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Tsunami
Non aveva certo dovuto fare carte false per poter avere quel turno al monitor: semplicemente aveva rinunciato alla licenza di quattro giorni sulla Terra, cedendola a Soretti. Al momento, un momento che forse si sarebbe protratto nel tempo, sulla Terra non c'era nulla di così rilevante. - Esecuzione: Postazione 1; controllo calibratura delle lenti in corso - disse Itaku al microfono che stazionava a gravità zero davanti al suo volto. Una voce metallica rispose: - Positivo, Postazione 1. - La voce computerizzata di chissà quale donna, una voce usata per rendere più piacevole l'interfaccia. Itaku sorrise: non saranno mai più umani di così, i computer. Osservò la Terra attraverso la vetrata panoramica interfacciata con le grandi lenti dell'osservatorio di Meteolab 5, la stazione orbitale del Servizio Meteorologico degli Stati Uniti Europei; Itaku avrebbe potuto stare lassù per sempre, sospeso a migliaia di chilometri dal suolo, da casa sua, da quello che rimaneva della sua famiglia dopo la guerra. Rimanere lassù a guardare in silenzio quella palla di fango e acqua, calibrare e ricalibrare i computer, leggere i suoi libri, ascoltare la sua musica...Per sempre, nel vuoto e nel silenzio di quella bolla tasparente che, vista al di fuori della stazione, pareva un bubbone di gelatina attaccato a tutto quel ferro nero. La postazione di Itaku era infatti una semisfera-lente di Plex stratificato agganciata a una stazione orbitale grande quanto due quartieri di Tokyo, con dodici persone di equipaggio: abbastanza spazio per poter vivere in compagnia dei propri pensieri senza urtare o essere urtati da nessuno. Il bonsai sulla scrivania, un pioppo appartenuto a suo padre, pareva non patire la bassa gravità: questo era un bene, perché per Itaku perdere quel bonsai sarebbe equivalso a perdere un altro pezzo della sua famiglia. Si soffermò sulla piccole, verdissime foglioline dell'albero. Un mistero, un arte. Un led blu si accese sulla tastiera incastonata nel piano di lavoro. - Meteolab 5, Postazione 1: controllo calibratura delle lenti terminato - disse Itaku. Avrebbe potuto lasciar eseguire tutta la procedura ai computer, ma il calcolo manuale gli dava ancora una certa soddisfazione. L'occasione poi, in questo caso, era troppo importante per lasciar fare ai Comsat. Benchè perfette, quelle macchine nuove non gli ispiravano ancora una fiducia totale. Distolse lo sguardo dai tasti neri della consolle, e lo riportò sulla Terra. - Esecuzione: zoom livello 6 su settore 44F: 15 gradi - ordinò. L'intera bolla parve perdere consistenza, per poi lasciare spazio ad un immagine più ravvicinata del punto che Itaku aveva indicato: la Pianura di Sang, in Cina. La pianura dove avevano perso la vita i suoi due fratelli, sotto il fuoco della fanteria meccanizzata cinese. - Esecuzione: zoom livello 40 sullo stesso settore. Lì.
Proprio lì. Il monumento, un monolito grigio, ricordava i più di duecentomila morti della Battaglia di Sang. Itaku lo poteva vedere grazie al calcolo dei computer che avevano eliminato virtualmente le nuvole sospese sulla pianura. La bandiera dell'Unione Europea sventolava azzurra, sopra il sangue asciugato dal tempo, sopra le urla, sopra i cingoli della fanteria che spezzavano, facevano scempio... L'Onda.
Era lì per lei; per vederla, per sentirla. Se avete racconti che ritenete adatti per Delos, inviateli alla Redazione Narrativa di Delos, delos.script@fantascienza.com: saranno letti e accuratamente valutati dai nostri editor Franco Forte ed Emiliano Farinella. Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione in tutto o in parte del testo e delle fotografie senza la previa autorizzazione della direzione di Delos Science Fiction e degli aventi diritto. |