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CINEMA |
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Antonio Margheriti è uno di quei grandi personaggi che hanno fatto l'epoca pioniristica del cinema fantastico italiano. Conosciuto anche con lo pseudonimo di Anthony Dawson, Margheriti ha al suo attivo decine e decine di pellicole, molte delle quali di fantascienza o horror. Vanni Mongini lo ha incontrato, quasi per caso, al festival di Trieste, ed è stato come incontrare un vecchio amico.
Trieste anno 2000.
Tra gli ospiti che giravano per la manifestazione SCIENCEplusFICTION c'era un signore elegante, tranquillo, dall'aspetto pacifico e dai modi estremamente gentili. Sembrava un uomo qualunque capitato lì per caso e invece era uno dei pochi "Cultman" rimasti nel panorama del cinema di fantascienza italiano.
Antonio Margheriti compirà 71 anni il 19 Settembre del 2001, ma il suo aspetto non dimostra minimamente gli anni che sono passati e il suo modo di fare resta quello di un simpatico sornione romano.
Quando ci siamo salutati, poco prima della partenza da Trieste, ci siamo abbracciati, per staccarci subito per dare modo a lui di dire con fare fare faceto:
"
Non è l'affetto sò le panze che ci dividono..."
In realtà Margheriti è molto più magro di me, quando lo vidi parecchi anni fa a Cinecittà aveva un aspetto estremamente più robusto poi ha dovuto smettere con il bere e con il fumo per problemi di salute.
Ora, estremamente vitale e sornione è tornato alla ribalta presentandosi a Trieste in una sua personale fantascientifica scusandosi con il pubblico per le "schifezze" che era costretto a vedere.
In realtà Margheriti ha assunto un atteggiamento così umile e gentile non solo perché è praticamente quello che pensa di tutti i suoi films di fantascienza girati, ma anche perché, ha confessato sorridendo, in questo modo i complimenti verso di lui aumentano.
Quello che segue non è la cronaca di un intervista, ma di diverse chiaccherate fatte nello snocciolarsi di due giorni intensi nell'ambito della rassegna fantascientifica.
Delos: Antonio, è vero che le scene spaziali di Space Men sono state girate in bianco e nero?
Margheriti: E' vero. Nessuno, all'epoca poteva essere sicuro di come sarebbero stati i colori nello spazio, per cui io ho girato quelle scene in bianco e nero facendole poi virare in una sorta di verdastro.
Delos: Nel film Space Men la pubblicità dichiarava che nessuna scena della pellicola era girata sulla Terra, ma non è vero, la scena iniziale mostrava la partenza di un razzo, il modellino di un Atlas, tra l'altro, proprio da una base terrestre.
Margheriti: Se vogliamo essere pignoli è vero, ma ti rispondo subito che la scena in questione era prima dei titoli, tiè!
Delos: Ok, ok, va bene. Avete saccheggiato modellini della Revell e della Lindberg, se non sbaglio.
Margheriti: Non chiedermi le marche, non lo ricordo, ricordo che li abbiamo comprati alla Upim, il razzo grande, quello che si vede quasi sempre in tutto il film è stato poi modificato perché i getti dei razzi lo facevano squagliare quindi lo abbiamo ricoperto di materiale isolante...
Delos: Sapevi che le scene del razzo sono state utilizzate in un film di Hugo Grimaldi del 1965 intitolato Ammutinamento nello Spazio?
Margheriti: No, non lo sapevo, ma non mi stupisce: ancora oggi si usa prendere delle scene da altri film, naturalmente ci vuole un'autorizzazione, ma non sempre la si chiede, lo si fa e basta..
Delos: Quindi vuoi dire che qualche volta si tratta di un vero e proprio furto? Te lo chiedo perché una piccola sequenze di un grattacielo che crolla del film La Guerra dei Mondi della Paramount è stata inserita in La Terra contro i Dischi Volanti, della Columbia. E' la stessa scena, solo che, nel secondo caso è in bianco e nero...
Margheriti: Beh, io non credo che la Columbia possa fregare sequenze alla Paramount, per cui sono convinto che è stata, a quei livelli, una transazione legale.
Delos: Nel tuo film, Space Men, si parla di un motore a fotoni impazzito che sta per distruggere la Terra con le sue radiazioni e nessuno può avvicinarsi senza essere distrutto a sua volta. C'è stato un film del 1958 intitolato Salvate la Terra (The Lost Missile) per la regia di Lester W. Berke, una pellicola americanocanadese che parlava di una misteriosa astronave, proveniente dalla profondità degli spazi, la quale entra in orbita attorno alla Terra. Le sue radiazioni distruggono le zone che sorvola ed il mondo sarebbe condannato se uno scienziato non sacrificasse la propria vita per porre una testata nucleare su un razzo e lanciarlo contro la nave misteriosa e quindi farla esplodere. Il tuo film è del 1960. C'è stata un'involontaria e parziale ispirazione?