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di Silvio Sosio

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i 10 anni del premio Urania

Albo d'oro

1989 Vittorio Catani Gli universi di Moras, Urania 1120


1990 Virginio Marafante Luna di fuoco, Urania 1160


1991 Francesco Grasso Ai due lati del muro, Urania 1189


1992 Nicoletta Vallorani Il cuore finto di D.R., Urania 1215


1993 Valerio Evangelisti Nicolas Eymerich, Inquisitore, Urania 1241


1994 Massimo Pietroselli Miraggi di silicio, Urania 1267


1995 Luca Masali I biplani di D'Annunzio, Urania 1296


1996 Massimo Mongai Memorie di un cuoco d'astronave, Urania 1320


1997 Franco Ricciardiello Ai margini del Caos, Urania 1348


1998 Claudio Asciuti La notte dei pitagorici, Urania 1375


1999 Francesco Grasso 2038: la rivolta, Urania 1403

Da dieci anni è un punto di riferimento per gli autori del nostro paese, e almeno da sei un'occasione irripetibile per lanciare gli scrittori fantastici in Italia e all'estero. Ecco la storia e un bilancio del premio che ha trasformato la rivista che snobbava la fantascienza italiana nella sua più importante portabandiera.

Delos: Per prima cosa, credo che molti lettori siano curiosi di sapere come funziona, tecnicamente, il premio Urania: le fasi di prima lettura, la selezione per la finale, la giuria che sceglie il vincitore...

Giuseppe Lippi: Ho soddisfatto queste legittime curiosità nell'editoriale del n. 1403, lo stesso che ospita il romanzo di Francesco Grasso. Il premio funziona così: c'è una giuria che preseleziona i testi, mentre una seconda giuria sceglie fra i finalisti in tal modo indicati. Nell'ultima edizione la giuria finale comprendeva, oltre a me stesso, Valerio Evangelisti, Vittorio Curtoni, Riccardo Valla e Marzio Tosello.

Delos: Uno dei punti deboli di molti concorsi è la pregiuria: affidata spesso a persone non competenti quanto i giurati finali, rischiano di eliminare a causa di un giudizio affrettato un'opera che magari avrebbe meritato miglior successo. Come ovviate a questo pericolo al premio Urania?

Giuseppe Lippi: La nostra giuria iniziale non è per nulla affidata a incompetenti, ma è composta da professionisti del settore come Riccardo Valla, Marzio Tosello e Stefano Di Marino. Niente pericolo, da quel punto di vista. Gli altri eventuali membri sono scelti fra i collaboratori abituali della casa editrice, e sono tutti esperti lettori. Naturalmente, di anno in anno si potranno far ruotare i membri delle due "commissioni".

Delos: La nomina del vincitore avviene in base a un puro calcolo dei voti dei giurati, oppure c'è una vera e propria discussione che porta poi alla scelta del vincitore?

Giuseppe Lippi: C'è sempre una discussione. Direi che quella di quest'anno è stata convenientemente riassunta nel mio editoriale informativo, a cui rimando.

Delos: Il Premio Urania è stato lanciato quando Urania era diretta da Gianni Montanari, ma già dalla seconda edizione Urania era passata nelle tue mani. Chi fu ad avere l'idea del premio, e quale fu la risposta dei partecipanti prima e dei lettori poi per quelle prime edizioni?

Giuseppe Lippi: L'idea fu indubbiamente di Gianni Montanari e Marco Tropea, che erano allora i responsabili di Urania. Non ebbero il tempo di gestirla, però: benché il mio nome come curatore appaia sotto la testata solo dai primi mesi del 1990, in realtà fui assunto nel febbraio 1989 e toccò a me il compito di portare a buon fine la prima edizione, con la valida collaborazione del nostro caporedattore Marzio Tosello, l'anima dell'Urania di allora. Quanto alla risposta dei partecipanti e dei lettori, è stata mediamente abbastanza buona: ogni volta arrivano settanta-ottanta romanzi e il pubblico mostra di gradire l'iniziativa di un premio annuale.

Delos: Nel tempo si sono alternati diversi giurati, tu pero' ovviamente hai partecipato a tutte le edizioni. Hai notato un qualche tipo di tendenza durante questi dieci anni? Non so, ascesa e caduta del cyberpunk, numero dei partecipanti, percentuale di autori noti, ecc.?

Giuseppe Lippi: Ho notato la tendenza, del resto abbastanza prevedibile, ad aggiornare tematiche e stili in base alle mode della sf anglo-americana e qualche volta addirittura del cinema. Sembra che la fantascienza italiana viva ancora di calchi, almeno per gran parte della sua produzione. Gli autori noti tendono a partecipare al premio meno di una volta, mentre il tema più "gettonato", se mi si passa l'orribile espressione, sembra essere la realtà virtuale. Anche l'avventura nello spazio non tramonta mai.

Delos: Al di là della possibilità di assorbimento di Urania, che ha certi standard qualitativi e che comunque non potrebbe pubblicare più di un certo numero di romanzi italiani all'anno, secondo quale percentuale dei romanzi partecipanti sarebbe stata pubblicabile, con o senza un buon lavoro di editing?

Giuseppe Lippi: Senza un lavoro di editing sarebbe pubblicabile ben poco, direi il 2% di quello che arriva in redazione.

Delos: Le edizioni che hanno visto la vittoria di Evangelisti e di Masali sono stati grandi successi anche dal punto di vista delle vendite. Ma dopo, com'e' andata? Il premio Urania ha continuato a far vendere bene, o Masali ed Evangelisti sono stati casi isolati, dovuti soprattutto al loro talento come autori?

Giuseppe Lippi

Giuseppe Lippi: Sono stati indubbiamente gli autori che hanno venduto meglio, e il loro talento c'entra non poco. Però abbiamo venduto bene anche Nicoletta Vallorani, Massimo Mongai e Francesco Grasso n.1, per fare qualche esempio. Franco Ricciardiello si è sicuramente distinto, non ci ha per nulla delusi. Il problema, io credo, è che il lettore di Urania rimane a volte perplesso dalla lingua, dalle ambizioni degli autori nostrani, giacché non tutti, conviene ammetterlo, sono completamente padroni del mestiere. Queste riserve continuano a venirci espresse per alcuni dei nostri scrittori.

Delos: Il Premio Urania prevede come premio esclusivamente la pubblicazione (ovviamente pagata secondo gli standard di collana), però in più offre un prestigio che, indubbiamente, può essere convertito in moneta sonante dagli autori, con traduzioni all'estero e maggiore facilità di trovare spazio per ulteriori pubblicazioni, sia su Urania che altrove. In pratica, per l'autore è un vero e proprio lancio. Sei d'accordo?

Giuseppe Lippi: Sono abbastanza d'accordo, e d'altra parte è il massimo che noi possiamo offrire. Non potremmo permetterci, per esempio, di pagare un autore italiano il doppio di un americano, anche se si potrebbe studiare un incremento del compenso perché si risparmia sulla traduzione. Un'altra formula interessante potrebbe essere quella di offrire al vincitore un contratto per altri due o tre romanzi, ma per ora siamo nel campo delle ipotesi.

Delos: Gli ultimi vincitori del premio, prima di Grasso, sono stati un po' accusati di essere poco fantascientifici. In particolare Ai margini del caos di Franco Ricciardiello. Cosa avviene in questi casi? Si privilegia comunque la qualità dell'opera anche se l'attinenza al genere è inferiore a quella di altre, oppure la scelta rientra in una visione di Urania come collana che può arrivare anche ai "margini" del genere fantastico?

Giuseppe Lippi: Urania si è spinta qualche volta ai margini della sf, non del fantastico in assoluto. Diciamo che in romanzi come quello di Franco Ricciardiello è stata l'ortodossia ad essere messa un poco fra parentesi, ma il fantastico c'era. A me "Ai margini del caos" sembra un episodio di "Ai confini della realtà", né più e né meno. Il finale è forse troppo aperto, è questo il suo difetto strutturale, ma non c'entra con la qualità dell'invenzione.

Delos: Quali sono a tuo avviso le migliori qualità del romanzo vincitore di quest'anno, 2038: la rivolta?

Giuseppe Lippi: Il realismo dell'ambientazione, la bontà di una scrittura veloce e nervosa (a proposito, ecco un caso in cui non è stato praticamente necessario il solito editing) e la capacità di costruire una trama avvincente.

Delos: Come mai all'ultimo momento è stato cambiato il titolo rispetto a quello originale, Masaniello è tornato, che era comparso anche sulle pubblicità nei numeri precedenti di Urania?

Giuseppe Lippi: E' stato uno scrupolo legato alle vendite. Ultimamente abbiamo notato che un titolo sbagliato, un'illustrazione poco accattivante o una quarta di copertina nebulosa possono far perdere anche mille, millecinquecento lettori per volta. Così, benché Masaniello è tornato fosse un ottimo titolo e sarebbe andato benone in una collana di letteratura da libreria, ci è sembrato che per Urania occorresse qualcosa di più eclatante e immediato. Il nuovo titolo è stato concordato, sia pure a malincuore da parte sua, con Francesco Grasso, che nell'accettare l'inevitabile si è però adoperato per consigliarci al meglio.

Delos: Il premio Urania tornerà anche l'anno prossimo?

Giuseppe Lippi: Senz'altro, stiamo già leggendo i manoscritti dell'edizione 2000-2001.

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