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di Federico Gattini

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racconto

E' la fine del mondo così come noi lo conosciamo (ma io sto bene)

Clopio. Imello. Trudìa.
I raggi del sole - bassi attraverso le nuvole prodotte dai gas di scarico delle automobili - inventano con il loro passaggio nuovi colori ai quali il vice-commissario Matelli dà nuovi nomi.
In lontananza l'eco di sirene dodecafoniche sin quasi alla volgarità.
Lui è seduto sui gradoni fuori dal Palasport, lo sguardo fisso su qualcosa che non c'è, e pensa ad un concerto del Ginger Baker Group in quello stesso posto un sacco di tempo prima. Cerca di togliersi un po' del sangue che gli è rimasto appiccicato alle scarpe con un volantino: "Satana comunica con i giovani attraverso il rock".
Arrivano, intanto, i rinforzi. Sirene sempre più difficilmente sopportabili.
Spada, il commissario, scende quasi al volo dalla prima delle volanti e corre verso di lui, tachicardico e spettinato. Gli si piazza davanti.
-- Farga -- dice Matelli osservando il colore sino a quel momento indefinibile della sua cravatta.
Poi indica con un pollice la struttura alle sue spalle.
-- Sangue.
Spada e gli altri provano a scuoterlo, a farsi dire qualcosa di più di quelle quattro parole che ha biascicato al telefonino, poi, il braccio inutilmente armato tenuto per aria, entrano di corsa nel Palasport.
Matelli li segue piano.
Dentro, sangue quanto non ne hanno mai visto nemmeno nel Ritorno di Django e Sartana. L'odore, poi, del sangue, che nei film non si sente mai e che qua è persino più forte di tutto quel rosso. Spada, la pistola ancora tesa verso l'alto, è fermo a gambe larghe in mezzo ad una pozzanghera indefinibilmente scura, un John Travolta sovrappeso fotografato al culmine dell'esibizione. Sente i piedi scivolare molto lentamente verso l'esterno. Abbandona la posa ed infila la pistola in tasca.
Si gira verso Matelli, balbetta qualche domanda quasi senza senso.
Poi vomita.
Arrivano nel piazzale le prime autoambulanze ed il palasport diventa in breve una baraonda di medici ed infermieri che vagano senza costrutto da un brandello di corpo all'altro.
Matelli comincia a parlare - chinato di fianco a Spada che si pulisce la bocca con una manica della giacca e che pensa di gettare nella spazzatura tutti i vestiti che ha addosso, anche le mutande - lui parla e parla, prova a descrivere ciò che ha visto e ciò che, soprattutto, ha intravisto.
Aveva dei sospetti... nemmeno dei sospetti, a pensarci bene, giusto un'idea di quelle che ti sfarfallano per la testa e non sai come mandare via; visto che non si parlava d'altro che di killer dei religiosi, aveva pensato bene di venire a dare un'occhiata a questo convegno europeo di testimoni di geova.
-- Mi sono dovuto pure abbonare a Torre di guardia per poter entrare -- dice.
Spada lo interrompe prendendolo per un braccio. Stringe forte, forse senza nemmeno accorgersene, e gli lascia un segno rosso sul polso. Spiega sorridendo che, con l'esclusione di battesimo, comunione, cresima e matrimonio della figlia, tutti in ordine rigorosamente cronologico, l'ultima volta che ha avuto a che fare qualcosa con la religione è stato quando si è sposato e, quindi, di tutto questo blaterare sui killer dei religiosi non potrebbe fregargliene di meno.
-- Da me non vengono più nemmeno a benedire la casa a Pasqua, Matelli; meno li vedo, di qualsiasi credo siano, e meglio sto -- dice.
Vuole solo sapere cos'è successo.
Con calma.
Tutti i particolari precisi precisi come fossero in un commissariato di Lugano.
Matelli alza le spalle.
-- Un alieno -- dice a voce bassissima, appena sopra il limite dell'udibilità -- un alieno che appariva e scompariva e intanto tagliava gole con una specie di raggio laser.
Spada getta via una sigaretta appena accesa, di quelle leggere come gli ha consigliato il suo dottore, e si tira Matelli verso il centro della costruzione.
Parlano a bassa voce. Uno indica con la mano alcune zone del palasport, l'altro un po' annuisce, un po' scuote la testa, un po' si mette le mani nella giungla che ha al posto dei capelli. Poi chiama due tipi della volante e dà loro disposizioni perché il primo, Matelli, venga accompagnato a casa.
Qua, a casa, sulle scale che portano al suo pianerottolo, decide di sedersi per qualche minuto, come a cercare nel buio, nei rumori della quotidianità altrui, qualcosa a cui aggrapparsi, qualcosa che si porti via tutta quella morte, quella violenza talmente rapida da apparire quasi asettica, l'immagine dell'alieno - alieno? - finalmente fermo per un attimo, visto in prospettiva dietro il mirino tremante della sua pistola.
Il suo braccio che si abbassa.
L'alienone che sorride.
E scompare.
Scompare per poi riapparire - dopo che Matelli ha trovato le forze per alzarsi ed entrare in casa - sdraiato, nel salotto del vice-commissario stesso.
Una figura bianca, translucente, intenta nell'ascolto del primo cd della serie "Grandi suicidi della musica moderna da Luigi Tenco a Kurt Cobain".
-- Non è male questo Ian Curtis. Com'è che si è suicidato?
La voce è perfetta. Ha un che di musicale, profondamente armonico, adatta a parlare alla nazione dal piccolo schermo o a commentare un documentario sulla vita dei bradipi.
-- La fidanzata l'aveva lasciato, credo -- sussurra Matelli
Si alza dal divano, l'alieno, e si porta allo stereo; riporta il cd all'inizio del pezzo.
-- Questa la voglio risentire. E' troppo bella, troppo triste.
L'alieno, la cosa, il biancone, sembra commuoversi ed una specie di mezza lacrima, un qualcosa d'argento e platino, scende lento lungo la sua guancia.
-- L'avessi incontrato -- dice -- avrei potuto aiutarlo.
Matelli rimane in silenzio, la mano sinistra contratta ripete movimenti immaginari lungo il manico del basso, come a seguire il ritmo onirico di New dawn fades. La mano destra impugna una barretta al cioccolato che l'alieno gli ha dato mentre andava allo stereo.
Le pareti dello stomaco stanno iniziando a rilassarsi solo adesso, comincia ad avere fame.
Morde un angolo della barretta, cerca di focalizzare un'immagine che il retrogusto di quel cioccolato sembra avere evocato ma la perde.
-- Pazzesco quanto siate complicati voi umani.
Matelli pensa che se è davvero un alieno, questo, è il primo che conosce a sapere come si utilizzino i congiuntivi.
I congiuntivi e gli impianti stereo.
Ha cercato infatti nel cd altri pezzi dei Joy Division di Ian Curtis e ha programmato il lettore per suonarli tutti e tre - New dawn fades, Something must break e Love will tear us apart - uno dietro all'altro in sequenza ripetuta.
-- Sono qua da sempre, o quasi -- dice -- anche se non ricordo se mi ci abbiano portato o ci sia, in qualche strano modo, nato.
Si interrompe, come cercasse di attirare l'attenzione della platea, in questo caso un Matelli piantato in mezzo alla stanza, rigido, un mobile svedese in truciolato.
-- La memoria, per la verità assai vaga, di una forma d'energia che abbandona il pianeta mi perseguita. A quel tempo la vita su questo pianeta, Terra, era relativamente giovane... Terra... batteri e protozoi... il sospetto che sia stata la mia volontà a far affermare, diversificare e nuovamente affermare questa o quella forma vivente è forte.
Va verso la finestra e guarda fuori quel triste angolo di pianeta che sente comunque come casa. Poi si gira, talmente rapido che Matelli si spaventa.
-- Sì -- dice -- perché io posso tutto. Comprendere la reale essenza dei fenomeni, far sì che le cose accadano. E tutto quello che sto facendo ora, lo faccio solo per aiutarvi, perché vi sento figli miei.
E mentre Quello intanto prende a parlare di ecosistemi completamente saltati, di punto di non ritorno, di pianeta morto, Matelli pensa alla scena del pomeriggio, alle immagini del sinodo vescovile trucidato qualche giorno prima, ad Abramo, Isacco, e a un Dio crudele ed insondabile.
Se lo trovasse in mezzo al mirino adesso, ne è convinto, non tirerebbe giù il braccio.
-- Puoi anche non credermi ma non ho più altra scelta, la mia è l'unica soluzione possibile. Ho studiato ogni possibile futuro alternativo e per voi di questo passo sarebbe stata la fine.
Un'unica soluzione, quindi. Drastica riduzione numerica degli umani e, come prevenzione, sterminio di tutti gli appartenenti a categorie che potrebbero incanalare i superstiti verso linee di sviluppo non corrette. Militari, religiosi, apparati politici.
Matelli ha smesso di fumare da mesi. Adesso cerca dietro uno schermo di libri quell'unico pacchetto a metà che testimonia del suo vizio. Dentro c'è ancora un accendino. Tira fuori una delle sigarette con la mano che quasi trema, almeno così a lui sembra, e l'accende. Prima boccata. Stupore per avere resistito così tanto tempo ad un gesto così semplice e, nello stesso tempo, così seducente.
Si siede per terra.
Chiede se quello pensa di ridurre il numero un abitante alla volta o cosa.
L'alieno, la cosa, fa una smorfia.
Dice che non ci si sta mica divertendo e spiega, comunque, che ha deciso di liberare un virus potentissimo, un qualcosa di incontrollabile che decimerà gli esseri umani lasciando in vita non più di un paio di milioni di fortunati. Tra loro una serie di uomini e donne dagli elevatissimi standard morali, uomini e donne che avranno ricevuto in tempo la loro dose di vaccino.
Matelli chiede di che vaccino si tratti, in realtà non gliene frega più niente - è già arrivato alla terza sigaretta e sta pensando di acquistare una Harley sino a che è in tempo - ha fatto la domanda giusto per interrompere anche solo per un attimo quel lento e troppo musicale scorrere di parole.
L'alieno indica un pezzo di carta per terra. L'involucro della barretta al cioccolato.
-- Volevo sdebitarmi per tutto quello che hai dovuto sopportare oggi.
Voce dal tono un po' più basso, adesso. Impostato come un attore di teatro, amichevole come un politico populista e pelato.
-- E se vuoi posso esaudire un tuo desiderio.
Desiderio. Un desiderio prima della peste, della strage e del massacro. Un desiderio prima di perdere tutto. Un desiderio e basta.
Guarda l'alieno, se stesso allo specchio, le luci malate della città attraverso la finestra.
Chiude gli occhi.
L'alieno, una ragazza della quale forse era stato innamorato anni prima, la sua collezione di dischi, le tende sfatte di un campeggio a Capraia, ancora l'alieno, ancora se stesso, granelli di sabbia sulla copertina di un libro di Pynchon, una manifestazione contro la NATO a Camp Darby, gli amici, Jorma Kaukonen elettrico in concerto a Pisa.
Un desiderio.
La sua chitarra.
Un desiderio.
Si sveglia il giorno dopo con lo stomaco sottosopra e la sensazione che la testa gli stia scoppiando.
Fa ancora finta di avere sognato tutto, poi vede la lacrima di platino sulla moquette.
Vede le cicatrici, leggerissime, snodarsi lungo i suoi polsi e sul dorso della mano sinistra.
-- Avrei potuto salvare qualcuno... dargli una lista di amici, di parenti -- dice a se stesso, la voce poco convinta.
Afferra la chitarra che ha sempre usato per rovinare, involontariamente, ballate westcostiane di straordinaria semplicità.
Adesso è diverso, adesso sa dove mettere le dita e, mentre queste - anfetaminiche ballerine del Bolscioi - scivolano fluide lungo il manico, si rende conto di saper distinguere con estrema precisione una nota dall'altra, come se le avesse già scritte nel cervello.

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