Partiranno
(quattro estratti)
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QUANDO LE RADICI |
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4. (dal Cap. XX)
[Ovviamente non tutti i capitoli hanno un taglio descrittivo, come invece potrebbe (ingiustamente) dedursi da questa sintesi del romanzo. In realtà Partiranno
è "una spy-story rotta da bagliori di fantascienza", mentre la presenza degli ET amplifica le contraddizioni degli esseri umani al cospetto della "diversità".
Il capitolo XX conclude il romanzo. In queste pagine incontriamo altri Nnoberavezi che non figuravano nei tre "estratti" precedenti: Lotemar, Soròsc e Prèsi. E conosciamo (tardivamente) un personaggio fondamentale della storia: Defarri, il dirigente dei Servizi Segreti, colui che fin dalla prima pagina ha disposto l'indagine sugli Esseri di Singolare Conformazione, e che ora cerca di tirare le fila della storia. Defarri si accorge di quanto sia a suo avviso destabilizzante - per l'umanità intera - la elaborata conclusione alla quale ritiene di essere pervenuto, circa la vera natura e il ruolo sulla Terra dei Nnoberavezi.]
La relazione di Defarri era divisa in tre parti inuguali. Nella prima, più corta, il dirigente dei Servizi Segreti italiani faceva sostanzialmente tre osservazioni sugli umani in ballo nei quaderni di Paola Rodi; la seconda parte della relazione verteva sui Nnoberavezi:
"La loro struttura sociale è piuttosto primordiale" osservava Defarri. "Senza istituzioni, è apparentabile a un regime anarchico. Nel leggere il racconto di Josée Derien sui ragazzi di Nnoberavez, ho pensato a una specie di regno di Pinocchio, a un paese dei balocchi. Esatta che sia la lettura fatta da Derien dello sfarfallare dei baffi di Tereaz, vale una considerazione cui dobbiamo sempre far riferimento: se noi Umani ci trovassimo a migliaia d'anni-luce dal nostro pianeta natio, vedremmo nel rimpianto questa nostra Terra, l'aiuola che ci fa tanto feroci diceva Dante, ingentilita da un'aura d'armonia. E' probabile che a loro succeda lo stesso quando qui, toccando di persona le nostre meschinità, le nostre magagne, ricordano Nnoberavez. Quindi va fatta la debita tara a tutti questi racconti.
"Ma l'elemento forse decisivo, che emerge da questo materiale, è che questi alieni sono sparuti, poco offensivi e, concretamente, indifesi. Furbi, ma naïfs. Non certo in grado di contrastare la supremazia della specie umana, in termini meramente nnoberavezi. Arrivo al ma.
"E' facile intuire che la loro capacità di programmarsi organi adatti alla sopravvivenza su altri pianeti, organi che possiamo chiamare per brevità pianetanti, è una risorsa offerta loro dalla Provvidenza Divina perché non periscano con lo spegnersi del loro sole. Dai dati a disposizione infatti, è evidente che il loro sole è vecchissimo. Accennando all'astro che illumina la Terra, Soròsc usa l'espressione questo giovane sole, che non a caso Lotemar studia così assiduamente. Dunque, tra poche decine di milioni d'anni in computo terrestre, è preventivabile che il vecchissimo Nnoberavez diventi un pianeta cadavere. Sembra che nessun mondo, su cui sono finora approdati i Nnoberavezi, si sia rivelato salubre per un Nnoberaveze non modificato. Perciò cervello e sesso dei migratori di Nnoberavez hanno orientato le proprie facoltà rigenerative ad approntarsi organi intrusi, una tantum, per filoni, per possibili mondi su cui traslocare. Possiamo anche credere che sia stata dolce, la cura degli integri per i complanetari che s'alteravano, che intessevano nei propri organismi la speranza del popolo di Nnoberavez di non perire.
"Dal nostro punto di vista, però, la cosa è meno lieta. Se la verifica che Prèsi sta facendo dei propri organi terrestranti dovesse andargli a buon fine, potrebbe conseguirne un'immigrazione massiccia di Nnoberavezi terrestranti sul nostro pianeta. Il che non pare auspicabile. Lo spirito d'adattamento e di penetrazione di costoro risulta eccezionale, a tutta prova. Perciò riterrei che la cattura di Prèsi è il nostro primo obiettivo. E' costui che va neutralizzato. Con ciò, non ci mettiamo contro la Provvidenza Divina, in quanto non è un'illazione pensare che sia Ella a trasfonderci questo desiderio di cautelarci, per portare avanti nei secoli e millenni la nostra interezza umana, senza innesti e incroci di specie che per noi, di fatto, sono contronatura.
"Possiamo tuttora cautelarci. Ma poi? Al momento dell'invasione?
"Prèsi parrebbe tuttora un ibrido. Nel '66, ossia 19 anni fa, respirava ancora coi peli. Accanto agli organi terrestranti, aveva organi originari ancora funzionanti, almeno in parte, come attestato da Tereaz. Nel frattempo, Prèsi avrà certamente attivato meglio i suoi organi terrestri. Ma non è da escludere che voglia conservarsi una doppia natura, tenendo in vita anche organi nnoberavezi, salvandoli cioè dall'irruzione del sangue.
"Ritengo che farsi Umano siaduro oltre ogni immaginazione per un Nnoberaveze. Non solo moralmente: noi non siamo, tra Umani, reciprocamente trasparenti. Ci buttiamo a indovinare, non abbiamo facoltà anticipatrici. Ma non meno fisiologicamente (il che è legato).
"Intuisco come a Prèsi s'arroventassero le meningi, mentre riceveva le psicotrasmissioni dei suoi complanetari quali trafitture, nell'afflusso del pallido sangue che gli scivolava lentamente nelle vene, a fatica pompato dalle cellule cerebrali, entro la nuova cartilagine solidamente ossea che cominciava a comprimergli la mente. E il bulbo-sesso s'estenuava sempre più a lanciargli energie al cervello, le cui connessioni insanguinate pulsavano oscuramente.
"Intuisco come gli fuoruscissero scoppi d'aria mefitica dall'ano o fili d'acquetta giallognola dal pene ormai estrorso (una floscia sporgenza tubolare), fetori e sgocciolii che lui non aveva ancora ben imparato a trattenere. Sono certo che, nel viaggio in aereo a New York, era per prudenza che Prèsi non beveva né mangiava, sia per non bagnarsi incresciosamente i pantaloni, sia per poter rispondere interamente a imprevisti umani, col cervello nnoberavezamente sgombro da incombenze vegetative. Lo vedo, che socchiudeva, saporosamente, gli occhi allungati, dietro gli occhiali neri, quasi riassorbisse col movimento palpebrale l'estraneità che gli insidiava la voce rugosa.
"Indubbiamente, ancora a New York, si sarà riposato dalla fatica del mangiare, aspirando col naso gli effiuvi di fiori di loto e di ninfee al Botanical Garden del Bronx Park. E' chiaro che non può più tornare agevolmente a levitare in aria, sotto il peso del corpo che gli è ogni giorno più greve. Ma forse gli capiterà, seppure raramente, di poter restare un'ora sollevato da terra di qualche centimetro, l'animo aerato, e di sentire allora una felicità, la vecchia speranza. Anzi, una nuova. Di questo ho timore.
"Non va escluso che Prèsi stia studiando a fondo il tipo di tessuti isolanti che un Nnoberaveze potrebbe programmarsi in corpo, per mantenere in un incavo di sé, come un astuccio, strutture organiche originarie, riflessi molecolari di lassù, ariori segreti. E così, tra qualche centinaia di migliaia d'anni, anche tra qualche milione d'anni, una nuova ondata di Nnoberavezi terrestranti non dovrebbero soffrire quello che sta soffrendo lui. Attenzione. Se lui riesce a mettere a punto organizzazioni cellulari che consentano ai nuovi terrestranti di non essere invasi in ogni fibra da quel furore liquido ch'è chiamato sangue - che a lui Prèsi tempesta nella mente - allora temo che l'avvenire integro e pieno della specie umana possa essere in pericolo. Infatti, questi attrezzati nuovi terrestranti avranno un luogo interiore, fisiologico, da cui attingere quella distanza nnoberaveze, quell'instabilità, quel totale hasard intérieur che è incompatibile con la conformazione umana. Un tale fattore è portatore di caos nelle nostre società. Va prevenuto.
"Perciò neutralizzare Prèsi è il primo imperativo che ci si pone. A sostegno della mia ipotesi, ho due ulteriori argomenti.
"A) Paola Rodi menziona una lontana prima spedizione nnoberaveze sulla Terra. Sono indotto a ritenere che saranno state anche più d'una. Posso immaginare senza sforzo come, sfruttando una straordinaria successione di cosiddette curve spaziali, infilzate tutte di seguito, un'antica nave a propulsione monopolica si fosse trovata a rasentare imprevistamente il nostro pianeta. Un orizzonte stupefacente. Erano atterrati. L'aria era tossica ma non letale. A questi Nnoberavezi il pianeta dovette apparire interessante, anche per la vivacità della vegetazione dagli aromi nutrienti. Si fermarono un certo numero d'anni terrestri a studiare le possibilità d'adattamento al pianeta, forse esaminarono carogne d'animali, poiché non sembrano portati a uccidere (l'assassinio è prerogativa dei vegetali sul loro pianeta). Nel frattempo attendevano probabilmente il formarsi d'una combinazione d'onde spaziali conveniente. Ripresentatosi un movimento del vuoto cosmico che ai loro calcoli risultava propizio, ripartirono. Finalmente tornati su Nnoberavez, psicorappresentarono agli amici il loro soggiorno sulla Terra. E provvidero a tramandare la programmazione dei mutamenti organici che suggerivano, in caso d'una nuova spedizione su quel lontano pianeta dall'aria pesante e mossa che li cullava sospesi, impigrendoli coi fiotti d'aromi lanciati dai venti. Giungo a pensare che riportarono con sé anche piante essiccate, tra cui un fiore dai petali bianchi, chiamato al giorno d'oggi sulla Terra margherita. Solo così si spiega che la margherita sia per loro il simbolo del nostro pianeta. Conobbero l'uva sin da allora, altrimenti non avrebbero potuto giudicare la Terra l'osteria dell'universo. Basterebbe quindi stabilire di preciso quando comparvero la Vitis vinifera e le piante del genere Chrysanthemum, per conoscere la data approssimativa dopo la quale attraccò sicuramente sul nostro pianeta una nave nnoberaveze.
"Se quanto immagino è accaduto, nulla impedisce che i mutamenti organici possano venire perfezionati in spedizioni successive. Anche un biologo da strapazzo sa che ci vogliono innumerevoli generazioni per una mutazione organica che infine funzioni. E' altrettanto evidente che gli organi pianetanti che i Nnoberavezi immettono nel proprio corpo, essi non possono esercitarli su Nnoberavez, dove tali organi non servono. Pertanto devono allenarli sul posto per il quale sono stati programmati, e lì possono decidere le migliorie da arrecare loro. Perciò nulla vieta che, a forza di prove pratiche, da collaudarsi in spedizioni future sulla Terra (come hanno fatto via via nei precedenti atterraggi), riescano a ristrutturarsi in modo da assorbire complementarmente i vantaggi delle due specie, l'umana e la nnoberaveze, venendo così a costituire una superspecie. In tale congiuntura, noi Umani potremmo correre il rischio di regredire a specie inferiore.
"Non va dimenticato ch'essi hanno la proprietà di congiungersi tra specie eterogenee. Lo farebbero con noi, inserendo nei nostri discendenti una componente nnoberaveze. La mitologia greca aveva già ipotizzato il fenomeno, con l'unione di Leda col cigno, di Pasifae col toro, da cui nacquero sia mostri che semidèi. Accanto alla razza integra degli Umani, ci sarebbe questa nuova razza bastarda degli Umano-nnoberavezi, mostruosa ma presumibilmente dotata di grandi poteri. E noi, Umani puri, potremmo, come dicono i francesi, trovarci acculés sul nostro stesso pianeta.
"B) Il secondo argomento preannunciato - più breve - è che i Nnoberavezi integri, un giorno o l'altro, dovranno ripartire. E saranno loro a portare indietro le informazioni necessarie a migliorare la prossima organazione terrestrante delle future generazioni nnoberavezi che sceglieranno la Terra come luogo di trapianto. Vedo l'arcuato sorriso nero degli occhi bassi di Nacolden accompagnare attentamente l'esperimento di Prèsi per trarne il massimo di dati utili ai propri complanetari. Di conseguenza, va messo tutto in opera per impedire che gli alieni integri ripartano."
La terza parte della relazione era dedicata alle proposte.
Defarri partiva da una riflessione generale:
"Capita a ognuno di noi di pensare talvolta che il modo di vivere degli altri non abbia senso. Non dobbiamo commettere quest'errore coi Nnoberavezi. La loro azione tra gli umani è comunque almeno destabilizzante.
"Per nostra fortuna, essi sono attratti dal diverso da sé, vale a dire da ciò che ignorano. Il che implica che devono muoversi sulla fiducia. Questa è la nostra via. Emaniamo comunicati che auspichino l'avverarsi d'un incontro ravvicinato ai massimi livelli, che offrano agli extraterrestri l'uso libero delle nostre strutture sanitarie, assistenza in tutti i sensi, documenti con diritto d'asilo sul nostro pianeta a tutti gli effetti. Offerte circostanziate, con le più convincenti garanzie.
"L'esperienza nuova li attrarrà. Secondo un'espressione di Derien, vorranno attraversare anche quest'incurvamento. Consiglio naturalmente che, una volta che si siano manifestati alle autorità, vengano trattati bene, conformemente alle promesse. Occorre ostacolare il piano che ripartano. Di persona, questi pochi Nnoberavezi non comportano un'ombra di minaccia. E' a lungo termine, nel caso ripartano per Nnoberavez, che la loro azione si prospetta perniciosa. Ed è Prèsi che va messo in condizione di non unirsi a una femmina umana, affinché non nasca un mutante.
"Personalmente, potrei consultare un illustre gesuita esperto di questioni esobiologiche, che ha scritto un libro sui problemi teologici che si porrebbero alla scoperta d'eventuali altri mondi abitati. Si tratta d'un Sacerdos Jesus che un giorno mi disse: Per me è stato molto semplice continuare ad aver fede. Non ho mai trovato una realtà che me la sostituisse. Da chi andare se non da Dio?
"Non sarebbe nocivo interpellare anche un buddista. Egli potrebbe facilitarci una comunicazione diretta con Nacolden, in termini d'immagini mentali che si fanno sensoriali. Potrebbe insegnarci a entrare nella dimensione dei dharma. Per esempio, il Marayana Sradhoptada-Sastra ha scritto che, quando l'occhio è di fronte a un fiore, si può dire che occhio e fiore sono dei dharma che esistono separatamente, ma quando la visione si produce, il soggetto e l'oggetto della visione esistono simultaneamente nella sensazione. Da un lato, il vederci alle prese coi dharma a livello istituzionale (con la dovuta riservatezza) potrebbe allettare i Nnoberavezi. D'altro lato, potremmo veramente imparare a comprendere le psicorappresentazioni di costoro.
"Resta indubitabile che il loro sole è vecchio e, con la loro sapienza astrofisica, essi non mancheranno di tornare in massa. Fino a quando potranno propagginare le loro piante fameliche e denutrite? E' questa la scadenza.
"Intanto offriamo loro l'usufrutto degli aromi del Parco dell'Uccellina in Toscana, del Parco del Gran Paradiso e via dicendo. Possiamo anche contrattare col Sudafrica una cessione temporanea degli aromi dei loro ricchi giardini botanici nazionali.
"Se ci orientiamo nel piano fin qui delineato, di far buon viso ai Nnoberavezi integri e di rinchiudere o almeno sterilizzare Prèsi, prendiamo tre piccioni con una fava: impediamo loro di ripartire; impediamo loro di proliferare altri ibridi; e acquistiamo la gloria di fronte al mondo (e all'Urss) di averli accolti con tutti gli onori. Potremmo battezzare questo duplice progetto Operazione Eunuco-Ponti d'Oro.
"Resta il caso Lotemar. Costui è sull'astronave. Possiede tutti i dati che noi non desideriamo raggiungano Nnoberavez. Occorrerebbe che gli americani accelerassero il loro progetto d'inviare una spedizione d'astronauti su Marte. E' noto che i sovietici la stanno preparando. Sarebbe triste se venissero a contattare per primi la nave di Lotemar. Ma a questo punto si tratta del destino genetico dell'intera umanità. Purché un Umano fermi Lotemar, dobbiamo scegliere il male minore. Meglio i sovietici piuttosto che nessuno."
Defarri rilesse la sua relazione, piuttosto soddisfatto. Era il testo più impegnativo che avesse redatto per il Sismi, in tutta la sua carriera. Rivelava una cultura vasta e non abborracciata , una scioltezza di scrittura, una padronanza della materia trattata.
Così lui concepiva il lavoro nei Servizi. Un operatore nello spionaggio, Defarri preferiva chiamarlo un osservatore, esattamente come si usava nel M16 inglese, non agente e così via come s'usa da noi. Branco di faccendieri.
Era giunto il duo momento. Defarri s'avviò all'appuntamento col generale. Erano le 11 e 30 del mattino del 23 marzo.
[Non è ovviamente il caso di svelare il finale del romanzo. E tuttavia il suo titolo parla da sé.]