A volte ritornano. Potrebbe essere il titolo di un libro di Stephen King, ma anche di un'introduzione ai racconti di autori come
Andrea Colombo e Giuseppe O. Longo, ospiti della sezione narrativa di questo numero di Delos. Andrea, soprattutto, ormai una consolidata realtà del panorama horror italiano, non fa mistero di essere debitore nei confronti del maestro americano per le atmosfere e per il ritmo di scrittura dei suoi racconti. Una dote che molti gli invidiano, e che lui sta cercando di trasformare in una strada personale, dando forma e sostanza a uno stile che sia immediatamente riconoscibile, e che lo identifichi come autore a se stante. Questo percorso mi sembra abbastanza evidente nei suoi ultimi racconti. La prosa di Andrea, sempre carica di suggestione e di impatto emotivo, si è fatta via via meno mimetica e sempre più personale, utilizzando come arma di distinzione un raffinato (e pericoloso) strumento narrativo: l'ironia; per non dire, a volte, il gusto salace della freddura. E come tutti sanno, non c'è niente di più spaventoso di un pagliaccio che ti sorride. In questo modo, con la sua prosa essenziale e diretta, Andrea sta cercando di costruire una collezione di personaggi memorabili, pagliacci dal sorriso sinistro e dagli occhi baluginanti che nascondono un orrore profondo. Lo stesso che King, il Maestro, ha già tributato a iosa, ma che sulle sponde italiche raramente si era visto descritto e sviscerato in modo così completo.
Giuseppe O. Longo, invece, percorre altri binari. La sua scrittura ha l'anima del camaleonte, e se a volte è coltissima e profonda, una creatura inquietante che si avvolge su se stessa per indagare nei reami dell'incubo (erano così alcuni suoi memorabili racconti come
Lo spirito custode o
I giorni del vento), a volte sfugge al controllo dello stesso autore, ed ecco che ne escono opere come il romanzo
L'acrobata, pubblicato da Einaudi, o come questo racconto che ho deciso di presentare su Delos. Ma il fascino della narrativa è proprio questo: saper percorrere i piani multiformi dell'arte di raccontare andando alla ricerca dei punti sensibili nell'emotività del lettore. E il professor Longo, con la sua scrittura morbida e raffinata e i suoi improvvisi guizzi di fantasia, è molto bravo a destreggiarsi in questo difficile compito.
Nei prossimi numeri di Delos leggerete (in ordine sparso) racconti di: Beccalli, Saturnini, Coltri, Montecamozzo, Fiocco, Del Santo, Perliti, Gattini, Verde, Cicconi, Lamarca, Vernier.