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di Gianlorenzo Barollo

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Alieni d.o.c.

Tra ricordi e anniversari l'occasione per un confronto fra Dick e Van Vogt. Crociera verso l'infinito e I nostri amici di Frolix: due romanzi che affrontano il tema dell'incontro-scontro fra umani e alieni

Anni prima che l'Enterprise solcasse gli spazi in cerca di mondi sconosciuti, prima ancora che il ruggito di Alien risuonasse per gli oscuri condotti d'areazione del Nostromo, l'intrepida Space Beagle scintillava nel firmamento, pionieristica avanguardia di una civiltà di colonizzatori.
Era il 1939 e il compianto Alfred Van Vogt (scomparso lo scorso febbraio) debuttava sulle scene fantascientifiche con il racconto Coeurl, che avrebbe costituito il primo passo per il romanzo Crociera verso l'infinito (1951). Un romanzo dove l'icona dell'alieno invasore verde e bavoso che rapisce la bionda donzella - sostituendosi al drago alato di fiabesca memoria - cedeva il posto ad antagonisti della razza umana di tutto rispetto: esseri sofisticati e complessi, dotati di poteri insospettati.
In Coeurl l'alieno è un "grosso gatto" con forza sovrumana e qualità imprevedibili, l'unico superstite di una civiltà decaduta, un bruto affamato, ma estremamente astuto. L'assimilazione al felino fatta da Van Vogt risulta particolarmente efficace nel confronto con gli umani perché nella lotta per la supremazia mette faccia a faccia un insaziabile predatore e un branco di agnelli variabilmente intelligenti. Chi avrà la meglio? La risposta è scontata, meno banale è il metodo: un cocktail di azione e strategia che si chiama connettivismo. L'autorità sull'astronave è infatti tripartita: militari, scienziati e ingegneri. Tra questi si inserisce Grosvernor, il connettivista. Niente a che fare con lo psicostoriografo di asimoviana memoria. Semplicemente il connettivista mette in rete indizi e saperi, scuote il tutto con vigore, e serve freddo con guarnizioni colorite di logica. Una sorta di pronipote di Sherlock Holmes? Sì, ma a tratti anche qualcosa di più inquietante, visto che il connettivista non si limita ad obiettare e correggere i colleghi monomaniaci, invitandoli ad una visione globale dei problemi, ma addirittura "convince" i più recidivi con l'ipnosi e altri gustosi trucchetti.
Il grosso gatto che l'equipaggio della Space Beagle rintraccia sulla superficie di un pianeta che ha già dato il meglio di sé, richiama un "Alien" ben noto nel nostro immaginario infestato dalle sequenze tenebrose del film di Ridley Scott. Una creatura potente, veloce, dotata di sensi acutissimi e capacità molto lontane dalla nostra comprensione. Il Coeurl è un prodotto di una razza scomparsa, un esperimento di biotecnologia al cubo, nella sua memoria c'è ancora qualche barlume degli antichi splendori, ma sono gli istinti primari a guidare le sue azioni. Molto probabilmente era stato un' "arma", un'arma definitiva e cieca quanto un genocidio atomico. E' questa cecità il suo tallone d'Achille, scoperto ovviamente dal baldo connettivista che, incurante dei lazzi dei suoi colleghi specialisti, afferma le sue ragioni con un lucido programma di conversione (echi di scientologia Hubbardiana?).

I nostri amici da Frolix 8
Ovviamente non tutti gli alieni pescati nello spazio si rivelano inesorabili avversari, nell'universo si possono avere incontri più concilianti. Senza arrivare ai limiti demenziali del film Dark Star (l'opera prima del regista Carpenter nel '74), dove l'unica forma di vita rinvenuta è un flatulente pallone dai piedi palmati, si possono trovare altri esempi di positiva cooperazione. In tema d'anniversari e corrispondenze il pensiero corre a I nostri amici di Frolix 8. Scritto nel '70 da Philip K. Dick, è un libro che riporta diverse caratteristiche tipiche della sua produzione, come il desiderio di fuga dalla mediocrità oppure l'ambiguo conflitto tra i portatori del nuovo e i custodi dell'ordine. Nel romanzo abbiamo un incipit che fa il verso a Franz Kafka e alle sue paranoie anti antiautoritarie (esami di ammissione e controlli trabocchetto), poi c'è una svolta alla Vladimir Nabokov ed entra in scena una seducente Lolita che spinge il protagonista, il coatto e tremebondo Nick, a lasciare la famiglia e a rivoltarsi contro il regime degli Insoliti e degli Uomini Nuovi, due evoluzioni dell'homo sapiens che mantengono il potere con una parvenza di "democrazia poliziesca".
A rovesciare le sorti di un umanità condannata all'estinzione o quantomeno alla schiavitù sono gli "amici" da Frolix, incontrati nello spazio profondo da Thors Provoni un disperato ribelle. E' un alieno antico ed affamato - di nuovi saperi - anche quello recuperato da Provoni, un essere dalla forma mutevole e dagli straordinari poteri psichici che avvolge l'astronave e lo stesso esploratore. L'atmosfera di minaccia extraterrestre, pure se sfumata, resta. Provoni, come il connettivista, ha un segreto, un doppio segreto, che lo lega sia ai nuovi padroni dell'umanità che agli uomini vecchi. Ha capacità che lo rendono superiore agli "alieni" terrestri, possiede la telepatia degli Insoliti e il formidabile cervello degli Uomini Nuovi, ma trascina con sé la stanchezza e le debolezze dell'homo sapiens. Dopo un lungo peregrinare, Provoni trova nel frolixiano l'aiuto tanto cercato e fa rotta verso la Terra protetto da un invincibile grembo materno che dovrà partorire una nuova era per l'umanità.
In entrambi i romanzi il fattore alieno si rivela elemento scatenante di potenzialità ignorate e sconosciute. Van Vogt inscena l'ascesa di un oscuro paladino della causa umana, un uomo del domani, positivo e pronto ad ogni evenienza poiché pienamente consapevole delle proprie potenzialità. Per certi versi un "uomo nuovo" simile ai temuti protagonisti del libro di Dick, che invece parteggia per una rivincita dell'uomo comune sul superuomo. In Frolix 8 l'alieno non è un pericolo, ma agisce da alleato sottolineando due aspetti: la corruzione del potere dei superuomini secondo il noto principio che "il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente". In secondo luogo il Frolixiano sancisce la vittoria delle qualità deboli dell'uomo: le infatuazioni e la incostanza, la volubilità e la fragilità psicologica. Insomma tutta la zavorra emotiva che normalmente si vorrebbe lasciare a terra per intraprendere crociere stellari.
Il confronto con l'alieno, con l'estraneo, in definitiva ci spinge a tirare fuori il meglio di noi, in una disputa che non si gioca su un piano puramente muscolare, piuttosto è un pretesto per scandagliare le qualità autentiche dell'uomo in quanto tale.
Ancora una volta è l'alieno in noi a salvarci... da noi stessi.

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