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RECENSIONI |
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In questo numero: Pianeta rosso - Unbreakable - Hannibal - L'ombra del vampiro - Il Grinch - Non ho sonno - Memento - La tigre e il dragone
Pianeta rosso
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recensione di Marco Spagnoli
Titolo Pianeta rosso
Titolo originale Red planet
Produzione USA, 2000
Regia Antony Hoffman
Sceneggiatura Jonathan Lemkin & Channing Gibson
Cast Val Kilmer, Carrie Ann Moss, Tom Sizemore, Terence Stamp
Distribuzione Warner Bros.
Durata 116 minuti
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  discreto |
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E' la fantascienza anni Cinquanta quella che ha ispirato
Pianeta Rosso storia della nuova spedizione cinematografica su Marte, disastrosa ai botteghini americani quasi quanto quella della
Mission to Mars di Brian De Palma. E anche se - alla fine - ha perso sul filo di lana la gara per l'uscita,
Pianeta Rosso è un film decisamente più convincente, pur con tutti i suoi difetti. Al di là delle risibili vere sponsorizzazioni delle finte divise degli astronauti, questo film è decisamente più accattivante rispetto al suo predecessore. Forse meno realistico (l'altro era un gigantesco spot per la NASA), ma sicuramente più divertente
Pianeta rosso racconta la storia di un manipolo di nuovi eroi che nel 2050 arrivano fino su Marte per cercare la speranza di un mondo nuovo da colonizzare rispetto la Terra ammalata biologicamente per colpa dell'inquinamento e dell'eccessivo sfruttamento incondizionato delle sue risorse. Anche stavolta sull'astronave c'è una donna (e che donna!) la Carrie Ann Moss di
Matrix che nonostante non chiuda la porta quando fa la doccia, tiene su il morale degli uomini facendo valere la sua perizia e i suoi gradi da comandante della missione. Ovviamente la sfortuna nera si accanisce sui nostri eroi che nonostante gli effetti speciali molto realistici e una colonna sonora decisamente di grande qualità sono quasi tentati di perdersi d'animo nel vedere andare in pezzi le speranze residue di una possibile salvezza per l'umanità. Certo, Terence Stamp confida nell'aiuto di Dio, Tom Sizemore in quello della scienza, ma sarà soltanto una serie di coincidenze fortunate a consentire ai cinque di scoprire che cosa è veramente successo al processo di colonizzazione di Marte e perché le alghe che dovevano consentire la formazione dell'ossigeno sono andate distrutte. Tutto questo in una storia di fantascienza un po'
retrò che pur mantenendosi nell'ambito dell'ibrido (il film non conquista mai una dimensione decisamente mistica o
techno) diverte e appassiona. In più la bellezza sensualissima di Carrie Ann Moss (che non trascura di indossare i vestiti più attillati che ha quando rimane sola in orbita intorno Marte) ci fa dimenticare la solita rigidità di Val Kilmer che si comporta esattamente con la solita mancanza di espressività che contraddistingue da sempre la sua recitazione.
Unbreakable - il predestinato
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recensione di Marco Spagnoli
Titolo Unbreakable - il predestinato
Titolo originale Unbreakable
Produzione USA, 2000
Regia M.Night Shyalaman
Sceneggiatura M.Night Shyalaman
Cast Bruce Willis, Samuel L.Jackson
Distribuzione Buena Vista International
Durata 120 minuti
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  discreto |
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Il sesto senso è uno dei dieci film che hanno più incassato nella storia del cinema. Diretto da un regista praticamente sconosciuto, il
thriller con Bruce Willis e il candidato all'Oscar Haley Joe Osment (lo rivedremo a febbraio in
Un sogno per domani diretto da Mimi Leder al fianco di Kevin Spacey e Helen Hunt e nel prossimo
A.I. di Steven Spielberg tratto dal lavoro di Stanley Kubrick) è diventato un film di culto. Una pellicola non scevra, però, di detrattori visto e considerato che la rivista inglese Empire ha pubblicato una serie di pagine con tutti gli errori del film che rendevano praticamente 'incredibile' la sua trama con tanto di finale a sorpresa. E così - visti e considerati gli incassi e una certa dose di egoismo ed egotismo - subito dopo
Il sesto senso M.Night Shyamalan tenta con
Unbreakable nuovamente di sorprendere il suo pubblico con una storia
noir molto simile nello stile e nella costruzione al suo fortunato predecessore. David è una guardia di sicurezza dello stadio di Philadelphia insoddisfatta della propria vita. Anni prima era una giovane promessa del football, poi un misterioso incidente d'auto gli ha spezzato per sempre la carriera consegnandolo ad una moglie con cui adesso - a tanti anni di distanza - sembra non andare più d'accordo. Elijah è, invece, un ricco collezionista di fumetti rari, un eccentrico esteta dell'arte grafica la cui vita è flagellata da una rara malattia che lo rende fragilissimo e predisposto ad ogni sorta di frattura. David, per conto suo, riesce a sfuggire indenne ad un incidente di un treno dove è l'unico sopravvissuto. Elijah così lo contatta e cerca di convincerlo che entrambi sono legati da qualcosa di misterioso ed enigmatico. Sono l'uno il contrario dell'altro. E mentre il nero interpretato da Samuel L. Jackson ha passato un terzo della sua vita in un letto a leggere principalmente fumetti (beato lui!), l'uomo che ha il volto carismatico di un Bruce Willis in perfetta forma è praticamente immune alle malattie, alle escoriazioni e alle rotture delle ossa. E'
Unbreakable ovvero indistruttibile proprio come i supereroi tanto amati da Elijah il quale si ostina a volere dimostrare la sua teoria secondo cui alla base delle saghe dei vari Superman, Uomo Ragno, Batman, Capitan America c'è un fondo di verità incentrato su uomini al di sopra della media e peraltro dotati di poteri straordinari sì, ma certo non degni di essere chiamati soprannaturali. Le trame dei fumetti sono solo esagerazioni di realtà di ben altro spessore umano, decisamente più comuni nella vita e nella storia rispetto alle tavole dei 172.000 albi venduti ogni giorno negli USA.
Unbreakable nasce da una terra di confine ancora troppo vicino a
Il sesto senso. Venduta per cinque milioni di dollari la sceneggiatura, quando il film di fantasmi ancora non aveva fatto sfracelli al botteghino, risente ancora troppo della stessa ispirazione. Due lavori contigui, interrotti per il regista soltanto dal lavoro per lo
script di
Stuart Little che necessariamente si assomigliano, soprattutto in virtù della reiterazione di un finale a sorpresa. Sotto molti punti di vista,
Unbreakable è un'opera più interessante e matura rispetto a
Il sesto senso soprattutto perché stavolta tutto combacia e il soprannaturale è rilegato in un angolo dai confini emotivi molto profondi. Forse, perché stavolta il confronto speculare tra due personaggi allo stesso livello portati sullo schermo da due attori molto omogenei e affiatati (basta ricordare
Die Hard III e le stesse frequentazioni del clan Tarantino ai tempi di
Pulp Fiction) è in grado di elevare ad un livello narrativo più alto il tessuto emozionale con cui è strutturata la sceneggiatura. Del resto il confronto con l'immaginario collettivo e l'universo narrativo legati al mondo dei fumetti, fa di
Unbreakable un'opera complessa, forse troppo levigata e artefatta, che fiera, però, della propria artificiosità, vede incredibilmente i suoi tanti meriti finire sepolti e in parte resi inefficaci sotto una coltre di gelida raffinatezza narrativa. Una scelta stilistica coraggiosa e forse perfino lodevole nella sua testardaggine di non volere fare qualcosa di davvero nuovo, incapace, inoltre, di coinvolgere davvero lo spettatore in una storia che richiede - comunque - un atto di fede nel fantastico, di una natura forse ancora più raffinata rispetto allo spiritismo postmoderno de
Il sesto senso. Un film dalle atmosfere molto particolari in cui la collaborazione con il musicista James Newton Howard conosce un altro momento di grandezza.
Unbreakable non è un film straordinario. A dispetto delle voci di una possibile (e quasi doverosa, vista la storia) trilogia, il film trova i suoi momenti più alti in una regia interessante e in un
pathos amplificato da una colonna sonora enfatica, studiata appositamente per un prodotto pignolo, calibrato in ogni dettaglio.