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a cura di Marco Spagnoli

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Recensioni

Recensioni Film

Space Cowboys - The cell

Space Cowboys

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Titolo Space Cowboys

Titolo originale Space Cowboys

Produzione USA, 2000

Regia Clint Eastwood

Sceneggiatura Ken Kaufman & Howard Klausner

Cast Clint Eastwood, Tommy Lee Jones, James Garner, Donald Sutherland, James Cromwell, Marcia Gay Harden

Distribuzione

Durata 129 minuti

buono 
Dopo il fiacco Potere assoluto e il deprimente Fino a prova contraria l'immarcescibile Clint Eastwood torna in una storia dinamica e divertente che potrebbe avere come titolo ideale I tre moschettieri (quaranta anni dopo) nello spazio. Già, perché i personaggi di questo film sono incredibilmente modellati sui personaggi creati da Alexandre Dumas. C'è D'Artagnan (Eastwood) intelligente, idealista e guascone, c'è l'ex pilota che ha smesso la tuta per l'abito di predicatore (Garner) come Aramis, c'è un Porthos folle e profondamente umano come Tommy Lee Jones, c'è un Athos intrigante e donnaiolo come Donald Sutherland e c'è un cardinale Richielieu, plenipotenziario della NASA interpretato da James Cromwell tutto dedito a tramare contro tutto e tutti. Questi personaggi prevedibili interpretati da veri e propri mattatori che sono stati scelti da Eastwood al rifiuto di Jack Nicholson e Sean Connery, si inseriscono nel tessuto di una trama fantascientifica non priva di una certa originalità. 1958: i piloti del Team Daedalus si allenano duramente per il primo lancio nello spazio, ma il passaggio del progetto dall'Aeronautica Militare ai civili della NASA li taglia fuori, riservando l'onore a uno scimpanzé. Quaranta e passa anni dopo: il satellite per le comunicazioni russo Ikon è uscito dall'orbita e sta per schiantarsi sulla terra. Ikon dispone dello stesso sistema di navigazione del vecchio Skylab, progettato 40 anni prima dal dottor Frank Corbin (Eastwood), membro e leader naturale del Team Daedalus e ormai in pensione: questi accetterà di andare a riparare il satellite russo soltanto a patto di poter compiere la missione con la sua vecchia squadra. La passione per il volo, battute da caserma, spacconate di ogni genere accompagnate da un sorprendente senso dell'onore e della lealtà trasformano i quattro protagonisti in un'interessante metafora della nostra modernità dove i vecchi anziché rispettati e coccolati come fonte primaria di saggezza vengono relegati a vegetare sui campi di bocce o di golf a seconda della latitudine geografica. Decisi a coronare il loro sogno "interrotto" tanti anni prima, i quattro nonnetti si rivelano determinanti nel tentare di salvare il mondo alla loro maniera old fashion quanto vuoi, ma sicuramente molto efficace. Spettacolare, ma essenziale Space Cowboys è un film divertente e efficace in cui le mattane dei quattro protagonisti (capaci perfino di prendere quasi al lazo il satellite russo...) sono esaltate da battute fulminanti e situazioni esplosive al limite dell'esilarante. Una fantascienza molto umana non troppo diversa da quella alla base di Armageddon o di Capricorn One in cui il fattore umano diventa decisivo per spiegare il sogno di quattro anziani di fare -- finalmente -- gli astronauti, come molti bambini confessano in segreto alle madri guardando in alto verso la luna e verso dove nessun uomo è mai stato prima...Space Cowboys è un omaggio a questo desiderio e a tutti i piccoli che hanno anelato in ogni epoca di cavalcare le immense praterie del cielo.

The cell

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Titolo The cell

Titolo originale The cell

Produzione USA, 2000

Regia Tarsem Singh

Sceneggiatura Mark Protosevich

Cast Jennifer Lopez, Vince Vaughn, Vincent D'Onofrio

Distribuzione Nexo

Durata 95' minuti

buono 
Il fondamento fantascientifico di The cell è decisamente evidente. Questa pellicola che sembra nascere da un punto di incontro visivo tra gli spot della Levi's e il cinema di Peter Greenaway propone, infatti, un notevole background fantastico e onirico. La macchina che serve alla psicologa interpretata da Jennifer Lopez ad entrare nella mente di un serial killer ai fini di salvare la sua ultima vittima, ricorda moltissimo la letteratura di fantascienza più colta. Già, perché i sogni, gli incubi, le frustrazioni, le ossessioni che diventano persone, luoghi e ambienti portano dritti, dritti alla paranoia di certi personaggi di libri famosi e di altri meno noti, ma non di minore valore. Certo lo sviluppo della storia non è eccessivamente emozionante e molto viene dato per scontato, eppure The cell per chi ama il fantastico non può non diventare un film di culto. Questo non solo per la presenza di una sensualissima Jennifer Lopez o per un gioco di specchi tra l'attore Vince Vaughn (il Norman Bates di Psycho di Gus Van Saint) che diventa l'alterità del serial killer, quanto piuttosto per una forse perfino grottesca ansia del dettaglio e angoscia visiva del particolare. Qualche incertezza, molto gusto kitsch e -- infine -- una storia veloce e rapida per sfruttare -- in verità - non in pieno uno spunto intrigante. I difetti di questo film sono tanti e possono anche diventare troppi per il pubblico dalle forti e lecite aspettative, eppure un amante della fantascienza non potrà non rimanere attratto dal gioco di riferimenti psicoanalitici e dalla visualizzazione del lato oscuro dei protagonisti di questa storia. The cell è un film fascinoso in cui ci sentiamo posti di fronte alla concreta possibilità di cadere in preda di una nostra visionaria alterità in cui abbiamo a stento cacciato il male e la rabbia, giocando a portare i sogni e gli incubi su una tenue barriera psichica che può infrangersi in ogni momento. La dimensione onirica del film è angosciante e a tratti terrorizzante con il continuo riferimento a fatti, cose e persone glorificate da un gusto noir per l'immagine.

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