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di Giuseppe Lippi

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Un radiofaro che punta alle stelle

Nuove ipotesi sulla scoperta del telescopio Hubble. - Segnali verso l'esterno. - Un fascio compatto emesso da una smisurata "scatola nera". - Stanziamento record per una sonda munita di equipaggio.

Cape Canaveral
Nostro servizio particolare. - (Houston, Texas). L'interesse mostrato dai nostri lettori per l'intervista con il dr. Heywood Floyd, del Consiglio nazionale dell'astronautica (vedi Delos n. 56), ci ha indotti ad ampliare l'inchiesta sulle scoperte lunari effettuate dal telescopio Hubble. Al Controllo missione ARL, qui a Houston, esiste per fortuna un minore riserbo che al Jet Propulsion Laboratory, dove nostre precedenti interviste si erano rivelate infruttuose. A Houston affluiscono quotidianamente i dati inviati da Floyd e dalla sua minuscola équipe lunare, e ci siamo accertati che i rilevamenti effettuati al telescopio siano stati confermati dal dr Floyd, il quale attualmente si trova su Clavius (sito dell'importante scoperta).
Secondo i dati già inviati, nel cratere Clavius sarebbe stata individuata una fonte di emissioni radio, la cui origine non superficiale ha costretto i ricercatori a scavare una galleria profonda venticinque metri e larga dodici. Benché la NASA abbia finora posto il veto sulla divulgazione di fotografie su Internet, si è potuto accertare che nel luogo degli scavi, denominato ATM-1, sia stata trovata l'emittente del radiosegnale, una "scatola nera" alta quindici metri. Il consigliere scientifico del presidente Clinton ha tenuto finora una sola conferenza stampa, ammettendo che "forse non si tratta di segnali di origine naturale" e che l'emittente "potrebbe essere stata appositamente fabbricata". In questo caso, ci troveremmo di fronte all'ipotesi di un manufatto d'origine extraterrestre nel cuore del sistema solare, all'interno della coppia Terra-Luna.
Contro questa teoria si è schierato il dottor William Tamagata, del Jet Propulsion Laboratory: "Se la cosiddetta scatola nera fosse un artefatto, invece di una formazione minerale come noi crediamo, il fascio di onde radio avrebbe una direzione precisa, anziché emettere a ventaglio come finora abbiamo ricevuto".
Il fatto è che gli esperimenti condotti sulla Luna sembrano aver accertato proprio questo: dopo un'iniziale dispersione del segnale radio, esso si è improvvisamente focalizzato sul sistema di Giove, "come un vero e proprio radiofaro" (la suggestiva definizione è di Vernon D. Sewell, capo del Progetto Odissea al Kennedy Space Center, Cape Canaveral, Florida).
La NASA, su decisione del presidente Clinton, ha autorizzato il rientro in due tempi degli uomini impegnati nelle ricerche su Clavius, mentre già si parla di approntare una spedizione tecnologica per il sistema di Giove, seguendo il segnale emesso dal parallelepipedo nero. Secondo l'ingegner Frank Poole, uno dei progettisti, la spedizione è fattibile: "Quando, sei anni fa, ci ponemmo il problema di riprendere le indagini nelle profondità del sistema solare, ci rendemmo conto che avevamo bisogno di una nave-sonda in grado di trasportare, all'occorrenza, un equipaggio. Un'unità completamente automatizzata e anzi in grado di governarsi da sola grazie alle multi-funzioni di un sofisticato sistema computerizzato di guida, perfettamente adatta a svolgere esperimenti di laboratorio e a trasmettere dati, ma aperta all'opzione della presenza umana a bordo. Per questo abbiamo progettato Inner Wheel, la ruota abitabile che accompagna Discovery. Se dovesse essercene bisogno, potremmo partire in due settimane e raggiungere Giove in meno di un anno, con quattro-sei uomini a bordo".
Al JPL confermano che la fase sperimentale è superata e che una missione semi-automatica verso le regioni esterne del sistema solare non sarebbe più difficile né molto più costosa del mantenimento del sito ARL (Automatic Research Laboratory) su Clavius. Se la missione andrà in porto, dice lo storico dell'astronautica Dennis O'Neill, si tratterà della prima importante tappa di una nuova Era spaziale.
A proposito dello sconcertante "quiz cosmico", come lui stesso l'ha definito, abbiamo raggiunto a Pasadena il dr. Charles Willard Boyer, del Dipartimento di Astrofisica dell'Università di California. "Io credo che i segnali radio siano una specie di linguaggio universale - ha dichiarato Boyer. - Siamo abituati da decenni alle emissioni casuali o naturali, perché nell'universo le fonti di emissione sono miriadi: stelle che esplodono, eruzioni e radiazioni di molti tipi. Ma il segnale che parte da Clavius sembra essere di tipo completamente diverso: un fascio compatto, mirato al sistema di Giove, e che parte da un parallelepipedo paragonabile alla scatola nera di un immenso aeroplano. Viene da chiedersi se esistano, sotto la crosta lunare, i resti di un'astronave gigantesca, o se la Luna stessa sia stata usata, in tempi lontanissimi, come una sorta di nave spaziale planetaria, la cui rotta sta per cambiare per la prima volta dopo tre miliardi di anni."


Le domande che affollano la mente dei profani sono molte: chi ha costruito la scatola nera? Chi ha riattivato il segnale verso Giove? Quali sono gli scopi del "radiofaro puntato alle stelle", sempre che la teoria della sua origine artificiale si dimostri esatta?
"Non dimentichiamo che molti astronomi, in passato, si sono ingannati in buona fede sul carattere artificiale degli avvistamenti", ricorda l'autorevole rivista Nature (25-5-2000). "Negli anni 1783 e 1787 Sir William Herschel riferì di aver avvistato luci sulla Luna, in un cratere che gli uomini hanno chiamato Platone. E stando a quello che ha affermato Giovanni Virgilio Schiapparelli, lo storico direttore dell'osservatorio di Milano, sul disco di Marte esisteva una croce gigantesca, luminosa, centrata in un disco scuro del diametro di circa millecinquecento chilometri. Fino al giorno della sua morte, nell'anno 1910, Schiapparelli sostenne di aver visto la croce. Fino al giorno della sua morte sostenne anche di aver visto canali."
"Ma ai nostri giorni illudersi è molto più difficile", replica il dr. Boyer. "Un'emissione radio di quel tipo è praticamente un certezza, anche se per decidere occorre aspettare il vaglio dei dati che già da parecchi giorni fluiscono attraverso i network scientifici di tutto il mondo."
Il più grande mistero del nuovo millennio prelude, forse, a una scoperta "che avrà l'impatto di uno shock culturale da molti megatoni", secondo la pittoresca descrizione di Vernon D. Sewell. Delos, dal canto suo, continuerà a tenere aggiornati i lettori su tutti gli sviluppi.

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