Partiranno
(quattro estratti)
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QUANDO LE RADICI |
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Dal romanzo
Partiranno
(quattro brani scelti)
1. (dal Cap. II)
[Paola Rodi, zoologa, scopre di avere in casa un insolito e inquietante intruso. L'evento è narrato in un diario della donna, consultato da Carlo Ramati, agente dei Servizi Segreti italiani. Ramati si è introdotto furtivamente in casa della Rodi, sulle tracce di fantomatici ESC, Esseri di Singolare Conformazione.]
PRIMO QUADERNO
scritto nel marzo 1963, dal 10 al giorno 13
1 marzo 1963, ore 22
Forse è l'inizio d'una scoperta sensazionale. La dea Fortuna m'ha fatto capitare in casa un animale sconosciuto. Ho compulsato tutto il giorno i libri di diciotto scaffali. Non riesco a inquadrarlo tassonomicamente. Sto di fronte a una variazione evolutiva?
Per ora mi limito a registrarlo: animale non catalogato.
Quadrupede fornito di pelliccia color sabbia leggera al tatto, con una cupola di pelini bianchi in fondo alla schiena. Bianco anche il pelo sul dorso delle grandi orecchie. L'animale è lungo tra i 26 e i 32 centimetri (forse si contraeva o rientrava il collo, ho ottenuto ogni volta misure diverse).
La testa è circa un terzo dell'intero organismo. La sfera cranica è appiattita sulla fronte che fugge all'indietro ed è schiacciata alla cervice.
I due grandi occhi circolari stanno alla base della fronte, distanziati tra loro. Occupano quasi un terzo della faccia, ma non si sono ancora aperti. Sinora, l'eventuale sguardo è un baluginare nero che s'intravede sotto le grosse palpebre convesse, lucide, di colore marrone.
Sotto gli occhi, al termine d'una lieve rientranza, sporge un piccolo ovulo bruno scuro che non ha narici. Lo chiamo ugualmente naso: a) perché ogni tanto sembra fiutare l'aria attorno; b) perché sta lì dove i mammiferi hanno il naso.
Idem per la bocca, una pellicola rossa a forma di O. Non ha labbra in apparenza, come fosse costituita di un'unica membrana.
L'attaccatura delle orecchie è piuttosto alta, dietro le tempie. Le orecchie sono due organi d'uno spessore di mezzo centimetro. Strette alla radice, s'allargano man mano arrotondandosi in fondo. Pendono lungo le "fiancate" del muso senza aderirvi, a circa un centimetro e mezzo da ogni lato della testa.
A una prima occhiata superficiale, il corpo fa pensare alla lontana a quello d'un leone in miniatura (anche l'ampiezza della faccia), vita snella, gropponcino scattante, zampe apparentemente regolari. Poi l'impressione cambia. Tastandogli i palmi delle zampe, ho distinto alcune cartilagini che potrebbero corrispondere a unghie retrattili, per quanto non ho sentito un vero e proprio tessuto corneo.
Si tratta di bestiola del tutto anomala, ma trasmette un che di familiare. Forse per le lunghe orecchie un po' canine; per la forma del naso a ciliegia mobile che, a prescindere dall'assenza di narici, ricorda la punta del muso d'un roditore; per la mucosa della bocca che, di primo acchito, ha qualcosa di vagamente umano. Organi riconoscibili in un assieme però fuori norma. Lo stesso pelo, finissimo, è diverso da ogni pelliccia a me nota. Dovrò esaminarlo con la lente. Solo gli occhi, non li so apparentare.
Infine - è il dato più singolare - non ho ancora scoperto orifizi, non solo sul muso (naso orecchi e bocca sono lisci), ma neppure sotto il ciuffo della coda o tra le zampe posteriori. Ho evitato per ora di visitarlo meticolosamente. Se lo forzo nello scostargli gli arti e spingo troppo le dita nel palparlo, l'organismo gli s'indurisce.
Comportamento: sta sulla difensiva, ma non ha l'aria di voler fuggire. Dà l'impressione di non perdermi di vista, benché non abbia mai alzato gli occhi davanti a me. Del resto, non mi sono mossa dalla stanza, tranne un paio di puntate in cucina e in bagno.
Lui è sempre restato sul mio letto, fermo. S'è soltanto stirato tre quattro volte. Non ha cercato da mangiare. Gli ho offerto un pezzo di carne, una carota gialla, latte, acqua, del sale, ma ha lasciato tutto lì. Dovrà pur nutrirsi. Finirà col darmi informazioni su se stesso. Adesso importa che gli passi la diffidenza. Poi lo sottoporrò agli esami del caso. Non sembra aggressivo né ostile. Suggerisce l'idea che possa essere comunicativo. In fondo alla schiena, più che una coda, gli si dimena una rotondità gioviale. Non è sgradevole.
Oggi non sono andata al Museo (mi sono data malata), per restare vicino a questo quadrupede.
* * *
E adesso la cronaca.
C'è qualcosa che non riesco a padroneggiare.
Alle sei mi sveglio con la sensazione d'una presenza sul letto, dietro la mia schiena. Un'occhiata assonnata e torno a dormire.
Quando mi sveglio sul serio, m'accorgo che sono finita quasi sull'orlo del materasso. Mi sposto verso il centro del letto e sento col braccio un corpo. Guardo: è un corpicino, un animaletto che dorme a zampe ripiegate. Gli sfioro con le dita la pelliccia, è molto fine, piumosa. Ho l'impressione che, con l'aria di dormire, mi stia osservando, mentre i peli gli si sollevano disugualmente. Come ci fosse una relazione tra i loro arruffamenti irregolari e il variare d'intensità del bagliore nero che gli guizza da sotto le palpebre abbassate. Tant'è.
La sveglia segna le 8,30. Fuori l'aria brilla attraverso le prime foglie degli alberi. Anche l'animaletto s'è girato verso la finestra spalancata. Non può essere entrato che da lì. Mi alzo e vado in cucina a farmi il caffè.
In piedi davanti al fornello acceso, aspetto. E m'è venuta la pelle d'oca. Ieri sera, m'è tornato in mente, quando sono rincasata alle dieci, non c'era una specie d'uomo in poltrona? Dall'apparenza addormentata.
A vederlo lì m'è mancato il fiato. Poi m'è balenato: che stupida, ma è Guido! Chi vuoi che sia. Lui ce l'ha per vizio d'entrare scavalcando il davanzale.
Il tutto in pochi secondi, il tempo di muovere un passo.
Mi sono fermata.
Non era mio nipote.
Non dormiva.
Ne sono stata immediatamente sicura. Altrimenti come si spiega: nel silenzio compatto delle 22 in quella zona disabitata dell'Aventino, a ridosso del parco, arrivo coi miei passi sull'acciottolato, giro la chiave nella toppa, apro il portone, accendo la luce dell'ingresso, chiudo il portone, sfilo il cappotto, l'appendo, apro la porta del salone, accendo la luce, e quello non si sveglia?
Anche la posizione rivela che sta ben vigile e vuole soltanto darmi il tempo di rassicurarmi: ha i gomiti poggiati sui braccioli coi palmi delle mani aperte rivolti all'insù, le dita bell'esposte vuote; le gambe sono accavallate in modo che non può alzarsi di scatto, il piede della gamba sovrapposta è persino girato dietro l'altra caviglia. E' vestito d'un indumento che sembra tutto d'un pezzo e gli lascia scoperti solo il viso e le mani. Un cappuccio aderente gli copre la testa, stretto al collo. Immobile. Le palpebre basse con un orlo come di sguardo nero, occhi immensi a giudicare dall'arco palpebrale, a mezz'altezza del viso. Il naso è tondeggiante quasi senza setto nasale, la bocca corta e carnosa, carnagione tendente al giallo ma sotto la luce elettrica difficile distinguere.
Non osavo voltargli le spalle per uscire in strada o chiamare al telefono, non osavo muovermi. Vedevo che restava immobile per non spaventarmi. Adesso ero certa che mi stava sogguardando. E se invece dormiva davvero? Perché sembrava sì un viso amichevole ma anche teso, stanco. Se dormiva non volevo cacciarlo bruscamente. Uno che senza sapere chi sei ti dorme in casa con le mani diciamo alzate e le gambe attorcigliate non ha, per il momento, intenzione di farti del male.
Allora ho tossito, con la tossetta-bussatina. Lui ha sorriso, nettamente, non movendo la bocca ma il naso. Il bordo nero delle palpebre s'allarga. Senza avvicinarmi a lui d'un centimetro, cerco di guardarlo negli occhi. Mi sono affacciata su qualcosa...
* * *