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di Umberto Rossi

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Dick a Macerata: un primo bilancio

Dal 5 al 7 ottobre a Macerata ha avuto luogo uno dei più importanti convegni mai organizzati in Italia su Philip K. Dick: praticamente tutti i maggiori esperti italiani - e non solo - si sono riuniti per discutere di questo autore ormai apprezzatissimo anche bel al di fuori dal campo della fantascienza.

Tirare le somme di quello che siamo riusciti a fare a Macerata nel fine settimana ultimo scorso (5-7 ottobre) non è facile; perché una cosa va detta, si è trattato di un grosso avvenimento anche dal punto di vista delle dimensioni (oltre venti relatori), di un evento ricco di stimoli e proposte. Tanti da rendere il riepilogo nient'affatto facile. Forse sapremo veramente quanto è stata ricca la vendemmia al momento in cui avremo in mano i testi degli interventi e ci potremo pensare un po' su; ma passerà qualche mese prima che ciò accada, e mi sembra giusto che i lettori di Delos possano farsi un'idea subito.
Andrà detto allora quali fossero gli scopi che ci riproponevamo noi organizzatori. In sintesi potremmo dire che consistevano nell'ambizione di portare attorno a un tavolo i più prestigiosi esperti su Dick, più una serie di operatori culturali nel senso più lato e provenienti dagli ambiti più diversi, dall'editoria al marketing, dalla filosofia al cinema, e di farli confrontare su questo autore, Philip K. Dick, che in Italia sta pian piano affiancando Isaac Asimov nel ruolo di scrittore di fantascienza conosciuto anche da chi non è appassionato di fantascienza. L'idea era di fare un bilancio di ciò che si è capito di Dick e grazie a Dick in questo secolo, e indicare alcune vie per continuarne l'esplorazione nel prossimo. Potremmo anche tirare fuori una formula come "rinnovamento nella continuità", tanto per sintetizzare la filosofia che ci ha guidato.
Questi essendo i presupposti, possiamo dire che il convegno è stato un successo; e dicendolo non ci stiamo incensando, ma ci limitiamo a riferire quello che tutti i convegnisti hanno detto a noi. Da un lato la partecipazione di specialisti dalla reputazione "consolidata", sia in ambito accademico che non, come Peter Fitting, Carlo Pagetti, Oriana Palusci, Vittorio Curtoni, Gabriele Frasca, ha costituito un link preziosissimo con precedenti eventi Dickiani, dal mitico numero speciale di Science-Fiction Studies del 1975 al Convegno di Courmayeur del 1988 (nonostante i nostri sforzi non siamo riusciti ad avere con noi nessuno dei relatori dell'incontro di Morigny, e di questo non possiamo che rammaricarci). Dall'altro, nuovi e preziosi punti di vista sono stati portati da studiosi che sono "giunti" a Dick dai territori più disparati, e con questi ci si riferisce a Luca Briasco, Nicoletta Vallorani, Mattia Carratello, Carlo Formenti, ed altri ancora. Ci vorrebbe un articolo di ben altra lunghezza per rendere giustizia a tutti; ma non posso non ricordare il contributo di Tony Wolk sui rapporti tra Dick e la prima ricerca cibernetica, quella dei Turing e dei Wiener, o quello sulla paranoia dickiana esposto con ironico garbo da Paolo Prezzavento.
Ma al di là dei meriti individuali, alcuni punti di estremo interesse mi sembrano costituire il "prodotto" collettivo dell'intera manifestazione:
  • l'accento messo sulla sistematicità dell'opera Dickiana, concetto espresso da Fredric Jameson (forse l'ospite più prestigioso dell'incontro) e ripreso ripetutamente dagli altri partecipanti, una sistematicità che salda le opere più diverse su alcuni temi centrali la cui importanza si fa sempre più evidente (dalle connessioni teologiche alla critica del tardo capitalismo, dalle anticipazioni della cyberculture all'intenzione filosofica);

  • la rivalutazione delle opere degli anni '70 e '80, in particolare della Trasmigrazione di Timothy Archer , di Valis e di Un oscuro scrutare;

  • l'individuazione di insospettate fonti letterarie e non dell'opera di Dick, da Nathaniel Hawthorne a Norbert Wiener, senza però perdere di vista il background prettamente fantascientifico dell'autore;

  • l'esplorazione attenta dell'impatto che Dick ha avuto e sta ancora avendo sull'immaginario collettivo, in special modo sul cinema, anche al di là dei film che riconoscono esplicitamente la propria matrice dickiana;

  • il riconoscimento di una serie di esperienze di scrittura che si rifanno più o meno esplicitamente a Dick, specie nell'ambito della cosiddetta letteratura Avant-pop (tra le quali spiccano scrittori come Jonathan Lethem e Patricia Anthony;

  • la riscoperta della produzione non fantascientifica di Dick, che non a caso è sul punto di essere tradotta interamente (imminente l'uscita nella Collezione Dick di Fanucci dei due romanzi restati scandalosamente inediti fino a quest'anno: Mary e il gigante e Puttering Abut in a Small Land).
Si può dire insomma che questa vendemmia è stata abbondante, e che ci sono tutti i presupposti perché l'annata 2000 entri a pieno titolo nella storia della critica Dickiana. Non ci resta quindi che invitarvi ad avere pazienza, e ad aspettare la pubblicazione degli atti per verificare di persona. Del resto, il buon vino ha bisogno di passare qualche tempo in botte.

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