proprio terrore.

- Se vuoi mordere, fallo per davvero.

La guardia fece mollare la presa ad Eures e il funzionario rispose a Lemure con un ghigno soddisfatto. La boria degli Umani e la guerra perduta scottavano.

- Come vedete non va bene, è qui da soli tre giorni. Per averlo mansueto dovreste tornare. Vi diamo il meglio possibile e non possiamo superare troppo la media abituale di morti, è interesse pure vostro non attirare l'attenzione dell'amministrazione. Anche noi abbiamo leggi.

L'aggressione al collega e il "no" appena udito dovevano aver indispettito Lemure. Restituì il colpo in qualche modo.

- In tutta questa zona non c'è una sola guardia. "La Sala Grigia", degli interrogatori, l'ho vista affollata di divise. Non avete paura che scappino? So di familiari di questa gente che pagano piloti e navi per la fuga. A meno di un chilometro c'è un aeroapprodo di fortuna dove forse stazionano. Basterebbe poco a raggiungerlo.

Il funzionario snocciolò la spiegazione con pazienza un po' ostentata. Aveva con essa rassicurato tutti i nuovi colleghi.
- Se riuscissero ad aprire le porte delle celle. Non ci sono serrature da forzare. E le guardie costano ma anche si corrompono... Questa è una prigione piccola. Tutto è comandato da qui. E' sufficiente e molto conveniente. Una volta al giorno il Nucleo si apre e un addetto lo controlla e, quando serve, permette di prelevare chi deve essere interrogato e che di solito non tornerà in Omega troppo presto. La Sala Grigia ha gabbie proprie. I detenuti, come vedete, non potrebbero nascondere nulla addosso.

Nel Nucleo perfezionarono lo scambio.

Lemure consegnò a Sketlios un paio d'oggetti minuti. Furono inseriti nella Scrivania, il computer cuore del Nucleo. Tolmos allora comprese essere memorie fisiche. Lemure ne indicò uno.
- Questo è delle banche. Capisco la vostra prudenza. Anche i nostri laboratori hanno legami solo parziali alla Rete.

La cortesia maligna della donna fece sospettare che la notizia dell'attacco degli hacker che aveva scardinato i sistemi delle piccole prigioni, costringendole a un provvisorio, prudente isolamento, si fosse diffusa, in poco tempo, molto più lontano di quanto la Direzione già temeva.
Scomparse le immagini dei documenti lei indicò l'altra memoria.
- E questa è una sintetica presentazione del nostro Centro di Ricerca.

Qualcuno doveva avere sbagliato database.

Prima che Lemure, con un urlo stizzito e un'imprecazione, rimediasse all'errore, sostituendole con filmati di lucidi apparecchi e graziosi edifici, nel video del Nucleo s'erano in pochi attimi accavallate immagini di corpi mutilati, sezionati, ad arte ustionati. Vivi. A Tolmos parvero d'ogni razza della galassia. I prigionieri erano paralizzati dal terrore. E gli altri erano senza fiato.

Il primo a riprendersi fu Sketlios:
- Credo che senza volere ci abbiano appena mostrato le credenziali. Buone.

Sketlios si offrì di aiutare a immobilizzare sull'aeronave i prigionieri con gli strumenti migliori. Lemure rifiutò mostrando una fiala da iniettare.
- A bordo ci penserò io. Staranno fermi. Molto fermi.

Ilas fece in modo d'essere la guardia a cui ordinare la scorta della "merce" nel corridoio di carico della pista.
Tolmos era l'ultimo. Nei suoi occhi c'era l'insopportabile.
- Aiutami... uccidimi.

Ilas annuì; erano, per un istante, soli e sarebbero bastate le dita su quella gola magra. Tolmos gli vide sollevare le mani e attese la libertà della morte. Qualcosa allontanò Ilas di colpo, come scaraventato lontano. Unghia Nera, apparso d'improvviso, tratteneva con una mano la guardia, premendola contro il muro del corridoio e le parlava. Avrebbe dovuto ringhiare, ma il tono era di bisbigliata minaccia.
- Questo è nostro. L'abbiamo pagato. Ti restano, se vuoi, tutti gli altri.

La disperazione nello sguardo di Ilas era totale. Tolmos vi specchiò la propria.

Si chiude

Guardie e funzionari stavano lasciando la zona. Tre celle erano vuote ma Omega e il Nucleo erano per il resto come sempre.
Sotto lo sguardo di Sketlios le pareti elettroniche si stavano riformando per serrare il Nucleo. La Scrivania segnalava un aumento di peso all'interno di quattro grammi. Lo Shakti posò la destra sui comandi che fermavano la chiusura.
Arrogante e sicuro, Unghia Nera era tornato indietro di un passo per rivolgersi a Sketlios.

- Abbiamo dimenticato una piccola cosa - Segnò con il pollice sul polpastrello dell'indice le dimensioni insignificanti dell'oggetto - Interrompa il processo. Dovrei rientrare.

Allo Shakti sfuggì un sorriso appagato. Tolse la mano dai comandi e le pareti si completarono.

- Non è possibile. Sarà riaperto domani. Vi era stato spiegato.

Lemure si avvicinò mormorando all'uomo di lasciar fare a lei. Chiese con gentilezza, chiarendo (era per gli Shakti un oggetto di nessuna importanza, mentre per lei erano dati di valore) poi con rabbia e alla fine minacciando. L'espressione estasiata che Sketlios non nascondeva neppure, la fece esplodere. Ma nulla servì. Sketlios la rassicurò.

Continua




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