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di Franco Forte

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introduzione

Assalto alla fortezza

Ormai è ufficiale: la fantascienza italiana ha preso il diploma di maturità, e ora si appresta a contrastare l'egemonia d'oltre oceano. Ma non lo farà arroccandosi in ghetti tignosi e attaccabrighe, fatti di amici che pubblicano gli amici che lodano altri amici, bensì tenendo alta la testa, nella piena consapevolezza delle proprie capacità e delle proprie idee.
Forse, uno dei motivi per cui è accaduto tutto questo sta nell'incredibile capacità di adattamento e crescita degli appassionati stessi della fs, che nonostante siano stati emarginati per anni dall'establishment hanno tenuto duro, avendo fede nella propria passione e nella capacità degli operatori italiani del fantastico di rinnovarsi verso quegli standard qualitativi indispensabili per superare le barriere della ghettizzazione.

La dimostrazione di tutto questo sta nel gran numero di libri di autori italiani che stanno uscendo sul mercato, e soprattutto nella positiva accoglienza che riscuotono, meccanismo che automaticamente consente agli editori di superare i pregiudizi e allargare gli orizzonti ad altri scrittori nazionali.
Roberto Genovesi è uscito da poco con un romanzo in Urania, pubblicazione avvenuta al di fuori del premio organizzato dalla rivista. Contemporaneamente, nelle edicole, c'era la nuova ristampa di un romanzo di Evangelisti, e pronto a scattare sul mercato Mondadori aveva anche il romanzo di Francesco Grasso vincitore dell'ultimo premio Urania. Giampaolo Simi è uscito nella collana di autori europei di Hobby&Work con un bellissimo e intrigante romanzo, una commistione al passo coi tempi tra thriller e horror (come alcuni episodi di cronaca reale, a volte si fa fatica a distinguere i due generi), e il sottoscritto era in edicola con i due romanzi dell'epopea storica di Gengis Khan, a sua volta condita di elementi fantastici.

Ma gli esempi potrebbero essere molti altri, e il risultato uno solo: ormai gli editori non hanno più paura di pubblicare gli italiani, se questi scrivono romanzi all'altezza della concorrenza straniera. Semmai, la vera difficoltà sta nel trovare nuovi talenti, o nello spremere quelli che già sono in circolazione.
Ecco dunque che una rivista come Delos gioca un ruolo essenziale: le nostre pagine elettroniche sono una vera e propria palestra, in cui gli autori possono cimentarsi e il pubblico non solo giudicare in base ai propri gusti, ma cominciare anche a realizzare quella selezione naturale così importante per far scivolare fuori dal mucchio il jolly che domani potrebbe regalarci grandi emozioni in libreria.
E' questa, per dirla con un termine abusato dagli strateghi del marketing d'oggi, la nostra mission, il traguardo che ci prefiggiamo. E siamo convinti che parte del merito di questo nuovo apprezzamento del pubblico verso gli autori italiani sia da imputare anche al nostro costante e raffinato lavoro ai fianchi. Ne volete un esempio? Leggete i racconti di questo mese, a firma di Dario Tonani, vecchia volpe della fs italiana a cui manca solo il traguardo del romanzo, ed Elisabetta Vernier, grintosa esordiente sul palcoscenico narrativo di Delos che ha un personale ed esplicito biglietto da visita all'indirizzo www.kranio.com/eli, e poi fateci sapere se ci siamo sbagliati.

Nei prossimi numeri leggerete (in ordine sparso) racconti di: Coltri, Montecamozzo, Fiocco, Del Santo, Perliti, Verde, Lamarca, Nicotra, Zunic, Vicchio, Fantelli, Nardini, Ubezio, Carignani, Catozzi.

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