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Delos: Presentare le opere di Karel Thole in un video è una grossa responsabilità nei confronti della sua opera ?
Mariano Equizzi: Ho già lavorato con questo tipo di problemi, non era facile essere un realizzatore trasparente. Produrre un lavoro che avesse causa unicamente nelle opere di un artista, ma che fosse in grado di applicare ad un insieme di esse il linguaggio dell'immagine filmata.
Ma ho superato da anni questa difficoltà.
Le opere di Thole sono ognuna una pietra miliare nell'immaginario fantascientifico di più generazioni. Thole è un creatore di immaginario al pari di Ernst e Dalì, la sua statura è tale che è sufficiente applicare un modulo di viaggio all'interno delle sue opere senza di esse sfiorare un pixel.
Delos: Come stai gestendo l'operazione ?
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Mariano Equizzi: Innanzi tutto con l'appoggio e la fiducia di Adriana Thole, senza la quale questa intervista non avrebbe avuto luogo.
Poi, la necessaria e preziose collaborazione della WSFA ( World Science Fiction Assiciation ) nella figura del suo presidente italiano Ernesto Vegetti che ha selezionato le opere secondo precisi criteri.
Seguono la produzione digitale affidata come sempre alla NAPALM, la produzione e creazione effetti sonori curata da Paolo Bigazzi presso L'ITER res, Digital Studio di Palermo.
E la prestigiosa supervisione di Giorgio Nottoli sulla colonna sonora.
Delos: Come presenterai la sua opera ?
Mariano Equizzi: Il Future Film Festival di Bologna ospiterà nel Gennaio del 2001 la prima proiezione nazionale del video, con una presentazione in videoproiezione digitale ad alta definizione.
Sarà un trip sullo stile di 2001 / Contact, una journey visionaria in anni di SF scritta, splendidamente illustrata da Karel Thole che gli ha dato corpo, visione, fotografando in modo personale momenti ed atmosfere dei racconti.
Delos: Dunque niente grandi effetti speciali?
Mariano Equizzi: Sarebbe come aggiungere effetti speciali a 2001 odissea nello spazio. Le visioni di Thole sono complete di per se stesse aggiungere anche una sola transizione, snaturare le forme e le masse nelle sue opere sarebbe un errore linguistico oltre che morale.

Delos: Puoi farci vedere un fotogramma del video? Che particolarità ha rispetto all'illustrazione originale ?
Mariano Equizzi: Nessuna, ho diviso in piani l'opera originale per dare spazio tridimensionale fra lo sfondo (Background), il middleground ed il foreground in modo che una camera virtuale possa passare da uno all'altro avvicendando di quinta le opere stesse e i loro elementi posti nei diversi piani spaziali.
Delos: Puoi farci vedere come sei arrivato a questo fotogramma dall'immagine di partenza?

Mariano Equizzi: Ho selezionato i soggetti del quadro e ne ho fatto dei livelli separati, poi ho colmato le zone che erano state tagliate con parti dei bordi attraverso la strumento tampone, utilizzando diversi pennelli.
Il secondo step consiste nell'orientare i diversi strati secondo un'inclinazione nell'asse delle Y che rispetti una prospettiva conforme al movimento della camera virtuale. Probabilmente per la produzione ci avvarremo di un programma di 3d puro.
Delos: In questo video, secondo te cosa passa di più di tutte le emozioni e i sogni che è stato capace di evocare Thole?
Mariano Equizzi: La cosa straordinaria della pittura è che rende gli uomini immortali, il loro potere di affascinare, terrorizzare, stupire... resta vivo, reale e tangibile, indipendentemente dalla loro scomparsa fisica. Penso a Max Ernst a Dalì a Kubin e non riesco a non mettere in questo pantheon del surrealismo Thole. Spero che analogamente alla fruizione statica passino tutte le emozioni, le opere di Thole non sono solo le copertine di Urania, sono delle finestre sul libro, come lo specchio di Alice era la porta su di un altro mondo.
Il suo potere era quello di fotografare in una sola pagina il contenuto testuale, influenzando e creando l'immaginario fantascientifico sui maggiori testi di SF mai scritti. Le sue opere sono la concretizzazione del trend che oggi influenza il mercato della SF, quest'ultima si vede più che si legge (purtroppo, da un certo punto di vista), egli con il suo contributo determinava in certi casi la scelta di un testo invece che di un altro suggerendo un'aspettativa che solo la visione è in grado di instillare.
Se desidero che passi qualcosa vorrei che passasse quella potente sensazione che si scatena in noi ricordando la lettura di un libro amato del quale ricordiamo l'opera di copertina quanto e più del testo scritto, essendo parte indissolubile di esso.
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Delos: Nel creare un ambiente sonoro fantascientifico che obiettivi ci si pone?
Paolo Bigazzi: Apprendere l'aspetto visivo per rendere all'esperienza fruitiva, una consapevole connotazione sonora, accogliere l'immagine in un contesto "suono", non adattato, ma naturalmente consequenziale, creando delle sfumature di pura interpretazione sonora, per colori e materiali presenti.
Anche se "ambiente fantascientifico" soffre inevitabilmente di una precatalogazione in termini, di certo nei fatti è ciò che può dare maggior libertà creativa, anche se nell'esperienza musicale più ortodossa viene spesso legata ad enfatizzazioni e sonorità classiche che forse rischiano di essere banalmente sovraesposte.
Penso infatti che "ambiente" sia da intendere più come struttura, che come commento forzato. Avere la possibilità di disegnare paesaggi nuovi, significa anche usare colori diversi, dove potere ancora posare melodie, armonie e suoni.
Ci si deve accorgere delle sfumature più sottili per avere elementi sia di fuga che descrittivi, potendo mappare maggiormente l'immagine ma anche gli eventi in divenire.
La conseguenza deve poter essere una matura convinzione che quell' oggetto o quel tessuto producano un suono" normalmente" fantastico, potendo avere il tempo di apprenderne il linguaggio, e godere della sua presenza.
Tutto ciò passando imperativamente dalla ricerca e la creazione intorno e con l'opera, senza usare icone preconfezionate da appiccicare all'occorrenza, che, nel caso della fantascienza, impoverirebbero gli sforzi per creare qualcosa di veramente fantascientifico.
Delos: Quali sono le peculiarità che rendono un ambiente sonoro fantascientifico?
Paolo Bigazzi: Non ci sono, meglio, non devono esserci. Anche la parte di un violino senza segni particolari potrebbe suonare in modo "fantastico".
Di certo l'esperienza mi dice che anche l'occhio vuole "sentire", quindi maggiore è lo sforzo per convincersi che un suono possa andar bene per quell'evento minori saranno le probabilità di cedere alle scelte più comode e collaudate che possono essere assolutamente noiose, fuori contesto, e forzate.
Diciamo che la voglia, i mezzi, (il tempo!), e la fantasia devono sopperire a tali rischi che possono veramente rovinare il tentativo di armonizzare audio-video.
Se offrissi una più che ortodossa sonorizzazione ad un ambiente, come descrivere una porta di materiale non ben definibile, con un suono di una normale porta anche metallica, o peggio di legno, potrei correre il rischio di non avere il suono di ciò che vedo, ma di ciò che vorrei sentire in luogo di un evento ultra definito nell'esperienza di tutti i giorni .Reale non è fantascienza come missili, detonazioni, ed astronavi. Ciò che può essere un modello di un ambiente, quella è fantascienza sonora, pur con missili astronavi ed altro.
E' stupido ripetere un procedimento solo perché ha funzionato precedentemente. Ci si deve convincere che nella fantascienza si può creare e alterare. Il violino di prima non era un semplice tappeto di accompagnamento, ma il suono di filamenti di morbidi tessuti che ondeggiano su una superficie metallica.
Delos: Che tipo di mezzi utilizzi per crearli?
Paolo Bigazzi: Ho il mio studio privato(Iter Research) dove ho raccolto vecchi sintetizzatori, affiancati da macchine più recenti, gestite da una workstation su base pc.
Mi piace partire dalla generazione pura del suono per poterlo manipolare profondamente, ma anche usare registrazioni di suoni di vita reale da filtrare con le macchine per avere maggiore scelta e stimoli. Ho recentemente usato una macchina digitale costruita in ambiente universitario da Giorgio Nottoli e Giovanni Costantini (Betel Orionis) che permette di avere 5 tipi di sintesi sonora diversi, sia per la mia prossima produzione (un concept sui campi magnetici), che per l'affresco omaggio a Karel Thole per il quale penserò all'effettistica speciale che avrà però una connotazione poco ortodossa volendone fondere il suono con la musica.
Preferisco infatti adoperare un oggetto da registrare o filtrare piuttosto che partire da preset o peggio ancora da sample library.
Non si capisce come un mezzo come il campionatore venga spesso assoggettato ad uso sample player, è assurdo!
Quindi a prescindere dalle macchine che hanno tutte generazioni e sintesi differenti, anche il suono dell'accensione di un pentium con hard disc scsi offre degli spunti interessanti, basta sapere che il suono è composto da tante cose ed è la sua complessità che, opportunamente trattata, disegna il timbro finale.
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Delos: Nell'operazione su Thole, in particolare, che obiettivi vi siete posti e come li avete perseguiti?
Paolo Bigazzi: Sicuramente di offrire un affresco dinamico delle sue opere che permettesse di apprezzarle in un contesto diverso dalla carta stampata, immergendolo in un tripudio di spazi, e totale apprendimento del suo cammino, secondo la nostra interpretazione.
Abbiamo infatti chiesto di rieseguire in chiave sinfo elettronica il movimento Mars della sinfonia Planets di Gustav Holst, a Giovanni Costantini (Ingegnere elettronico e musicista) e Domenico Santilli (musicista) di preparazione sia classica che elettronica contemporanea, con la supervisione del Maestro Giorgio Nottoli.
Questa sarà poi affiancata dagli effetti speciali, da me curati, che si uniranno alla musica, apportando alla visione delle opere di Thole una esperienza di narrazione, interpretazione, ed apprendimento del suo mondo di colori e quindi anche di suoni.
Non esiste il bisogno di voler definire nulla, ma solo di offrire una percezione di Thole mentre pensa disegna ed ascolta, presentando nelle immagini le sue opere, nella musica il suo forte carisma visivo, e negli ambienti una delle tante interpretazioni possibili a qualcosa di "fantastico".
Delos: L'opera di Thole quanto è vasta?
Ernesto Vegetti: Thole ha illustrato praticamente tutti i generi di narrativa, oltre ad avere collaborato all'illustrazione di enciclopedie e manuali.
Noi, appassionati di fantascienza, lo conosciamo soprattutto come copertinista. La colpa è anche un po' di Karel che solo ultimamente, in una mostra personale a Cannobbio, sua residenza negli ultimi dieci anni (se non vado errato) ha mostrato la sua produzione anteguerra e quella non fantastica. Di questa produzione in bianco e nero, di massima, noi appassionati nulla conosciamo, se non qualche rarissima illustrazione interna apparsa su Urania, quando Urania aveva ancora le illustrazioni interne. Come in tutte le cose che ha fatto Thole, la tecnica è perfetta, anche se il loro fascino è inferiore a quello delle copertine.
Da una statistica, fatta sulle sole opere fantastiche, troviamo ben 1263 copertine (di cui una in collaborazione con Chichoni; Chiconi era considerato da Karel il suo vero erede. Stile diversissimo, ma innovativo come quello di Thole, seppur con minor fantasia) e 50 volumi con illustrazioni interne. Ma questo conto è probabilmente per difetto.
Ma le sue opere fantastiche sono apparse in tutto il mondo (specialmente in Germania, Stati Uniti, Olanda) e i numeri sono almeno da raddoppiare.
Una parte di questa produzione, altrimenti inedita in Italia, la ritroviamo nelle raccolte dedicate alle immagini di Thole.
Delos: Come hai selezionato il materiale, che criteri hai seguito?
Ernesto Vegetti: Io non sono un critico d'arte e non ho nemmeno una cultura artistica. Ma mi trovo in sintonia con il gusto di numerose persone per quanto riguarda l'opera di Thole. Non ho quindi corso il rischio, con gli strumenti modesti a mia disposizione, di fare una scelta critica.
Ho ritenuto però di dover fare un discorso storico (privilegiando Urania) basato essenzialmente sull'effetto nostalgia. Ci sono delle copertine di Thole che ancor oggi mi danno le sensazioni di un tempo. L'altro criterio è la riproducibilità. In alcuni casi la scansione non ha dato i risultati sperati. Riprodurre da una copertina è sempre un problema. Purtroppo non è stato possibile (sia per la giusta prudenza dei familiari nel prestare le tavole, sia per la mancanza degli originali stessi) che la resa sarebbe stata differente.
Delos: Cosa vorresti che passasse con questa selezione a chi veda il lavoro finale?
Ernesto Vegetti: Sarei felice se a chi le ha viste fresche di stampa riprovasse le stesse emozioni e che a chi non le avesse mai viste dare l'occasione di provare una piacevole emozione.
Delos: Questo video su Thole per te è importante?
Ernesto Vegetti: Il video che Equizzi sta preparando non vorrei che fosse importante solo per me. Personalmente ritengo che tutto quello che concorre a mantenere disponibile la memoria nel campo del fantastico è importante.
Da parte mia, questo mantenimento della memoria, è fatto con il Catalogo della SF, Fantasy & Horror (www.fantascienza.com/catalogo) presente in rete (con la collaborazione preziosa di numerosi amici), con il mantenere vive le tradizioni del fandom e partecipando, se richiesto, a tutte quelle iniziative che rendono omaggio a persone e/o organizzazioni che hanno ben fatto figurare il nostro genere.
Non ho mai avuto occasione di partecipare ad una iniziativa, diciamo così, multimediale.
Sotto questo profilo, il video, per me è importante.
Ma la risposta vera l'ho data prima.