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| Adalberto Cersosimo nel 1999 |
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La sua carriera di scrittore ha accompagnato per quarant'anni la storia della fantascienza in Italia. Ora esce la raccolta dei suoi racconti,
Il libro dell'Impero.
Delos: Il libro dell'Impero: una novità in libreria, ma un'opera che ha accompagnato la tua carriera di scrittore fantastico da molti anni. Vuoi raccontarci da dove è nata questa ambientazione?
Adalberto Cersosimo: L'ambientazione del "ciclo dell'Impero" è nata per caso quando ho deciso di partecipare alla seconda edizione del Premio NovaSF; fu in quell'occasione che scrissi La battaglia di Gola del Vento. Volevo fare un racconto in equilibrio tra i moduli tipici della fantasy e la fantascienza, non sapevo ancora che avrei utilizzato come sfondo narrativo quello dell'Impero, che comunque si rivelò subito adatto a sostenere i contenuti della storia che avevo immaginato.
Delos: Una parte del libro era ancora inedita. L'hai scritta appositamente per il volume della Nord o semplicemente era troppo lunga per pubblicarla altrove?
Adalberto Cersosimo: Il lungo racconto inedito o romanzo breve, circa 112 pagine stampate, utilizzato per aprire il volume deriva da un lavoro già impostato che è stato rielaborato per dare al ciclo una sua più marcata fisionomia.
Delos: Scriverai ancora storie dell'Impero?
Adalberto Cersosimo: Esistono almeno cinque o sei prime stesure inedite di racconti o romanzi brevi ambientati nel mondo dell'Impero, che ho deciso di non utilizzare per il volume che adesso è in libreria. Prima o poi, se si verificherà l'occasione, pubblicherò qualcosa.
Delos: La scrittura seriale non è molto comune in Italia. Anche se è vero che la tua "serialità " è di un genere particolare, quella che consiste nell'ambientare storie diverse nello stesso contesto, che intanto viene sviluppato e ampliato. Un po' come accade in Marion Zimmer Bradley, o Ann McCaffrey...
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| Una foto del 1976: da sinistra Curtoni, Carrara, Massimo Pandolfi, Franco Fossati, Berto, Sandrelli, Adalberto Cersosimo (foto: Curtoni) |
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Adalberto Cersosimo: Il materiale attualmente edito dell'Impero rappresenta circa il 15% di ciò che ho pubblicato nella mia lunga e poco prolifica carriera di autore di storie fantastiche non necessariamente collegate tra di loro. Sono passato di volta in volta dalla hard fiction alla fantasy (sempre contaminata da elementi fantascientici) all'horror. Tutti e tre questi sottogeneri della narrativa trascendente o non realistica, fantastica nella sua definizione più generale, mi attraggono e continuerò a coltivarli. Scrivere utilizzando uno sfondo già noto offre innumerevoli vantaggi, oltre al piacere e al divertimento che derivano dall'inventare sempre nuovi dettagli da sottoporre al lettore, quindi questo tipo di "serialità" mi piace e continuerò ad utilizzarlo. Anche altre mie storie che non appartengono al ciclo dell'Impero si prestano allo stesso tipo di intervento: mi riferisco a L'armonia delle sfere e a La ballata diTirivel. Perfino Italian Graffiti, il racconto apparso l'anno scorso su Storie dell'orrore della Newton, ha delineato l'ambiente del romanzo di horror e science fiction che sto mettendo in cantiere.
Delos: In effetti un altro scrittore seriale in Italia c'è: Valerio Evangelisti. Questo estemporaneo paragone fa subito saltare fuori un tema "famigerato" nell'ambito della fantascienza italiana, quello della politica. Quanto è importante questo argomento per lo sviluppo della tua narrativa? E ancora: il mondo è davvero cambiato, o credi che ci sia ancora una forte spaccatura di carattere politico nel mondo della fantascienza, come accadeva negli anni settanta e ottanta?
Adalberto Cersosimo: Non considero "famigerato" il tema della politica. Se è vero che l'uomo è un "animale politico" non vedo perché non si possano esprimere civilmente le proprie opinioni senza urtare qualcuno. A me un autore interessa per come scrive, non per le idee politiche che professa, l'importante consiste nel fatto che non me le voglia imporre (queste idee politiche) attraverso predicozzi o comizi mascherati da racconto o, peggio ancora, attraverso critiche malevole motivate soltanto dal colore della mia bandiera. Proprio per questo stimo e apprezzo in eguale misura Morganti e Catani, Curtoni e De Turris. Per non parlare poi di due carissimi amici come Vegetti e Nicolazzini. Talvolta, lo ammetto, la politica ha influenzato la mia narrativa: ciò è accaduto di recente nel racconto Al sorgere del sole, apparso su Il Secolo d'Italia, un'ucronia dove si parla di un regime comunista che domina nel settentrione d'Italia. Non credo nelle spaccature politiche del mondo fantascientifico: conosco troppe simpatiche persone che non la pensano come me, anche se qualcuno ha fatto di recente del suo meglio per farci retrocedere di (pardon! Non è voluto) un ventennio, ai tempi di quelle che Valla definisce sarcasticamente le guerre faniche.
Delos: Come può un professore di matematica scrivere fantasy?
Adalberto Cersosimo: La matematica e la fisica moderne richiedono fantasia (ovviamente non quella di quel tale autore di sf che a un convegno faceva confusione fra i quanti ed i quark) speculativa e immaginazione, come pure la risoluzione più elegante di un problema non è facilmente raggiungibile se manca una buona dose di immaginazione creativa.
Delos: Il mese scorso su Delos Vittorio Catani ti additava come uno dei pionieri della fantascienza italiana. Cosa ricordi degli anni delle tue prime esperienze?
Adalberto Cersosimo: Ci si sente piacevolmente sorpassati ad essere definiti "pionieri" e se ci si mette pure a raccontare le vicende del passato si casca nel patetico, benché le cose da dire siano davvero tante. Dirò soltanto che sono felice di aver conosciuto personaggi come il grande e sfortunato Leveghi. Sono altrettanto contento di aver frequentato Naviglio e goduto della sua amicizia, di aver conosciuto Sandrelli, Aldani e tanti altri.
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| Il club "Il pentacolo" al completo nel 1980: in piedi Bani, Bertolli, Babini, Nicolazzini, Brazioli, Valloggia in piedi; accosciati Cersosimo, Vegetti, Teruggi, Pollarolo (foto: Vegetti) |
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Delos: Veniamo ad anni più recenti e al tuo sodalizio col circolo del Pentacolo, uno dei gruppi di appassionati di fantascienza più eclettici nella storia del fandom, a mio avviso: ricco di personalità di calibro elevatissimo e promotore di eventi (convegni e italcon) di ottima qualità, ma altrattanto pronto alla sdrammatizzazione e alla goliardia (penso alla mitica Loculus). Cosa ci racconti al proposito?
Adalberto Cersosimo: Mi considero, con Vegetti, Bani, Nicolazzini, Valloggia, Teruggi, uno dei soci fondatori del Pentacolo. Il fandom serioso ed impegnato, del tutto privo di autoironia, pieno di ragazzi sempre tristi che dicono "io" ogni tre parole pronunciate, mi fa venire voglia di riprendere a stampare "Loculus". Chissà che Sandro, il Leporello della situazione, non abbia un momento di grazia.
Delos: Hai partecipato a un sacco di convention... Quanti anni sono che non ne perdi una?
Adalberto Cersosimo: Ho partecipato a diverse Convention. Non a tutte. Ho saltato per la prima volta un raduno nel 1987, seconda Montepulciano, ed un paio sia di S. Marino che di Courmayeur. L'atmosfera della convention mi piace; in genere non ascolto le relazioni ma parlo con un sacco di simpatiche persone che spesso capita di vedere una sola volta all'anno.
Delos: Una domandina su Jack Vance, che mi pare sia fra i tuoi ispiratori e che è anche il mio scrittore preferito. Non credi che invece che al suo imitatore Gabriel Garcia Marquez il Nobel per la lettertura dovrebbero darlo a lui?
Adalberto Cersosimo: I Nobel, purtroppo, sono diventati un affare politico, e non solo quelli relativi alla letteratura che sarebbe il male minore. Non mi meraviglia che Marquez, con tutte le carte in regola in tal senso, lo abbia vinto. Poi Vance è cittadino statunitense ed autore di genere, tutte cose che non piacciono ai giurati del premio sempre tesi a cercare nuovi talenti nel terzo o quarto mondo. Fra qualche anno il Nobel lo daranno, non a Stephen King, ma alla manifestazione circense del suo It. Oppure l'hanno già fatto?