L'ineguagliabile Thole
Nello scorso autunno Karel Thole fu invitato a Bari: una associazione culturale locale gli aveva assegnato un premio "alla carriera." La cerimonia ebbe risonanza e si svolse una domenica pomeriggio, nell'ambito di una manifestazione annuale. Era stata anche allestita una piccola mostra di sue opere, per la circostanza messe a disposizione da un collezionista privato. In quella occasione non mi fu possibile incontrarlo; e quando pochi giorni fa ho letto la notizia della sua morte, ho provato anche il rammarico di aver perso l'ultima occasione per rivederlo.
Karel mi colpì molto, con le sue prime copertine di Urania. Era il 1961. Dopo l'indimenticato Kurt Caesar, la collana di Mondadori aveva esibito altri disegnatori francamente scadenti (fatta eccezione per Carlo Jacono, le cui tavole tuttavia nella stampa perdevano molto del loro fascino). Thole insomma fu la novità esplosa insperatamente, il tratto personalissimo (alieno?) venuto dal nulla (in apparenza), la tavolozza del novello Magritte d'un fantafuturo di incubo, visionarietà, a volte ironia.
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| Una notte altrove... Viviani, Thole (Ferrara 1976) |
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Dai primi anni Settanta Karel prese a frequentare sistematicamente le convention. Agli SFIR ferraresi era ospite fisso, atteso, premiatissimo e festeggiato da tutti. Sempre cordiale, con la battuta (a volte la battutaccia, o a seconda delle circostanze anche la frase galante) pronta, avvolto in una spirale di fumo e con birra o liquori sempre a portata di mano, era di quelli la cui compagnia garantiva simpatia e buonumore, oltre al piacere del contatto con un artista della sua levatura. Sono propenso a credere che Thole avesse un Dna particolare, da studiare per il bene di tutti, capace di assicurargli lunga vita nonostante razioni massicce di alcolici, superalcolici, sigarette e sigari: un po' come oggi si pensa sia stato per sir Winston Churchill (non sto affatto scherzando). Ricordo nei primi anni Ottanta una sua conferenza intitolata
Cosa è per me la fantascienza: per mezz'ora parlò a braccio nella sua tipica inflessione straniera, e disse cose profonde, personali, spiritose, entrando e uscendo dal tema e galvanizzando l'uditorio... con bicchiere e sigaro tra le mani.
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| Una notte altrove... Montanari, Catani, Curtoni |
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A Ferrara si può dire che le
vere convention si svolgessero di notte: fu lì che prese avvio la piacevole usanza dei
room party. Fino ad allora i convegni annuali erano stati riunioni abbastanza formali, con orari e comportamenti tutto sommato da educande; ma a Ferrara si cominciò a fare bisboccia fino al mattino, in albergo. A questo punto va detto che il promotore dei
room party (poi assurti a istituzione di ogni convention che si rispetti) fu Eugenio Ragone, noto stakanovista e
toast master di tantissime Con. E siccome di solito Ragone divideva con me la camera d'albergo, posso garantire della autenticità dei fatti, come pure della immancabile presenza animatrice di Thole in tutti i
room party. Ci si radunava nella stanza in dieci o venti pigiati tra sedie, letto, sgabelli, o seduti per terra, e si tirava fino a giorno sbevazzando e facendo inevitabilmente un gran fracasso, con scarso entusiasmo di altri clienti dell'albergo (il vasto
Hotel de la Ville ferrarese) i quali nulla avevano da spartire con la fantascienza (ricordo che una volta, in concomitanza, c'era un
meeting di gente che aveva a che fare coi cavalli: credo proprio che fossero mercanti di cavalli.) Stavamo lì in camera; la notizia del
room party, dapprima segreta e per pochi intimi, si spargeva tra i fantascientisti, e allora c'erano quelli (molti) che continuavano per tutta la notte a bussare alla porta e a rinforzare i ranghi, e quelli (pochi) che prima o poi se ne andavano; e non veniva mai voglia di smettere di discutere: di convention, fantascienza, contratti, scrittura, autori, disegnatori, e quanto anche strano ci passasse per la testa, perché l'occasione era unica e non si sarebbe ripetuta che dopo un anno; in un'atmosfera davvero rarefatta, quasi di sogno, di sf chiave-e-segreto-del-mondo, fratellanza universale realizzata, nirvana; finché anche qualcuno dei "duri" decideva di mollare e andarsene a dormire, un altro si assopiva sulla sedia, lo stato di torpore cresceva...
Fresco, pimpante, in gran forma, ne restava uno solo: Karel Thole.
Non per nulla sul n. 5 della mitica rivista
Robot apparve un editoriale di Vittorio Curtoni che altro non era se non un'appassionata rievocazione, ad uso dei molti ignari, del
room party svoltosi tre mesi prima, durante lo SFIR del 1976, nella camera di Ragone e mia (le facce stralunate che accludo qui a corredo sono giusto di quella "notte altrove", come la definì Vittorio nel suo editoriale). "Notte altrove" nel senso che fu davvero memorabile, da altra dimensione. E' d'obbligo il rimando a quell'editoriale per chi desideri ulteriori dettagli e meglio calarsi nell'atmosfera. Per quanto mi riguarda, aggiungo che le facce dei presenti non si contavano e oggi mi si confondono nella memoria, ma ricordo chiaramente almeno Karel Thole (anzitutto), Riccardo Valla, Adalberto Cersosimo, Jan Finder col suo cappellone da
cow boy (non della
console), Gianfilippo Pizzo, Giuseppe Lippi, Massimo Pandolfi, Fabio Pagan, Ugo Malaguti, Eugenio Marchi e altri organizzatori dello SFIR; per un attimo si affacciarono anche Gianfranco de Turris, forse Sebastiano Fusco... Il
clou fu allorché si unì a noi per una mezz'ora Theodore Sturgeon, vero mito, un gigante del fantastico, che quell'anno era l'ospite della convention e soprattutto era persona disponibilissima, dotata di una carica di umanità assolutamente non comune (come ben comprende chiunque legga qualcosa di suo).
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| Ferrara '76: Catani, Sturgeon, Fusco |
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Apro una parentesi per dire che gli SFIR ferraresi avevano preso quella piega: di notte, nell'
Hotel de la Ville (abituale sede della Con) si faceva gran casino, e Thole era sempre in prima fila. In una edizione successiva, verso l'una il solito Ragone armò una truppa di fanta-crociati per bussare alle porte dei colleghi già a nanna, tirarli a viva forza giù dal letto e proseguire nell'opera di reclutamento per poi concludere tutti al bar. Per errore, a un certo punto fu bussato alla stanza sbagliata: ne nacque un pandemonio, con l'arrivo... della polizia, e l'imbestialimento del direttore dell'albergo. Ma questa è un'altra storia.
Tornando alla "notte altrove", anch'essa ebbe comunque un epilogo che non posso dimenticare. Alle prime luci dell'alba, i sei sopravvissuti (Ragone-Catani, Valla, Viviani, Curtoni,
last but not least Thole) decidono di scendere giù a prendere aria e magari, tanto per cambiare, snebbiarsi la mente con qualcosa di fresco. La birra riprende a scorrere a fiumi, c'è anzi una gara a chi ne ingurgita di più. Verso le sette la situazione al tavolino è la seguente: Curtoni è momentaneamente assente (forse in bagno), Ragone anche, poi ricordo Thole seduto di fronte a me, circa gli altri c'è un buco nero. Io ho ordinato un cappuccino per cercare di rinsavire: è domenica mattina, la convention è finita, c'è dentro un po' di magone e si deve riprendere il treno. Mi arriva una voce femminile tesa: -- Vittorio!!
Faccio un salto: chi può essere... poi vedo Lucia, la gentil consorte di Curtoni, correre verso di noi con aria battagliera. Già, dov'è Vittorio? Il fatto è che il buon Vic molte ore prima, cioè dopo il banchetto serale, aveva assicurato alla sua metà che si sarebbe trattenuto ancora solo una mezz'oretta, cose tra vecchi amici, vengo subito a nanna... In quel momento, del tutto rintronato e intorpidito, forse credendo di coprirlo, seppi solo replicare a Lucia: -- Dov'è Vittorio? Ah, non lo so. -- Ricevetti in risposta uno sguardo da 451 Fahrenheit, insomma "lo sguardo che non dimenticherò mai".
E Thole? Sempre seduto lì davanti, sogghignava. Fresco come una rosellina di bosco, naturalmente. E con una birra e un sigaro tra le mani.