punti di vista diversi di Roberto Quaglia

Ciò che s'incontra qui appartiene alla Grande Famiglia delle Tracce di Quaglia, cioè quella roba che avanza quando qualcuno che si chiama Quaglia esiste senza farne segreto.


I ghetti di domani

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PENSIERO STOCASTICO

Ritorniamo ai poveri dei paesi ricchi, costretti a trasferirsi nei ghetti dei paesi poveri per trovarsi un alloggio che essi siano in grado di permettersi. Cosa faranno laggiù? Come si manterranno? Alcuni di essi ce l'avranno in quel posto, se mi permettete il concetto, altri invece continueranno a fare esattamente ciò che facevano prima: lavorare al computer. Dall'avvento di Internet, chiunque lavori al computer può virtualmente risiedere ovunque, senza che ciò faccia troppa differenza. In futuro, tale differenza si ridurrà a nulla. E allora gli operai del computer, la bassa manovalanza della new economy, non potendosi più permettere la dispendiosa vita di una città come Milano o New York, dovranno accontentarsi di un appartamento a Odessa. O a Calcutta.
Il futuro del Mondo Definitivamente Globalizzato vedrà quindi forse flussi migratori alquanto inconsueti di individui, rispetto a quella che è la nostra esperienza storica di questo tipo di fenomeni. Potremmo chiamarla una deportazione di massa - i poveri dei paesi ricchi deportati in grandi campi di concentramento chiamati India, Colombia, Zambia - se non fosse che non si tratterà di una classica deportazione, bensì di spostamenti naturali frutto di una semplice ed inevitabile conseguenza della globalizzazione unita alle leggi di mercato. I ricchi non vorranno più vedersi i poveracci intorno, ed i poveri non avranno più soldi a sufficienza per permettersi di abitare nei salotti buoni del mondo. D'altro canto, essere il ghetto del mondo ricco offrirà agli abitanti dei paesi del Terzo Mondo (sia quelli indigeni che quelli espulsi dal mondo ricco) tutte le possibilità che un ghetto di una città ricca offre a chi vi risiede: sopra le altre, l'opportunità di lavorare a distanza per i ricchi mediante Internet e guadagnarsi - destino dei più abili o fortunati - il diritto di traslocare (o ritornare) un giorno nei costosi quartieri delle ricche e ambite città della parte privilegiata del mondo. Intendiamoci: i ghetti sono ghetti, i bassifondi sono bassifondi, e di solito si tratta di un inferno e comunque di contesti poco piacevoli. Ma i ghetti di domani saranno intimamente connessi da Internet e le altre telecomunicazione con le manhattan del mondo, e questo fornirà opportunità di non piccolo rilievo a chi avrà i mezzi per coglierle. Già oggi, in paesi come l'India e la Romania assistiamo ad un forte proliferare di programmatori di software, uno dei pochi mestieri che costituisce per i giovani di quei paesi più che una speranza, quasi una garanzia di trovare un lavoro ben remunerato in Occidente o comunque per il mercato dell'Occidente, dove i programmatori scarseggiano.
Tra il ricco ed agiato mondo occidentale ed il povero e sfigato resto del mondo si instaurerà quindi in futuro uno strano rapporto osmotico di migrazioni incrociate, di telelavoro e telecarriere, di sfratti con esilio, di pendolarismo virtuale... oppure no.
Fine



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