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di Giuseppe Lippi

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Non ci sono piu' soldi!

Il grido di allarme delle aziende italiane coinvolte nel Progetto Odissea. - Perderemo la corsa verso Giove? - La "Discovery" quasi pronta. - Il made in Italy dello spazio.


Si avvicina la data per la partenza della missione Discovery, il primo tentativo di inviare una spedizione internazionale con equipaggio verso il sistema di Giove: lassù, infatti, punta il radiosegnale emesso dal monolito trovato sulla Luna dagli scienziati americani (cfr. precedenti numeri di "Delos"). E inevitabilmente, con l'approssimarsi dell'ora X non mancano i problemi organizzativi. Sentiamo Aldo Tarabusi, direttore ad interim della branca italiana del Progetto Odissea: "Pare che non ci siano più soldi, neanche una lira!" L'ingegner Tarabusi, che coordina la parte scientifica della cordata, è subentrato a Stefano Grigolon, dimessosi il 28 ottobre scorso a seguito della grave crisi finanziaria. "Nonostante gli americani avessero caldeggiato la nostra collaborazione all'impresa, e che in seno all'ESA, l'agenzia spaziale europea, ci fossero stati affidati alcuni compiti-chiave, come la fornitura di fibre ottiche per il volano dell'antenna trasmissioni, probabilmente l'astronave Discovery dovrà fare senza di noi. La disponibilità delle aziende coinvolte è calata vertiginosamente, da giugno in qua [vedi grafico], e dopo l'iniziale stanziamento di 4.500 milioni di euro - rimasto allo stadio di promessa, e che le industrie avrebbero dovuto ricevere entro la fine dell'estate grazie a uno speciale stanziamento del governo - siamo scesi ad appena 1.400 in agosto-settembre. Non solo non riusciremo a completare il volano, organo importantissimo per il funzionamento delle telecomunicazioni astronave-Terra, ma quasi certamente non potremo garantire la fornitura del prototipo di SAFEGuard, il filtro psichico che corregge eventuali disturbi nell'ego dei calcolatori tipo Hal-9000. Le due società incaricate della fornitura, infatti, la bloccheranno perché in polemica con i ministeri competenti. Detto in altri termini, non sono affatto sicure di essere pagate nei tempi stabiliti. Io sto cercando di scuotere i politici dal torpore, ma le forniture avrebbero dovuto avvenire a fine novembre e il lavoro è bloccato. Anche lo speciale fondo ESA è paralizzato da lungaggini burocratiche. Delle oltre quaranta aziende specializzate coinvolte nella parte italiana del Progetto, ventinove sono in ritardo per problemi di liquidità e ostacoli nella messa a punto delle commesse." Al grido di dolore di Tarabusi si aggiunge quello di Ettore Mozzotti, amministratore delegato di CompuMint. In un'intervista al Sole 24 Ore del 4 novembre, Mozzotti dichiara: "La raccolta dei fondi è stata fatta all'italiana. Il ministro ha promesso a un pool di trentaquattro aziende di alta tecnologia, poi diventate quaranta, una base di cinque miliardi di euro, ma fin dall'inizio si è visto che sarebbe stato arduo andare oltre i quattro. A tutt'oggi sono stati erogati meno di un miliardo e mezzo. A questo si aggiunga che nessuna delle aziende ha ancora ricevuto le commesse ufficiali, e che molte non possono lavorare, per volontà dei C. d'A., a produzioni non fatturate. Il nostro caso è probante: avremmo dovuto fornire, entro fine mese, il prototipo SAFEGuard per il controllo degli elaboratori Hal-9000, ma saremo fortunati se potremo farcela per fine anno. Dipenderà da quando arriveranno i contratti e i fondi di ammortamento. Ora, lei immagina cosa succederebbe se un'intelligenza artificiale massiccia come un elaboratore 9000 dovesse partire per una missione di lunghi mesi nello spazio, sprovvisto di un controllo-ego? E noi siamo i soli al mondo a poterlo fabbricare." Diverso è il caso di Alintel Italia, la ditta che dovrà consegnare il volano per l'antenna. "Se non rispetteremo i tempi", dice Giampiero Del Fru, direttore della produzione, "i giapponesi ci subentreranno con un progetto più costoso ma ugualmente fattibile. E per noi vorrà dire perdita di prestigio e di fatturato."


Ma vediamo quali sono le principali aziende fornitrici italiane e a cosa dovranno lavorare. La Inteuropa Frank, con sede a Bresso (Mi), fabbricherà i sospensori cardanici per i lettini degli astronauti. La Canteo di Alessandria realizzerà i pannelli a cristalli liquidi per l'impianto criogenico (animazione sospesa di una parte dell'equipaggio); alla Alfalink di San Donato Milanese (Mi) è toccata la commessa per le vaschette del catering; alla Selenia di Vicenza la fabbricazione delle tute di emergenza; alla Sergio Tacchini la fornitura di abbigliamento sportivo per la palestra della Discovery; alla Seven Dials di Roma è stato affidato l'impianto di ventilazione nel cilindro ruotante (la parte anteriore della nave, con alloggiamenti umani). Le scarpe magnetiche per le escursioni in quartieri Null-G saranno fornite da Isolinea (Piacenza), mentre Giorgio Armani firmerà i caschi per attività extraveicolari. "Noi lavoreremo comunque", dichiara Armani. "Il prestigio dell'azienda è più importante delle commesse in ritardo, e questa missione spaziale sarà talmente sponsorizzata che nessuno vorrà tirarsi indietro." Ma non c'è paragone fra il costo di un casco pressurizato, sia pur firmato, e un volano a fibre ottiche o un filtro per controllare la personalità di intelligenze artificiali. E già spuntano le finanziarie che propongono di sostituirsi ai ministeri con erogazioni miliardarie. La TeknoFin di Milano è una di queste società specializzate e il suo presidente, Attilio Maran, un sostenitore del Progetto Odissea. "Come si sa - dichiara Maran - noi abbiamo coperto per il 60% le necessità finanziarie del Controllo Atmosferico Ligure, la prima regione al mondo dove si sia realmente tentato di modificare le condizioni metereologiche con interventi fisici. Per Odissea 2001 saremmo in grado di finanziare oltre il 50% della parte italiana, e stiamo spettando l'ok dei ministeri competenti."

Ma nemmeno questa sembra una soluzione soddisfacente, spiegano al dicastero del Tesoro. "Gli interessi che le finanziarie di questo tipo pretendono sono così alti che si rasenta lo strozzinaggio. I fondi arriveranno dalla fonte giusta: il presidente del Consiglio in persona ha garantito che gli impegni italiani nel Progetto Odissea saranno onorati. Le voci allarmistiche diffuse dagli industriali sono messe in circolazione per garantirsi il pagamento delle speciali indennità previste in caso di ritardo nella firma delle commesse." Insomma, si tratterà di tenere il fiato sospeso fino all'ultimo momento. E incrociare le dita, sperando che il Progetto non diventi, almeno per quanto riguarda la parte italiana, un'Odissea nell'Ospizio.

Sintesi da Italia Oggi, Il Sole - 24 Ore e The Economist. Per gentile concessione.)

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