a cura di Marco Spagnoli


Recensioni Film

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RECENSIONI

Memento

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recensione di
Marco Spagnoli

Titolo Memento

Titolo originale Memento

Produzione USA, 2000

Regia Christopher Nolan

Sceneggiatura Christopher Nolan

Cast Guy Pearce, Carrie Ann Moss, Joe Pantoliano

Distribuzione Luce

Durata 120 minuti

ottimo 
E' decisamente uno dei thriller più originali degli ultimi anni, questo piccolo film in cui il montaggio e la regia trasformano una storia abbastanza convenzionale in un capolavoro sperimentale ed emozionante nonostante la sua mancanza quasi fisiologica di fluidità. Raccontata al contrario tramite un artificio registico, questa pellicola del ventinovenne Christopher Nolan è incentrata sulla storia di un agente delle assicurazioni che ha perso la memoria a breve in seguito allo shock avuto durante un'aggressione subita in casa, in cui sua moglie è rimasta stuprata e uccisa. Così tramite artifici quali polaroid di ogni persona che incontra e appunti tatuati sul corpo, l'uomo che ha il volto di Guy Pearce (Regole d'onore, L.A. Confidential) rivive ogni volta le stesse situazioni, seguendo le sue indagini quasi disperate alla ricerca dell'assassino di sua moglie. Ma come si può cercare qualcuno di cui si dimentica ogni volta l'esistenza? Come si può condurre un interrogatorio di cui dopo un po' ci si dimentica le domande principali? Memento ci offre una risposta convincente sul piano cinematografico, esaltata da una regia attenta a capovolgere un thriller mostrando un inizio che è già il finale e un finale che spiega tutto sin dall'inizio. Un gioco metatemporale reso in maniera convincente dagli attori su cui svettano i nomi di Carrie Ann Moss (sempre richiestissima la bella e brava Trinity di Matrix...) e in cui è una raffinata ambiguità a dominare l'azione. In una pellicola così incompatibile con la memoria, poi, diverte ancora di più il senso di disorientamento in cui cade lo spettatore. Un film originale, forse un po' difficile da seguire, che rinnova un genere cinematografico partendo proprio dallo stile narrativo e da una regia che lascia poco spazio alle incertezze e all'essere prevedibili.

La tigre e il dragone

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recensione di
Marco Spagnoli

Titolo La tigre il dragone

Titolo originale Crouching tiger, hidden dragon

Produzione Hong Kong, 2000

Regia Ang Lee

Sceneggiatura James Schamus & Wang Hui Ling, Tsai Huo Jung

Cast Chow Yun Fat, Michelle Yeoh, Zhang Ziyi

Distribuzione BIM

Durata 100 minuti

ottimo 
Vincitore di numerosi Golden Globes, La tigre e il dragone è il perfetto punto di contatto tra il cinema d'azione all'americana in stile Matrix e le pellicole alla Bruce Lee sulle arti marziali. Ambientato in una Cina mitica, questa pellicola incentrata sui guerrieri girovaghi dotati di poteri quasi sovrumani, segna la reinvenzione di un genere con una contaminazione perfettamente riuscita tra la filosofia orientale e le storie di cappa e spada, tra un'evoluzione quasi naturale del cosiddetto cinema di Hong Kong e una sensibilità occidentale verso storie arcaiche incentrate sull'eterna lotta tra Bene e Male. La tigre e il dragone, diretto sorprendentemente da Ang Lee (che per questo e altri motivi - forse - dirigerà la pellicola incentrata sull'Incredibile Hulk), trae gran parte del suo fascino dallo stile carismatico dei suoi protagonisti: a partire dal monolitico Chow Yun Fat, per passare alla grazia matura di Michelle Yeoh fino ad arrivare alla vera e propria rivelazione Zhang Ziyi, presente sugli schermi italiani anche con il diversissimo, ma ugualmente magnifico La strada verso casa di Zhang Yimou. La tigre e il dragone è una pellicola che proietta lo spettatore in un mondo completamente inesplorato e quasi sconosciuto all'indomani dell'unificazione della Cina sotto un unico impero. Un mondo smisurato, in cui valori come l'onestà, la lealtà e la saggezza vengono portati avanti a testa alta da eroi senza macchia e senza paura come il maestro Li Mu Bai. E tutto comincia proprio quando questo temutissimo guerriero decide di liberarsi della sua spada leggendaria, donandola ad un amico di Pechino. Quando arriva nella capitale portata Yu Shu Lien, la preziosa arma viene rubata da una misterioso guerriero che sembrerebbe essere in combutta con la crudele Volpe di Giada, nemica da sempre di Li Mu Bai e assassina del suo maestro. Un film decisamente femminista in cui i sentimenti e la ragione si scontrano con la necessità di combattere per seguire i propri ideali. Un po' come in Guerre Stellari e in certi fumetti, il confronto tra Bene e Male si confonde nelle pieghe della filosofia orientale. Spettacolare e al tempo stesso emozionante, La tigre e il dragone è una pellicola in cui le donne rivendicano una libertà di determinazione che diventa anche filosofica quando il livello dello scontro raggiunge le questioni legate alla cultura. Volpe di giada, infatti, pur essendo la cattiva del film, in realtà è solo una vittima di una società profondamente maschilista e conservatrice. Una pellicola in cui la tensione erotica sempre costante viene sublimata da duelli corpo a corpo in cui lame e spade si intrecciano in una straordinaria danza di amore e morte e soprattutto dove il cammino degli effetti speciali di Matrix sembra raggiungere le sue massime conseguenze. Ne La tigre e il dragone questo mondo di esseri umani che ha raggiunto una consapevolezza di sé tale da consentire loro di volare, volteggia in combattimenti e azioni eroiche che sfidano la forza di gravità, lanciandosi in balletti aerei mozzafiato. Filosofico, mistico e al tempo stesso profondamente umano La tigre e il dragone è l'ennesima favola cinematografica sulla vita e sulle sue metafore. Trasformata in un film straordinario e particolare dove la sensibilità orientale per un cinema di contenuti forti, si incontra con lo stile della cinematografia di Hong Kong e le esigenze di un mercato globale in attesa di storie straordinarie e imprevedibili in cui l'azione riesca a conquistare addirittura dei toni lirici.

Fine




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