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La discesa interrotta dal rosa e dal blu
Forse era mattino. La parete frontale della cella scolorì fino alla trasparenza ma non s'aprì. Non subito. Tolmos vide qualcuno avanzare condotto verso le gabbie. Un prigioniero nuovo: camminava bene e reagiva con forza e furia alle spinte delle guardie. La gabbia si aprì. Tolmos riconobbe l'ultimo arrivato. E comprese perché questi non fosse stato posto in isolamento e perché la cella scelta fosse la sua. Soprattutto comprese perché lui non fosse stato trascinato alla quotidiana seduta d'interrogatorio e tortura. Perché questo sarebbe stato infinitamente peggio. Eures. Eures che riusciva a far ridere Kiso. Eures che curava Kiso e gli altri usciti di prigione. Eures che nel buio di una notte di quattro anni prima sollevava una spia imperiale come un fuscello e la scaraventava nel fiume perché non seguisse Zei. Eures, amico. Da sempre. Gli aguzzini si disposero come pubblico di un'arena.
Impiegò minuti a rimettersi in qualche modo in piedi, ma voleva farlo per guardare l'amico negli occhi. Per far questo, per alzare il capo, lo sforzo fu ancora più grande. Eures non lo riconobbe. Tolmos attese, consapevole dei propri tratti mutati dall'inferno. Sul volto di Eures si susseguirono la fatica e lo stupore doloroso del riconoscere l'ombra scarna che vedeva, poi l'orrore e l'ingigantirsi della paura. Ciò che restava dell'amico appena riconosciuto gli annunciava il proprio immediato futuro. La sua voce vibrò un poco: - Lo so. Me lo hanno detto. Tolmos attendeva ancora. Attendeva l'odio, gli insulti, la rabbia e il disprezzo.
Dai secondini neppure il rumore di un respiro. - Anch'io fra poco farò dei nomi... - Sfiorò Tolmos che distogliendo il viso si ritraeva nella propria incapacità a perdonarsi e il ghigno divenne fragile sorriso. - O non ne dirò nessuno. Se lo sceglieranno. Se non andranno oltre il limite. Se vorranno che sia il mio silenzio a farti stare peggio.
Ignorandone l'angosciata vergogna gli si mise a fianco. Si sedette.
CommercioTolmos scosso dalla febbre ascoltava le voci dei guardiani fermi davanti alla sua gabbia. Ilas li stava raggiungendo.- Tolmos?! Li chiedono docili e in buone condizioni, l'hanno proprio specificato. - E il direttore invece vuole liberarsi di rompiscatole testardi dai quali non caveremo altro. E' illegale ma comodo. Basterà aggiungere i loro nomi alla lista dei morti. E nella spartizione del guadagno qualcosa andrà anche a noi.
La cella si riempì. Qualcuno si chinò a esaminarlo.
Ilas, sebbene avesse i colleghi intorno, non riusciva a tacere:
In Sketlios l'essere un Mazan dell'Ovest dava non occhi monocromi e lattei ma verdi, che, nella perfetta apparenza di marmo terso della pelle, comune agli Shakti, inquietavano. Era stato un ufficiale dell'Impero e ora, nell'ombra di quel lavoro nella prigione, aspettava, non con pazienza ma con certezza, di tornare, con divisa e forse gerarchi diversi, al ruolo e al ricco compenso di un tempo. Sapeva che la sua gente aveva breve memoria. Intanto s'impegnava con scrupolo e piacere. - E che Umani... Riconosco i tratti delle razze. Ricordi che cosa abbiamo fatto ai loro mondi all'inizio della guerra? Qualcosa che non avranno dimenticato. Neppure adesso, al terzo anno di pace. - Si curvò per essere certo che Tolmos udisse davvero - Vogliono almeno un paio di "materiale per sperimentazione", che da loro è difficile procurarsi. Pagano uno sproposito. - La voce divenne un sibilo tagliente e divertito nell'orecchio di Tolmos - Ti mancheremo.
Ilas cercava di pensare.
Sketlios preferiva invece compiacersi del dilagare silenzioso della paura nello sguardo di Tolmos. Schioccò la lingua, soddisfatto come quando, togliendoli di mano agli addetti, gli applicava elettrodi e dava corrente.
IpotesiTolmos doveva lasciare la cella della Sala Grigia e tornare nell'altro settore: Omega. Ilas lo sorreggeva.- Sarà meno brutto di quanto temiamo. Questi Umani offrono una fortuna, sarebbe uno spreco. - Non continuò a definire cosa lo sarebbe stato. Merce e credenziali La voce arrivò dal fondo del corridoio solitamente vuoto, scuotendo dal sonno i detenuti e sorprendendoli.
- Oggi, per voi, li abbiamo tutti lasciati all'interno d'Omega.
Il Nucleo, la stanza di controllo, in un'ora insolita, non era vuoto. Sketlios era ai comandi. Se avete racconti che ritenete adatti per Delos, inviateli, in formato rtf, alla Redazione Narrativa di Delos, delos.script@fantascienza.com: saranno letti e accuratamente valutati dalla nostra selezionatrice Milena Debenedetti. Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione in tutto o in parte del testo e delle fotografie senza la previa autorizzazione della direzione di Delos Science Fiction e degli aventi diritto. |