Sabato 21 ottobre è stata inaugurata, presso la biblioteca civica di Piacenza, una mostra dedicata ai vent'anni di fantascienza della Casa Editrice La Tribuna. Sono stati esposti cinquanta titoli, tra fascicoli da edicola e volumi da libreria, che coprono l'intero arco di questa attività editoriale. Si è tenuta una tavola rotonda alla quale hanno partecipato Ferruccio Alessandri, Luigi Cozzi, Roberto Genovesi, Ugo Malaguti, Gianni Montanari e il sottoscritto, per parlare non solo della Tribuna ma anche di fantascienza in generale, con particolare riferimento a fumetti, cinema, e videogames. Il popolo fantascientifico di mezza Italia è accorso numerosissimo, tanto da dare a questa giornata la piena dignità di una convention, conclusa come sempre dalla rutilante cena sociale all'ormai celeberrima trattoria La Pireina. Per l'occasione è stato allestito un catalogo di 176 pagine, con interventi commemorativi di vari "addetti ai lavori" e la bibliografia completa della fantascienza targata Piacenza, bibliografia ovviamente approntata da Ernesto Vegetti. Per celebrare su DELOS l'evento, ho pensato di pubblicare il pezzo che ho scritto per il catalogo e le schede dei libri esposti: un tuffo nella nostalgia per chi ha vissuto quel periodo, un approccio magari meno romantico ma spero altrettanto suggestivo per gli appassionati più giovani. La mostra resterà aperta fino al 4 novembre. Si potrà visitare tutti i giorni (esclusi i sabati pomeriggi e le domeniche) dalle 8.30 alle 18.30. La biblioteca civica Passerini-Landi si trova a Piacenza in Via Carducci 14, in pieno centro storico. Olé. Buon divertimento, spero.
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| L'inaugurazione della mostra |
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Su un arco di attività di vent'anni (dall'aprile 1959, quando esce il primo fascicolo di "Galaxy" edito dalla CELT, al settembre 1979, con gli ultimi numeri di
Galassia e
Science Fiction Book Club) la Casa Editrice La Tribuna è stata una delle maggiori produttrici di fantascienza in Italia: il totale dei titoli pubblicati, tra riviste da edicola e volumi librari, supera le quattrocento unità. Nei Sessanta è stata la massima rivale della Arnoldo Mondadori Editore, da sempre regina del mercato con
Urania; nella prima metà dei Settanta ha conservato il suo ruolo di leader, mentre nella seconda metà di quel decennio inizia il lento processo di disgregazione (dovuto al continuo intensificarsi della produzione di testi giuridici) che chiuderà il ciclo della fantascienza targata Piacenza.
Questa attività editoriale iniziò per puro caso, come mi raccontò
Mario Vitali, lo scomparso proprietario e direttore della Tribuna: la famiglia Vitali si era trasferita a Piacenza dalla Sicilia, aveva aperto una tipografia, e per ammortizzare i costi degli impianti tipografici aveva bisogno di fare lavorare il più possibile le macchine. Un conoscente, R. Valente, aveva comperato i diritti per l'Italia della rivista americana
Galaxy, e propose a Vitali di diventarne l'editore. Vitali, che all'epoca era del tutto ignaro di fantascienza, accettò.
La prima pubblicazione fu il mensile
Galaxy. Sulle pagine di questa rivista, entrata da tempo nella zona del mito per gli appassionati, comparvero centinaia di racconti (e romanzi a puntate) firmati da autori del calibro di
Robert Sheckley,
Clifford Simak,
Frederik Pohl,
Cyril Kornbluth,
Damon Knight, e un'infinità di altri. Negli Stati Uniti,
Galaxy aveva provocato una vera e propria rivoluzione all'interno della fantascienza (science fiction) con le sue storie ironiche, caustiche, estremamente attente agli sviluppi della società contemporanea (infatti la definizione coniata per le opere degli scrittori che gravitavano attorno al mensile è "fantascienza sociologica"), lontanissime dalle trame avventurose e dalla propensione per la "Superscienza" che erano state tipiche dei decenni precedenti. In Italia, l'arrivo di
Galaxy ebbe un impatto enorme non solo sui lettori ma anche sugli autori indigeni che in quel periodo cominciavano a uscire allo scoperto.
Il successo a livello nazionale spinse Vitali a tentare ulteriori iniziative, e nel gennaio del 1961 uscì il primo numero di
Galassia, altra testata fondamentale per la storia della nostra fantascienza. Ogni fascicolo conteneva un romanzo, salvo le relativamente rare antologie, e c'erano editoriali, rubriche, i racconti dei lettori. Insomma, una vera rivista animata da sacrosanto spirito battagliero, dal desiderio di rivalutare la science fiction come legittima espressione culturale dei nostri giorni.
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Alcuni momenti del convegno. In alto: Vittorio Curtoni, Ugo Malaguti, Gianni Montanari; qui sopra, Curtoni, Ferruccio Alessandri, Luigi Cozzi; a destra, Roberto Genovesi. |
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Vari curatori si alternarono alla direzione di
Galassia, facendone mutare le propensioni nel tipo di testi scelti.
Roberta Rambelli nutriva una fortissima predilezione per tutto ciò che sapesse di "sociologico", o forse più semplicemente di nuovo, estremo, rivoluzionario. Le sue scelte si concentrarono in particolare su autori come
Philip Dick, Fritz Leiber, Robert Heinlein, Brian Aldiss, per citare i primi che mi vengono alla mente.
Ugo Malaguti, che le succedette, spostò gradualmente il tiro su un tipo di fantascienza più tradizionale, la science fiction della conquista dello spazio, dell'intero universo che si apre all'uomo e attende solo di essere esplorato. Nel 1970 furono due piacentini a subentrargli,
Gianni Montanari e il sottoscritto. Eravamo giovani, entusiasti; la nostra gestione fu caratterizzata soprattutto dal desiderio di presentare gli autori americani e inglesi che si erano imposti in patria come alfieri di quella
New Wave, ovvero "Nuova ondata", che aveva dato un nuovo assetto e una nuova rispettabilità culturale alla fantascienza:
Thomas Disch, Roger Zelazny, Samuel Delany, Michael Moorcock, Barry Malzberg, e tutti gli altri. Oltre alle tre antologie collettive di italiani (curate con
Gianfranco de Turris) e a diversi romanzi di scrittori del nostro paese. Dal 1975 in poi, il solo Montanari continuò a curare
Galassia fino all'ultimo numero.
Ma, senza dubbio, l'iniziativa più prestigiosa e importante della Tribuna è stata lo
Science Fiction Book Club, la prima collana libraria italiana dedicata esclusivamente alla fantascienza. Nato nel giugno 1963, e affiancato, tra il 1964 e il 1966, da una serie di volumi economici (
La Bussola S.F.), venduto fino al 1970 solo per corrispondenza, lo
SFBC è stato la vetrina di lusso per quei testi che per dimensioni e importanza non potevano essere ospitati su
Galassia. Indiscusse pietre miliari della fantascienza sono state presentate su quelle pagine per la prima volta, e poi ristampate spesso e volentieri in anni successivi da altri editori: romanzi come
Straniero in terra straniera di Robert Heinlein,
La tigre della notte di Alfred Bester,
La svastica sul sole di Philip Dick. Antologie di Asimov, Bradbury, Simak, Wyndham.
Ma forse basterebbe dire che fu lo
SFBC a pubblicare per primo in Italia i romanzi di
Kurt Vonnegut Jr. (
Le sirene di Titano e
La società della camicia stregata) per dare un'idea del rilievo assoluto di questa geniale collana.
La fantascienza è da un trentennio il mio mestiere, per cui il mio entusiasmo, venato di ovvia nostalgia per i bei tempi andati, potrebbe apparire partigiano. Con l'aggravante che sono stato una delle parti in causa nella storia di questa casa editrice, il che potrebbe ulteriormente diminuire la mia obiettività. Ma basta consultare un qualunque catalogo, un qualunque volume di divulgazione sulla science fiction, e confrontare i titoli fondamentali con ciò che è stato pubblicato da La Tribuna per rendersi conto di quanto essenziale, decisiva, sia stata la sua attività. E in un periodo assolutamente non sospetto: alle soglie del terzo millennio, la fantascienza è penetrata a fondo nell'immaginario collettivo, la si ritrova in ogni angolo, dal cinema alla televisione, dalla pubblicità ai videogiochi; ma fino alla metà dei Settanta, come minimo, occuparsi con serietà di questo genere letterario significava trovarsi in posizione di minoranza, essere relegati in una nicchia che all'epoca, anche in America, si chiamava "ghetto". Figuriamoci qui da noi.