Apprezzati e riconosciuti ma all'estero, considerati poco più di abili mestieranti protagonisti del cinema italiano di serie B dalla critica nostrana, tre registi hanno dato un'impronta al cinema fantastico non solo nel nostro paese: Riccardo Freda, Mario Bava e Antonio Margheriti. L'esperto Giovanni Mongini ci racconta questi tre incredibili artigiani del cinema fantastico.
Dalla sua nascita il cinema italiano ha esplorato tutti i generi cinematografici con alterne fortune. In alcuni casi è riuscito a creare una "moda" che ha varcato i confini del proprio paese ottenendo, specialmente negli Stati Uniti, lusinghieri successi commerciali e d'immagine. Alcune pellicole hanno ottenuto meritati riconoscimenti all'estero (
Roma città aperta, Il Postino, La vita è bella, ed altri ancora) altri hanno "sfondato" imponendosi commercialmente.
Ciò che stiamo per dire potrà deludere i Cultori di Cinema, i Critici, tutti coloro insomma che investono nelle parole e che giudicano una pellicola all'atto della sua uscita ai festivals o nel circuito cinematografico senza sapere ciò che molto più pedestremente sta dietro all'industria dell'immagine, sia essa cinematografica, sia televisiva, sia in home video.
Il cinema è un industria commerciale, ragion per cui dietro di essa ci sono dei conti, dei bilanci, un dare ed un avere. S'investe per guadagnare e tutto ciò gira generalmente nelle mani di un uomo o di un gruppo di uomini dal pericoloso nome di produttore.
Ora, la situazione che andiamo a spiegare, vale per qualunque tipo di mercato cinematografico sia esso americano come inglese, francese come italiano, ma nel nostro paese, è aggravata da alcuni particolari di non secondaria importanza. Quindi parliamo prima di tutto del produttore tipo. Costui è generalmente un bipede assolutamente a digiuno di cinema, generalmente pieno di soldi o, quantomeno, in grado di procurarne. Come agisce il nostro uomo? Dopo aver letto o dopo essersi fatto raccontare dallo sceneggiatore la storia che egli sarebbe interessato a produrre per sommi capi, fa preparare un disegno con un'immagine rutilante ed esplicativa su come dovrebbe essere il film ( e su come non sarà mai, aggiungiamo noi), ci fa scrivere il nome di alcuni attori di un certo richiamo, o di un regista o, se proprio non ha di meglio, di un soggettista o sceneggiatore. Con in mano questo disegno egli si reca negli uffici delle case cinematografiche o ai festival del cinema e cerca di "prevendere" il prodotto. In altre parole si fa dare contratto e soldi su un film di cui conosce a malapena la storia e non sa ancora chi saranno gli attori e il regista. Il colpo gli riesce. Con il contrattino in mano il suo staff comincia a contattare gli attori cercando di pagarli il meno possibile e, se quelli che cerca, non accettano, poco male, ne trova altri, magari presi pure dalla strada. Affida il film a un regista mesteriante, e se si trattava di persone come Mario Bava, Antonio Margheriti o Riccardo Freda, per esempio, era anche fortunato...ma non sempre era così, anzi...
Formata la troupe, trovati gli attori, iniziato a girare, il nostro produttore comincia a essere invaso da delirium tremens: il film deve essere finito in fretta, più rapidamente termina e più presto lo consegna, più risparmia quindi più incassa per sé. E poi non dimentichiamoci che la troupe va pagata ogni settimana, questo costituisce un micidiale salasso per i suoi progetti di guadagno. Quindi, se si tratta di un film fantastico o di una pellicola quantomeno bisognosa di effetti speciali, il primo taglio è a scapito di quelli. Le scene vengono tagliate, ribaltate, abolite del tutto.
Ora che, bene o male, il film è finito, deve essere montato e doppiato. Il lavoro di montaggio, come hanno sempre dichiarato registi come Alfred Hitchcock e Steven Spielberg, è una delle operazioni più importanti per poter salvare o distruggere un film. Se una sequenza viene abolita, spostata o mutilata può provocare conseguenze irreparabili o rendere la storia più scorrevole e più intrigante. Nel caso limite del nostro produttore (e quasi tutti i film di fantascienza, orrore e fantasy hanno purtroppo avuto produttori di questo tipo) egli ha girato al risparmio, c'è poco materiale sul quale "muoversi" per cui il prodotto finito è quello che è.
Il film viene mostrato ai produttori ed ai distributori, altra mefitica categoria del nostro cinema in particolare, ma di tutta la cinematografia terrestre in generale. Se passa l'esame viene acquistato e quindi distribuito (non sempre in maniera consona, non sempre con un adeguato lancio pubblicitario; anzi, il più delle volte questo manca quasi totalmente) e, da questo punto in poi, la validità del film, per produttori e distributori, è dovuta sola al rapporto spesa - incasso. Una carne da macello sulla quale tutti cercano di guadagnare il più possibile.

Questa è in sintesi, la storia, di una di quelle pellicole definite di serie B che infestavano il mercato italiano tra gli anni cinquanta e la metà degli anni settanta, prima che la "crisi del cinema" ramazzasse e distruggesse in un sol boccone buoni e cattivi produttori, validi e non validi registi. Mentre per quanto riguarda i realizzatori di effetti speciali nel vero senso della parola, la categoria brillava per la sua assenza. Prima di andare avanti e prima che qualche eventuale esperto o critico cominci ad avanzare dei distinguo, dobbiamo ancora una volta ribadire che questa situazione non era totale e non lo è ancora, ma è a tutt'oggi, il concetto base del cinema di ogni paese. In fondo, diciamocelo chiaramente, chi vuole investire qualcosa in qualunque tipo di impresa, senza volerci guadagnare? Sia che si tratti di pellicole o di scarpe, di libri o di prosciutti, il concetto di guadagno è fin troppo umano per essere negato. Chi non segue questo principio, e ne esistono, sono dei pazzi, dei suicidi o dei filantropi o quantomeno degli ingenui, ma questi "alieni" stanno diminuendo sempre di più. Ancora oggi la cinematografia italiana segue dei canoni completamente diversi da quella statunitense che è a noi più nota di quella nostrana perché abituata ad investire di più, ad avere attori che possono definirsi tali, ditte all'avanguardia negli effetti speciali, una predisposizione quanto mai aperta ai lanci pubblicitari martellanti e, non ultima, la possibilità di essere sovvenzionata da enti privati i quali possono scaricare l'investimento compiuto nel cinema dalle tasse. Eppure, come abbiamo detto, il cinema italiano ha avuto giuste consacrazioni. Noi non ci occupiamo in questo caso di capolavori quali quelli citati prima, ma di pellicole e registi forse all'epoca più oscuri che hanno però segnato un momento importante per il nostro cinema fantastico e dell'orrore. E fu proprio il genere horror, del quale per convenzione, si fissa l'inizio nel 1957 con la pellicola di
Riccardo Freda I Vampiri ,a varcare i confini nostrani, a spingere legioni di appassionati francesi a venerare il nome di Freda, di Bava, Margheriti, Lenzi, Cozzi, Argento, Fulci, Pupillo e tanti altri ancora che considerarono questi autori come innovativi nel genere horror. Diciamo subito che dobbiamo considerare atipico il caso di
Dario Argento, il quale, grazie soprattutto ai suoi primi film, raggiunse una popolarità enorme in tutto il mondo. Oggi Dario è considerato un mito. E' infatti uno stupendo regista, dotato di un ritmo e del senso dell'immagine assolutamente eccezionali, degno di stare alla pari con i suoi migliori colleghi americani. Di contro, da qualche anno, la sua vena creativa si è inaridita per cui le storie che gira sono solo degli ottimi esercizi di stile, ma privi di una qualsiasi logica (tipico è il caso di
Opera) di qualunque genere. Torniamo ai nostri tre artigiani, a questi tre volti del cinema italiano, riscoperti oggi dopo che la critica li aveva sepolti sotto pessime e affrettate recensioni, sotto ironie che nel caso di
Terrore nello spazio di
Mario Bava, sfiorarono l'ignoranza e la demenzialità.
Il cinema horror e fantascientifico italiano è amato e considerato da scrittori come
Clive Barker e
Stephen King, da registi come
George A. Romero, Brian De Palma e
Quentin Tarantino. Solo noi lo abbiamo snobbato, ma gl'incassi ottenuti da queste pellicole, data la spesa, hanno quasi sempre dimostrato la validità commerciale delle opere nostrane.